"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 26 dicembre 2023

HANIF KUREISHI?

 

HANIF KUREISHI?

 

Un anno fa, Hanif Kureishi ebbe un incidente che gli cambiò la vita ([1]).

 

Citai questo autore ([2]) in un ormai antico post ([3]) per mettere in guardia a fronte di certa memorialistica spicciola vestita da romanzo, italiana e non, “molto lavandino e poco dramma” (per dirla fra Morrissey e Marc Almond: peraltro giganti, caduti o meno, nel loro àmbito musicale).
E ne avevo ben donde!: anche quasi dieci anni dopo ([4]).

 

Non è cambiato nulla, direi.

Anche fra i lettori, soprattutto non britannici, credo, di Kureishi.

 

Di questo autore ricordo, oltre all’immancabile (ma quanti lo hanno letto? ([5])) The Buddha of Suburbia, la curatela, cum Jon Savage ([6]), de The Faber Book of Pop: fondamentale esempio di un genere che forse non è mai esistito, ma di cui fa parte anche Ball The Wall di Nik Cohn ([7]).

 

 

 

Nota bibliografico-sistematica: questo post si colloca fra Seasons Greetings Series, Sketches series (half), forse un guizzo di Sniper Series, non ne “Tombstone Series” per evidente eccesso di note a piè pagina.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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mercoledì 25 luglio 2012

CE LE SCRIVIAMO E CE LE LEGGIAMO


CE LE SCRIVIAMO E CE LE LEGGIAMO



Premetto che non essendo un critico letterario, potrò anche scrivere pensieri non completamente originali.



La mia impressione è che ci sia un’inutile tendenza – di cui fanno parte anche i blog ma essi sono meno invadenti – ad eccedere in una memorialistica da minimalisti (o neorealisti) di infima categoria.



Ad esempio, c’è tutta una letteratura, prevalentemente anglosassone (almeno per ora), fatta delle vicende, che possono divenire pregevoli solo se raccontate benissimo, di gioventù modeste e simili a molte altre, ma buttandoci dentro due cosette di musica tanto per attirare i fan di quell’artista (spesso David Bowie).
Insomma roba alla Hanif Kureishi ma tardiva e non scritta benissimo.



Allora occorre cercare di resistere alla tentazione, appunto, di comprare libri dove soltanto si legge quel che potremmo scriverci da soli.



Meglio quelle antologie dove la musica è solo ispirazione o sfondo. Ricordo ad esempio una raccolta di racconti di autori francesi ispirata al canzoniere di The Clash piuttosto godibile.





                                                                                                                      Steg







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