"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 8 luglio 2025

MATTEO RENZI: SENZA CALZINI (Sniper series – 50)

 

MATTEO RENZI: SENZA CALZINI

(Sniper series – 50)

 

Qualche giorno fa in televisione ho visto Matteo Renzi senza calzini ospite di un qualche “convegno estivo”. 
Perdere la credibilità è un attimo.

 

Poi ho rivisto Renzi, sempre in televisione, fare una filippica contro il Governo Meloni.
E mi è venuto in mente un bel romanzo di Ernesto Ferrero: L’anno dell’indiano ([1]); che non ho sfogliato per scrivere questo post.

 

Per rendere più vivaci queste righe vi offro la immagine di copertina della prima edizione del libro di Ferrero, che ha un altro titolo (e che fu rivisto dall’autore).

 

 

                                                                                                                       Top Shooter

 

 


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 © 2025 Mondadori per l’immagine.

 



[1] Torino, Einaudi, 2001. Eccetera.

domenica 6 aprile 2025

GIUSEPPE CONTE: MAESTRO DI GUARDAROBA (Sniper series – 49) )

 

GIUSEPPE CONTE: MAESTRO DI GUARDAROBA

(Sniper series – 49)

)

 

Giuseppe Conte vince a mani basse quando si tratta di guardaroba.

Si veste sempre “da”: a seconda di dove presenziare.

Non proprio un dandy, semmai una vittima della moda (non un suo “dedicato seguace”, per dirla come i fratelli Davies: Ray e Dave).

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

 

 

 

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giovedì 7 novembre 2024

NONOSTANTE IL TAILLEUR PANTALONI (Facebook Down Series – 81)

 

NONOSTANTE IL TAILLEUR PANTALONI

(Facebook Down Series – 81)

 

La sconfitta del tailleur pantaloni ([1]) fine a sé stesso.

 

Basta avere buona memoria: quel che va bene per Angela Merkel ([2]) non è una regola.

Ecco quindi le sederute democratiche statunitensi come Hillary Clinton e Kamala Harris che si fracassato i denti nonostante il tailleur.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 13 aprile 2022

IL BUCO DELLA CINTURA (pesando l’umanità, guardando da)

 

IL BUCO DELLA CINTURA

(pesando l’umanità, guardando da)

 

Nella serie televisiva BBC Hustle, c’è un episodio ([1]) in cui il decano Albert Stroller ([2]) spiega al giovane Danny Blue ([3]) come si possono valutare e identificare le persone da pochi dettagli ([4]).

 

Per gli uomini un riferimento è quello dello stato dei buchi della cintura: un foro consumato a destra o sinistra di quello attualmente in uso indicherà oscillazioni del peso della persona.

Altri segni: dita che evidenziano un anello non più portato; stato delle calzature; e così via.

Per certe “necessità” si possono copiare i tic della persona che interessa.

 

Ho sempre trovato l’analisi dei dettagli piuttosto interessante, e – conscio che anche io posso essere oggetto di osservazione e talora applico segni svianti – ormai applico anche solo per divertimento questo metodo.

Di solito, le conclusioni non sono mai gioiose.

 

D’altro canto, vale anche quel vecchio aneddoto del gentleman londinese: criticato per gli abiti lisi usati in settimana nella City e per l’abbigliamento oltre il trasandato in campagna il sabato e domenica, lui argomentava che a Londra lo conoscevano tutti e fuori città nessuno.

 

Siete avvisati.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si intitola “The Gold Rush”, è il primo della seconda stagione.

[2] Interpretato da Robert Vaughn, celebre per il ruolo di Napoleon Solo nella serie televisiva The Man from the U.N.C.L.E e nel cinema lo ricordo in Bullitt (come Walter Chalmers).

[3] Interpretato da Marc Warren: https://en.wikipedia.org/wiki/Marc_Warren

[4] Cominciate a guardare dal minuto 19, se siete impazienti.

martedì 7 luglio 2015

GEMELLI E TORI (e stile e diritto)


GEMELLI E TORI (e stile e diritto)

 

I gemelli da camicia sono stati fino a mezzo secolo fa un oggetto ([1]) da grandi, da uomini, che si vedeva nelle case. Nei film qualche personaggio (meglio se il protagonista) chiedeva alla moglie o alla fidanzata di aiutarlo con i gemelli nel chiudere i polsini.
Perché i gemelli sono belli, ma complicati; mentre devo dire che ho sempre considerato l’aiuto con la chiusura loro tramite dei polsini un possibile indice della solidità di una coppia.

 

Anche i tori sono, sicuramente, argomento da adulti, inoltre sono grandi essi stessi come animali.

 

Non siete capitati nello sfogo del tardivo lettore di Ernest Hemingway.
Fra l’altro questo post nasce su commissione e forse lo stile non è del tutto in linea con la spigolosità mia usuale.

 

Anni sessanta del ventesimo secolo: appare nel 1966 sul mercato un modello d’auto particolare, unico, anche se nel breve qualcuno comincio a confondersi e a dire che quella era “l’auto di Diabolik” ([2]) perché entrambe hanno il muso (le auto sono sempre state trattate da animali, al di là del nome dei modelli) lungo. È la Lamborghini Miura.
Se frequenti la scuola elementare la domanda è: “cosa vuol dire Miura?” e all’inizio nessuno sa risponderti. Intanto la Miura diventa popolare, ne producono anche l’automobilina (cioè un modellino giocattolo) e anche un fumetto di quelli che imitano altre imitazioni.
Comunque il mistero è infine risolto: Miura è una razza di tori, molto temibili, che combattono nelle corrida ([3]).

 

Poi delle due l’una, quando cresci: o ti interessano o non ti interessano i gemelli, idem per i tori e soprattutto per la corrida e i Miura.
Sì, certo, capita anche di scoprire che Hemingway ha scritto del secondo argomento.

 

Come mi sono lamentato altrove ([4]), l’uso dell’espressione “brand” anziché di marchio da parte degli Italiani mi infastidisce: si marchia il bestiame, tori compresi, ma evidentemente qualcuno gradirebbe essere marchiato a fuoco (pagando) con il segno di un qualche stilista.



Sono passati molti anni da quando Ferruccio Lamborghini e un erede della famiglia Miura vennero quasi ai ferri corti per l’uso non autorizzato del nome da parte del costruttore italiano; ora il marchio grafico della ganaderia più famosa del mondo è diventato anche una piccola linea di prodotti e convive con il leggendario modello d’automobile.

 

Con fatica, sono riuscito a comprare un paio di gemelli Miura: argentati ma con una patina quasi di vecchio, la stanghetta centrale leggermente curva ricorda il ferro da marchiatura in quanto su un lato termina con lo stesso stemma Miura usato per i capi di bestiame dell’allevamento sevillano ([5]).
Non fatevi venire strane idee: di Miura ce ne sono due, tutto il resto è contraffazione anche se contraffare un toro non è così semplice.

 

 

                                                                                                                      Steg

 
i gemelli della Ganaderia Miura
(ormai fuori produzione)

 

 

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[1] Letteralmente una coppia, ma un gemello da solo fatica a diventare spilla da occhiello da bavero di giacca maschile
[2] Non lo è: il Re del terrore, e talvolta Eva Kant (non ricordo se lo abbia mai aiutato con i gemelli), guida una Jaguar E type. 
[3] http://uominiemotori.tumblr.com/post/57802009291/miura-la-genesi-del-toro.
[5] Nella località di Lora del Rìo.

domenica 28 giugno 2015

IL MOD CON IL PARKA E LE SCARPE DA BARCA (fra “style wars“ e “perle mediatiche”)


 

IL MOD CON IL PARKA E LE SCARPE DA BARCA
(fra “style wars e “perle mediatiche”)
 
 
Rammento con senso di sgradevole coscienza stilistica un concerto di The Cure al Ritz di NYC, estate 1983.
Nel pubblico c’era un mod locale che indossava un parka (dettaglio curioso dato il clima termico cittadino estivo) e calzava delle scarpe da barca color marrone, naturalmente con usuale stringatura e suola di gomma in quanto modello “da barca”.
Lo archiviai fra uno degli errori più marchiani che avessi mai visto.
 
Prendete il DVD di Summer Of Sam, film diretto da Spike Lee (nato nel 1957, cresciuto a Brooklyn sin dall’infanzia), persona certo di cultura.
Ebbene, il personaggio “del punk” (Richie, interpretato da Adrien Brody), con la storia ambientata nell’estate 1977 a NYC, esibisce un’acconciatura “spike” ([1]) a ciocche lunghe mai vista all’epoca a Londra (lo stile dovrebbe essere britannico e “dell’anno” o del 1976) e indossa in scene diverse, rispettivamente: una maglietta con disegno “target” – quindi mod non punk e - un’altra maglietta (è una scena di concerto al CBGB’s) con una variazione dello “smile” sanguinante simbolo del fumetto Watchmen ([2]) del 1986.
La colpa sarà stata dei costumisti e degli addetti alla continuità, ma …
 
 
 
(Nota tecnica: inizialmente pensavo di scrivere un post sulle apparenti, invero ipocrite, reciproche influenze e riverenze fra “ambienti culturali” europeo e della costa est statunitense, sarà per un’altra volta).
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Nessun gioco di parole.
[2] Di Alan Moore, Dave Gibbons e John Higgins.


 

domenica 13 aprile 2014

SCIATTERIA (Tombstone series – 17)


SCIATTERIA
(Tombstone series – 17)

 

Se lo avessero, la gente lascerebbe il cartoncino del (o l’adesivo con il) prezzo attaccato anche ai profilattici.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 27 marzo 2014

PERLE MEDIATICHE 30 - STILE E IGNORANZA (terza puntata) (fra calzoleria e macelleria)


PERLE MEDIATICHE 30 - STILE E IGNORANZA (terza puntata)
(fra calzoleria e macelleria)

 

Dopo i miei numeri 18 e 22 di Perle mediatiche, ecco forse il nadir della miniserie “Stile e ignoranza”.

 

Alla pagina 169 di Style Magazine aprile 2014, numero 4 (mensile del Corriere della sera) leggo: “Scarpe di vitello con fibbie laterali”.

 

A questo punto mi chiedo se esistono le varianti: nodino, ossobuco, cotoletta.
Probabilmente, per il modello stringato si usa l’arrosto.

 

A tacere di dove si potrebbero altrimenti posizionare le fibbie (peraltro doppie).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 6 marzo 2014

DECLINO STILISTICO (Tombstone series – 16)


DECLINO STILISTICO
(Tombstone series – 16)

 

Un tempo gli uomini italiani imitavano nel vestire Giovanni “Gianni” Agnelli, ora imitano Diego Della Valle.
Al peggio non c’è fine (e nemmeno al declino della cravatta).
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 20 febbraio 2014

SE DIVENTA “TROUSER”, IL “PANTALONE” NON MIGLIORA (semiseriamente durante la settimana della moda di febbraio 2014 a Milano)


SE DIVENTA “TROUSER”, IL “PANTALONE” NON MIGLIORA
(semiseriamente durante la settimana della moda di febbraio 2014 a Milano)
 



Una vera e propria branca ([1]) del pernicioso modificare in peggio la lingua italiana è l’Inglese a ogni costo.
 
Chi ride per “I don’t see the hour”, “rigor” o “In Milan you can be very tranquil” ([2]) non si rende conto che quelle espressioni sono di chi tenta di parlare la lingua straniera.
 
Ma perché “fashionista” (sempre che coloro che lo usano sappiano scriverlo e capiscano che quasi è un italianismo) è meglio di “modaiolo”? ([3])
 
“Brand” è sì un marchio, ma soprattutto per il bestiame.
 
Tanto che i grandi traduttori evidentemente traducono.
Ecco quindi che Snoopy nei panni di Joe Cool diventava Joe Falchetto.
 
Si badi che il problema non riguarda sbarbati e sbarbate della Barona o di Centocelle che si ispirano ai loro omologhi di quasi trenta anni fa dediti al hip hop.
Il fatto è che ormai siamo alla prassi e non più alla patologia.
 
Ovviamente anche questo ([4]) è un post ad elenco, con l’aggiunta della variante pronunce.
 
Non vi basta “brand”? Allora avete anche “taggato” e “logato”: peggio in quanto si italianizza e basta. Con buona pace dell’etimologia.
 
E poi ci sono le pronunce:
  • “tì-shirt” invece di “tee-shìrt”,
  • “brog”, si scrive “brogue” e si pronuncia di conseguenza ([5]).
E via così.
 
Non paghi, vi sono anche quelli che si gettano nel “crossover”: ecco allora “cippaggine”, in quanto non pronunciano nemmeno “ciippaggine”, come dovrebbero. Eh si perché la parola sarebbe il composto di “cheap” e “aggine”, ovvero un modesto sinonimo di “dozzinalità”, ma pronunciandolo con la “i” corta è come se scrivessero “cippaggine” che vuol dire poco ([6]).
 
Meglio allora ridere sul mobiliere brianzolo che tornato dagli Stati Uniti racconta delle ottime “t-bon stik” mangiate in Texas.
 
Variazione fuori tema: sui plurali che diventano singoli, non mi ci metto neanche: ma chi dice “la scarpa” è forse un appassionato dell’erotismo con amputazioni [7]?
 
Che fare? Nulla di costruttivo, aumentare il disprezzo e rallegrarsi per non essere parte di queste mandrie di “poveretti”. “Style coach” ([8]) inclusi ([9]).
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Per le branchie della scienza o storpiature su liquori fernet (meglio un doppio scotch diceva qualcuno) rivolgersi altrove.
[2] Quest’ultima frase è meno errata – non è corretta ma si capisce – di quanto si pensi.
[3] È moda? Certo, ed allora: “Fashion […] beep-beep”, con i complimenti a David Bowie per i Brit Awards 2014.
[4] Rinvio al post progenitore: “Il ‘pantalone’ e il ‘caipiroska alla fragola’: il massacro della lingua italiana come alibi per evitare di affrontare molte cose”.
[5] Che non sia sinonimo di scarpe maschili stringate qualche lettore lo sa già.
[6] “Cip” significa frammento in Inglese; ma poi ci sono: le “blue-chip” cioè azioni ad alto rating (che non è proprio sinonimo di quotazione, a meno di tradurlo con quotazione di lungo periodo); c’è il cip nel poker. Mi astengo dalle espressioni idiomatiche. 
[7] Rendo omaggio a una famosa battuta di Siouxsie a un concerto dei Banshees rivolta a un focoso spettatore che le aveva afferrato la gamba …
[8]la mia longeva esperienza nel fashion e per la mia personale attitudine di STYLE COACHING”: cioè? Tutto vero, cercate se volete.
[9] Scriverò mai il post sul vizio di “andare a scuola di tutto”?