"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 19 aprile 2025

GIORNALISMO MUSICALE: ERA MEGLIO FEGIZ?

GIORNALISMO MUSICALE: ERA MEGLIO FEGIZ?

 

Avrei voluto intitolare (mescolando anche gli argomenti) questo post “The stigmata of being nicknamed ‘Beppe’“.

Giuseppe Videtti se ben ricordo, si firma/va anche “Beppe” (come il sindaco di Milano in carica).

 

Articolo di Videtti a pagina 102 de Il venerdì del 18 aprile 2025, dedicato a Iggy Pop e a The Stooges.

 

L’autore sembra non sapere che il terzo album aveva formazione diversa e accredito a diverso pseudonimo artistico collettivo.

 

L’autore sembra un poco fissato sui genitali di Iggy Pop, ma non indica l’autore della foto, è  in bianco e nero, impiegata come artwork per un bootleg di cui non indica il titolo.
L’autore fu Gerard Malanga (già!) nel 1971.

 

L’autore sembra non sapere dove e quando fu scattata la foto di copertina di quel “terzo album”.

 

Ma Fegiz? Mario Luzzatto Fegiz, decano del giornalismo musicale “pop/rock” contro cui quasi mezzo secolo fa si scagliavano gli strali giovanili dei lettori.
Meglio Mario di Beppe.

 

Per incompletezza, in ordine cronologico:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/01/perche-iggy-pop.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/scricchiolano-le-colonne-e-forse-e-ora.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/07/lidiota-di-iggy-pop.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/03/iggy-pop-o-del-cercare-di-invecchiare.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2020/05/il-tappeto-di-funhouse.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 29 maggio 2020

IL TAPPETO DI FUN HOUSE


IL TAPPETO DI FUN HOUSE


La rilevanza del tappeto, multicolore e dall’aspetto magico, mi si manifestò assistendo alla proiezione del documentario di Danny Fields ([1]), Danny Says, a Londra nel 2016.
Quel tappeto in realtà era parte dell’arredamento degli studi di registrazione in house (nessun gioco di parole) losangeleni della “etichetta” de The Stooges, e da esso il quartetto è quasi fagocitato in quella foto sghemba e piena di rosso (pur se non satura) che non guadagnò la copertina di fun house e in quell’altra immagine, più convenzionale, della stessa sessione di posa.
Il vello del tappeto assorbe parte del suono, non è un segreto.

Con tassonomica precisione, Jean-Charles Desgroux ([2]) ricorda che tre sono gli album di studio de The Stooges, altrettanti quelli accreditati a Iggy & The Stooges ([3]).
I massimi puristi peraltro discettano sulla prevalenza dell’esordio eponimo oppure su quella del suo seguito ([4]) come capolavoro ultimo della formazione originale; comunque sia, non mi pare si discuta molto del tappeto.

fun house o Fun House? La questione non è eristica come potrebbe sembrare ([5]): il primo deriva dalla seconda, cioè “a large wood-framed farmhouse at 2666 Packard, some way out of Ann Arbour toward Ypsilanti which had been spotted by Anne Asheton” ([6]) ([7]).

Mi accorgo ora che l’album de The Stooges di cui al tappeto in questo 2020 compie mezzo secolo.


Immagine dell'imballaggio esterno: copia (n. 854/3000) della prima edizione de
1970 the Cmplete fun house Sesions
- collezione privata



La foto sghemba




ANTE SCRIPTUM

A ieri, il post era questo che segue.

Il tappeto di Funhouse è il titolo di questo post, il cui contenuto è dedicato a The Stooges (e Iggy Pop).

Siccome sono molti mesi che dovrei cominciare a scriverlo, ma non ci riesco, al momento questo è, anche per tutelarne il titolo secondo la normativa sul diritto d’autore e anche come segno distintivo in generale.

Posso farvi solo una promessa: nel post non mi occuperò di Iggy Pop solista.
E ovviamente chi sa cosa sia Funhouse, sa perché parlo di un tappeto.


                                                                                                                      Steg



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[1] Banalizzando, la mente artistica di Elektra Records e una figura cruciale anche sulla Costa Est USA almeno sino ai Ramones compresi.
[2] Nel volume Iggy Pop – Shake Appeal, Francia, Le Mot et le reste, 2017, p. 485.
[3] O “and the”?.
[4] Che comunque smenrtisce la regola per cui il secondo album è sempre “difficile”.
[5] Caveat: esiste una title track, evidentemente “Fun House”.
E perché non Funhouse o funhouse?
[6] Paul TRYNKA, open up and bleed, London, Sphere, 2008, p. 78.
Cito dall’edizione tascabile siccome è quella da me annotate (il titolo è in lettere iniziali minuscole in originale).
[7] La madre degli Stooges originali Ron e Scott.

martedì 18 marzo 2014

SCRICCHIOLANO LE COLONNE (e forse è ora di fare un inchino e uscire di scena)


SCRICCHIOLANO LE COLONNE
(e forse è ora di fare un inchino e uscire di scena)

 
Quando morì Ron Asheton, chitarrista nella formazione più celebre di The Stooges, scrissi un messaggio di posta elettronica alla redazione del Corriere della Sera, posto che non avevano pubblicato la notizia del suo decesso. Naturalmente nessuna risposta, come accadde anche tempo dopo per Alain Bashung.
Figuriamoci per la morte di Scott Asheton ([1])! Non vale nemmeno la pena di ipotizzare una eco al di fuori dei media specialistici (e anche quelli … ([2])).
 
Siccome la memoria è corta, la mia semplicemente non tiene in considerazione tutti i miei pensieri, sono per lo meno soddisfatto di avere citato già Scott in un mio post ([3]).
 
Ma non è questo il punto.
 
Vedo morti ovunque, oppure artisti che sentono il fischio della falce del Tristo Mietitore, magari per interposta persona (si pensi a Roger Daltrey e al suo album con il malato terminale Wilko Johnson).
 
Non è mia intenzione affermare che tutti gli artisti debbano smettere di essere tali a una certa età (quale poi?), ma …
Lo ho già scritto in questo blog, lo ripeto verbatim: il rock ‘n’ roll è vecchio, tanto che da anni dico […] ispirandomi a Philip K. Dick e anche a Bladerunner che “il rock ‘n’ roll è come un replicante che scopre, per sua sfortuna, di non avere scadenza”.
 
Si può preferire schiantare in scena, però si deve essere sinceri e non considerarlo un incidente che non si vorrebbe subire. In caso contrario sarebbe il caso di pensare, piuttosto che a riunioni sempre più grottesche (con abbondante uso di tinture per capelli, gilet più o meno contenitivi e altro) dove manca solo qualche roadie peso massimo a tenere ferme le lancette del tempo per il performer di turno, a cambiare genere o a correggere il proprio repertorio.
Perché il problema è continuare a chiamarlo rock ‘n’ roll quando manca anche il fiato nel pronunciare quelle tre parole. Troviamogli un altro nome o, almeno, evitiamo di considerarlo sinonimo di gioventù eterna, non lo è.
 
Se poi la gente pensa che un concerto li ringiovanisca, un farmaco gli restituisca l’energia di alcuni lustri fa, eccetera, beh sono problemi loro, io schivo qualche martello tiratomi perché il Grillo Parlante continua a non essere gradito, anche quando “egli c’era mentre altri non c’erano” (e oggi dicono di esserci stati).
 
E adesso vedo di scegliere, un’altra volta, cosa ascoltarmi e in che edizione di The Stooges, i quali riuscirono a rendere sinistro o sensuale (vedete voi) anche il suono di un tamburello.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] La “quota giovanilistica” per gli ultracinquantenni già coperta nei telegiornali dalla morte della fidanzata di Mick Jagger che forse, si cfr. “Substitute” di The Who, si tirava indietro gli anni.
[2] Aspettiamoci magari qualcosa di più dal bastione francese, sempre sodale e solidale con The Stooges e Iggy Pop.
[3] Si tratta di “Oreste Del Buono (senza dimenticare Pilade)”.