"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 22 luglio 2026

MA QUESTI USSARI (LETTERARI) DA DOVE ARRIVANO?

 

MA QUESTI USSARI (LETTERARI) DA DOVE ARRIVANO?

 

Ogni tanto, più che riordinare spero di ritrovare in fretta.
Qualche volta mi rendo conto di aver fatto il lavoro due volte: ad esempio Eric Neuhoff lo ho trovato due volte, perché la prima era “nel” capitolo finale di un libro intitolato Les Désenchantés che solo nell’elenco a mo’ di sottotitolo si identifica inequivocabilmente: quattro gli autori indicati, e sono i quattro “ussari” della seconda letteratura postbellica francese ([1]).
Il titolo è prelevato da Alfred de Musset ([2]).

 

Come si scopre, gli ussari furono definiti da Bernard Frank in un suo articolo pubblicato nel mensile letterario Les Tempes Modernes: dicembre 1952. È classificato fra gli “exposés”, si intitola “Grognards et hussards”, lo trovate alle pagine da 1005 a 1018, l’autore ha il cognome scritto “Franck”.
Obiettivamente, non so se sia più semplice trovare questa pubblicazione, oppure una edizione quasi bibliofila, oppure … ([3]).

 

Frank è divenuto nel tempo un sodale degli ussari (vivi e morti), e poi autore annotato dai “Nuovi Ussari”: ricordo Neuhoff e Olivier Frébourg ([4]).

 

Di Frank, autore tendente al fluviale, ci sarebbe (rectius c’è) da ricordare anche Le Dernier des Mohicans ([5]) in cui risponde, egli già allontanatosi da Jean-Paul Sartre, al di questi allora “segretario” sempre a Les Tempes Modernes. Poi Cau lascerà Sartre.
Prima di Stenio Solinas … ([6]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 



prima edizione (per chi ama l'odore di carta vecchia)

 

 

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[1] Roger Nimier, Jacques Laurent, Michel Déon, Antoine Blondin. Ogni nome aggiunto ad essi è per lo meno « aggiunto”; in un modo o nell’altro.
[2] https://fr.wikipedia.org/wiki/La_Confession_d'un_enfant_du_si%C3%A8cle_(roman) 
[4] Giovane fu autore di un bel piccolo libro dedicato a Nimier: https://fr.wikipedia.org/wiki/Roger_Nimier._Trafiquant_d'insolence
[5] Paris, Fasquelle, 1956;
·         réed. in Romans et essaisFlammarion, 1999.
·         réed. dans la Collection Les Cahiers rouges avec une préface de Charles Dantzig, "Le manège enchanté", Les Cahiers rouges, Grasset, 2011[6].

lunedì 29 settembre 2025

EPICA?

 

EPICA?

 

Forse è tornata l’epica.
Ricordo di aver scritto (dove?) che l’epica era morta. Insieme ad Ayrton Senna.

 

Premetto che sono un ex tifoso (pentito di esserlo stato. DVD e un paio di libri in vendita, in regalo sarebbe sadismo contro il donatario) di Valentino Rossi.

 

Aggiungo che poi tifavo Jorge Lorenzo.
Spagna, spesso, come Cocteau, Bacon e il talvolta millantatore Hemingway ([1]): non sono sempre originale.

 

Credo di aver cominciato a tifare Marc Marquez quando lui ha cominciato a cadere.
Tifo consolidato quando si fratturò l’omero destro.
Il resto lo sanno anche i sassi.

 

A differenza di Lorenzo, Marc Marquez ha un viso e un fisico da torero. 
E poi c’è il ritorno vittorioso alle gare quasi impossibile, la sfida con i colori Gresini (altro elemento di dramma sullo sfondo: Fausto Gresini, e la vedova che prende le redini della squadra).
Un “vecchio” sulla Ducati ufficiale che ha contribuito a inabissare lo “oratoriale”, un po’ troppo gigione (a dir poco), Rossi (molto stile “chi piscia più lontano” e un box da misogini).

 

Ecco allora che drammatico come Manolete (scusate la banalità, ma solo un toro della Ganadería Miura può abbattere uno dei massimi toreador) costruisce la stagione 2025.
E oggi lui piange, la fidanzata Gemma (per favore state fidanzati e senza figli almeno sino all’undicesimo titolo) lo “pastrugna” con spontanea sincerità.
E il democristiano di Tavullia si rode il fegato.
Anche il bresciano Agostini (unica vera vivente leggenda, per ora) comincia a corrugare la fronte, ma con stile. 

 

Forse è tornata l’epica, e il pilota è solo ([2]), come il matador e il suo toro (licenza poetica: usualmente un torero ne combatte due per corrida). 
E i tori debbono essere “bravos”, ma il pilota deve andare oltre la incoscienza, ed a ogni gara volere due orecchie e la coda.
Già.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Cito una mia nota in un precedente post.

Di Toro, cercate l’edizione Longanesi.

[2] Mi ha ispirato la relativa affermazione di Andrés Roca Rey, sembra attualmente il torero più “valiente” ai giorni d’oggi. 28 anni, peruviano.

mercoledì 26 giugno 2024

INATTUALITÀ TAURINE (Facebook Down Series – 52)

 

INATTUALITÀ TAURINE

(Facebook Down Series – 52)

 

La mia opinione su tori e corrida non è cambiata ([1]).

 

Ho rinvenuto due interessanti articoli che sottopongo, in ordine cronologico, senza commentare:

http://uominietori.it/la-bella-morte-e-i-tori-neri/

http://uominietori.it/deideologizzare-la-corrida/

 

Unica considerazione: Jean Cau ebbe vita intensa ([2]).

Il riferimento alla “bella morte” conduce a Carlo Mazzantini ([3]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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venerdì 29 giugno 2012

TOROS Y CORRIDAS (“Di Miura si muore”)


TOROS Y CORRIDAS ([1])
(“Di Miura si muore”)
 
Sto leggendo un romanzo – o apparentemente tale ([2]) – interessante intitolato Il toro non sbaglia mai ([3]), che fra l’altro motiva anche sotto questo aspetto il mio preferire Madrid a Barcellona ([4]).
Interessante in quanto ben scritto, capace di informare sull’argomento di cui tratta, con una trama sino ad ora non prevedibile (sono intorno ai due terzi) e, forse, l’unico difetto di un risguardo di copertina che qualifica come più vecchi di quanto siano (entrambi hanno meno di 40 anni) il protagonista e il suo “maestro di tori” e forse in tal modo ha allontanato qualche potenziale lettore ([5]).
 
Leggere un libro sulla tauromachia ha un fattore quantitativo che lo differenzia dalla lettura di un libro sul calcio: in gioventù e in età adulta sono molti meno coloro che hanno partecipato ad una corrida.
 
Qualitativamente non ci sono paragoni: dei due solo il calcio è uno sport ([6]).
Mi ritengo inadeguato nel fornire elementi qualificanti e distintivi dell’arte di toros y toreros. Anche il fattore morte non è da solo sufficiente a specificarla; sebbene, certo, sport come automobilismo e motociclismo condividano con le corrida proprio quel rischio massimo per chi li pratica che, è innegabile, attribuisce anche ad essi un fascino particolare ed antico.
 
Qui ovviamente cominciano le polemiche ([7]).
 
È possibile cambiare idea, nel senso di appassionarsi alla tauromachia dopo averla criticata?
Secondo Nucci sì; pur se io credo che sia un evento non comune, a meno di non essere stati abbagliati dalle argomentazioni degli animalisti e, anche, inizialmente non essersi concessi di avere dei gusti non necessariamente conformi con quella “correttezza” esistenziale che, fra l’altro, non indica mai da dove essa tragga i propri principi fondamentali.
 
L’incidenza della corrida sul presente e sul futuro dell’umanità mi risulta molto bassa.
Un dato questo che può, appunto, consentire di, e contribuire a, scegliere secondo un gusto emotivo ([8]) e, perché no, anche estetico, se essere pro o contro l’arte taurina (che comprende più aspetti, non solo quello finale e solenne che si celebra nella plaza de toros).
 
In conclusione: se siete interessati all’argomento il testo di Nucci – che ha anche una buona appendice bibliografica – è probabilmente più attuale, nel senso di letterariamente accessibile al profano, di Death In The Afternoon di Ernest Hemingway ([9]).
Se siete dei cacciatori di libri, provate con Volapiè: La Spagna torera dal Cid al Cordobes dell’Italiano Max David ([10]).
 
Per i più curiosi, segnalo già io ([11]) il monotematico blog http://alle5dellasera.blogspot.com di Luigi Ronda.
In particolare leggetevi il post http://alle5dellasera.blogspot.it/2010/07/ce-sempre-un-coglione.html. Almeno se siete contrari alla corrida siatelo con la coscienza del fatto che potreste essere voi, e non noi, gli intolleranti.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Come è mio uso, ed era regola un tempo, non declino in Italiano la parola, quindi al plurale resta corrida, o si passa allo Spagnolo corridas.
Uguale per torero (del resto nessuno al plurale declina matador in “matadori”, a parte la genericità del termine).
[2] Talvolta si ha l’impressione che quella narrativa sia una struttura adottata per maggior scorrevolezza.
[3] Matteo NUCCI, Il toro non sbaglia mai, Milano, Ponte alle Grazie, 2011; poi 2021.
È puramente casuale il fatto che il titolo possa ricordare quello di un mio post (anche perché quel titolo è il virgolettato di una frase).
[4] Ben prima della recente normativa catalana che ha, in quella regione, vietato le corridas.
[5] In realtà c’è anche un altro errore, seppur minimo. Come se scrivere i risguardi fosse cosa da poco.
[6] Non ci sono prove che – un suo estimatore come – Ernest Hemingway avesse classificato la corrida fra gli sport. Il mio giudizio globale su questo scrittore non è uniforme, peraltro.
[7] Rimando a Nucci e al post che cito in chiusura per ciò che concerne “vita e morte del toro da arena”.
[8] Non intendo essere blasfemo nei confronti degli appassionati (io al massimo sono un sostenitore) di tori e toreros: un analogo elemento di scarsa incidenza mi conduce a schierarmi contro la legislazione californiana che vieta il paté de fois gras.
[9] Che però è interessante anche per le foto, se trovate un’edizione, va bene tascabile e pure in traduzione che le ha.
[10] Nel dicembre 2012 ho avuto la piacevole sorpresa di trovare una seconda edizione, che non sapevo esistesse, ma il volume rimane raro: del 1969 e 1970, le edizioni Bietti di Milano. Esiste anche un’edizione anastatica realizzata nel 2005 nella collana “I libri del premio Max David” (credo fuori commercio).
Alla peggio prendetelo a prestito in una biblioteca pubblica.
Ma nel 2021 rieditato per le Edizioni Settecolori. 
[11] Nel senso che io lo ho trovato nel romanzo di Nucci, ma ognuno può esplorare o approfondire l’argomento dal punto di partenza che vuole.