"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Giorgio Scerbanenco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Scerbanenco. Mostra tutti i post

lunedì 11 maggio 2026

ERUDIZIONE INCOMPLETA (Milano noir o gialla) (Facebook Down Series – 254)

 

ERUDIZIONE INCOMPLETA

(Milano noir o gialla)

(Facebook Down Series – 254)

 

Ai lettori più assidui e/o di antica data del blog è noto che:

-          Giorgio Scerbanenco per me rimane una vetta: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/lincapacita-di-superare-scerbanenco.html

-          Andrea G. Pinketts lo ho rivalutato, e non poco: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2024/06/pikkettando-pinketts.html

-          Qualcosa di noi, giallo, polar et similia ho letto: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2023/12/polarando-uno.html

Altro, molto, trovate da soli, se volete.

 

Non è la prima delusione di critica letteraria che patisco, anche “in punto”: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2024/05/giorgio-scerbanenco-e-milano-con-piu.html

Ma questa è proprio fastidiosa.

 

Alberto PEZZOTTA, Il noir italiano prima e dopo Scerbanenco ([1]). Sono 429 pagine.

Pinketts: non citato nei testi narrativi, menzionato fugacemente, due (2), volte ([2]).

Renato Olivieri: menzionati due romanzi.

Compare, curiosamente, Umberto Simonetta.

Trascurabile, per quanto mi riguarda il lavoro di Pezzotta.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2026 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] Milano-Udine, Mimesis, 2026.

martedì 28 maggio 2024

GIORGIO SCERBANENCO E MILANO: CON PIÙ CALMA E PIÙ METODO

 

GIORGIO SCERBANENCO E MILANO: CON PIÙ CALMA E PIÙ METODO

 

Della mia passione per Giorgio Scerbanenco ([1]) ho scritto in epoca remota ([2]) e poi lo ho citato altre volte e addirittura lo ho evocato per un post “sociale” ([3]).

 

Negli anni dieci sono state pubblicate biografie a lui dedicate ([4]), ripubblicate sue opere (anche oggi), … 
Base della miglior critica rimane sempre Oreste del Buono ([5]).

 

Nel maggio 2024 sono incappato, causa recensione, in un libro intitolato Scerbanenco a Milano, di Alessandro Trocino ([6]).
Ne ho lette una quarantina di pagine, dopo aver vagliato con attenzione la sua “piccola bibliografia”.
Mi sembra un poco troppo “urlato” e troppo poco milanese: banalmente: perché l’autore non ha evocato (più diffusamente?) Il centodelitti ([7]), o almeno Milano calibro 9 ([8])?

 

Nota curiosa: la critica scerbanenchiana più rilevante si rinviene nelle edizioni, esaurite, di Garzanti (e Frassinelli), piuttosto che in quelle successive.

 

In margine, altra considerazione: Jean-Patrick Manchette ([9]).
Trocino è nato nel 1965: e avrebbe letto da adolescente Nada nella edizione del 1974 di SugarCo?
Si consideri che sino al 1992 nemmeno Posizione di tiro era tradotto in italiano.

 

Forse chiedo troppo, forse (e si capisce anche dalla immagine con cui accompagno le mie righe: fuori bibliografia altrui).

 

 

 


                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] Forse più affidabile di Wikipedia, salva una citazione “monca”: https://www.treccani.it/enciclopedia/giorgio-scerbanenco_(Dizionario-Biografico)/
[2] Anno 2011: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/lincapacita-di-superare-scerbanenco.html.
Nel frattempo ho limato qualche giudizio positivo in riferimento ad almeno uno dei suoi epigoni 8senza rinnegare il valore delle loro opere narrative).
[3] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/05/anche-i-ghanesi-ammazzano-al-sabato.html.
[4] Dai due figli: prima Cecilia (Il fabbricante di storie) e poi Alberto (Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco), a distanza di circa un anno.
[5] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/10/oreste-del-buono-senza-dimenticare.html.
[6] Sottotitolo: Il padre del noir italiano, Roma, Pesi edizioni, 2024.
[7] Milano, Garzanti, 1970.
Per la precisione è “9” e non “nove”.
[8] Milano, Garzanti, 1969.
[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Patrick_Manchette.
Anche per lui varie citazioni, a partire da https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/06/nouveau-polar-manchette-e-pagan-qualche.html.

mercoledì 27 marzo 2024

GIORGIO FALETTI: DANNEGGIATO DALLA CRITICA POSITIVA? (half sketch)

 

GIORGIO FALETTI: DANNEGGIATO DALLA CRITICA POSITIVA?

(half sketch)

 

Difficilmente cambio opinione, quando capita di solito mi spiego il motivo (non per giustificarmi).

 

Fui molto deluso dalla lettura di Appunti di un venditore di donne di Giorgio Faletti ([1]), che ricordo acquistai alla sua uscita.

Probabilmente la colpa fu una recensione entusiastica di Antonio D’Orrico: suo massimo paladino che evocava Umberto Simonetta ([2]), e probabilmente anche Giorgio Scerbanenco ([3]), e ovviamente Milano ([4]).

 

Ho poi letto Io uccido ([5]): non ho capito le ragioni del suo successo, ma non essendo io un estimatore di Umberto Eco (anche lui piemontese) romanziere …

 

Ho quindi letto Pochi inutili nascondigli ([6]): qualche racconto mi piacque.

 

Strane le idee: la miglior biografia di Faletti se la è scritta lui, abbinandoci due CD ([7]): Da quando a ora.

Non mi risulta nessuno studio della sua opera letteraria (qualche tesi di laurea?) ([8]).

 

Giorgio Faletti era sicuramente una persona di grande talento, ma le classifiche non sono mai buone consigliere: sostenere che lui (lo sostiene D’Orrico) fosse il più grande romanziere italiano (e ciò contribuì al suo iniziale successo)?

Faletti confessa(va) un vocabolario non ricco. Aldo Busi vanta, sé dicente, il massimo vocabolario di autore nazionale.

 

Giorgio Faletti sbagliava le pronunce (difetto tipicamente italiano ([9])). Con l’Inglese invece mi pare nulla quaestio.

 

Probabilmente gli hanno costruito un alto profilo e lui ha pensato che sputarci sopra non fosse poi una grande idea.

 

 

(continuerà il post)?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

giovedì 29 settembre 2022

TRIESTE

 TRIESTE

 

Secondo Daniele Del Giudice ([1]) (ne Lo stadio di Wimbledon) Trieste ha un mare che finisce: in effetti guardandolo, ad esempio dal molo Audace ([2]), sembra che esso finisca a sinistra, dove si trova quella che una volta era la Jugoslavia.

 

Ho conosciuto Trieste da scolaro delle elementari (sette anni e la seconda classe finita: allora c’era l’esame di ammissione per la classe terza).

Mi ricordo del Pinguino Marco all’Acquario, post mortem è un simbolo ([3]), e di questo lungomare in effetti un poco particolare.

 

C’è Trieste in alcune “storie” di Giorgio Scerbanenco, due hanno il nome della città nel titolo, ma non ho censito tutto ([4]).

 

Non scrivo della città della Bora (il vento) e di Umberto Saba, Italo Svevo, James Joyce o altri, in quanto non scriverei miei pensieri.

Ogni tanto affronto Claudio Magris, e allora magari indico il Caffè San Marco (dove però l’ultima volta quello che per me è il rito del Martini Dry ([5]) – o Martini Cocktail se preferite – è stato un supplizio pari a quello di chi vede il chirurgo incapace che lo stato operando, nonostante l’anestesia) che è il suo preferito.

 

Cerco di seguire un ordine circa cronologico per quel che mi riguarda, e quindi cito – sebbene non essenziali – i romanzi gialli di Veit Heinicken, ambientati solitamente a Trieste, appunto, da questo expat tedesco un po’ troppo politicamente corretto, cioè sempre filo-noglobal ([6]), , ma a casa d’altri dove – non occorre essere Silvio D’Arzo – bisognerebbe essere più educati.

 

Per un curioso gioco di “sponde” in un ideale biliardo intellettuale, da Emilio Salgari sono ritornato a una presentazione di Giampiero Mughini che già conoscevo e quindi al suo libro, il cui titolo dice tutto, In una città atta agli eroi e ai suicidi. Trieste e il “caso” Svevo ([7]).

Ho così scoperto Renzo Rosso, scrittore ([8]) – purtroppo (per le ricerche) omonimo dell’imprenditore – anch’egli nato nel capoluogo giuliano.

 

E poi quello “sconosciuto-conosciuto” di Roberto Bazlen, evocato da Mughini e già romanzato da Del Giudice nel suo Stadio …, forse soggetto di un numero eccessivo di biografie, che invece da Trieste cercò sempre di andarsene per sempre ([9]), riuscì a morire a Milano.

 

Siccome al lettore medio piacciono le figurine, troverete la firma di Mauro Covacich, ma non da copia del suo volume su Trieste ([10]).

Volume che mi fa concludere nel senso che non serve leggere di Trieste se non ci si è stati, quindi c’è chi non avrebbe dovuto leggermi.

 

 

Dedica dell'autore, forse sprecata

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2022 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



Avvertenza: due titoli in prosa dell’Autore risultano ridondanti: quelli contenuti ne Mania e quello intitolato Nel museo di Reims sono tutti compresi ne I racconti che quindi soddisfa i non bibliofili.
Per le opere narrative di più lungo respiro, ogni critico ha la sua opinione, a parte l’esordio wimbledoniano (molto ambientato a Trieste, evidentemente) Staccando l’ombra da terra (finta antologia di racconti) mi pare molto interessante, e evidentemente può far pensare al pittore Roberto Crippa: https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Crippa.
Per i più curiosi: è poco citata, ma Ida Zilio Grandi è la vedova di Del Giudice.
[4] Altro romanzo ha un protagonista friulano (Al servizio di chi mi vuole): non confondete mai friulani e giuliani.
Scerbanenco, che triestino non era e italiano di nascita solo per madre, visse negli ultimi anni a Lignano Sabbiadoro (Udine).
[7] Milano, Bompiani, 2011.
[9] Tutto Bazlen è pubblicato da Adelphi in un volume intitolato, a scanso di equivoci: Scritti, più volte ristampato.
Riconoscendogli per una volta merito, rinvio anche a Bobi, di Roberto Calasso (sempre Adelphi, 2021).
[10] Trieste sottosopra. Quindici passeggiate nella città del vento, Collana Contromano, Roma-Bari, Laterza, 2006 e poi ristampato.

giovedì 19 giugno 2014

NOUVEAU POLAR: JEAN-PATRICK MANCHETTE E HUGUES PAGAN (qualche considerazione, indotta, sulla letteratura)


NOUVEAU POLAR: JEAN-PATRICK MANCHETTE E HUGUES PAGAN
(qualche considerazione, indotta, sulla letteratura)

 

Parto dalla definizione del titolo del post: “nuovo policier+noir”.
Si presuppone un genere, letterario, la sua codificazione, l’arrivo di autori in grado di innovarlo.
Beh, sembra facile: è letteratura di genere (o sono due tipi di una letteratura di genere raccolti nella crasi icebergica?), quindi definibile e pertanto di agevole evoluzione.
Magari!

 

Io disprezzo Andrea Camilleri ([1]), infatti piace molto a chi in questo blog più che per sbaglio potrebbe arrivare per punizione ([2]).
Non sono però neanche un cultore di Maigret (policier di sicuro, noir almeno talvolta), pur avendo letto svariati romanzi e molti racconti scritti dal belga George Simenon di cui il commissario è protagonista e apprezzandone ben più di taluni.
Come forse ho già dato a intendere altrove in queste pagine elettroniche, ho letto: Raymond Chandler (molto), Dashiell Hammett (abbastanza ([3])), tutto il ciclo di Tom Ripley e altro di Patricia Highsmith ([4]), Ed McBain dell’87th District (abbastanza in quanto ha scritto molto), Giorgio Scerbanenco (ben oltre il genere), Ken Bruen (fino a un certo punto ([5])), Philip Kerr (i primi tre ([6])), i romanzi di Boris Vian firmati Vernon Sullivan, Anthony Frewin, …, di Carlo Lucarelli ho delle edizioni che forse farebbero la gioia di qualche collezionista, di Andrea G. Pinketts ho già scritto qui.
Ho anche letto un romanzo di Jean-Claude Izzo e un paio di Massimo Carlotto: poi mi sono fermato in quanto non vedevo grandi novità e vedevo troppa estrema sinistra, diciamo così ([7]).
Pour la France: mi sono letto qualche Fred Vargas, niente di che.

 

Ho avuto la fortuna di incontrare Jean-Patrick Manchette in una bella edizione (la prima in Italiano) pubblicata da Metrolibri, nel 1992, di La Position du tireur couché. Allora non feci caso al fatto che era venduta a metà prezzo ([8]).
Da alcuni è ritenuto il capolavoro di questo autore francese, considerato il capostipite del nouveau polar.
Buona fortuna per chi cerca questo romanzo tradotto e ancora ama leggere i libri sfogliandone le pagine ([9]), comunque continua a intitolarsi Posizione di tiro.

 

Manchette era secco, essenziale, sempre. In tutti i suoi romanzi.
Manchette scriveva sempre il “.” prima del numero di calibro delle armi da fuoco, non si tratta di un dettaglio.
Manchette era di sinistra, molto ([10]).
Manchette era anche giornalista.
Manchette non amava serializzare i suoi protagonisti.
Manchette all’imperfetto in quanto morto di cancro ai polmoni, dopo un tumore al pancreas, nel 1995, a 53 anni. Fumava da quando di anni ne aveva 13.
Ce n’è di Manchette da leggere, se si legge in Francese.

 

Ho avuto la fortuna di incontrare Hugues Pagan (cui auguro lunga vita), ma troppo tempo dopo Manchette, nella stessa libreria, sempre a metà prezzo.
Quindi c’è un problema: autori riconosciuti come qualitativamente molto bravi in Francia in Italia non piacciono perché … io credo perché troppo intelligenti e colti: citare un marchio come Gretsch in un’opera narrativa a che serve?

 

Pagan è in alcuni aspetti l’opposto di Manchette: certo non esile nella prosa, ma spezzettato nel periodare ([11]). Non avaro nelle descrizioni che sfiorano l’autobiografia (è nato pied-noir). Pessimista e non “solare” (per fortuna!) come anche Manchette. Anche Pagan serializza poco. Pagan ambienta spesso a Parigi. Ritrovo, rinfrancato, “.” prima del calibro.
Insomma, una sorta di appaiamento ideale, più che sostanziale, per me fra questi due autori.
Gli è che Pagan non scrive più, da un sacco di anni.
Un titolo, anche se è l’ultimo di una trilogia: La notte che ho lasciato Alex ([12]).

 

Quoi faire ([13])? Semplice, cercarsi i libri di entrambi, scegliere (se del caso) e leggerseli.
Aspettando, senza crederci, l’erede vero di Giorgio Scerbanenco; probabilmente arriverà prima un altro francese.
Tant pis!

 

 

                                                                                                                      Steg


 

 
POST SCRIPTUM
 
… si torna sempre là, le strade, i porti e la pioggia, gli usci socchiusi e i neon cruenti e spettrali, i marciapiedi senza fondo, le raffiche di steel guitar sparate su un fianco, a spazzare via tutto, i canali di scolo e le stanze disseminate di detriti e vetri in frantumi, di lamenti e di spade, di chiazze di sangue e fango, di lampi elettronici – no future – e di facce livide… difficile trovare la luce. Racconti di morte tranquilla e di obitori stracolmi. Cortei di Cadillac e giovani visi esangui, abiti per diecimila franchi e ascessi purulenti su braccia dalle vene indurite, dalle ossa di alluminio, dai tendini di vetro… Un giorno o l’altro, si deve scegliere da che parte stare e non muoversi più.” (Hugues Pagan, In fondo alla notte, Padova, Meridiano zero, 2007, a p. 159; titolo originale Les Eaux mortes, Paris, Rivages, 1987).
 
Avete letto bene: 1987 quale data di pubblicazione e si tratta di un romanzo nouveau polar. Adesso prendete la vostra brava tavola sinottica e fate le verifiche del caso: cosa offriva l’Italia nel 1987?
 
 
                                                                                                                      Steg

 


 

 

© 2014 e 2023-2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 





[1] Attenzione: nella stessa antologia (quello di Camilleri di racconto l’ho letto, non mi è piaciuto, ho visto che lui ne era l’autore, non ci avevo fatto caso. Fine) ho letto anche Santo Piazzese e di questo scrittore ho letto tre romanzi ambientati a Palermo. Questo per evitare commenti a vanvera su Italia, Sicilia, eccetera.
[2] Lo Speaker’s Corner di Steg è ben difeso: vanno dritte dritte alla “real pain” queste persone che non sono neanche “sham friends”.
[3] La chiave di vetro mi colpì in quanto sino a oltre metà della lettura, non mi ero mai posto il pensiero che esso fosse ambientato decenni prima.
[4] Per questa ed altri autori, il “genere” è forse dato dalla presenza di violenza, le loro qualità letterarie non si discutono.
[5] E London Boulevard molto prima che ne fosse tratto un film peraltro non visto.
[6] Grazie Anna, RIP Anna.
[7] Per qualche altro contemporaneo italiano, andate a cercare un poco fra i post precedenti, se del caso.
[8] Già in Euro, nel primo Libraccio aperto a Milano.
Non è un mero dettaglio aneddotico.
[9] Tempo fa a Parigi sono andato a cercarmi la prima edizione, uscita per Gallimard nella collana Série noir. È il numero 1856, del 1982. La mia copia è costata 8,00 Euro, nuova che ancora la colla e la carta fanno rumore.
[10] Di nuovo: nessun pregiudizio di territorio, di orientamento ideologico.
[11] Lo ho notato subito, come avrei potuto non farlo?
[12] Sic! per la titolazione (non c’entra nulla con il titolo in originale), che fa il paio con La notte che bruciammo Chrome (William Gibson) ma lì siamo al cyberpunk.
[13] Mi piace quest’espressione in quanto mi ricorda una canzone fra le mie preferite di CharlÉlie Couture dal medesimo titolo (riferimento leninista?).