"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 7 ottobre 2026

UNA COVER DI “SLOWDIVE” (Facebook Down Series – 329)

 

UNA COVER DI “SLOWDIVE”
(Facebook Down Series – 329)

 

Ero tentato di intitolare queste righe “Quando il mondo esisteva”.

 

Ieri sono capitato sul primo CD (della edizione a tre) della antologia di David Bowie Nothing Has Changed.
E arrivato a “Love Is Lost (Hello Steve Reich Mix By James Murphy For The DFA Edit)” per pigrizia ho cercato su YT sia la sua prima edizione sia altro. Sono capitato su questa versione “Love Is Lost (Hello Steve Reich Mix By James Murphy For The DFA)” ([1]).

 

James Murphy è l’anima dei LCD Soundsystem.
Perchè di loro ho caricato sul PC sul un singolo, in formato CD? Risposta banale: contiene una cover di Slowdive” di Siouxsie and the Banshees ([2]), quindi all’epoca mi era giunta questa informazione.
Un’altra epoca.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 22 settembre 2026

DAVID BOWIE: THE SHEL TALMY RECORDINGS (Facebook Down Series – 323)

 

DAVID BOWIE: THE SHEL TALMY RECORDINGS

(Facebook Down Series – 323)

 

“We are the mods!”

 

Credo che qualche ragione me la diano pure The Who.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 25 giugno 2026

DE BOWIE ITALICO (ancora su un libro ridondante) (Facebook Down Series – 284)

 

DE BOWIE ITALICO
(ancora su un libro ridondante)
(Facebook Down Series – 284)

 

A fine pomeriggio, sono tornato su quel rompicapo (basti pensare alle sue edizioni) di Outside, album di David Bowie che data 1995 ([1]) e che lo ritrova con Brian Eno.

 

Quindi, diligentemente, estraggo il cofanetto di quattro CD, non ufficiale e poi il secondo volume di Chris O’LEARY: Ashes To Ashes – The songs of David Bowie 1976-2016: vado a pagina 369 e seguenti.

 

Indipendentemente dal riferimento musicale, nella bibliografia di O’Leary trovo cinque opere letterarie di Yukio MISHIMA (o Mishima YUKIO).

Penso al ridondante testo di Alessio BARETTINI  (un Mishima buttato lì a mo' di scoperta): https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/02/approssimazioni-bowiane-perle.html e il mio giudizio riguardo all’italico volume peggiora ulteriormente.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 23 aprile 2026

BOWIE E SIOUXSIE (Facebook Down Series – 245)

 

BOWIE E SIOUXSIE

(Facebook Down Series – 245)

 

Pagine 140-142 di Bowie Odissey 76 di Simon Goddard.

Fidatevi.

  

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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sabato 18 aprile 2026

IL “BIONDINO (IN) NEGATIVO” (Tonito in sintesi)

 

IL “BIONDINO (IN) NEGATIVO”
(Tonito in sintesi)

 

Potete ([1]) darmi del tardivo miope nella mia sintesi.
Va bene ([2]).

 

Antonio “Tonito” Talatin era un “biondino (in) negativo”: non solo siccome i biondi sono “buoni” per definizione, ma perché in fondo egli era una figura cromaticamente grigia, grigissima.
Ma io lo ho sempre trovato grigio epperò pirotecnico.
Grigio cromaticamente il che si risolve in un ossimoro: Tonito era il grigio che vedi, l’arcobaleno che temi ed eviti, se puoi.

 

Comunque: “Antonio: la ‘mia’ fidanzata ([3]) venti anni dopo quella sera ([4]) avrebbe distrutto la tua quanto a sopracciglia bowiane: quasi la sorellina di Halloween Jack.
“Qualche volta, il caso è inesorabile.
“Ah!: lei è nata qualche settimana dentro l’anno in cui l’‘uomo’ era ancora vivo e vegeto, perché Ziggy morì il 3 luglio 1973 ([5]).
“Lascia stare Tonito, questa volta hai perso, anche se non è mia intenzione vantarmi troppo”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] “Siete autorizzati” mi sembra espressione più trita.
[2] Pensavate usassi: “ve lo concedo”?
[3] Mai chiamata “ragazza” (nemmeno Tonito, almeno nel 1977), ma se per voi è più chiaro …
[4] QUOTE
Conosco Tonito nel settembre/ottobre del 1977: fuori dalla chiesa sconsacrata di Largo Formentini, in zona Brera ([11]), prima di un concerto dei Trancefusion.
Poco ricordo di quell’incontro fra noi due diciassettenni, parte di una scena punk pressoché invisibile a Milano ([12]) che sbriciola anche le fazioni rosse e nere ([13]), ma una sua frase mi resta attaccata: “la mia fidanzata assomiglia a David Bowie, ha i capelli rossi come lui” ([14]) ([15]).
Tonito è un bowiano e sempre lo sarà, di quelli ricompresi fra Ziggy e Halloween Jack ([16]) piuttosto che accodati alla svolta del Sottile Duca Bianco, e forse una definizione per lui potrebbe essere “A lad inSane”.
UNQUOTE.
Ho lasciato i numeri delle note nel testo, se volete andare a rileggere in modo completo
[5] “When the kids had killed the man/I had to break-up the band” (Ziggy Stardust, canzone).

martedì 17 marzo 2026

CLUB CULTURE: IN ITALIA NON È MAI SUCCESSO NIENTE [parte seconda (o terza)]

 

CLUB CULTURE: IN ITALIA NON È MAI SUCCESSO NIENTE

[parte seconda (o terza)]

 

Sulla - inesistente - scena punk italiana ho scritto abbondantemente.
Noi eravamo sorta di “risultati individuali di auto-esperimenti giovanili”.

 

Velo ben più pietoso, se possibile, sul new-mod del 1979.
Dovevano “digerire” ancora, gli Italiani, il risultato musicale del modism meadiano: The Kinks, The Who, Small Faces, The Action (e forse, forse, siccome anche tardivi The Creation).
The Jam nel 1978 - leggasi All Mod Cons - erano ancora una anomalia nata dal punk.

 

E vengo, nuovamente, alla clubland nazionale 1980: innanzitutto, in contrapposizione, rimando a https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/04/out-in-clubland-having-fun-proposito-di.html
Quando qualcuno cominciò a parlare “del” Plastic pensai: i “new romantic dei poveri” in Italia.
Anche perché prima di arrivare a un libro che in qualche modo “certificasse” la scena Billy’s-Blitz londinese ce ne sarebbero voluti di anni e quindi in Italia si raccoglievano le briciole dei media anglofoni.

 

E allora?
Beh a Londra nel 2025 è stata allestita una mostra su quella scena, una mostra con una caratteristica in fondo interessante: non esiste catalogo.
Il solito dilemma leninista, dunque.

 

Innanzitutto andare a sfogliare di nuovo “quel” bellissimo libro che ho descritto all’epoca ([1]) e che anche Robert Elms ([2]) reputa inarrivabile.
Elms ha scritto e pubblicato un libro che taglia come un rasoio: giochi di parole a piè sospinto e gioisco a ricordare come nello scaffale che ricordo sta la mia copia del solo libro di Peter York indispensabile: Style Wars ([3]). Titolo non umile, certo, ma avete mai conosciuto nel mondo reale un giovane modesto che abbia marchiato il suo tempo fuori dalle religioni? Comunque, andate a comprare Blitz - The Club that Create The 80s ([4]).

 

Poi, quasi inevitabilmente, sebbene sia una dichiarata autobiografia, occorre il libro di Rusty Egan: The Autobiography ([5]). Perché Egan era il sodale di Steve Strange e dj al Billy’s e al Blitz.

 

Sento già mormorare: mi si chiede un libro meno schierato e più accademico. Beh il suo autore è stato insignito della onorificenza nota come “OBE” e gradito a Elms: Dylan Jones, Già autore di una oral history bowiana di un certo pregio ([6]), ha pubblicato Sweet Dreams – The Story of the New Romantics ([7]). Cercate l’edizione paperback siccome ha un capitolo aggiuntivo.

 

Vi conviene accontentarvi, e sarete contenti, di questi tre libri, perché We Can Be Heroes – 1976-1984 ([8]) pare viaggi a prezzi di centinaia di sterline.
Già.
Una ultima menzione: Steve Strange, morto prematuramente, pubblicò ([9]) la sua autobiografia nel 2002: Blitzed!.

 

 

firma di Robert Elms su copia edizione tascabile di The Way We Wore


                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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[1] Rinvio alla stringa sopra citata e infra nota 8 e testo ivi.
[2] Di questo, anche, autore, ho citato alcune volte il libro The Way We Wore: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/11/la-credibilita-di-strada-e-non.html
Il libro risale al 1980 ed è una raccolta di articoli: https://en.wikipedia.org/wiki/Peter_York
[4] London, Faber & Faber, 2025.
[5] Jedburg, McNiddler & Grace, 2025.
[6] Pur se, magari non è nella mezza dozzina dei titoli fondamentali. E per trovarne uno italiano, non uno semplicemente tradotto, probabilmente andate verso la venticinquesima posizione.
[7] London, Faber & Faber, rispettivamente 2020 (prima edizione) e 2021 (paperback).
[8] Di Graham SMITH (fotografie) e Chris SULLIVAN (testi): London, Unbound, 2011 per la prima (e unica?) edizione, una “limited”.
[9] London, Orion.

giovedì 26 febbraio 2026

APPROSSIMAZIONI BOWIANE (PERLE MEDIATICHE 45)

 

APPROSSIMAZIONI BOWIANE
(PERLE MEDIATICHE 45)

 

Diverso titolo di questo post: “fedeltà bowiana – approssimazione italiana”.
La fedeltà è mia, la approssimazione altrui.

 

 

Premesse

Il post che segue si riferisce a: Alessio BARETTINI, Inventario del mondo letterario di David Bowie ([1]) (il “Libro”).
Chi si fida di me, può anche smettere di leggere.
Chi si fida di me e apprezza la mia prosa si divertirà a leggere.

 

Questo post è dedicato alla memoria di due bowiane di diamante: Jordan Mooney e Anna “Rosso Veleno” Melluso.
È inoltre dedicato, sempre in memoriam, a un grande giornalista musicale (e sono insieme a Morrissey): Lester Bangs.
Senza dimenticare Nik Cohn (si veda infra) e i due libri scritti da Morrissey in gioventù.

 

Il libro che vado a recensire è affascinante come i pasti di un ospedale. 
Forse Éric Neuhoff ([2]) mi guida.

 

Ultima premessa: chi paga per quel che recensisce è persona libera e col diritto di massima critica.
Io ho quel diritto.

Fine premesse

 

 

Sono sempre dispiaciuto quando compro un libro che NON vale la pena.
Ho speso una ventina di Euro? Posso permettermelo, per fortuna.
Nel caso di specie, però, ho buttato via del tempo perché (volevate un “siccome” vero?) il Libro non è disponibile ovunque e un primo ordine mi è stato cancellato (rimborso dopo una settimana).


Questa volta, avendo invano offerto di confrontarmi con l’autore e con l’editor, sarò più analitico.

Il Libro ha per oggetto i piuttosto noti “cento libri di David Bowie”, ovvero i libri che Bowie ha ritenuto opportuno classificare.

Esiste almeno un testo in argomento: in lingua inglese ma di cui è stata realizzata una edizione italiana (e una francese e una spagnola): di John O’Connell, Bowie’s Bookshelf: The Hundred Books that Changed David Bowie’s Life ([3]) ([4]).
Però l’autore del Libro mi ha dapprima scritto che non lo conosceva, poi che ha deciso di non considerarlo.
Sul metodo, io mi rifaccio sempre a Umberto Eco ([5]), ma affrontare un testo, e quale poi? (come vedremo), pensando di essere i depositari della miglior critica letteraria mi sembra almeno rischioso se non, anche, superbo.

 

Dunque zero riferimenti specifici.
Si scrive di David Bowie: ci sarà una bibliografia? Sostanzialmente no. 
Soltanto un volume, vecchio di otto anni rispetto al libro ([6]) e un sito internet ([7]) senza considerare i due, due, libri pubblicati dall’autore del sito ([8]).

 

Indice analitico? 
Neanche per idea.

 

Ma torniamo ai cento libri.
Il metodo di elencazione è considerando “una” edizione italiana ove disponibile e la sola menzione di autore e titolo per il “non tradotto”.
Quindi, vaghezza estrema per Nik Cohn ([9]).

 

A contrario, zero citazione dell’edizione originale per Colin Wilson ([10]) perché esiste la edizione italiana: sui difetti della stessa mi sono già speso ([11]).

 

Che dire, poi, delle “interviste a Bacon” di David Sylvester? Qui si scade nel generico: non oso nemmeno censire le possibili fonti originali della edizione italiana: al 1993 si era alla quarta edizione.

 

E inoltre: ma l’autore del Libro li ha letti i cento di Bowie?
Vogliamo parlare di “delfini”? Il volume di Alberto DENTI DI PIRAJNO, A Grave for a Dolphin ([12]) citato senza i riferimenti di edizione nell’elenco li ha invece in nota nel testo, curioso.
Lieto di essere smentito, poi, quanto al fatto che il riassunto del racconto proposto nel Libro ([13]), non sia la elaborazione di un saggio ex professo in Italiano ([14]).
Anche perché Libro e saggio soffrono della stessa svista: il titolo della canzone ‘“Heroes”’ ha le virgolette doppie in originale, ma in entrambi le predette virgolette sono omesse …

 

Per BLAST, che è una rivista (due soli numeri), si indica come autore solo Wyndham Lewis, e non è corretto ([15]).

 

La lista, avrete notato, è lunga e le traduzioni qualche volta cambiano nel corso del tempo …

 

Concludo reputando il titolo del libro come equivoco, e considerando che il Signor Barettini (professore di Liceo) non è Jorge Luis Borges, non è Giorgio Colli o Mazzino Montinari, non è Natalino Sapegno e nemmeno Mario Spagnol ([16]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Santa Maria Nuova (ancona), Le Mezzelane, 2024, Euro 23,00.
[3] La mia edizione (verosimilmente una diversa per il mercato USA), Gallery Books, 2019.
[4] Il book club di David Bowie. I 100 libri che hanno cambiato la vita di una leggenda.
[5] Come si fa una tesi di laurea - le materie umanistiche, Milano, Bompiani. La prima edizione del 1977; a un certo punto le successive hanno perso il sottotitolo.
[6] Nicholas PEGG, The Complete David Bowie, Titan Books, 2016. Al febbraio 2026 resta l’edizione più aggiornata, dunque vecchia di un decennio..
[8] Chris O’Leary.
I due libri sono: Rebel Rebel: The Songs of David Bowie, 1963-1976, Repeater Books, del 2025 (è una nuova edizione); Ashes to Ashes: The Songs of David Bowie, 1976-2016, Repeater Books, del 2019
[9] Il libro cita Awopbopaloobop Alopbamboom: the Golden Age of Rock.
Io scrivo: “Ma la verità è che non ‘il’ ma ‘uno’ dei libri da comodino di più di una voce autorevole – ad esempio di Richey Edwards, l’autore di testi più apprezzato dei Manic Street Preachers – è Awopbopaloobop Alopbamboom: the Golden Age of Rock del 1970 che è, peraltro, l’edizione britannica di Rock from the Beginning dell’anno precedente.
Il risultato è che l’edizione probabilmente più affidabile (sebbene priva di fotografie) è quella pubblicata da Da Capo Press ([9]) con il titolo dell’edizione inglese e una nuova prefazione dell’autore.
Il volume consiste in una raccolta di articoli di Cohn che tracciano il ritratto di alcuni artisti o generi; per tutti valga lo scritto: ‘England After The Beatles: Mod’”.
[12] London, André Deutsch, 1956.
[13] Pagine 223 e seguenti.
[16] Si vedano le sue edizioni annotate dci romanzi più significativi di Emilio Salgari.

sabato 10 gennaio 2026

MOONAGE DAYDREAM (film) (Diventa emotivo vedere filmati “di” David Bowie)

 

MOONAGE DAYDREAM (film)

(Diventa emotivo vedere filmati “di” David Bowie)

 

La sera dell’8 gennaio 2026 ho visto con piacevole interesse il documentario Moonage Daydream.

Sebbene ne abbia copia, mi era subito parso difficile da vedere su supporto audiovisivo: noioso scegliere le scene al piccolo schermo, ma anche impegnativo il film.

 

È un bel film, quasi obbligato per lo schermo d'argento.

È fatto di filmati. 

E i filmati ormai sono tutti carichi di emozioni, non quelle pochezze da niente ([1]) che costellano l’inutile quotidiano della gente che purtroppo devo incrociare.

 

Posso sorridere per una intervista del 1973, dopo aver ormai catalogato quelle tre canzoni in sequenza tratte dal film di D. A. Pennebaker su cui piango (stesso anno della intervista).

Non mi commuovo mai per ‘“Heroes”’ ([2]). La Berlino che fa male è quella di “Where Are We Now?”.

Rifletto sempre quando David Bowie (le fecce che apostrofano per solo nome le butterei nelle fiamme!) ricorda suo fratello.

 

Ammetto che non vedo nulla con occhio inesperto: il carico di letture rende gravida ogni re-visione (perché è anche revisione).

Vedo e anche rileggo quello che ho scritto al riguardo.

Rivedo e ripenso e rileggo e rivedo ... 

Mi chiedo quali le emozioni di chi poi è un artista che uno solo o milioni conoscono (inserite voi un nome, se volete).

 

Ho sorriso per le carte oblique “di” Brian Eno. Quanti le hanno riconosciute?

Rivedessi queste due ore abbondanti con un taccuino in mano, occuperei pagine e pagine.

 

Non ho dubbi: scrivo righe noiose.

Ma sono un poco come Sylvia Plath. Già.

Fine.

 

PS: “Rebel Rebel”: a Torquay, al juke-box dell’albergo, nell’estate del 1974.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Quella roba che tira ai funerali con la gente vestita da spiaggia o da montagna o da parkour e i palloncini e gli applausi alla bara, tanto per dare una idea.

[2] Virgolette in originale richiedono altre virgolette.