IN
MEMORIA DI JOHN STEED
“Arsène-Georges è un magister vitae alla pari e prima di John (Wickham Gascoyne Berresford) Steed-Patrick
Macnee”.
Questo scrivevo
nel mio
post (
)
commemorando la morte dell’attore Georges Descrieres, interprete delle serie
televisive di Arsène Lupin, dove il “prima” si riferiva al fatto che il
personaggio di Maurice Leblanc è nato nel 1905.
Il 25 giugno
2015 è morto a 93 anni ben compiuti (
) John
Steed.
Sì, perché –
inutile negarlo – per tutti Patrick Macnee è sempre stato l’agente John Steed,
così come Diane Rigg sarà sempre Mrs. Emma Peel.
Steed e Mrs.
Peel furono e sono la coppia più bella, improbabile,
cool, educata,
tongue-in-cheek (e così oltraggiosa) che abbia mai
occupato il tubo catodico (
)
domestico, prima in bianco e nero e poi a colori (quei colori che noi non
vedevamo di certo, l’Italia degli scorsi anni sessanta era in bianco e nero, un
bianco e nero destinato anche a sbiadire). Loro erano
The Avengers, per noi Agente Speciale.
Non credete a
quello che vi raccontano i miei coetanei: eravamo ragazzini che frequentavano
le scuole elementari, qualcuno più grande le medie inferiori, quindi al
pomeriggio dopo i compiti si andava a giocare (
),
potendo. Certo c’erano programmi che ci piacevano, ma non facevamo i critici
televisivi e quindi si vedeva quel che si vedeva e siccome programmati appunto
“per ragazzi” (
) gli episodi arrivati in
Italia di
The Avengers furono pochi,
trasmessi in disordine (
).
Per
The Prisoner, con e di Patrick McGoohan, andò forse peggio (
).
Del resto, la
qualifica di serie televisiva “supercult” per
The Avengers arriva solamente nel 2001 (
).
Mentre chi mai si preoccupava quindici anni prima di pubblicazioni come il
libro
Cult TV di John Javna (
) – nel quale quattro pagine complessive sono dedicate all’intera saga (
)
avengersiana, in cui sempre militava Patrick Macnee nei panni di John Steed?
Ne
The Avengers steedpeeliani c’era tutto:
compreso il lento declino della moda maschile (improbabili, visti con i colori,
taluni abiti di Pierre Cardin indossati da Macnee). Però, Steed era sempre lì,
con bombetta e ombrello arrotolato, la antica Bentley verde a contrastare la modernità
della Lotus (
) di Mrs. Peel (
).
Evidentemente,
stava ai telespettatori, come poi stette e ancora sta agli spettatori (sempre
di uno schermo comunque più piccolo di quello cinematografico), capire cosa sia
lo stile nel vestire, non buttare via il concetto di cravatta, rendersi conto
che ha un senso il bastone da passeggio, eccetera.
Quasi
sterankiani i toni delle immagini della sigla di apertura della quinta serie mentre
siamo alle ombre cinesi per quelle di chiusura (
),
comunque eleganti e che consentono ancora una volta di vedere Mrs. Peel
impegnata in qualche movenza di Tai Chi.
Sterankiani
tout court i titoli in bianco e nero per
l’edizione USA (
).
Lascia la serie Mrs.
Peel, che ritrova il marito (militare di carriera, il pilota Peter Peel) (
),
mentre a Steed si affianca Tara King (
).
Steed c’è
sempre, anche ne
The New Avengers (
).
Il tempo è così
galantuomo con lui (meno con le sue compagne d’avventura), che lo si credeva
immortale John Steed, o per lo meno capace di diventare centenario e restare in
ottima salute (
), dunque ancora a tirare
di scherma con il suo acuminato
brolly
e senza che il
bowler hat cambiasse
inclinazione.
Dimenticavo:
oggi hanno ancora prezzi ragionevoli le copie dell’autobiografia del 1989 di
Patrick Macnee (
), domani non so.
Steg
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