"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 22 luglio 2025

TRE RIVOLUZIONI IN TRE ANNI

 

TRE RIVOLUZIONI IN TRE ANNI

 

1977, 1978, 1979: tre rivoluzioni musicali in tre anni, noi.

Lenin imbalsamato, Trockij picconato, Stalin con capelli e baffi tinti.

 

E non erano ancora arrivati The Associates.

 

A buon intenditor …

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

giovedì 20 marzo 2025

PUNK A MILANO: MEMENTO ISPIRATO (Facebook Down Series - 111)

 

PUNK A MILANO: MEMENTO ISPIRATO

(Facebook Down Series - 111)

 

Ho letto su Blow Up (numero 322) del marzo 2025, scritta da Federico Guglielmi, la recensione di questo romanzo: https://www.google.it/books/edition/Qual_%C3%A8_quello_che_canta/nS0yEQAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&pg=PT5&printsec=frontcover

Leggerò, il romanzo. Ne lessi uno dello stesso autore che mi piacque molto, non so dove lo ho messo, si intitola Fuoco sacro.

 

Ma ho sempre l’impressione che

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/07/ce-le-scriviamo-e-ce-le-leggiamo.html

Infatti: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/10/ce-le-scriviamo-e-ce-le-leggiamo-parte.html

 

Ed allora vedo che questi miei due post non invecchiano male (sono i primi due del blog):

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/note-sul-punk-in-italia-e-milano.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/where-were-you-in-1977-and-in-1979-too.html

E ce ne sono anche altri: ad esempio https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/03/decantare-lurgenza-gags-milano-punk-e.html

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 19 maggio 2024

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

Il “fallito integrato” è l’archetipo creato da Antonello Venditti.
E tutto il cantautorato italiano anni settanta (meno Edoardo Bennato, per quanto mi riguarda).

 

Ecco a “chi è cosa” ci si opponeva in Italia ascoltando il punk.

 

La chiave di soluzione è “integrato” ([1]).
Il fallito outsider (fra l’altro questo termine intitola una traduzione in lingua inglese de Lo straniero di Albert Camus ([2]) ([3])) si disinteressa del - preteso - fallimento: o si oppone (punk) o si isola (The Smiths, rectius i testi di Morrissey).

 

 

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Non è un esplicito riferimento, ma nemmeno lo si nega, a Apocalittici e integrati di Umberto ECO: https://it.wikipedia.org/wiki/Apocalittici_e_integrati.

[3] Per chi volesse approfondire (non pretendo che tutti i lettori abbiano letto tutti i post): https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/06/loutsider-di-colin-wilson-note-di.html.  

venerdì 15 marzo 2024

PUNK MILANESI SEVENTYSEVEN? BRUTTA GENTE NEL 2024!

 

PUNK MILANESI SEVENTYSEVEN?

BRUTTA GENTE NEL 2024!

 

 

Ed ecco che i due quotidiani più venduti in Italia ([1]) nelle loro pagine milanesi non dedicano un trafiletto al concerto acustico di Enrico Ruggeri al Tetro Filodrammatici del 15 marzo 2024 (fra qualche ora).

La Repubblica fa anche meglio: il teatro non è nell'elenco “dedicato”.

 

Rimpianto? Mi sarebbe piaciuto un dopo concerto al Savini, quello di quaranta anni fa (con Alfio Bocciardi che lo aveva risollevato ... When we were legend e nella sua “prua” ancora stava il bar dei Futuristi).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] E sempre più simili negli argomenti trattati. Proprio oggi.)

lunedì 7 marzo 2022

IO NON C’ERO, MA FA NIENTE

 

IO NON C’ERO, MA FA NIENTE

  

Scrissi, scocciato esattamente come lo sono oggi, un post pubblicato il 23 agosto 2011 intitolato “Where were you in 1977 (and in 1979 too)” ([1]).

Ero ottimista.

 

Infatti ai contemporanei che NON erano presenti seppur contemporanei si è aggiunta una nuova categoria: coloro i quali proprio non avevano potuto materialmente partecipare per non raggiunti limiti di età.

Non sto scrivendo di anglosassoni oltremanica od oltreoceano, e nemmeno di Francesi, scrivo di italiani: gente che non sa cosa fu la movida (e - per dire - Ruta 66) madrileña e la DNW (o NDW), perché per saperlo avrebbero dovuto essere nati prima.

 

Queste persone, in buona fede o meno, impestano con sentito dire e/o “letto quanto scritto da Ciao 2001 o Red Ronnie (è uguale)” la esangue (per risultati: gli tirano la mancia di un parcheggiatore e di royalty non se ne parla) editoria musicale italiana.

 

Il problema non è la dignità di coloro i quali c’erano (con al massimo 12/15 mesi di scarto rispetto a Maurizio Bianchi: si veda per sintesi e senza pretesa quanto fu l’esordio di questo blog ([2])) bensì la costruzione, da parte dei precitati contemporanei e “minorenni”, di una pseudo cronaca storica che è priva di ogni solida fondamenta.

 

Ad esempio: per dar noia a Laura e Giampaolo (pre Jumpy) nell’agosto 1979 io in Portobello Road - finestre aperte - scandivo provocatoriamente (ero in Fred Perry e sta-press) “skin’eads, skin’eads” sebben giorni dopo scandissi “Mods! Mods! Mods!” al London Lyceum ([3]).

Nel 1981 a Bologna, alla ex-Manifattura Tabacchi, Laura e Giampaolo parevano aver perso il treno: il concerto era quello dei Bauhaus, non quello dei Crass.

 

Quella scarsa dozzina di miei lettori abituali ha masticato, molte e molte volte, cosa intendessi ricordare (oltre qualche pagina della mia vita. Grazie) scrivendo di Tonito ([4]), che è diventato una sorta di scellerato Virgilio per me - infimo emulo di Dante Alighieri - in una Commedia priva di Purgatorio e Paradiso la quale certo non è divina ma solo metropolitana e nemmeno capital-centrica dell’impero, con le mie righe.

 

E allora? 

Semplice: guardate le date di nascita dei canuti, anche loro, pretesi storici di una stagione che loro non hanno vissuto e noi solamente sfiorato: quella seventyseven che nello “stivale marcio” ([5]) fu naturalmente seventyeight.

 

Dimenticavo: noi siamo stati invincibili ([6]).

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 8 maggio 2014

VIVA VIV (ALBERTINE)! (con un obiter dictum sul punk a Milano)


Viv, Keith e Mick pre-punk
(fuori dallo squat in Davis Road)

 
VIVA VIV (ALBERTINE)!
(con un obiter dictum sul punk a Milano)

 

Una delle cose più tristi del punk in Italia era questo suo “bynumberismo” ([1]): “facciamo come in Inghilterra” ([2]).
Ecco quindi che nascono le Clito (sicuramente sarò smentito) ([3]) ovvero “le Slits italiane” ([4]) ([5]): compaiono al “solito” Sabatok Folle milanese del 9 dicembre 1978 e non lasciano grandi tracce ([6]).
 
Invece, The Slits sono the real thing.
Il loro pedigree è impressionante ([7]), e poi non sapevano suonare davvero. O no?: la solita storia del punk: è stata una scena di eroi, quella vera.
 
Ebbi la fortuna di vedere e ascoltare questo “bunch of really naughty girls” ([8]) nell’agosto 1978 al Music Machine, aprivano per qualcun altro: ero in prima fila ([9]). Dopo il concerto incrociai Tessa: scortesemente si firmò Jimi Hendrix, mentre Palmolive si firmò Paloma, mi pare con un lezioso svolazzo. Era come aver partecipato a una campagna militare, in quanto fino ad allora a parte un generoso feature in 1988-The New Wave Punk Rock Explosion di Caroline Coon non si sapeva quasi nulla di loro, a meno di essere riusciti a intercettare le due sessioni (per noi italiani appunto quasi degli stealth) di John Peel ([10]).
Come noto, Palmolive lasciò poco dopo e subentrò alla batteria Budgie (pre-Banshees): le/li vidi due sere consecutive ad aprire per The Clash al London Lyceum, il 28 e 29 dicembre di quell’anno. Salda alla chitarra sempre la bionda Viv Albertine.
 
Quando The Slits si sciolsero nel 1981, era ormai diventato più chic parlare delle Raincoats, noi ce la tiravamo di più con i New Age Steppers.
Ma un occhio aperto e un orecchio teso si sono sempre tenuti, per tutte e quattro le ragazze.
Con Viv per diverso tempo dedicatasi alle arti audiovisive, lei che era ed è ancora fra coloro che parlano bene di Sid Vicious avendoci vissuto insieme (e suonato nel 1976), lei che aveva imparato a suonare la chitarra con l’amico d’infanzia Keith Levene, lei che arriva ne The Slits già esistenti (dopo il loro primo concerto) e le pettina “come le New York Dolls”, lei che nel 1978 stava con Mick Jones.
 
Si riuniscono The Slits nel 2005 sans Viv et sans Palmolive; muore Ari Up improvvisamente nel 2010.
 
Intanto, Viv dopo venticinque anni riprende a suonare nel 2009 – preferibilmente una Fender Telecaster ([11]) vissuta (che lei porta anche molto bene, ma lei sembra ancora una ragazzina, mentre ormai è una ragazza ([12])) e un amplificatore Marshall, ed eccola riapparire nel 2010 con un EP autoprodotto più che dignitoso: Flesh.
Ci sorprende di più, e in meglio, con l’album The Vermillion Border alla fine del 2012 ([13]).
Ormai tutti millantano incondizionata passione e valore per le Fessure londinesi seventy-seven, ma noi ovviamente sappiamo che non è vero: ad ascoltarle siamo sempre i soliti.
 
E adesso? E adesso, a parte un altro album che pare scomparso nel nulla (forse in quanto è crowdfunded e quindi prima finanzia, poi registra, poi pubblica?), arriva con un film in cui è coprotagonista ([14]) e con le sue memorie scritte dal titolo tongue in cheek: Clothes Clothes Clothes Boys Boys Boys Music Music Music.
 

Ripeto: Viva Viv!

 

 

                                                                                                                      Steg

 
POST SCRIPTUM
 
Un paio di bonus:

 

 

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Viv, 17 years old at art school.
Biba tights, Terry de Havilland boots, home-made top
(dal suo sito ufficiale)




[1] “By numbers”: come quei quadri in cui si riempiono gli spazi secondo i colori.
C’è un album di The Who: The Who by Numbers, appunto, nel quale la copertina è da completare sia con colori sia con tratti.
Per anni non avevo mai pensato a questo modo di dire finché un giorno il mio amico Fred Ventura lo usò per definire qualcuno.
[2] Pessima abitudine di confondere l’uno con il tutto: e la Scozia, e il Galles …?
[3] Rinvio al libro di Claudio Pescetelli, Lo Stivale è marcio (Roma, 2013), pagg. 173 e ss.  per la versione ufficiale , cioè quella di chi probabilmente è ancora vivo.
[4] Sono invece la creatura di Anna Rosso Veleno secondo la versione di Elettro & Glezos: Punk alla carbonara – rhinestone nubile edition (Milano, 2012), pag. 82.
[5] Perché non “le Runaways de noantri”? Probabilmente in quanto il quintetto californiano non era abbastanza punk per essere imitato e poi sapevano suonare.
[6] O meglio: a detta di Claudio Pescetelli una certa Coletti Giovanna cerca di parteciparvi e poi fonda le Kandeggina Gang: cioè le ispirate dalle Clito (non le Raincoats italiane).
[7] Per chi non ama le scorciatoie, ma è giovane: http://www.punk77.co.uk/groups/slits.htm.
[8] Parola di Viv, Viviane Katrina Louise.
[9] Dei ragazzi svedesi conosciuti qualche sera prima furono così gentili da inviarmi anche una foto in cui, con buona volontà, mi identifico.
[10] Curiosamente, siccome i bootleg si facevano ancora e anche usando quel che capitava, il bootleg di Siouxsie and the Banshees intitolato Metal Shadows (Impossible Recordworks) contiene - per errore - anche una canzone di The Slits.
[11] Il suo sito ci ricorda che: “Bought Les Paul Junior with £200 my grandmother left me”. Dunque non trascura le Gibson.
[12] Certo lei vezzosa ha intitolato una sua canzone “Confessions of a MILF”, così magari finite anche su siti internet imbarazzanti, ma sappiamo che lei è una delle poche che bara dichiarando più anni di quelli che ha.
[13] Peccato esso non contenga anche la canzone “Needles” (peraltro del 2010), sorta di brevissima epica londinese 1975-1976 in cui siamo anche informati che Viv non andò mai oltre le anfetamine.
Ne esiste, fra l’altro, una versione eseguita al Meltdown Festival nel giugno (almeno la sera del 17) 2013: lei apriva con il suo gruppo per Siouxsie. Phew!
[14] Exhibition di Joanna Hogg.

giovedì 6 febbraio 2014

QUATTRO FILM PER TALUNE RIFLESSIONI (a proposito di ragazzi italiani fra drughi, perdenti e paesaggi urbani negli scorsi anni settanta)


QUATTRO FILM PER TALUNE RIFLESSIONI
(a proposito di ragazzi italiani fra drughi, perdenti
e paesaggi urbani negli scorsi anni settanta)
 
 

Premessa esplicativa per questo breve e disordinato excursus negli ultimi Seventies svolto attraverso l’ottava arte ([1]).
A parte l’arbitrarietà di ogni scelta, che non intende proporre classifiche ma un criterio di analisi di passati modi di pensare e di esistere (più che modi di fare) in circostanze non semplici – anche per chi non aveva assilli economici –, il cinema e le sale cinematografiche sono un riferimento così datato da qualificarsi come una sorta di archeologia sociale prossima.
Altrimenti sembrano implausibili fattori (non più esistenti) come: film visibili in una sola versione, nessun materiale aggiuntivo, possibilità di vedere più volte un film senza pagare di nuovo il biglietto d’ingresso, comunque una sudditanza dello spettatore a scelte altrui nelle proiezioni che, però, erano ben più corrette e pluralistiche delle attuali ([2]).

 

Ciò posto identifico quattro opere cinematografiche come importanti per i giovani (che allora non erano i quarantenni, come invece capita sempre più frequentemente di sentire e leggere oggi) di ormai quattro decenni fa.
Ci sono anche altri film di quegli anni, che mi hanno segnato indelebilmente ([3]), ma per motivi diversi non mi paiono, appunto, riferibili non solo a singoli ma ai più (pur essi una minoranza); li rammento per completezza: Il conformista, The Rocky Horror Picture Show ([4]), Il portiere di notte ([5]).

 

Dopo aver visto Apocalypse Now nessuno fu più uguale, ma siamo già ad un’epoca successiva: le decadi spesso non cominciano come da calendario.
Inoltre, forse si tratta di un film dotato di una forza di cross-over generazionale non ancora del tutto esplorata.

 

A forgiare e salvare la gioventù italiana furono invece pellicole disomogenee (come): A Clockwork Orange, American Graffiti, Rocky e Taxi Driver. La prima ancora oggi considerata con qualche biasimo moralistico, la seconda reputata “leggera”, la terza liquidata come una “americanata”, l’ultima probabilmente salvata dalla Palme d’or vinta a Cannes.
In una Italia raccontata sempre senza colori (lo so lo scrivo spesso) dove non si dispone di niente, la cultura eterogenea anglosassone ([6]) portata da queste opere cinematografiche consentì di ragionare, fantasticare, magari essere anche ingenui e iconoclasti, fra stili nell’abbigliamento ([7]), musiche passatiste e futuribili ([8]), scene muscolari ([9]) immerse in paesaggi urbani affascinanti per lo meno in quanto diversi e non alieni ai loro, alienati, abitanti ([10]).
Fra l’altro tutti questi film segnavano una frattura con la generazione precedente: quella “cresciuta” con (o meglio “rifinita da”?) Easy Rider ([11]).

 

I migliori di noi spettatori più o meno reiterati di quei quattro film divennero “ribelli 77”; i peggiori seguirono molti anni dopo gli 883, che comunque erano più apprezzabili di tanti altri ([12]). I restanti erano inclassificabili, in quanto comunque non si misero in gioco, cioè non furono mai giovani.
In altri termini, noi siamo stati dei ragazzi perché c’erano quei film, non certo per indottrinamenti scoutistici e/o partitici (con tutte le loro inutili varianti, che ancora sopravvivono) che hanno pervaso quegli anni e che cercavano di inculcarci con ogni mezzo.
Noi abbiamo potuto fare delle stupidate, per fortuna, abbiamo potuto fantasticare (una necessità), abbiamo potuto essere giovani cioè diversi dal resto della società (che era quanto accadeva già da vent’anni agli altri teen-ager occidentali): tutti comportamenti non facili in Italia.

 

E allora? Nulla, soltanto un altro bozzetto, sicuramente molto sbavato, di un’epoca che sembra trascurata per quel che riguarda quanto si poneva fra “il pubblico e il privato”.

 

Incidentalmente: ho un 12” di un gruppo musicale (classificato hard-core punk, formatosi nel 1981 in Arizona) che in copertina che si chiama JFA, ma in realtà erano la Jodie Foster’s Army; una provocazione riferita alle passioni dell’attentatore che cercò di uccidere Ronald Reagan e che furono strumentalizzate per qualche tentativo di demonizzare Taxi Driver.
Da parte mia, per Jodie Foster nutro grandi ammirazione e rispetto, lei mi ha anche fatto scoprire uno dei pochi libri in grado di “spiegare” la depressione ai non depressi: Darkness Visible ([13]) di William Styron.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] C’è qualche bisticcio, poiché taluni reputano essere la (o anche la) fotografia l’ottava, ma essendo la nona il fumetto, tertium non datur.
[2] Tanto che non era una stranezza poter sentire come fresco un film vecchio di anni: che emozione la prima volta che vidi La caduta degli dei, forse dieci anni dopo la sua uscita.
[3] Per chi avesse la pazienza di visitare il mio blog a fondo, è noto che attraversando altri decenni sono da aggiungere almeno: Les Enfants terribles e If....e Rebel Without a Cause, del resto tutti film che raccontano l’essere giovani.
[4] Chi ridacchia evidentemente non sa cosa fu e significò Biba, quindi può passare ad  altro.
[5] Ben più di Cabaret di Bob Fosse che, per coloro privi di tendenze artistoidi, si deve considerare penalizzato dalla matrice prevalentemente musicale adottata dal regista, pur se quella connotazione “leggera” gli valse grande successo commerciale. Entrambe le opere cinematografiche citate, peraltro, con l’aggiunta di TRHPS hanno contribuito ad educare quel following  dei Sex Pistols che ormai è invalso chiamare The Bromley Contingent.
[6] Che certo già aveva salvato la decade precedente.
[7] L’antagonismo politico-stilistico fra eskimo e Barrows non giovò.
[8] In Gran Bretagna il glam-rock, in Italia niente.
David Bowie, appunto, apre con Beethoven e Walter Carlos. Da noi si boicottava Ivan Cattaneo anche qualche anno dopo ...
[9] Meglio le flessioni su un braccio solo di Rocky Balboa o quelle battendo le mani di Travis Bickle? Quanti hanno steso il braccio e posto il pugno sulla fiamma a gas?
[10] Pensate alla canzone “New York” dei Decibel.
[11] Posso dire con certezza che A Bout de souffle di Jean-Luc Godard quanto a seguito di spettatori in Italia non fu certo un film per giovani di “lunga durata”.
In altri e più chiari termini, probabilmente gli anni sessanta da noi sono cominciati tardi, e quindi si sono dilatati nella decade successiva.
[12] Come ho avuto forzatamente modo di dimostrare in un post: “L’Uomo Ragno, gli 883 e l’ennesima rivincita dei critici stagionati”. E poi ho chiosato in altro successivo  post: “Andar via?”.
Prego Max Pezzali di rendere disponibile Cumuli di roba e di spade, per spiegare meglio una certa scena giovanile pavese e piacentina.
[13] In Italiano Un’oscurità trasparente.