"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 18 maggio 2026

INUTILITÀ DELLE CLASSIFICHE DIMOSTRATA (letteratura) (Facebook Down Series – 264) Sono incappato per caso in questa voce: https://it.wikipedia.org/wiki/I_100_libri_del_secolo_di_le_Monde Noto un paio di cose. Il “francocentrismo” fa scomodare Frédéric Beigbeder: recentemente piuttosto popolare nel blog: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/05/la-prosa-veloce-e-la-prosa-succinta.html E https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/05/tardo-regalo-per-voi-facebook-down.html Poi rinvengo non una storia a fumetti (e si consideri “dove sta” Hergé, “dove stanno” Goscinny e Uderzo, “dove sta” Pratt), bensì una intera serie: quella creata da Jacobs. E rammento, allora: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/09/la-inutilita-degli-elenchi.html https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/03/1001-nulla-prima-di-morire-un-esempio.html Steg © 2026 STEG E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, MILANO, ITALIA. © 2026 LA STAMPA – GRUPPO SAE: PER IL RITAGLIO DEL 16 MAGGIO 2026, PAGINA 23. Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

INUTILITÀ DELLE CLASSIFICHE DIMOSTRATA
(letteratura)
(Facebook Down Series – 264)

 

Sono incappato per caso in questa voce: https://it.wikipedia.org/wiki/I_100_libri_del_secolo_di_le_Monde

 

Noto un paio di cose.

 

Il “francocentrismo” fa scomodare Frédéric Beigbeder: recentemente piuttosto popolare nel blog: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/05/la-prosa-veloce-e-la-prosa-succinta.html

 

Poi rinvengo non una storia a fumetti (e si consideri “dove sta” Hergé, “dove stanno” Goscinny e Uderzo, “dove sta” Pratt), bensì una intera serie: quella creata da Jacobs.  

 

E rammento, allora:

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 19 maggio 2024

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

Il “fallito integrato” è l’archetipo creato da Antonello Venditti.
E tutto il cantautorato italiano anni settanta (meno Edoardo Bennato, per quanto mi riguarda).

 

Ecco a “chi è cosa” ci si opponeva in Italia ascoltando il punk.

 

La chiave di soluzione è “integrato” ([1]).
Il fallito outsider (fra l’altro questo termine intitola una traduzione in lingua inglese de Lo straniero di Albert Camus ([2]) ([3])) si disinteressa del - preteso - fallimento: o si oppone (punk) o si isola (The Smiths, rectius i testi di Morrissey).

 

 

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Non è un esplicito riferimento, ma nemmeno lo si nega, a Apocalittici e integrati di Umberto ECO: https://it.wikipedia.org/wiki/Apocalittici_e_integrati.

[3] Per chi volesse approfondire (non pretendo che tutti i lettori abbiano letto tutti i post): https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/06/loutsider-di-colin-wilson-note-di.html.  

lunedì 17 giugno 2019

L’OUTSIDER DI COLIN WILSON (note di metodo in margine a una traduzione pretenziosa)


L’OUTSIDER DI COLIN WILSON
(note di metodo in margine a una traduzione pretenziosa)

Con discreta fanfara critica, è stata salutata la riedizione italiana di The Outsider di Colin Wilson ([1]) a fine 2016 ([2]). La precedente traduzione italiana, di Aldo Rosselli e Enzo Siciliano era del 1958 ([3]) e si intitolava Lo straniero.

Il nuovo traduttore è Thomas Fazi, del quale si vorrebbe apprezzare lo stile nervoso.
Con pretesa di bibliografia, dopo le originali note wilsoniane, nella nuova edizione nazionale si rinvengono citati tutti (diamo per buone le dichiarazioni di intenti in questo senso) i testi menzionati dall’Autore con riferimento – ove così fu – all’edizione italiana dei medesimi usata da Fazi.
Ed ecco cominciare (o finire?) le lacune: 1) indicazione della traduzione italiana, ma non di titolo ed edizioni originali (completismo avrebbe voluto anche anni di nascita e morte dell’autore nella prima citazione del medesimo); 2) uno o due titoli in odore di duplice (la seconda ultronea) citazione; 3) un mio soprassalto nella indicazione quanto ad opere nietzschiane di versioni nazionali risalenti ([4]) o poco note anziché affidarsi alla editio princeps, e completa, di Giorgio Colli e Mazzino Montinari curata per Adelphi.

Ma il tema della datazione delle traduzioni si rivela più complesso: prendo ad esempio Lo straniero (L'Étranger, 1942) di Alber Camus ([5]) e La nausea (La nausée, 1938) di Jean-Paul Sartre.
Wilson impiegò le traduzioni di queste due opere disponibili in lingua inglese all’epoca in cui egli scriveva oppure tradusse egli stesso. In questa situazione, Fazi avrebbe fatto meglio (dovuto?) tradurre egli stesso dal Francese in difetto di versioni italiane dell’epoca oppure dall’Inglese compendiando con le versioni originali ([6]).  

Ma non basta: come tutti coloro che hanno scoperto il capolavoro camusiano grazie all’esordio fonografico di The Cure ([7]) sanno, L'Étranger nella traduzione inglese diviene The Outsider: più che chiudersi un cerchio letterario, qui ci si trova di fronte a una manchevolezza grave perché l’edizione in commento non costa una quindicina di Euro, eh no! Il prezzo è di 35,00 Euro: per questo prezzo una nota sulla prima fortuna critica britannica del romanzo che ha come protagonista Meursault, dato – anche – che si è optato nella traduzione del 2016 per tenere inalterato il titolo originale del testo wilsoniano, era dovuta.

Ad essere pignoli, ci si potrebbe anche chiedere se una nota sulla stessa parola “outsider” non sarebbe stata utile: outsider (si noti, mai in corsivo nel testo) è un esterno, ma di regola è una persona che vuole arrivare a un obiettivo e non chi vuole alienarsi dalla società. Chi scelse outsider per Camus, e Wilson lo scelse personalmente per sé (come mai non “upstart”, “alien”, o financo “stranger” più letteralmente camusiano)?

In conclusione, con già in scaffale (pagata qualche sterline) anche il testo originale in una edizione con nota introduttiva “vent’anni dopo” dell’autore, mi vien voglia di cercare – almeno per consultazione (dubito di ottenere il prestito) – in qualche biblioteca l’edizione italiana del 1958, così per precisione.

E per completezza: Colin Wilson era uno degli autori preferiti da David Bowie.  


                                                                                                                      Steg



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[2] Atlantide l’editore.
[3] Milano, Lerici.
[4] Ma si veda anche infra.
[5] Di più al riguardo qui di seguito.
[6] Piuttosto noto è il tema della virgola nella frase che apre L'Étranger.
[7] Il singolo “Killing An Arab”.

martedì 27 novembre 2012

IL PUNK AVEVA ARGINATO LA CENSURA MORALISTICA (ancora sull’ipocrita politically correct)


IL PUNK AVEVA ARGINATO LA CENSURA MORALISTICA
(ancora sull’ipocrita politically correct)

 

Vi siete mai domandati perché nelle storie di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore ci fossero personaggi deformi?
Certo per domandarvelo dovete averle lette.

 

C’è una canzone dei Devo, gruppo che non mi fa impazzire ma di cui riconosco l’importanza ([1]), che spiega molto: è “Mongoloid”, pubblicata nel 1976 come singolo.
Da qualche anno dire “mongoloide” era già considerato sgradevole: dovevi dire “down”. Come pensare che il “non vedente” stia meglio di quando era qualificato “cieco”.
I Devo (punk? New wave? Whatever!) cercarono come altri di raccontare come stessero veramente le cose.

 

La risposta alla domanda precedente è probabilmente che (di nuovo?) si potevano esibire le proprie e le altrui mostruosità, non più nascosti dietro la falsità del “tutto va bene”. Grazie al punk.

 

Incidentalmente: ricordo uno splendido concerto di Siouxsie and the Banshees nel luglio 1985 all’ex Cottolengo di Torino: variante, ulteriore, su Freaks di Todd Browning.
Appunto: si veda “Pinhead” dei Ramones. Liberate i mostri apparenti ([2]).
Ma dei Brud(d)ers si consideri anche la più cupa “Lobotomy” ([3]).

 

Il punk era la famiglia dei reietti, dove le cicatrici esibite erano più belle dei gioielli (lo disse Rosso Veleno o prima di lei David Bowie?) e dove si valeva per ciò che si era.

 

Che dire, anche, di quella gemma recuperata in extremis (per chi si limita al prodotto ufficiale) di “Make Up To Break Up” ancora di Siouxsie and the Banshees?
O scavando ancora più a fondo, l’urlo di disperazione di “Thalidomide” de The Pack (che sarebbero diventati i Theatre Of Hate).

 

Oggi è – sempre di più – di nuovo tutto “carino e a posto”, come se il punk non ci fosse mai stato.
Ma quelli che non hanno il senso della vista continuano ad avere solo il nero come colore (o non colore?) costante e i subnormali non terminali sanno di non essere troppo intelligenti. Nessuna delle due categorie è trattata per ciò che è, si fa finta – censoriamente – che siano come noi.
Noi chi? Io non sono come quelli che mi circondano senza che lo scelga io di essere circondato da loro; io cerco di essere educato ([4]) eppure io continuo a chiamare ciechi i ciechi.

 

Qualcuno, del resto – un comico di cui purtroppo non ricordo il nome, qualche tempo fa si è anche inventato i “diversamente ricchi”: sono i poveri.

 

È la censura che è tornata attraverso il politically correct e non se ne va.
Oppure l’ordine costituito in L’Étranger di Albert Camus ([5]).

 

Gabba Gabba Hey!” a tutti coloro che non hanno da leggere queste mie righe, ma che saranno ciononostante la maggioranza dei loro lettori.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Al momento 105 loro registrazioni sul mio i-Pod.
[2] Prima dei pipistrelli dei Birthday Party.
[3] E volendo anche “Cretin Hop”.
[4] E spesso quasi mi investono, i ciclisti sul marciapiede, quelli ecologici e corretti. I loro omologhi in auto hanno comportamenti differenti, a seconda di come sono vestito io sempre pedone.
[5] Tanto per citare un libro intelligente al posto di quelli in classifica. Come quelle “canzoni che non trasmettono mai alla radio”.