"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 14 maggio 2013

I LUOGHI SIMBOLO SPARISCONO (è un problema di velocità, e le targhe commemorative non servono a nulla)


I LUOGHI SIMBOLO SPARISCONO
(è un problema di velocità, e le targhe commemorative non servono a nulla)

La pubblica amministrazione, ovunque, soffre di una incapacità innata di essere contemporanea.
Per questo motivo essa non riesce oggi nemmeno nei settori dove nel passato non sfigurava.
Attualmente, soprattutto in certe zone del mondo, un edificio e ancor di più un esercizio commerciale hanno una vita accelerata.
Impossibile, allora, per una struttura che ha dato il nome ad un aggettivo negativo: burocratico, reggere l’impatto e “proteggere” il passato.
Tempo fa scrissi ([1]) di un’insegna fondamentale per Manhattan, NYC: GEM SPA.
Trattandosi di una insegna commerciale (dunque assolutamente privata) la voce in capitolo della City Hall e del Major è minima o nulla.
Ma pensiamo ad altro: CBGB’s chiuso da tempo (ad essere onesti il Max’s Kansas City avrebbe dovuto preoccupare prima e anche di più).
Giorni fa (aprile 2013) ha chiuso Bleecker’s Bob (118 West 3rd Street), per essere soppiantato da una rivendita di yogurt; un negozio “di dischi” che è stato, almeno negli ultimi 20 anni (esisteva nel Greenwich Village dal 1967) non fondamentale o quasi per chi comprava musica (come accadeva anche dal più modaiolo Midnite sulla East 23rd Street): roba per gonzi disposti a spendere troppo per avere poco; dovevate andare da Subterraneans (in Cornelia Street) o da Other Music (sulla West 4th Street), semmai: il primo ha chiuso da tempo, ma nessuno, proprio nessuno, sembra essersene accorto.
Nonostante tutto, Bleecker’s Bob che molla il colpo e nessuno negli uffici del City Hall, giù verso Wall Street, che muove un sopracciglio spiace molto.


Anche perché le targhe e le ipocrite toponomastiche gothamite ([2]) non servono a nulla: se leggo “angolino Joey Ramone” non provo proprio nulla a meno di essere uno dei molti modesti che si esaltano quando arrivano a Dublino per via degli U2, mentre io provo un poco di fastidio – per colpa loro – sulla sotterranea linea rossa nella città bagnata dalla Spree.


Tutto perfetto, quanto ho scritto, ma c’è ancora qualcosa da proteggere?
O si dovrà ricostruire in studio anche la facciata dello stabile dove abitavano David Bowie e Iggy Pop a Berlino per il film a loro dedicato?



                                                                                                                      Steg




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[1] Rinvio al post “Soltanto Genzale”.
[2] Si dirà che nella Nuova Amsterdam almeno fanno quello, vero, ma fare l’inutile non serve, appunto.

mercoledì 21 dicembre 2011

RICHARD HELL (Parlando un po’ di New York City)

RICHARD HELL
(Parlando un po’ di New York City)

Sebbene con qualche suo capriccio d’artista (come ad esempio il poco gradimento per la ripubblicazione di qualche suo film, oppure il disconoscimento del mix originale del secondo dei due album pubblicati con i Voidoids, Destiny Street) Richard Hell è una figura molto importante (non solo per Clinton Heylin ([1])), ma anche piuttosto atipica.

È di prossima uscita (il contratto è stato firmato ai primi di ottobre del 2011) la sua autobiografia intitolata I Dreamed I Was a Very Clean Tramp e quindi poco importa svolgere qui un riassunto stile Wikipedia (data anche la completezza del sito ufficiale di Hell).

Lo incontrai a Seattle una ventina di anni fa, avendo per caso scoperto che si esibiva in un locale quella sera stessa. Dopo il suo spettacolo fu molto gentile nel firmarmi un paio di suoi libri e stupito quando gli raccontai che anni prima avevo trovato in edizione originale il libretto di poesie da lui pubblicato insieme a, allora suo sodale, Tom Verlaine nel 1973 ed attribuito alla fittizia autrice Theresa Stern con il titolo di Wanna Go Out? ([2]).

Ecco in ciò si manifesta l’eclettismo di Richard Meyers, classe 1949.
Poeta, attore, musicista e cantante – cui qualcuno attribuisce la “fondamentale” introduzione della spilla da balia come accessorio d’abbigliamento –, bistrattato dagli amanti della tecnica pura come chitarrista (la solita storia delle audizioni nei Television raccontata da chi non sapeva che dei Television Hell era un componente e che di Verlain era amico), legato sentimentalmente a Lizzy Mercier Descloux.
Più recentemente scrittore in prosa, sempre meno musicista, ormai forse unico cronista affidabile di una stagione artistica, non solo musicale, soprattutto newyorkese, la quale ha avuto più morti di una battaglia, in proporzione.

Prendete l’incipit con cui egli descrive nell’obituary una ancora meno nota figura della scena manhattanita: Zoë was like a work of fiction. She was too skinny though! It was the drugs. (“Skinny” used to signify “young,” but since the 70’s it reads as “drugs” or even “AIDS.”)’, Zoë Lund ([3]).
Purtroppo di necrologi e di recensioni per pubblicazioni postume Hell ne ha scritti non pochi: per Johnny Thunders, per il romanzo The Petting Zoo di Jim Carroll, sono le prime cose che mi vengono in mente.

Ma ogni volta che ascolto o leggo qualcosa di suo, è come passeggiare per le strade di Gotham City, ed è sempre un piacere; quel piacere che si ha quando contemporaneamente si ha la certezza di essere in grado di seguire un percorso e la gioia di arrivare a conoscere qualche cosa di nuovo.
Certo, ormai più che scoperte sono spedizioni archeologiche, con pezzi sempre più grandi di vuoto, umano ma anche materiale (si pensi a chi non è mai passato sul marciapiede antistante il Chelsea Hotel, ormai non può più farlo).

Insomma, dal prossimo Richard Hell non mi aspetto più nessuna passeggiata lungo il lato selvaggio, ma neanche la versione da parco dei divertimenti di certe commemorazioni del passato troppo miopi.
Perché, quanto a New York City e al suo sound, bisognerebbe sempre partire dal crollo del Mercer Arts Centre e non rammaricarsi solamente a far data dalla morte di Joey Ramone o, peggio, da quella della chiusura del CBGB’s (che era ormai un living dead buono solo come rivendita di proprio merchandising).


                                                                                                                      Steg



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[1] Mi riferisco al fatto che questo autore con name-dropping utilizza i Voidoids come fermalibro finale a fronte dei Velvet (Underground) come fermalibro iniziale nel titolo di un suo studio sul punk nordamericano.
Interessante poi il libro di Tim Mitchcell, Sonic Transmission – Television, Tom Verlaine, Richard Hell, London, Glitter, 2006 anche in ragione del fatto che in Internet non si trova molto su Richard Hell e i primi Television pur se è ricomparso il sito http://www.thewonder.co.uk/index.htm.
[2] Fu ristampato in mille copie nel 1999 in versione con testo francese a fronte a cura di Michel Bulteau (altro personaggio che richiederebbe attenzione). Ormai esaurita da anni anche questa edizione.
[3] Nelle parole di suo marito Robert Lund: “Zoë Lund (née Zoë Tamerlis) lived many roles during her 37 years - musician, political activist, actress, model, writer, wife, junkie... She is most widely known for her starring role in the feature film Ms.45 (1980), and her screenplay for Bad Lieutenant (1992)”. Il sito da cui ho tratto questa breve descrizione è http://zoelund.com/.

sabato 3 settembre 2011

RAMONES: NEW YORK FASTEST




RAMONES: NEW YORK FASTEST ([1])



Probabilmente fino ad ora traspare uno sbilanciamento verso il Regno Unito, per ciò che concerne gli argomenti musicali trattati.
Non è un dato oggettivo, ma un elemento accidentale, a tacer del fatto che la geografia ha una rilevanza solo parziale o forse, meglio, a contrario (ecco perché non è da trascurare il versante tedesco, come già ho scritto).




Sin dall’asse Iggy Pop/David Bowie ([2]) si conferma come il titolo di un libro fondamentale, From the Velvets to the Voidoids ([3]), fissi l’ideale punto di partenza di una innovazione musicale non solo basata su aspetti tecnici nelle persone dei Velvet Underground (in cui non vedo come sia prescindibile Nico, sol che si consideri non solo ciò che cantò, ma anche certa sua produzione da solista con John Cale quale “collaboratore” imprescindibile).



Purtroppo, almeno nel 1977 e 1978 soprattutto in Italia (ancora!) è esistita una chiara e documentata tendenza a sminuire gli artisti più legati agli stilemi del rock e del pop, per favorire invece figure più rassicuranti perché più “artistici” come Talking Heads, Television e Patti Smith ([4]).
Ecco allora le leggende sulle incapacità musicali di Richard Hell, dei Dead Boys e, liquidandoli come bubble-gum (rammento certi riferimenti davvero imbecilli ai Monkees), dei Ramones. Sulle New York Dolls si era già sputato qualche tempo prima e bastava per affossare The Heartbreakers di Johnny Thunders.



We’re really just one link in the chain. We did something new, but we were just trying to keep something alive, and we did. It goes on” dichiarò Joey Ramone ([5]).
Ed infatti occorre leggere tutti gli anelli della “catena” per capire cosa stesse succedendo a New York.



Ciò non toglie che – giova rammentarlo – i Ramones abbiano avuto un significato particolare per quel che riguarda la scena britannica; dal loro album di esordio (significativamente citato in una “top ten e più” da Siouxsie Sioux a fianco di più prevedibili artisti da lei preferiti come Marc Bolan) al leggendario concerto londinese del 4 luglio 1976 alla Roundhouse (cui non assistettero i Sex Pistols ([6])).


In una sorta di testa-coda, gli USA tornavano importanti, davano anche una chiave di stile (quella della copertina dell’eponimo Ramones), addirittura aprivano le porte londinesi a Johnny Thunders dopo che egli con le Bambole aveva influenzato attraverso una sola apparizione televisiva ([7]) più di un futuro artista-chiave britannico.

Dunque non solo velocità di esecuzione e brevità delle loro canzoni per i quattro di Forest Hills, peraltro nei concerti più felici un vero muro di suono che rendeva difficile credere che non fossero il doppio per rovesciare quel volume di note sul pubblico.


La ragione per queste righe? Un bel museo sui Ramones a Berlino.


                                                                                                                   

                                                                                               Steg







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[1] A NYC i poliziotti sono soprannominati “NY finest”, i pompieri “NY bravest”, ergo
[2] Si consideri la biografia Iggy Pop: Open Up and Bleed di Paul Trynka rispetto all’impatto di The Stooges e soprattutto del loro frontman rispetto all’artista forse più significativo di tutti gli anni ’70.
[3] Di Clinton Heylin.
[4] Eppure Richard Hell svolse un ruolo di trait d’union importante proprio fra queste due apparentemente contrapposte fazioni.
Più divertenti sono le distinzioni fra “artisti CBGB’s” e “artisti Max’s Kansas City”; per una storia più pettegola si rinvia a Please Kill Me: The Oral Uncensored History of Punk di Legs McNeil e Gillian McCain.
[5] Joey Ramone intervistato da per Mojo da Ben Edmonds nel 1996; corsivo in originale.
[6] Diverse fonti, più affidabili fra l’altro di Joe Strummer (R.I.P.), evidenziano come fu il concerto della sera successiva al Dingwall’s (sempre nella capitale britannica) quello dell’incontro: il giorno prima i Sex Pistols erano fuori Londra per un proprio concerto.
[7] All’Old Grey Whistle Test.
Da profano della tecnica musicale, affido all’album Hurt Me (purtroppo non di facile reperibilità) la testimonianza delle straordinarie doti di chitarrista di John Anthony Genzale al di fuori della mera dimensione prettamente elettrica.