Premessa: mia
madre è una appassionata di Marilyn Monroe, ma la sua collezione è costituita
da ciò che io le ho regalato nel corso, ormai, di sei lustri e più. Quindi di riflesso,
qualcosa della carriera e della vita di Norma Jeane Mortenson (o Baker o Gifford)
conosco.
Io, invece, ebbi
l’illuminazione (
[1]) con la visione di una
copia sgangherata di
Gioventù bruciata
(ovvero
Rebel Without A Cause) al
Salone Pierlombardo (un teatro) di Milano intorno al 1975: non è difficile fare
una rassegna su James Byron (
[2])
Dean, solo tre film da protagonista.
Ma bastava: quel
tipo con l’ala del colletto della camicia sollevata al commissariato, quel tipo
che contro ogni aspettativa aveva vinto la “chicken run” (
[3]),
quel tipo che riesce a mettersi con Judy (Natalie Wood) (
[4]), e
quel tipo che – lui, Jim Stark nel film,
outsider
– tiene sotto la sua ala protettiva, vana, l’ancora più
outsider Plato (Sal Mineo). Entrano tutti e tutto dentro questi tre
personaggi, ma soprattutto si staglia “Jimmy” Dean.
Pensare che
volevo scrivere un
post su entrambi,
dunque con ugual peso, ma: “Peter Pan lives again in
Rebel” dichiara Stewart Stern (lo sceneggiatore) in un bel
documentario dedicato appunto a quel film. Ed ecco che diviene difficile essere
quantitativamente equi nelle parole (
[5]).
Solo i fan, dell’una
o dell’altro, sanno che Marilyn Monroe fu “mascherina” ad una prima di beneficenza
di
East Of Eden nel marzo del 1955.
Ma non si
piacevano per nulla, o almeno così si dice secondo le fonti più accreditate (
[6]).
Nessuno dei due
ottenne, vivo o morto, un Academy Award.
Leggenda vuole
che un Elvis Presley giovane facesse ascoltare al telefono un demo di “Hound
Dog” a James Dean.
Marilyn “ovviamente”
vive da qualche parte con Elvis: del resto lui scelse di sparire proprio 15
anni dopo di lei. Altro che morti!
Marilyn Monroe ha
avuto una carriera articolata, superficialmente parrebbe aver avuto, come ha,
un’attenzione maggiore e più costante – libri su di lei si trovano anche dopo
qualche anno dalla loro pubblicazione – di James Dean, il quale invece sembra ben
più oscuro.
Ma è proprio
cosi? Non credo. Grato se un serio estimatore di Marilyn Monroe vorrà
smentirmi: apprenderò qualcosa.
Per entrambi,
Dean e Monroe, vige “la regola dell’incidente stradale”: molti li adorano per
quel malsano fascino che sul pubblico hanno il sangue e le membra ferite di un
incidente stradale: tutti a guardare i corpi o “almeno” le macchie di sangue o
i profili di gesso sull’asfalto, tanto loro, il pubblico dei curiosi, tornano a
casa intatti (
[7]).
In
banalizzazione estrema, Marilyn Monroe e James Dean diventano dei casi clinici.
Loro e non i rispettivi estimatori sono i malati.
Evidentemente
non solo detta conclusione è sbagliata, ma nemmeno essa aiuta a combattere le
proprie patologie. Certo meglio cullarsi con questa illusione in cui lo
squallore umano è riversato su idoli enormi che possono anche
in mortem reggere ciò che la persona
media sembra non poter fare.
Ecco, per questo
tipo di morbosa – peraltro superficiale e temporanea – fascinazione collettiva
provo un serio fastidio, ogni volta che è buttato in pasto al pubblico uno di questi
due grandi attori.
Il tutto è
aggravato da quel senno di poi fatto di “se”, in cui si vedono gli
invecchiamenti grotteschi, a colpi di grafica elettronica e niente altro, di
certe fotografie di scena che nulla dicono, anche, sul reale aspetto del
soggetto ritrattato all’epoca della posa.
Ciò perché
nessuno si preoccupa di approfondire.
Ed allora, non
solo nessuno riflette sul caso che conduce la mente nel casting dei film (
[8]),
onde delle rispettive carriere “possibili” è inutile fantasticare. Ma
soprattutto perché non pensare a Marilyn Monroe in età matura autrice di libri
e a James Dean quarantenne regista (per esempio di quella riduzione
cinematografica de
Le Petit Prince di
Antoine de Saint-Exupéry, su cui Orson Welles arrivò a scrivere una
sceneggiatura)?
Steg
©
2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte
di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o
archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od
archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso
consenso scritto dell’autore.
[1] Mi
sarebbe piaciuto usare il termine epifania, ma è abusato.
[2] Io
credo, perché mi piace pensarlo, che sua madre davvero scelse il secondo nome
in omaggio al poeta, politico e avventuriero inglese George Gordon Byron.
[3] In
Italiano diviene la corsa del coniglio.
[4] Nella
realtà lei aveva – dopo essere stata scelta – una relazione con il regista, ed
era minorenne, sebbene essendo legata sentimentalmente a Dennis Hopper.
[5] Pur
non dedicandomi solo a Dean.
[6] Se
James Dean: fu innamorato della mora ma dolce Anna Maria Pierangeli, egli ebbe un
flirt con una androgina e giovanissima Ursula Andress, probabilmente fu molto
vicino alla gotica Maila Nurmi (aka Vampira), che la Monroe non fosse,
comunque, il suo tipo di donna è più che verosimile.
[7]
Qualcuno ha definito la morte di James Dean suicidio “da distrazione”,
ritenendo dunque che tre su quattro (gli altri due sono Montgomery Clift e
Marlon Brando, solo l’ultimo non morto prematuramente) dei migliori allievi
dell’Actors’ Studio si siano tolti la vita.
[8] Andò
male il provino di Marlon Brando, diversi anni prima, per il ruolo di Jim
Stark; andò male anche a Paul Newman indicato fra i possibili interpreti di Cal
ne East Of Eden (Newman poi
“sostituì” il defunto Dean in Somebody Up
There Likes Me, ironia della sorte con la Pierangeli, intanto sposata nel
1954 – spezzando il cuore a Jimmy? – ad un italoamericano, al suo fianco).