"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 13 giugno 2025

BRIAN WILSON: “S.I.P.!” (Facebook Down Series - 131)

 

BRIAN WILSON: “S.I.P.!”
(Facebook Down Series - 131)

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/01/lossimoro-smile-beach-boys-non-sono-mai.html

 

https://www.youtube.com/watch?v=S22a1CITgj0&list=RDS22a1CITgj0&start_radio=1

 

Siate un poco fantasiosi nel decifrare l’acronimo (intanto, “lassù”, “John Milius piange”).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 24 dicembre 2024

TELL ME WEDNESDAY’S ON MONDAY

 

TELL ME WEDNESDAY’S ON MONDAY


 

Qualcuno, forse, capirà la citazione insita nel titolo: è doppia, forse tripla.

 

Ogni tanto, raramente, siccome penso possa valere la pena, esco dalla mia Batcave (o Fortress of Solitude, ma non vivo solo, sebbene non abbia maggiordomo) e vado a “un” concerto, che però non è generico.

 

Ecco, allora, che lunedì 23 dicembre 2024 vado a sentire e vedere The Molotovs, pur rimpiangendo il fatto che Ice non sia più alla batteria (ma fonti informate mi dicono che piuttosto di abbracciare la carriera di cantante studi all'università).

Concerto fresco, giovane, accaldato; con pubblico sciapo, parka da discount, rughe indifendibili (anche le mie, ma io sono in front row e ho la set list autografata).

Un saluto anche agli amici presenti ([1]).

 

Ringrazio la band, ringrazio Olivia, e domattina avrò gli occhi scintillanti come se fossi andato al Music Machine.

E voi?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 


 

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[1] C’è un assente giustificato e “Dargelos” comunque compare sempre, da qui il titolo.

martedì 8 luglio 2014

JOHN MILIUS (Sketches Series – 18)

Da Nirvana Now a Apocalypse Now: creazione di Milius a fine anni sessanta
(immagine tratta dall'intervista citata nel testo e di cui non dispongo dei crediti)



JOHN MILIUS
(Sketches Series – 18)

 

Le paratie non ci sono: avevo cominciato a scrivere su Dennis Hopper, e mi vedo costretto a cominciare a scrivere anche su John Frederick Milius.
 
Di John Milius in effetti i sinceri democratici parlano poco, quando ne parlano ne parlano male, cercano conforto nel fatto che lui si dichiari “zen fascist” e nella circostanza che “Apocalypse Now mostra le follie della guerra” ed è “una creazione di Francis Ford Coppola” (più digeribile come persona: sua figlia Sofia “piace”, lui produce del buon vino ([1])). Per il resto, l’uomo e sceneggiatore e regista  viene condito via come un amante delle armi (e Ernest Hemingway?) e un maschilista.
Magari qualcuno nega anche di avere visto il film Big Wednesday, una delle sue opere più importanti.
 
Allora precisiamo: John Milus si dichiara “zen anarchist”; in un’intervista audiovisiva ([2]) di quasi 50 minuti Francis Ford Coppola gli riconosce tutta la creazione di Apocalypse Now; Coppola e Steven Spielberg sono suoi amici; altro piccolo dispiacere per i “correttini”, Walter Sobchak, personaggio de The Big Lebowsky, è amichevolmente costruito su di lui da Joel e Ethan Coen.
Ma soprattutto: John Milius è ebreo.
 
Bear in Big Wednesday “è” Milius.
 
John Milius smentisce il luogo comune (non infondato) del nordamericano che ignora la cultura classica: Omero è un autore di riferimento per lui.
Heart of Darkness lo lesse a 17 anni e per lui quell’opera di Joseph Conrad fu una sorta di visione, tanto da fargli decidere di non rileggerla più, nonostante le conseguenze.
 
John Milius è ancora vivo, un infarto lo ha colpito nel 2010 e poi un cancro al pancreas ma si è rimesso abbastanza per camminare, tirare al piattello e riprendere il suo progetto cinematografico su Gengis Kahn.
 
Per il resto, fatevi anche voi i compiti.
Andate a leggervi http://www.ign.com/articles/2003/05/07/an-interview-with-john-milius?page=1 e, se non vi basta, cercate (e compratevi) il documentario (Man Myth Legend) Milius realizzato da Joey Figueroa e Zak Knutston.
 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Che gli operai non possano permetterselo è un dettaglio trascurabile, ma del tema mangiare e bere “bene” (cioè costoso) come se un minatore avesse il reddito di Bono Vox non intendo occuparmi in questa sede.
[2] In rete si trova solo una versione con sottotitoli in Tedesco (il parlato è in Inglese) senza riferimenti di data. Si intuisce che  si sia nel periodo della versione “Redux” del film. 

giovedì 12 luglio 2012

BIG WEDNESDAY: THE MOVIE


BIG WEDNESDAY: THE MOVIE



Inizio degli scorsi anni ’90: affacciati alla balconata del Rolling Stone di Milano, assistendo a un concerto de The Ramones, non ci sono Matt, Jack e Leroy, ma Tonito, Tiberio ed io. Però per me è chiaro: è (il) Grande Mercoledì e non ce ne saranno quindi altri.
Credo che John Milius apprezzerebbe questo prologo.



Chi si è sentito tradito dal mio post intitolato “Big Wednesday” sappia che il mio era un omaggio attraverso Johnny Thunders, cui si devono alcune splendide versioni di uno dei due sommi “strumentali” della surf music: “Pipeline” (dei Chantays, l’altro è “Wipe Out” dei Surfaris ([1])), all’omonimo film di John Milius.



In Italia, solitamente Big Wednesday è classificato come “di destra” o “politicamente ambiguo”.
Sciocchezze: ragazzi che fanno di tutto per non essere arruolati e finire in Vietnam a combattere, un campione di surf (Matt) che non viene a patti con l’età adulta, un veterano (Jack) tradito dalla madre patria. Che film hanno visto questi critici?
Io gli schieramenti politici li ho lasciati 35 anni fa.


Il capolavoro di Milius è un cult movie per cultori: successivo ad American Graffiti, è del 1978, richiede – appunto – che si apprezzi una certa filmografia sullo star male (e bene) dei giovani di cui non credo di dover indicare le pietre miliari (tanto prima o poi compaiono in questo blog).
Nel 1979 uscirà The Wanderers che è il film ([2]) – data anche una campagna di lancio assurda per sfruttare il successo di The Warriors – meno compreso della decade soprattutto in Italia ([3]).



John Milius, che ricordo essere lo sceneggiatore di Apocalypse Now, dipinge un quadro di bellezza ed imperfezione uniche, da cui nessuno esce bene ma da cui gli eroi emergono senza più complessi di colpa non curati.
Matt, Jack e Leroy hanno il riconoscimento – come tutti quelli come loro dovrebbero avere – di essere stati gli originali mentre Bear ([4]) pare un moderno Omero più scaltro di come lui si dichiari.


Uno dei punti di forza di Big Wednesday è che non può ragionevolmente avere un seguito in quanto esso “finisce con il proprio seguito”.



Sottolineo anche la grande idea di John Milius di non anteporre l’articolo “the” nel titolo: il mercoledì è così di grandezza assoluta ed incomparabile.



La colonna sonora esiste in CD, ma senza le canzoni non originali. Un peccato soprattutto per una shangri-lasiana “Will You Love Me Tomorrow” di Carole King e “Do You Wanna Dance” di Bobby Freeman (ma più nota nella versione de “da brudders” Ramones).



Che fare? Notte insonne e quindi American Graffiti, The Wanderers e Big Wednesday.
In questo ordine.









                                                                                                                      Steg







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[1] Di quest’ultimo mi risulta soltanto una versione live eseguita da Thunders, dunque non era pare del suo – peraltro esteso – repertorio di altrui classici.
[2] Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Price, autore abbastanza noto negli USA; il film Clockers di Spike Lee è tratto da un altro suo romanzo.
[3] Caso vuole che nella sua colonna sonora, seppure sia ambientato a New York City, si rinvengano i due surf instrumental sopra citati.
[4] Riduttiva una descrizione di questo personaggio, spiacente.

domenica 27 novembre 2011

BIG WEDNESDAY

BIG WEDNESDAY



                                                                                                                                                     Steg



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