"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 21 settembre 2015

MULINO NERO (riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


MULINO NERO
(riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


Come forse (oggettivamente e soggettivamente) ricorda qualche lettore con più di 40 anni di età, “Mulino Bianco” è un marchio ideato da Francesco Alberoni, sociologo che per lustri aveva ogni lunedì una rubrica ([1]), in taglio basso del Corriere della sera.


Quando decisi di aprire il mio blog, fra i possibili titoli (o sottotitoli) c’erano anche “Cassandra” e “Grillo parlante”. Li esclusi per diverse ragioni, ma la sostanza non cambia come ben sanno i lettori di più di uno dei miei scritti.


Altri – ma nessuno ricorda un nome, quindi essi furono inefficaci nel lungo periodo – hanno criticato la “filosofia del Mulino Bianco” (che è anche quella di altri marchi, evidentemente), fra l’altro il destro per un’esegesi “a contrario” anche letteraria sarebbe agevole se non fosse che pochissimi chez nous hanno letto Don Chisciotte ([2]) che, con banalizzazione estrema, sta alla Spagna come la Divina commedia sta all’Italia.


Non scrivo nulla di nuovo se affermo (e già lo ho rilevato in questa sede), che viviamo in un ottimismo forzoso che rispetto a quello di certe dittature ([3]) e/o periodi difficili (leggi stato di guerra) è ormai permanente ed irreversibile.
La causa di questo ottimismo ineludibile è prevalentemente una società dove si deve consumare sempre, dove è bello comprare oggi ma quello che si comprerà domani per sostituire l’oggetto acquistato oggi sarà ancora meglio.


In sé nulla di male, però gli effetti sono anche: la progressiva incapacità di valutare fra alternative non solo di consumo ma anche di vita. Per esempio: il bello è sempre il gruppo; la famiglia è comunque e sempre bella (ecco il Mulino Bianco); non devono esistere momenti sgradevoli; in particolare si annullano le differenze (gli animali domestici sono trattati da umani, anche emotivamente), diventa bella anche la patologia (ah che bella vita anche per il malato di tumore ([4]), e anche la persona che lo ha superato! Come se non si morisse mai ([5])), tutto deve – deve – essere normale e non si deve notare alcun problema ([6]).


Di conseguenza, chi si schiera contro la filosofia del Mulino Bianco è additato come un rompiscatole (soprattutto nei cosiddetti social network dove non guasterebbe qualche augurio di una giornata normale perché quelle buone scarseggiano e quelle che risulteranno sotto la sufficienza sono la maggioranza).



Soltanto a qualche comico (penso a Natalino Balasso) è concesso cantare stonato, ma devono essere eccezioni e trattate come mero svago.
Del resto non mi sembra che molti siano (siamo) gli estimatori di “November Spawned a Monster” di Morrissey ([7]).


Chiudo con un “buona giornata se credenti”, io ci credo poco ([8]).



                                                                                                                      Steg




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[1] Intitolata “Pubblico e privato”.
[2] Don Quijote de la Mancha.
[3] Non a caso uno dei refrain in 1984 di George Orwell.
[4] Vedi “Braccialetti rossi”, serie televisiva (ormai “formato”: nasce in Spagna) che rischia di vendere un ottimismo eccessivo, evidentemente.
[5] Grotteschi i ringraziamenti ai medici rivolti dagli eredi del defunto nei necrologi.
[6] Trionfano nella pubblicità pannoloni, adesivi per dentiere, varianti motorizzate delle sedie a rotelle, etc.
Ma del medesimo artista potrei anche citare “Everyday Is Like Sunday” oppure, per non fare torti “Happy When It Rains de The Jesus and Mary Chain.
[8] E penso che anche qualche cieco sia stufo di essere chiamato “non vedente”, come se questo gli rendesse la vita più semplice.

martedì 19 marzo 2013

MORRISSEY NON È MORTO (ed è, per fortuna, scorretto)


MORRISSEY NON È MORTO
(ed è, per fortuna, scorretto)

 

Traggo spunto per queste riflessioni, positive, dalla notizia - negativa - del 16 marzo 2013 per cui Morrissey a causa di serie, ulteriori, ragioni di salute ha cancellato il resto dei suoi concerti “americani”.
 
Una preoccupazione mi affligge, pur non attanagliandomi: in Italia quanti di quelli che seguono Morrissey lo abbandonano per l’artista ottimista di turno (magari anche nazionale) allorché la vita sorride loro almeno un po’?
Peggio che i parlamentari del M5S che votano per candidati del PD.
 
Uno dei dati più importanti – ma spesso ignorato – riguardante Morrissey è che egli non è politicamente o socialmente corretto.
Basta scorrere i titoli delle sue canzoni.
 
Linked In ti dice che devi complimentarti quando qualcuno cambia lavoro. Come conciliare ciò con “We Hate When Our Friends Are Successful”?

 

Tutti i – numerosi – modesti figuri che ti augurano meccanicamente e acriticamente “buon week-end” come si conciliano con “Every Day Is Like Sunday”?

 

Che dire, poi, degli ipocriti che cercano di convincersi, prima di convincere te, che una persona brutta, in realtà è sempre (!) bella e preziosa, di fronte a “November Spawned A Monster”?
Figuriamoci un handicappato fisico o mentale.
 
Sarebbe bello se Morrissey dedicasse un poco del suo tempo libero così incidentalmente acquisito per ultimare i dettagli della sua autobiografia, già conclusa da due anni e oltre le 660 pagine.
Non voglio grandi fatti - ma vorrei tante righe su di lui e Linder Sterling - bensì un suo punto di vista sull’ultimo mezzo secolo e su almeno alcuni dei suoi riferimenti intellettuali.
Con tanta ingratitudine e molti fusées baudelairiani di intelligenza.
Che egli pubblichi con Penguin o con Faber & Faber non importa.
 
“Everyone lies/Nobody minds” ([1]).
Appunto.
 
 
                                                                                                                      Steg
 

 

 
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[1] “Glamorous Glue” sempre dalla sua penna autoriale.