"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



martedì 21 settembre 2021

ZONA BRERA (Steg about Steg Series - 7)

 

ZONA BRERA

(Steg about Steg Series - 7)

 

 

L’idea per queste righe nasce da un romanzo italiano, piuttosto noto ed apprezzato dalla critica: La vita agra di Luciano Bianciardi ([1]).

Quando lo lessi ricordo che incontrai alcuni riferimenti che erano stati sì mascherati, ma in modo tale che chi frequentava Milano (e Brera in particolare) in effetti potesse quasi sempre indicare “il nome giusto”.

Qualche anno fa del capolavoro personale bianciardiano è stata pubblicata un’edizione “annotata a cura di Alvaro Bertani” e con prefazione di Arnaldo Bruni ([2]) la quale consente anche ai non milanesi curiosi di conoscere i riferimenti reali dello scrittore grossetano.

 

Precisazione: la mia “zona Brera” ha confini personali, è molto lunga e poco sfrangiata, forse.

Pare che Brera derivi dal longobardo “braida” a sua volta forse derivato dal tedesco “breite” ([3]).

 

Quindi stando in Piazza della Scala, spalle al Municipio, guardando sulla sinistra la facciata dell’omonimo teatro operistico più famoso del mondo si entra in Via Verdi (mai sentito un milanese premettere “Giuseppe”) e sull’angolo di destra con Via Manzoni si trovava un bel bar-sala da te di Alemagna. Scendendo di qualche metro sullo stesso marciapiede dagli anni sessanta si incontrava la Milano Libri, libreria ed editore del mensile Linus ([4]).

L’isolato finiva con forse il primo ristorante giapponese della città ([5]).

 

Proseguendo per Via Brera, ricordo sempre sul lato destro una galleria d’arte al civico 6 (mantenendo però nella denominazione il numero “32” della sua primigenia sede) di proprietà del cognato di Aligi Sassu, Alfredo Paglione ([6]): mio padre ci comprò qualche quadro, nessun capolavoro peraltro. In qualche modo era “sulla strada”.

 

Quella di Via Fiori Chiari, infatti, è sicuramente la parte di questa zona che più mi riguarda: essa è a sinistra di Via Brera, mentre sulla destra si trova Via Fiori Oscuri (dettaglio che mi faceva sorridere quando ero scolaro).

Innanzitutto per un locale “Al soldato d’Italia” ([7]): trattoria toscana (ancora lato destro arrivando da Via Brera) dove forse ho consumato il più alto numero di pasti della mia vita, partendo dai miei tre anni di età. Gestito negli anni quasi sempre dal Signor Gino Quiriconi e dalla Signora Bianca, salvo qualche alternanza con l’altro ramo famigliare capeggiato dal Signor Attilio ([8]). Ero un po’ una mascotte per i camerieri, che ogni tanto mi proponevano “bistecca di leone” o altro per tenermi buono.

E gli stuzzicadenti a sezione “quadrata” con cui (ne servono cinque) facevo i “ponti” e poi mi venivano incendiati su una estremità per farli saltare (dagli otto in poi mi occupavo io anche dell’innesco).

I cannelloni al forno, gli spaghetti “alla pt.esca” (indicati nel menu in ciclostile), una lista dove mezzo secolo fa si trovavano anche le uova.

Il minore dei due figli divenne per me (verso i miei dieci anni) una sorta di zio scapestrato: Pietro mi fece provare da passeggero auto le più disparate, mi portò al Gran Premio di Montecarlo, mi spiegò i bottoni da slacciare dei polsi (o polsini) delle giacche, …

Con il passare degli anni era diventato un locale da 3-4 cena la settimana, in ragione del lavoro e degli orari paterni, oltre che da domenica a mezzogiorno come agli inizi.

 

Ogni tanto si cambiava locale, uno che resistette durante i miei studi accademici fu “Franco il contadino”: cena pre esame (salvo quando era di chiusura ([9])), stesso lato.

 

La via prosegue, per me, almeno sino a che non si gira a sinistra, si percorre brevemente Via Marco Formentini e si arriva alla “chiesa sconsacrata” di San Carpoforo: la ragione è semplice: lì fuori conobbi alla fine della estate 1977 Antonio “Tonito” Talatin ([10]).

 

Poi, di nuovo scendendo lungo Via Brera, c’è il bar Giamaica ([11]), citato da Bianciardi nel suo romanzo ma con altro nome ([12]), che è probabilmente il locale di Milano più noto quanto a scena artistica (il vicoletto che congiunge Via Brera a Via Fatebenefratelli è ora intitolato a Piero Manzoni che abitava al civico 16 di Via Fiori Chiari ([13])): rimando a Pino Corrias ([14]).

 

Taglia la strada Via Pontaccio, per me essenzialmente nota siccome sul suo pavé provai con Pietro la sua dune buggy color nero con motore Porsche … (e all’angolo con Brera “batteva” la Paola, che era Paolo, qualche anno prima, verso il 1968. Avete già un lato selvaggio).

Se invece prendete a destra e poi subito a sinistra attraversate il sagrato della Basilica di San Marco e sulla destra nella omonima via trovavate il vero “Tumbun de San Marc”, dove avevano la birra Guinness ([15]) e quindi era quasi un pub.

Evitando la deviazione a sinistra arrivate in Via Fatebenefratelli e quindi alla sede della Questura (la mia memoria è dell’ufficio passaporti. Giorgio Scerbanenco e Renato Olivieri sarebbero arrivati anni dopo, molti).

 

Se invece non girate, andando subito dopo via Pontaccio la via diventa Solferino e subito sul lato sinistro c’era la boutique – non si chiamavano più negozi – di proprietà de L’Equipe 84.

“Dovete” superare Largo Treves, attraversare e a destra trovate il palazzo dove aveva sede tutto quanto era “Corriere”: della sera, d’informazione, La Domenica del, Corrierino dei piccoli, … tutto il giornalismo italiano che contava, Mino Milani, Hugo Pratt, …

Per un annetto scarso (nel 1972 direi) mio padre fu capo redattore del Corriere d’informazione.

 

La mia “zona Brera” finisce territorialmente con un ricordo sgradevole, ma non traumatico: in fondo a Via Solferino abitava il mio maestro di III, IV e V elementare: un toscano molto pignolo (classe 1922), scapolo, che piaceva tanto alle mamme dei suoi scolari.

Gli è che chiacchierando a casa nostra con un mio di nuovo compagno di classe (di cui ben ricordo il cognome), sono ora alle medie inferiori, mio padre menziona il maestro F. P. e il mio compagno dice senza giri di parole che il maestro era un pederasta.

In effetti, … ma eravamo svegli e quindi non sarebbe accaduto nulla di che; o almeno a noi che lo frequentavamo solo in pubblico – a scuola – non è accaduto nulla.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

 

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[1] Prima edizione: Milano, Rizzoli, 1962.
[2] Milano, ExCogita Editore, 2013.
[3] Idem, p. 33 nelle note.
[5] Si contendeva il primato con uno sito fra Via Fabio Filzi – ove il primo ristorante cinese di Milano (ora chiuso) –   e Via Vittor Pisani.
[8] I due erano fratelli, totalmente diversi.
[9] Si optò per Il Penny di Viale Bligny 42: funzionava anche quello.
[11] Questa la grafia corretta e storica. Jamaica è una piuttosto recente storpiatura che sa di provinciale.
[12] Ancora l’edizione ExCogita, p. 43, nota 41.
[14] Vita agra di un anarchico: Bianciardi a Milano, pp. 95-96 nella edizione Feltrinelli, ma pubblicato nel 1993 a Milano da Baldini e Castoldi.
[15] È diventato “Tombon” (sinonimo), chissà perché, non ha più la Guinness e mentre scrivo è chiuso.
D’altronde sono anche morti Umberto Eco, Giovanni Gandini, Oreste Del Buono, etc.
Comunque, grafie a parte la parola significa bastione.

venerdì 17 settembre 2021

KATE MOSS (a half sketch)

 

KATE MOSS

(a half sketch)

 

 

Per favore, seriamente, possiamo riavere Kate Moss?

Se anche una sola persona trarrà ispirazione (uguale o contraria, poco importa. È il punk bellezza!) l’umanità rifletterà e magari nascerà una idea.

 

Kate Moss, Caterina Muschio, ma anche la partner per il rifacimento di Blow-Up con David Bowie nella parte di David Hemmings (Moss-Veruschka), la modella che ha ucciso la stampa-feccia che voleva ucciderla, la testimonial gratuita degli Hunter sottobraccio al tossico libertino e babyshamble-oso Peter Doherty.

 

Con una spazzata di mano sul bancone, Kate Moss (Cowboy Kate, mi pare si intitoli un libro a lei dedicato) ha messo in dubbio tutta la genia delle Versace-girls senza "cojones", e non è poco.
Di questi tempi abbiamo scarsità sostanziale e onirica. Kate Moss ci renderebbe meno poveri.
Ribadisco: seriamente.

 

Dimenticavo: Kate Moss sarebbe una eccezionale protagonista se qualcuno osasse un nuovo film dedicato a Peter Pan. Come scrisse Richey Edwards, del resto: "rock ‘n’ roll is homosexual", e la letteratura per l’infanzia è un campo minato e senza scampo per chi non sa come riconoscere il lupo cattivo.

 

Un autore letterario ottiene rispetto dall’editore quando il secondo gli concede pagine bianche di separazione fra eventuali parti del libro o, addirittura, per consentirgli di avere l’inizio di ogni capitolo sempre in pagina dispari.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 27 agosto 2021

CREDULITÀ (mentre io trovo saggezza presso un chiosco)

 

CREDULITÀ

(mentre io trovo saggezza presso un chiosco)

 

Il titolo di questo post: esisteva una condotta sanzionata come reato e rubricata nel Codice Penale all’articolo 661: “Abuso della credulità popolare”.

Per ragioni di tecnica giuridica, il reato doveva però consistere in una condotta che guardava al “pubblico”, quindi richiedeva un certo “impegno” per così dire; la pena era solo pecuniaria.

Come si vedrà, di credulità abusabile (anche se individuale) ve ne è molta.

 

Il sottotitolo: l’ispirazione per queste righe mi è venuta ieri mattina. Su una questione personale, a mo’ di chiacchiera, ho avuto un pensiero saggio, sebbene di mera conferma, dalla edicolante peruviana titolare della rivendita di giornali e periodici.

Saggezza gratuita.

 

Ed ora alcuni esempi di quello che “non va”: il mobiliere brianzolo che “comprava” il titolo di licenza media superiore, i premi qualità a pagamento (anni settanta) ben incorniciati sui muri delle trattorie.

Pratiche quasi innocue: entrambi le parti sapevano “cosa” si compravendeva.

 

Ma poi sono cominciate le diete miracolose e le cure altrettanto prodigiose per la ricrescita dei capelli. Ed allora ecco che la gente comincia a “comprare” i propri desideri, che però non si realizzeranno.

 

La situazione nel tempo peggiora ancora: le persone prendono a non sapere o volere più imparare in modo tradizionale.

Il corpo non si tonifica più con fatica e sudore, ma comprando attrezzi “magici”.  

Per superare (si badi superare e basta) un esame universitario è normale, non credo lo sia, doversi avvalere di un “tutor”.

In àmbiti più leziosi: si fa massiccio impiego “tutorial” (ancora la stessa radice) per miscelare un cocktail o cucinare un uovo.

E l’ego si culla iscrivendosi alle scuole di scrittura.

 

I problemi nascono (come nascevano) quando si paga per una prestazione (in senso giuridico) che non ha le caratteristiche promesse oppure per “qualcosa” che è disponibile di norma gratuitamente.  

Magari con l’aggiunta del classico: “‘io’ non vendo panzane, a differenza degli altri che ‘sembrano’ assomigliarmi”.

 

Mi fermo qui, e nel caso faccio due chiacchiere con la signora dell’edicola.

Per i consigli finanziari basta leggere i capitoli giusti de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi (il romanzo, non la sua riduzione a fumetti).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 6 agosto 2021

SCERIFFISMI (Tombstone series – 71)

 

SCERIFFISMI

(Tombstone series – 71)

 

Reputo molto più pericolosi – se non addirittura i soli pericolosi – gli “sceriffismi di sinistra” rispetto agli “sceriffismi di destra”.

 

La ragione è semplice: i primi sono dichiaratamente parlamentari e “democratici”, mentre i secondi sono ormai e al più (o al meno?), per i massimamente blandi fra i censori, “sovranisti”.

 

Per gli esegeti: https://www.youtube.com/watch?v=Q8R4eSBEV-s

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 14 luglio 2021

TONITO? MEMORIAL! (gli amici non esistono più, se sono esistiti?)

TONITO? MEMORIAL!

(gli amici non esistono più, se sono esistiti?)

 

In una giornata così banale che nemmeno il postino “con la massiva e la copia del quotidiano” sono arrivati (dunque nessun agente esterno formale mi ha afflitto) ho concluso che “gli amici non esistono più, se sono mai esistiti”, 13 luglio 2021.

 

Conclusione davvero sostenibile? Per me sì se “amico/a” non significa solamente brava persona, corretta, che conosci bene e che frequenti volentieri (già categoria ristretta per me, ma esiste). Certo, se si fanno le classifiche di amici e migliori amici non si finisce più.

 

Diciamo allora che “l’amicizia è un fenomeno generazionale” che si chiude con la età adulta?

Premesso che ho scritto una fantasticheria che convalida la generazionalità del fenomeno ([1]), esemplifico la situazione contingente: hai bisogno dell’aiuto di un/a amico/a? Non c’è, non è disponibile gli/le telefoni ma si scusa: la moglie/il marito, il/la figlio/a (solitamente dichiarati futuri campioni mondiali di qualche sport. Il Premio Nobel interessa meno), cane/gatto/canarino/pesce colorato/rettile d’appartamento/bonsai/giardino zen: uno/a di loro sta male/ deve essere accompagnato/a, eccetera.

Nel caso, ti informa - prima di una tua eventuale richiesta – che per malfunzionamenti bancari non dispone di danaro contante e sono ormai anni che non ha il libretto degli assegni.

 

Per il titolo di questo post, avendo cominciato dal contenuto, la partenza è qui ([2]). Ma non occorre per voi rileggerlo per trovare il punto, lo riformulo io.

La esosità di chi deve disporre di danaro – che non ha – per pagare ciò di cui ha bisogno è infinita. Certo ha il tuo numero di telefono.

Non ho mai chiesto a Tonito se io fossi il primo oppure l’ultimo chiamato della lista di “quelli a cui provare di vendere qualcosa”.

Tonito era l’amico a senso unico: infatti era sempre lui che telefonava a me, non io a lui. Però io con Tonito non mi trovo creditore, siamo pari.

Tonito era un amico allora? Credo di sì, se io alla fine gli facevo (non unico presumo) da riparo e bastione materiale con quelle banconote; già quelle banconote che avevo (per le emergenze, appunto), anche se era l’ultimo bagliore della domenica pomeriggio e andavo io da lui, al Casoretto.

 

Ma parliamo di 35 anni fa.

Adesso prendete il telefono e componete il numero della persona su cui pensate di poter contare e le chiedete un aiuto per un vostro bisogno. E sentite la sua risposta.

 

Forse è solo un mio problema, che pretendendo troppo non sono più uso a chiedere.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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martedì 22 giugno 2021

THIERRY ARDISSON (The “NO” Series -1 )

 

THIERRY ARDISSON
(The “NO” Series - 1 )

 

Il post su Thierry Ardisson dovevo scriverlo molti anni fa (si veda infra).
Il materiale non manca, senza dovere io attingere ai social: due suoi libri e soprattutto qualche DVD.

 

Per chi non è già passato ad altro, preciso che Ardisson è un tipo come l’ex Presidente ([1]) francese Nicholas Sarkozy, coi tratti somatici di un tenente colonnello della Légion Étrangerè di quelli duri e bastardi ([2]).

 

In effetti quest’uomo di “spettacolo culturale” (è una categoria intellettuale?) è un monarchico, come quel Jacno ([3]) che era l’anima degli Stinky Toys ([4]) e poi (dove è finito il suo giglio “realista” all’occhiello?) rielaborò l’elettronica per l’Esagono ([5]).
Perché Ardisson – cognomen omen? – è uno che cammina a piedi nudi sulle braci senza mai scottarsi. Si bruciano e muoiono invece i suoi invitati nelle trasmissioni televisive che nei decenni ha condotto: da Francis Bacon a Serge Gainsbourg, a Jacno (appunto), a Daniel Darc, a Bashung, alle vive-ma-morte-esteticamente come Isabelle Adjani.

 

Una trasmissione come “Lunettes noires pour nuits blanches” ([6]) la televisione italiana non la avrà mai. Ardisson, per chi non lo avesse capito, è: il Maurizio Costanzo dell’after hour, l’Enzo Biagi benzedrinato come Graham Greene, il Bruno Vespa che attacca il telefono in faccia al Papa che lo ha chiamato.
Degna di menzione è anche la successiva trasmissione “Paris Dèrniere” ([7]).

 

Ardisson è disegnato da Jack Kirby e quindi ha tutti i propri capelli e tutti i denti sanissimi; egli ci disprezza e io (con altre due persone) spero in una sua nuova trasmissione e un suo libro in cui racconti uno squallido aneddoto su Johnny Hallyday.

 

Nota tecnica: questo post non cambia di una virgola vivo o morto Thierry Ardisson. Ma io che non aspiro all’immortalità debbo pubblicarlo mentre sono vivo.

 

 

 

PRE SCRIPTUM

 

Quello che segue era l’inizio del 2012 del post, entrambi i filmati sono ancora disponibili.

  

THIERRY ARDISSON (wish I could be like)

 

Thierry Ardisson è ormai un signore in età, anche perché certamente non ha rinunciato a una sigaretta o a un bicchiere nelle “sue” trasmissioni.

 

https://www.youtube.com/watch?v=fD2BYJRyswA (stringa per Thierry Ardisson chez lui, interview sans langue de bois – TOMCAST).

https://www.youtube.com/watch?v=cB-h3PVAd8E (stringa Le Divan, verosimilmente febbraio 2015)

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

POST SCRIPTUM DEL 2024

 

Bel documentario dell’ottobre 2023, sarei approssimativo se non ve lo consigliassi, finché dura.

https://www.youtube.com/watch?v=KxMtfUFTdXc

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

La firma di Ardisson 
(meno imitabile di quelle di certi pittori)

 

 

 

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[1] Anche in ragione di Michel Polnareff: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/06/michel-polnareff-e-la-bambolina.html .
[2] Da 1er REP e “torneremo vincitori in Indocina e Algeria.
[3] Curioso caso di pseudonimo preso da altro pseudonimo.
[4] Così carina la cantante e fidanzata di Jacno in quella foto sulla copertina del Melody Maker: la foto meno rappresentativa in riferimento al 100 Club Punk Festival del 20-21 settembre 1976.
[5] Insieme ai più che leggendari Mathématiques Modernes. Si cfr. https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2015/11/edwige-o-intorno-ai-nostri-morti.html .
[6] È un titolo più The Velvet Underground o Jean-Pierre Melville?
[7] Fra gli ospiti Jacno, Daniel Darc e Bashung. In questo blog ho scritto più o meno su tutti loro.

giovedì 10 giugno 2021

ORE (giocando con le parole) - (Tombstone series – 70)

 

ORE (giocando con le parole)

(Tombstone series – 70)

 

Da giovani si frequentavano gli ‘after hours’, da maturi si guardano le quotazioni finanziarie ‘after hours e da anziani si è golosi di After Eight”.

 

Con la parola hours c’è da sbizzarrirsi: ad esempio fra virgolette singole e con tre puntini di sospensione a seguire è il titolo di un album non celeberrimo di David Bowie.

Mentre il titolo italiano del film melvilliano nulla ha a che fare con quello originale.

 

 

saggio dedicato al film (copia privata)

                                                                                                                     

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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giovedì 6 maggio 2021

DOVE E QUANDO FINISCE IL FLÂNEUR? (Sniper series – 42)

 

DOVE E QUANDO FINISCE IL FLÂNEUR?
(Sniper series – 42)

 

Il problema non esiste, oppure sì?

Cominciamo con la parola flâneur: la paternità non senza qualche esitazione è attribuita usualmente a Charles Baudelaire ([1]), con però il curioso dettaglio che lo studioso appena citato nel distinguerlo dal dandy dimentica che Baudelaire è senz’altro uno dei massimi dandy di tutti i tempi.

 

Vi è chi sostiene che il flâneur si sia esaurito quando i “passages” parigini furono scavalcati dai grandi magazzini.

A questo punto, però, si porrebbe il problema del flâneur moderno che passeggia nei centri commerciali: ma morto Tommaso Labranca chi vorrebbe affrontare il tema?

 

D’altronde se si ipotizza la morte del cyberflâneur ([2]), saremmo alla seconda estinzione di questo tipo umano.

 

Mi fermo qui.

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

 

 

 

© 2021 Top Shooter

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[2] Si veda la nota a piè di pagina numero 1 ne Conor McGARRIGLE, “Forget the flâneur” In: https://arrow.tudublin.ie/aaschadpart/38/ .

sabato 24 aprile 2021

“… BEFORE I GET OLD” (Tombstone series – 69)

 

“… BEFORE I GET OLD ([1])

(Tombstone series – 69)

 

Ancora cerco di evitare “un’adultità insipida e infelice, dove la strategia di sopravvivenza è la rassegnazione” ([2]).

 

Strategie esistenziali differenti, appunto ([3]).

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Pete Townshend, da “My Generation”.

[2] Diego DE SILVA, prefazione a A. SILLITOE, Sabato sera, domenica mattina, Roma, Minimum Fax, 2010, p. 11.

[3] Le citazioni mi hanno obbligato alle note, altrimenti assenti da questa serie.