"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 24 giugno 2026

IL MAESTRO RAZZOLA MALE (Umberto Eco) (Facebook Down Series – 281)

 

IL MAESTRO RAZZOLA MALE
(Umberto Eco)
(Facebook Down Series – 281)

 

Ho preso da uno scaffale un libro di Umberto Eco (che non ricordo come mai ho comprato): Il superuomo di massa ([1]).
Comunque, ho cominciato a leggere il saggio “Le strutture narrative in Fleming” e sono rimasto più che deluso: tutti errori che – secondo Eco – non si dovrebbero commettere nel testo di una tesi di laurea.

 

Ivi Eco non indica il nome di battesimo di Mickey Spillane ([2]).

 

Poi mi ritrovo, o almeno così pare, con il primo romanzo di Le Carré (e dove è il nome di battesimo?) ([3]) del 1963 che sarebbe il termine di paragone per Casinò Royale di dieci (verosimilmente) anni precedente ([4]).

 

Infine, nessuna considerazione sul fatto che Ian Fleming ha la stessa avversione che aveva Georges Simenon per le persone dai capelli rossi.

 

“live and let die” (cit.)

 

 

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venerdì 12 dicembre 2025

MARTINI? (Facebook Down Series - 192)

 

MARTINI?

(Facebook Down Series - 192)

 

L’arzillo Mario Andreose ([1]), nella intervista pubblicata il 12 dicembre 2025 dal Corriere della Sera alla laconica domanda “Umberto Eco?” ci informa che al Harry’s Bar, quando il semiologo si sedeva non aveva bisogno di ordinare il proprio Martini.
Il che non dice nulla su Eco, piuttosto conferma la bravura del barman: Claudio.

 

Claudio non sbagliava mai, e qualche lettore del blog lo sa dal 2011:

 

Peraltro: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/06/umberto-eco.html

 

 

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domenica 19 maggio 2024

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

Il “fallito integrato” è l’archetipo creato da Antonello Venditti.
E tutto il cantautorato italiano anni settanta (meno Edoardo Bennato, per quanto mi riguarda).

 

Ecco a “chi è cosa” ci si opponeva in Italia ascoltando il punk.

 

La chiave di soluzione è “integrato” ([1]).
Il fallito outsider (fra l’altro questo termine intitola una traduzione in lingua inglese de Lo straniero di Albert Camus ([2]) ([3])) si disinteressa del - preteso - fallimento: o si oppone (punk) o si isola (The Smiths, rectius i testi di Morrissey).

 

 

 

 

 

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[1] Non è un esplicito riferimento, ma nemmeno lo si nega, a Apocalittici e integrati di Umberto ECO: https://it.wikipedia.org/wiki/Apocalittici_e_integrati.

[3] Per chi volesse approfondire (non pretendo che tutti i lettori abbiano letto tutti i post): https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/06/loutsider-di-colin-wilson-note-di.html.  

mercoledì 2 novembre 2022

ALDO BUSI

 

ALDO BUSI

 

Le mie prime due dediche di Aldo Busi. Al termine della sua presentazione milanese del 31 marzo 2015.

 

Persona interessante ([1]).

Come sarebbe a dire interessante? Beh Aldo Busi richiede un certo impegno.

 

Innanzitutto lo, “LO?”, scrittore, nato e residente a Montichiari ([2]), parla e dichiara molto e dunque occorre leggere quello che non scrive.

Occorre o occorre anche?


Aldo Busi e le sue opere: separabili? Certamente, ma senza i suoi scritti non rileverebbe ciò che egli dichiara in quanto in Italia essere un pensatore serio (tutto il resto è panem et circense) è una conseguenza ([3]). Il che non contrasta con questa sua affermazione: “Io sono uno scrittore che va in televisione, non un personaggio televisivo che scrive” ([4]) perché il mestiere del personaggio televisivo non è un mestiere al di fuori dei normali canoni artistici.

 

È quasi una frase fatta quella per cui da molte persone i libri di Umberto Eco sono comprati e semplicemente riposti sullo scaffale (con il passare degli anni semplicemente si riducono i compratori travestiti da lettori, ma il fenomeno pare persistere).

Cosa accade con Busi? Beh risultano taluni lettori seriali per cui preoccupa un poco la loro monotonia nel rileggere più di una sua opera, incluse quelle non (ancora?) riscritte.

Secondo un “venditore di libri usati” ([5]), invece, non li legge nessuno quelli dell’illustre bresciano; il che se fosse vero significherebbe un’autorevolezza maggiore di quella dell’autore alessandrino.

  

Credo che sia nel mio carattere a questa mia età: una persona intelligente non può deludermi e non può ferirmi, se non mi aspetto molto.

In termini più banali: con Busi uscirei a mangiare anche se egli non è in cima alla mia lista.

 

Sconto il suo essere persona pubblica.

Apprezzo i suoi disprezzi, del resto io su Fb non distribuisco nastrini di benemerenza.

Mi aspetto le sue contraddizioni: ricucirà con Travaglio?

 

Le date sono inesorabili.

 

A mio avviso non ha senso paragonare Pier Vittorio Tondelli e Aldo Busi.

Ma quando Busi - preferibilmente Tondelli vivo - critica lo scrittore di Correggio siccome autore di letteratura omosessuale, beh forse esiste un fattore cronologico autoriale che con la frattura generazionale fra loro fa suonar male certi asti verbali dell’illustre, altrettanto, provinciale bresciano.

 

Se dovessi riassumere la differenza che rilevo da lettore fra loro, ne troverei due.

Busi non ha mai scritto di una condizione giovanile (sua e altrui) perché, a differenza di Tondelli, egli non poteva essere giovane prima di diventare adulto.

L’urgenza tondelliana manca allora nel popolare busiano.

Ben mi è noto che uno dei libri più riscritti (e quindi oggetto di edizione) da Busi è Seminario sulla gioventù, ma la mia opinione non cambia. 

 

 

 

POST SCRIPTUM  A UN INCOMPIUTO

Mi è già capitato di pubblicare un post non completato, e poi appunto di ultimarlo.

Di questo, vecchio di sette anni, avevo perso traccia.

Nel frattempo, Aldo Busi è diventato quasi invisibile (pur se con altri due libri pubblicati ([6])) e la sua ultima fatica, con un titolo (provvisorio?) ormai sarebbe ultimata da un paio di anni ([7]).

Per ora questo è quanto, anche da parte mia.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Che veste malissimo, ma sembra quasi voluto. Glielo si perdona per le stesse ragioni per le quali andrebbero arsi vivi certe sciacquette marchiate e i cosiddetti – ma da chi? – hipster cortocalzonati e tutte le loro varianti generazionali.
[2] In argomento ho concluso il ragionamento. Con sorta di landolfiana schizofrenia, egli ha optato per due righe nel risguardo di copertina, ma esigendo una bibliografia precisa - anche perché egli è solito rivedere, integrare, riscrivere le proprie opere - nelle pagine dei suoi libri.
[3] Penso a Carlo Freccero.
[4] Dichiarazione tratta da una intervista del 2010 (vista l’età declinata dallo scrittore e un suo riferimento cronologico) realizzata da Renato Catania per il periodico Lo Strillo: http://www.giornalando.net/intervista-ad-aldo-busi.html.
[5] Il quale nega sempre di frequentare i mercati e le bancarelle, onde quando lo incrocio in quegli àmbiti fa finta di non vedermi.
[6] Curiosamente Wikipedia li cataloga come “altri scritti”, entrambi. Si tratta di Vacche amiche, Venezia, Marsilio Editore, 2015 e di Le consapevolezze ultime, Torino, Einaudi, 2018.

domenica 21 febbraio 2016

“OCCUPY RAI” (Sniper series – 31)


OCCUPY RAI
(Sniper series – 31)

 

L’operazione “Occupy RAI” è già cominciata: Daria Bignardi firma per RAI3 la necrologia a pagamento pubblicata sul Corriere della Sera del 21 febbraio 2016 per Umberto Eco.

Alla stessa data ed al successivo 22 febbraio non risulta ivi una sua (con il marito, magari) necrologia personale.

Per contro, Anna Maria  Gandini la necrologia se la è pagata con il proprio danaro.

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

 

 

 

© 2016 Top Shooter
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mercoledì 6 giugno 2012

UMBERTO ECO (fumetti e il Martini)


UMBERTO ECO
(fumetti e il Martini)



Credo di “convivere” intellettualmente con Umberto Eco da quando avevo circa sette anni di età.
Non perché io fossi un prodigio, ma perché avevo cominciato allora (con immane fatica data dai nomi che non sapevo pronunciare) a leggere le strisce e le tavole dei Peanuts sul mensile Linus.



Nel 1967 non c’erano molti intellettuali, anche giovani, disposti a seguire (vado molto per approssimazioni) la linea di un Roland Barthes che in Francia studiava appunto fenomeni e prodotti della cultura di massa, ma su Linus si trovano “cose” che altrove erano inimmaginabili ([1]).



Cosi fra Batman e Mike Bongiorno, questo signore, pressoché immutabile nei decenni (quante giacche blazer di colore blu ha nell’armadio? Più delle giacchette da marinaretto di Paperino?) cominciò a farmi capire che non ero poi così solo a leggere i fumetti (pur essendo io stato criticato per tutti gli ultimi tre anni delle elementari dal mio maestro per questo).



Naturalmente, quando circa un decennio dopo tutti correvano al carro dei nuovi vincitori e i fumetti andavano bene (dov’erano quando Hugo Pratt dovette, quasi, “riparare in Francia”?), Umberto Eco non era più una voce isolata.



Non ho letto Il nome della Rosa (e nemmeno ho visto il film).
Qualche anno dopo comprai però, e mi servì molto, Come fare una tesi di laurea.



Il pendolo di Foucault lo acquistai molti anni dopo su suggerimento di una persona di cui mi fidavo; del resto, cominciava il mio furore di avere libri e Eco giustamente professa il principio per cui si comprano libri per poterne disporre quando si vogliono leggere o anche solo consultare.
Questa la ragione per cui oggi ho potuto aprire la mia copia, una prima edizione del 1988 ancora quasi “da scaffale”, dopo 14 anni dalla sua pubblicazione: semplicemente per verificare la pagina in cui si trova il passo citato da Eco ([2]) nella sua introduzione a Ed è subito Martini di Lowell Edmunds ([3]).

Io e il semiologo più famoso d’Italia dissentiamo quasi su tutto rispetto al Martini, tranne per due cose, fondamentali: anch’io sogno di poter entrare in un bar, in qualsiasi città del mondo ed ordinare un solito o, addirittura, aspettare che mi venga servito automaticamente; e, più importante, il fatto che “è ovvio che il Martini migliore è quello che ti fai da te, a casa” ([4]).





                                                                                                                      Steg







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[1] Notevole fu anche che Dino Buzzati scrivesse una prefazione a Vita e dollari di Paperon de Paperoni. Era il 1968.
[2] Pagina 136 per l’edizione rilegata; oppure cercate il capitolo 36.
[3] In originale, questa nuova edizione del 1998 – tradotta nel 2000 e pubblicata per i tipi di Archinto – si intitola Martini Straight Up.
[4] Dove i bicchieri possono stare in freezer, cosicché anche Umberto Eco non avrebbe bisogno del ghiaccio che annacqua tragicamente il Martini.