"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 14 marzo 2026

ILCORSARONERO: UN TITOLO VELOCE, A RAGIONE

 

ILCORSARONERO: UN TITOLO VELOCE, A RAGIONE


 

Che io sia un salgariano, a una dozzina (e mezza?) di lettori del blog è noto.

 
Eredità letteraria paterna? Minima, seppure essenziale e imprescindibile ([1]).
Chissà se mio padre i romanzi li leggeva come volumi di biblioteca o altro (domande senza risposta: non gliele posi mai, e perché avrei dovuto porgergliele? Eravamo tutti e due vivi).

 

Sono abbonato, ab origine, ad una delle - due - riviste dedicate al Grande Veronese.
Ilcorsaronero, appunto.

 

È una rivista che arriva quando arriva (corsara, appunto. I pasoliniani woke storceranno il naso, io glielo strappo e lo butto in pasto agli squali del Mar dei Caraibi se dovesse occorrere), che negli anni (non li conto) con il sottotitolo falsamente modesto di “Rivista Salgariana di Letteratura Popolare” (belle le maiuscole come nei titoli anglosassoni) mi ha anche motivato - immotivatamente - scellerati acquisti: un paio di centinaia di Euro per Gianni Celati (tutti da leggere).
Poi c’è quel gancio prattiano sempre sotto il pelo dell’acqua (o della neve siberiana).

 

Essere salgariani è uno status culturale inattuale: come avere in biblioteca qualche pagina dedicata a Betty Page.

 

(Continua?)

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 6 aprile 2016

BONVI E JACK LONDON E POI HUGO PRATT, O VICEVERSA (addendum duplice, a mo’ di abbozzo)


BONVI E JACK LONDON E POI HUGO PRATT, O VICEVERSA

(addendum duplice, a mo’ di abbozzo)


Nel blog ho scritto prima di Hugo Pratt e poi di Bonvi ([1]).

Al primo ho dedicato più di un post, al secondo ho fatto seguire al mio intervento un lungo (perdonate il bisticcio) post scriptum.


Jack London: tutti lo conoscono se sono nati una cinquantina di anni fa o, più giovani, hanno studiato letteratura americana. Molti fra i primi, però, sono fermi a un dittico di romanzi: The Call of the Wild e White Fang.

Se non fosse, almeno per qualche approfondimento, per i lettori più attenti di Hugo Pratt: citato spesso dal fumettista veneziano di Rimini, dei suoi racconti ambientati nei mari del sud sappiamo l’esistenza.

E poi Corto Maltese incontra Jack London verso la fine della storia lunga La giovinezza, del 1982, ambientata durante la guerra russo-giapponese. A parte le sembianze proprie date a Simon Girty ([2]), solitamente ([3]) Pratt viaggia attraverso Corto Maltese.


E Bonvi? Lui, bolognese di Modena, fra l’altro presta le proprie sembianze a Jack London ne L’uomo di Tsushima ([4]), storia dedicata a un episodio navale della stessa guerra. Però pubblicata più di tre anni prima ([5]).


Con il passare degli anni purtroppo, per sé più che per i propri riferimenti artistici (non solo letterari), ci si rende conto che di nuovo assoluto v’è poco, pochissimo, e che qualche volta i riferimenti sono più di quelli raccontati.

Ad esempio, Hugo Pratt visitò, o quasi – destino crudele ([6]) – la tomba di Stevenson ([7]), ma lo aveva fatto decenni prima proprio Jack London ([8]).


Peraltro, Hugo Pratt illustrò (nelle riduzioni di Mino Milani) due opere di Stevenson per Il Corriere dei piccoli nel 1965 e nel 1967, dunque allo scrittore scozzese e alla sua ultima dimora di Vailima, nell’isola di Samoa, egli non era certo arrivato per caso.


Ma non basta.

Queste righe le devo ad Andrea G. Pinketts ([9]), in particolare alla sua prefazione all’edizione italiana del 2008 ([10]) del romanzo londoniano più o meno autobiografico John Barleycorn, come contenuta nella raccolta tematica pinkettsiana Mi piace il bar ([11]). D’altro canto egli nel 1995 vinse un premio letterario intitolato a London.

Mentre finivo di leggere quel volumetto, a fine inverno 2016, ricevetti il numero 23 de Ilcorsaronero (rivista salgariana e di letteratura d’avventure, tutt’altro che “popolare” nella qualità) che dedica molte pagine all’illustre scrittore e molto altro statunitense.


In conclusione, grazie a tutti, sulle cui spalle comunque cerco di issarmi ([12]) almeno per procedere nelle mie letture e nelle mie scoperte.



                                                                                                                      Steg




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[2] In Wheeling.
[3] Ma nella serie de Gli Scorpioni del deserto il Virgilio prattiano è Koȉnsky, ufficiale polacco (inizialmente tenente).
[4] Tredicesimo volume della collana Un uomo un’avventura.
[5] Gennaio 1978 rispetto al 5 agosto 1981 (sul quotidiano francese Le matin de Paris).
[6] La sorvolò con un elicottero.
[7] Si vedano le pagine 205-223 del libro Avevo un appuntamento, Roma, Socrates, 1994.
[8] Si cfr. Russ Kingman, A Pictorial Life of Jack London, New York, Crown Publishers,1979, pagine 198-200.
[10] Torino, UTET.
[11] Siena, Barbera, 2013.
[12] Citando Bernard de Chartres.