"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 12 ottobre 2012

GENERATION TERRORISTS VENT’ANNI DOPO (di Manic Street Preachers e di persone fuori dal comune)


GENERATION TERRORISTS VENT’ANNI DOPO
(di Manic Street Preachers e di persone fuori dal comune)

 

Gli anniversari da un po’ di tempo sono “celebrati” con scarti di settimane o di anni ([1]). La ragione è spesso commerciale, o meglio esasperatamente commerciale.

 

Come ho scritto da ultimo ([2]) la guardia imperiale preachersiana ragiona in termini di crisi economica da oltre un anno.
Ecco quindi che l’edizione del ventennale di Generation Terrorists arriva con dieci mesi di ritardo e, di nuovo, nel forum di Forever Delayed si mescola(va)no aspettative e preoccupazioni sui prezzi. Si profila interessante l’edizione più ricca (anche se lungi dall’essere completa), pur se un CD di versioni aggiuntive appetibili per noi fedelissimi avrà un costo ulteriore di una buona ventina di sterline ([3]).

 

Manic Street Preachers: a very Welsh phenomenon, posto che il loro unico tour italiano con ancora Richey Edwards in formazione fu alla fine del 1994 come ospiti davvero speciali degli Suede.
Ecco perché non mi stupisco di come ho prima conosciuto e poi preso a seguire da serio appassionato (non ho un termine migliore) questa band.

 

La messe di stampa (escludendo il settimanale Sounds che non si reperiva) era stata cosi abbondante nel 1991 che io temevo si trattasse di una media hype esasperata come e più dei Sigue Sigue Sputnik, e non c’era modo di controllare (o forse era per me un periodo in cui mi erano sufficienti gli ascolti che già avevo ([4])). Fu così che non comprai tempestivamente i loro primi singoli (mi riferisco ai 3 commercialmente disponibili) e attesi diligentemente l’uscita di Generation Terrorists, album di esordio “e ultimo” che doveva “vendere più di Appetite For Destruction”.

Complice anche il fatto che non arrivò l’edizione limitata in picture CD ([5]) e ciò smorzò l’entusiasmo, ad un ascolto affrettato di questo doppio album ci trovai dentro un suono un po’ alla Hanoi Rocks (almeno non avevo sbagliato il riferimento, sebbene di piccola rilevanza).
Passarono più di dodici mesi e l’illuminazione mi arrivò con un’intervista pubblicata dal Melody Maker letta a New York.

Il resto oggi sembra inevitabile: cominciai con, in versione 12” (la sola esistente in vinile) le copie immacolate ([6]), l’EP di esordio e la prima prova per la Heavenly, innanzitutto, al fine di recuperare una produzione precedente che scoprii essere non un vuoto da colmare per completismo, ma un periodo fondamentale per capire e apprezzare la band.

 

Quindi comprai una fanzine fondamentale, un numero unico: Spitting Glass From Our Mouth (la reperii insieme a molto altro verso giugno 1993 ([7])) e quelle pagine mi spalancarono un mondo (senza Internet si era veramente degli iniziati.) dove tutto pareva unico e già ampiamente consolidato, compreso un secondo album che a me non sembrava poi cosi disprezzabile.

 

C’è un mio post che proprio è negletto ([8]): elenca ed illustra tre persone che hanno scritto, con modi e stili diversi, pagine fondamentali sui MSP: Anthony, Jake e Karen. Poi c’era l’instancabile “archivista” audiovisivo e cartaceo Martin capace anche di ben più potenti alchimie fra umani ([9]).
Immancabilmente chiunque conoscevi che aveva “i Manics” nel cuore era degno di nota, anche chi ti vendeva per mero commercio loro rarità, prop e fanzine (ancora e sempre fanzine).

 

Ne ho viste e vissute di militanze musicali, non ha senso paragonarle fra loro, in quanto quelle che si stagliano come realmente tali non hanno elementi di comparabilità, tranne la lealtà di chi le costituisce e ne è partecipe: solo questo le accomuna.
Ma quella dei Manic Street Preachers stupisce sempre (e ancora) sulla base di un unico dato di riferimento: nelle case di noi tutti, giovani e ribelli del ‘77, borghesi e proletari, ci sono scaffali occupati dai soli libri citati nelle loro canzoni e nelle confezioni (siano esse copertine o libretti) dei loro dischi.
Non sottovalutateci, mai.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – incluso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/o archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.



[1] Rispettivamente Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols – un 35° poi ... – e The Rolling Stones con la tournée per il cinquantennale l’anno prossimo.
[2] “Effetti collaterali delle expanded edition”.
[3] Meglio di quanto si pensava.
Non discuterò qui il dettaglio delle quattro edizioni e la loro bontà o meno.
[4] Non dimentico, per esempio, che oltre a Siouxsie and the Banshees  c’erano The Creatures, solo per citare gli artisti a me più cari.
[5] Allora non si seppe per quale motivo. In realtà essa uscì solamente quattro mesi dopo, ed allora logiche di banale profitto nazionali (quanti esemplari se ne sarebbero venduti qui da noi?) e di discreto successo dell’album in Gran Bretagna fecero sì che non ne arrivò mai copia in Italia.
[6] A tutta evidenza dimenticate sotto la lettera M di un negozio milanese che non esiste più.
[7] Quando Milano poteva vantare una record fair degna di nota.
[8] Si tratta diNous sommes comme des nains juches sur des épaules de géants (les anciens) …del 13 novembre 2011.
[9] Scusate: strizzo l’occhio a me stesso e a un'altra persona. Ma si tratta di questione privata.

venerdì 13 aprile 2012

GIOVENTÙ: BRUCIATA, DA SPRECARE, INUTILE

GIOVENTÙ: BRUCIATA, DA SPRECARE, INUTILE



La gioventù è un bene in senso giuridico? In caso di risposta affermativa, esso è insuscettibile di essere oggetto di interferenze da parte di chiunque diverso dal suo titolare?

L’opposizione fra una visione individualistica (di chi è non credente in una religione o un’ideologia?) e una collettivistica (all’opposto chi è credente) fornisce la risposta che ognuno vuole.
Reputo, però, che siano molto pochi i giovani disposti a che altri dettino regole quanto al vivere e consumare quegli anni ([1]).



Mi sono posto spesso gli interrogativi di apertura anche in quanto trovo stupido il luogo comune per cui i giovani sono il futuro (addirittura anche di altri): semmai il futuro lo sono i prossimi ex giovani.
I giovani sono il presente, il loro.



Luogo comune ancor più odioso è caratterizzare la gioventù di spensieratezza.
Pertanto, ciò conferma che della gioventù non può disporre che chi la sta vivendo.



In conclusione: ognuno dopo la seconda guerra mondiale ([2]) è (o è stato) posto nella possibilità di fare ciò che voleva della propria gioventù.
L’ideale è averne bruciata un po’ (dunque con velocità), dilapidata un po’ e con la coscienza del fatto che essa può anche essere stata inutile.



Le fonti del titolo di questo post sono ([3]), in ordine:
- il forse oggi non più celeberrimo film di Nicholas Ray che consacrò James Dean (Gioventù bruciata ([4]));
- una canzone, non la più famosa, dei DAF che ha dato anche il titolo ad un libro (tradotto in Francese) (“Verschwende deine Jugend”);
- il tatuaggio di Richey Edwards (recitante “useless generation” ([5])) utilizzato (con modifica) per la copertina dell’album Generation Terrorists dei Manic Street Preachers e ripreso nel testo di una loro canzone (“Repeat (UK)”).





                                                                                                          Steg







© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.



[1] Da qui l’assurdità di considerare giovani persone oltre i trent’anni. La gioventù cessa quando si pensa anche ad altri?
[2] Come data approssimativa per la nascita del teen-ager come categoria sociale.
[3] Mi scuso con chi già li conosce.
[4] Raro caso di efficace traduzione del titolo originale: Rebel without a Cause.
[5] Mi arrogo la licenza di far equivalere una generazione alla sua gioventù.