"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 13 febbraio 2024

CENTO ANNI DI RADIO (pretesto)

 

CENTO ANNI DI RADIO

(pretesto)

 

 

Il Leopardo ([1]) ruggisce ancora: https://soundcloud.com/paoloonline/leopardo-soultrain-12-10-1978-radio-milano-international

 

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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martedì 3 marzo 2015

RADIO MILANO INTERNATIONAL: ERA IL 10 MARZO 1975 (Sketches series – 20)


RADIO MILANO INTERNATIONAL: ERA IL 10 MARZO 1975
(Sketches series – 20)


Le pagine Facebook (compresa la mia) tendono a rispettare le date, a parte il fatto che su Fb dopo morto conti poco e quasi tutti cercano di darti un buon giorno e scappare dalla commemorazione funebre.
Il blog, invece, sta lì, sempre aperto dove vuoi tu e quando vuoi tu: il blog è meglio di Fb: come la radio è meglio della televisione.
E io rispetto le date, ma non le scadenze come gli auguri svogliati ([1]).


Fra una settimana si dovrebbe celebrare il 40° anniversario della fondazione di Radio Milano International, o meglio dell’inizio delle sue trasmissioni: 10 marzo 1975.


Un poco, pochino, ne ho scritto parlando di Leonardo “Leopardo” Re Cecconi ([2]).
Il fatto è che per chi c’era e riusciva ad ascoltarla quella – “LA” – radio in FM, le storie si fanno personali e, quindi, poco rilevanti per gli altri.
Rino Borra al banco del Bar Pasticceria Ricci (dove andava anche Giorgio Scerbanenco ([3])) di Milano ([4]) ([5]) ([6]) ([7]), che la domenica mattina mi chiede notizie della mia Vespa 150 (usata, del 1972) è già storia.
Storia anche “la Lilli” con cui conversava al telefono mia madre, la mattina.
Storia altresì telefonare poco dopo mezzanotte, rivestirsi e andare a trascorrere qualche ora del primo giorno dell’anno in studio, Via Locatelli.
Storia la mia disastrosa partecipazione a “Disc Jockey On Stage” ([8]) …


Quindi non devo fare molto, se non chiudere con una stringa che cita, ancora, la dee-jay Lilli Guacci, quella cui piace tanto tanto una canzone di Billy Joel ([9]) anche perché eravamo tutti (ai microfoni e ai piatti, oppure all’ascolto) “americani”, cioè newyorkesi.
http://vibe-capital.blogautore.repubblica.it/tag/lilli-guacci/.



                                                                                                                      Steg




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(per i più pigri) Lista di Lilli Guacci tratta dal blog del DJ Massimo Oldani il 14 febbraio 2014 

giovedì 23 gennaio 2014

GRAZIE LEOPARDO!


GRAZIE LEOPARDO!

 
Ieri 24 gennaio 2014, il mio blog è andato in picco, ma non in distorsione: con gli aghi degli indicatori dei livelli “sui rossi” come quelli dei banchi mixer di trenta anni fa.
Quei banchi su cui lavorava anche Leonardo “Leopardo” Re Cecconi.
 
Ecco quindi un altro successo del grande Leo: ospite speciale del mio Angolo il quale non solo ha attirato i lettori sui due post che gli ho dedicato ([1]), ma anche su altri miei scritti meno popolari (e recenti).
 
Allora “thank you so much, Lio-pardo!” e una forte zampata.
 

 

                                                                                                                      Steg

 

 
POST SCRIPTUM
 Siccome tutto è migliorabile, vi offro un gancio non troppo ovvio, di quelli che escono dalla valigia del fuoriclasse, magari come floor-emptier di congedo quando il tumbler ormai litiga con la tazzina.
Eccolo qui, clocka a sette minuti abbondanti, sul monumentale (lì siamo oltre i dieci) “Ain’t No Stopping Us Now” (McFadden and Whitehead): “Rhythm Talk” di Jocko.
Vero Leo?
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

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[1] Precisamente: “Leonardo ‘Leopardo’ Re Cecconi (il Fangio dei d.j. radiofonici)” e “Leonardo ‘Leopardo’ Re Cecconi: dieci anni di … niente”.
 

martedì 7 gennaio 2014

LEONARDO “LEOPARDO” RE CECCONI: DIECI ANNI DI … NIENTE


LEONARDO “LEOPARDO” RE CECCONI: DIECI ANNI DI … NIENTE

 
Quando scrissi il mio post su Leonardo “Leopardo” Re Cecconi ([1]), volevo solamente fissare un poco dei miei ricordi che rischiavano di andare svaniti.
Quelle righe (nel tempo leggermente rivedute e ampliate) sono diventate le più popolari del blog.
Non le scrissi per commemorare un anniversario, ma mi rendo conto che a breve saranno trascorsi 10 anni dalla morte del più grande disk jockey dell’etere nazionale: il 22 gennaio 2014.
 
Ingenuamente, pensavo di trovare qualche cosa di nuovo in Internet, dato il decennale imminente.
Ho soltanto trovato qualcosa di vecchio, o meglio non ho trovato ciò che pensavo di trovare in ragione dei risultati delle mie ricerche.
 
Lasciando perdere i miei desiderata (di cui ho già scritto), incappo infatti su You Tube nella presentazione di, addirittura, un film documentario sul Fangio dei D.J. radiofonici: accadeva nel 2009, proprio il giorno del “compleanno” di Radio Milano International: il 10 marzo, come testimonia, per ora, un t-zer di scarsi quattro minuti di cui se ne salvano meno della metà.
Il titolo dell’opera audiovisiva? The soul train is still running di Umberto Fiume e Lorenzo Veronese. Progettato per uscire in DVD.
Ma il film (di cui ignoro anche la durata) non sarà mai pubblicato.
Siccome anche la fonte da cui traggo questo comunicato è un sito destinato a morire ([2]), lo pubblico integralmente e testualmente qui di seguito.

QUOTE

Milano, 7 settembre 2009

Comunicato
Carissimi amici, viste le continue sollecitazioni che ci provengono da più parti, ci sembra arrivato il momento di fare un punto sulla situazione relativa alla distribuzione del documentario “The Soul Train is Still Running” sulla storia del Dj Leonardo Re Cecconi, in arte Leopardo. Purtroppo non siamo ancora nella condizione di pubblicarlo, e questo per gli ennesimi e nuovi problemi legali correlati all’utilizzo del materiale inserito al suo interno. Quando abbiamo presentato il documentario pubblicamente a Milano, il 10 marzo del 2009, eravamo nella convinzione di aver risolto tutte le questioni legate a questo aspetto. Ad una successiva verifica, necessaria prima della pubblicazione, ci siamo resi conto che così non è. Potete immaginarvi quanto rammarico ci sia nella constatazione che non siamo ancora nelle condizioni di potere pubblicare il lavoro, costatoci anni di grandissimo impegno. Tutti, del resto, possono comprendere che non possiamo agire diversamente. Purtroppo questa è una materia molto complessa perché non è mai stato realizzato in precedenza un prodotto del genere, e stiamo capendo nostro malgrado che non sarà facile né breve venirne a capo. Ci preme inoltre chiarire un aspetto importante: la società Papico Eventi del signor Fulvio Gaddi non ha nessuna responsabilità per la mancata pubblicazione del Dvd. La Papico Eventi aspettava da noi il via libera che per le ragioni sopra espresse non abbiamo potuto dare. Infine, al di là del “comunicato ufficiale”, permetteteci una nota personale: con questo comunicato ci auguriamo che si abbassino i toni della discussione, e invitiamo chi non ne ha diritto ad evitare considerazioni e accuse fuori luogo. Del resto, i nostri ritardi dipendono da una situazione che solo man mano che passa il tempo diventa completamente chiara : gli impedimenti relativi all’utilizzo del materiale inserito nel documentario sono uno scoglio molto più grosso di quanto fino a pochi mesi fa avessimo valutato. Purtroppo noi non abbiamo un ufficio legale a disposizione ma ci rendiamo conto che per superare questi ostacoli un ufficio legale è indispensabile. A questo punto è evidente che la risoluzione di questi aspetti non è questione gestibile solo dalle nostre forze. A complicare le cose, inoltre, gli insulti inqualificabili ricevuti via internet negli ultimi giorni hanno rappresentato la classica “goccia”. Fatta la somma di tutte queste considerazioni, vi comunichiamo con molta serenità che noi ci fermiamo qui.
In anni di lavoro, vi assicuriamo per nulla semplice, abbiamo prodotto con le nostre sole forze un documentario giudicato da tutti, pubblico e istituzioni, di indubbio valore storico e artistico. Oltre non possiamo andare. Possiamo però porre l’attenzione su una possibile soluzione: che qualcuno con la competenza e la passione necessarie ad assisterci legalmente si prenda carico di tutte le incombenze legate ai diritti di utilizzo del materiale presente all’interno del documentario. Ci abbiamo ragionato a lungo e siamo arrivati alla conclusione che non c’è alternativa. Da soli non ce la possiamo fare. Pertanto invitiamo chiunque sia nelle condizioni di svolgere questo compito a mettersi in contatto con noi. E’ l’unico modo che vediamo per uscire da questa situazione di stallo. Vi ringraziamo per l’attenzione salutandovi tutti cordialmente. Umberto Fiume e Lorenzo Veronese info@bluvision.tv

UNQUOTE

 

Bene, cerco di accedere al sito di Blu Vision, ma il mio software mi consiglia di non entrarci (anche se ho un antivirus).

 

Ricapitolando: dopo circa 58 (cinquantotto) mesi non si sa più nulla di quel documentario e, come i miei lettori più assidui sanno, conoscendo io la materia anche in diritto, mi domando perché non si possa, nemmeno, indicare quale (o quali) siano (stati?) gli impedimenti alla sua pubblicazione in DVD (o diffusione in altro modo).
Esemplificando: ormai fonograficamente il mercato ([3]) rende possibile quasi qualsiasi abbinamento di artisti (leggasi anche loro registrazioni preesistenti); i disc jockey possono parlare liberamente (anche) in base a norme giuridiche di rango costituzionale (soprattutto se essi non sono remunerati per farlo); quindi non capisco se il problema fosse che “manca la liberatoria” in quanto, ripeto, l’ostacolo non pare insormontabile o cosa altro.

 

Che aspettarsi allora per il prossimo 22 gennaio? Niente di diverso da quanto più o meno già si conosce.
Probabilmente qualche minuto tratto da nastri magnetici Ampex che, se non riversati su supporti più moderni e duraturi, rischiano alla fine di sgretolarsi nel nulla.

 

Vorrei essere smentito, ma non ci spero molto.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Intitolato “Leonardo ‘Leopardo’ Re Cecconi (il Fangio dei D.J. radiofonici)”.
[2] http://www.radiomusicsmile.com/2009/09/07/un-comunicato-sul-dvd-di-leopardo-mai-uscito/
[3] Ridottosi e con solo qualche “major” in campo.

giovedì 9 maggio 2013

L’ETERE GRIGIA ITALIANA (lo stato della radiofonia)


L’ETERE GRIGIA ITALIANA
(lo stato della radiofonia)

 

Altrove nel blog ho commemorato, con gradimento costante dei lettori, la statura radiofonica di Leonardo “Leopardo” Re Cecconi.

 

Riscontro, io stesso fifthy-something, lo stato modesto della radiofonia italiana, quella delle emittenti che una volta si chiamavano network ora non più perché esse, ciascuna di loro, da sole trasmettono su tutto il territorio nazionale (e oltre se attraverso internet).

 

Sono i conduttori il cui pelo sullo stomaco spesso è grigio – imbragati in palinsesti dove le chitarre miagolano anziché ruggire, dove le rime sono cuore/amore, dove Fabri Fibra di straforo frantuma l’immagine (sapete da cosa deriva iconoclasta?) e i suoni laccati e paraculi (nazionali o esteri, come i liquori nei listini prezzi dei trani) e altro non si può chiedere – a mordere il freno di una briglia timorosa quando il “danno” (quale in termini quantitativi?) sarebbe comunque modesto perché modeste sono le vendite, “fisiche e digitali” come amano sottilizzare anche quelli che non sanno chi fu Phil Spector ma riscaldano minestre sonore piene di scarafaggi (non di Liverpool) e smagliate come prostitute pensionabili.

 

Ecco allora, esemplifico i miei ascolti, evidentemente: Federico l’Olandese Volante promettere più Ramones, Linus paventare “Iron Man” dei Black Sabbath a recensire il terzo capitolo dell’omonima saga cinematografica marvel-iana, Dini e Lester straforare per le casalinghe mattutine una melodia di The Smiths che si perde nel ronzio di un battitappeto modernissimo per il quale manca il danaro per onorare la rata a fine mese (è il credito al consumo, baby!).

 
Il peggio deve ancora venire, ma cercano di non dirvelo; perché la rivoluzione non sarà trasmessa in televisione (in quanto non ci sarà), ma la crisi economica ve la distillano lontano dai pasti.
Sta dunque a voi, prima che siano bruciate tutte le vostre cellule cerebrali, attaccare il Palazzo dei Ricordi che avete dimenticato e riconquistare la vostra dignità musicale.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 13 settembre 2012

LEONARDO “LEOPARDO” RE CECCONI (il Fangio dei D.J. radiofonici)


LEONARDO “LEOPARDO” RE CECCONI
(il Fangio dei D.J. radiofonici)

 

Se come scrive David Bowie il disc jockey è ciò che suona ([1]), allora credo che non poca e sempre crescente sia la frustrazione nelle radio da diversi (troppi) anni.
I D.J. ormai sono diventati tutti (o quasi?) conduttori, e possono quindi ritrovare la loro vera identità solamente se la loro professione la svolgono nei locali pubblici.

 

La figura del disc jockey (letteralmente fantino del disco) ha avuto alti e bassi ([2]) e probabilmente oggi ([3]) salvo per coloro che davvero amano la musica (penso ai club tematici che poi rischiano di ridursi a “recinti culturali”) in Italia essa non è molto considerata; sarà mia opinione personale, ma Bob Sinclair o David Guetta non possono essere paragonati a Carl Craig (tanto per fare il primo nome che mi viene in mente).
Va un po’ meglio all’estero, ed infatti le stelle dei piatti sono quasi sempre degli stranieri (indipendentemente dalla loro qualità).

 

Bene, e allora?
Allora in Italia la radio in FM (non è mai stata MF, anche se per esteso tutti parlavano di modulazione di frequenza) dal 1975 è stata una rivoluzione culturale di non poco conto: oso dire che prima di Internet essa ha sconvolto, in meglio, la vita di molti, soprattutto di teen-ager e giovani in genere.
Un’esplosione sonora che comincia dal nord e che, a parte emittenti di cui nessuno ricorda mai il nome ([4]), è legata a Radio Milano International, con studi e uffici in Via Locatelli ([5]), in poco tempo dotata anche di nickname: “Oneoone” dai 101 (circa) megahertz su cui trasmette(va).

 

La radio è fatta dai suoi disc jockey, che fra gli scaffali dell’archivio cercano cosa “mettere e passare” durante le loro trasmissioni e con il pacco di vinile sottobraccio – quasi tutti 12”, ma anche qualche 7” ([6]) – vanno in studio ([7]).
Non voglio farvi una storia di Oneoone, bensì farvi capire come funzionavano le cose.

 

Fra le grandi voci dei centouno, il gigante (dal 1977) fu sempre e solo una figura più pallida di un coccodrillo albino newyorkese e magra quanto quei rettili leggendari: Leonardo Re Cecconi, a tutti noto come Leopardo e che aveva come personal jingle ovviamente un ruggito. Senza dimenticare il doppio fischio seguito da un “ragazzi!” che lo accompagnava nei suoi intercalare ([8]).

 

A parte il fatto che lui era già incredibile quando trasmetteva il soul, fosse esso di plastica (cioè la disco) o genuino, Leopardo faceva il crossover tentando di allargare i gusti degli ascoltatori.
Ecco che quindi che riesce ad entrare in classifica d’ascolto ([9]) una canzone come “Trans Europe Express” (“Europa” nella versione tedesca) dei Kraftwerk.
Nel 1979-80 fa ben di più: il titolo della trasmissione, pomeridiana, non cambia, ma dentro si permette di inserire “A Forest” di The Cure e anche i Joy Division e, non meno significativo, “A Love Supreme” di John Coltrane.
Nei suoi racconti per gli ascoltatori ci sono anche quelli su WBLS (“In a class by itself”, lo slogan) ovvero la stazione radio più nera di New York City all’epoca.

 

Ecco con Leopardo non si perdeva un minuto, perché tutta la sua trasmissione era uno show.

 

D’accordo, ma che c’entra Fangio?
Juan Manuel Fangio è stato uno dei rari fuoriclasse dell’automobilismo sportivo ([10]) con una peculiarità: era poco “fedele” alle case per cui correva.
Cosi anche Leopardo a un certo punto lascia per la concorrenza e passa a Studio 105: come dire Rivera che passa all’Inter …
 
 
 
Tornerà “a casa” qualche anno dopo, ma ormai è incostante ([11]) e – forse – anche noi non ascoltiamo più la radio come facevamo da ragazzi.
Del resto “le radio” non sono più le stesse, come ho premesso: cominciano ad apparire strane figure di “tecnici” e “responsabili della programmazione”: ovvero il D.J. non va più in archivio a prendere i dischi (o i CD), il D.J. non mette più i dischi sul piatto e i CD sul lettore, il D.J. non abbassa più la testina del braccio e non schiaccia il bottone del laser; da qualche anno ce ne sono anche, di questi che sono solo speaker (cioè letteralmente “parlatori”) che dicono ciò che gli hanno scritto: che tristezza!
 

Leopardo muore di cancro il 22 gennaio 2004, un po’ più che cinquantenne ([12]). Più che la fine di uno stile, sembra la fine di un’epoca intera.



E del ruggente ex studente alla Facoltà d’architettura, leggenda vuole scoperto da Cecchetto, oggi rimane solo qualche “file audio” faticosamente rintracciabile in Internet e delle foto. Un po’ poco, come se non si riuscisse a realizzare una bella compilation, magari un doppio CD, dove far vivere le due sue anime ruggenti: quella più popolare e quella dell’educatore alla buona musica, ovviamente intervallando il tutto con la sua voce.

 

 

                                                                                                                        Steg




 

 
POST SCRIPTUM

Nel novembre 2013 ho trovato, non su You Tube, questa gemma audio: https://soundcloud.com/paoloonline/leopardo-21-11-1979-radio-milano-international . Qui si ruggisce davvero!
 
 


                                                                                                                      Steg

 


 

 

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[1]I am a d.j./I am what I play” (David Bowie, “D.J.” contenuta nell’album Lodger).
[2] Considerate quanto è scritto nell’ottimo blog bowiano Pushing Ahead of the Dame intorno a questa canzone e a questo professionista: http://bowiesongs.wordpress.com/category/lodger-1979/.
[3] Per lo ieri prossimo vi rimando al mio post “Out in Clubland Having Fun”.
[4] Un po’ come quei marchi che non superano l’ambito locale, appunto; ma non per questo sono sinonimo di raffinatezza.
[5] Una brevissima strada traversa di quella Via Vittor Pisani dove vengono girati tanti filmati pubblicitari perché probabilmente è l’unica strada italiana a sembrare … non italiana. Del resto amatori e detrattori dicevano che RMI era la radio più americana d’Italia.
Oggi la sede è altrove, e la radio ha anche cambiato nome.
[6] Ovviamente allora si parlava di disco mix, LP e 45 giri.
[7] Grandi arrabbiature quando qualcuno non ha rimesso a posto i dischi.
[8] Ad esempio era uso dire “questi non portano certo scarpette da ballo” (cito verbatim) per annunciare i Van Halen (se ben ricordo).
[9] La trasmissione del sabato diventava “Soul Train Disco Dance” da “Soul Train” che era nei cinque giorni precedenti. Il titolo era un omaggio ad un classico del Philly Sound.
[10] Chiamiamolo Formula Uno per comodità, ma c’erano anche altre corse, come la Carrera Panamericana o la sempiterna 500 miglia di Indianapolis.
[11] Cosciente delle proprie capacità da tempo tende a preferire il “miglior offerente”. È un dato di fatto: del resto la sua presenza è in grado di rendere popolare anche una discoteca.
[12] Verosimilmente la data di nascita corretta è 1 settembre 1953 (e non 1954 come scritto in qualche suo profilo).