"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 22 ottobre 2013

CARMELO BENE 3 (Inspired series - 1)


CARMELO BENE 3

(Inspired series - 1)

 

Carmelo Bene indossa capi di colore viola.

Un oltraggio al popolino dei tespiani da carro.

 

Carmelo Bene elogia Pinocchio il burattino: sepolto prematuramente (echi poeiani?).

Mi chiedo se James M. Barrie lesse Carlo Collodi.

 

Carmelo Bene dice “Eduardo” per De Filippo: improvvido!

Ancora oggi v’è l’uso scellerato del solo nome proprio riferito a persone conosciute dalla gente (non necessariamente meritevoli di fama, si badi).

 

Carmelo Bene tiene in mano un pacchetto di sigarette marca Gitanes e negli anni le sue labbra si inspessiscono e le sue orecchie si ingrandiscono.

Ecco il legame con Serge Gainsbourg ([1]).

 

Carmelo Bene vivo, un documentario per Carmelo Bene morto: brutto titolo: Bravo Bene ([2]) ([3]).

Frattaglie ([4]) per lupi e nulla più: frattaglie da un archivio dimenticato e negato a noi, i lupi che vogliamo i tagli pregiati, le costate, i filetti, ma anche il cuore della Macchina attoriale, dunque l’intero.

 

Marilyn Manson ha visto il Riccardo III di Carmelo Bene?

 

Quando Carmelo Bene stava per morire, nel 2002, gli mozzarono la testa e la posero in un contenitore alla temperatura di 100 gradi Celsius sotto zero, poi scesero al 35° livello di Roma, in un laboratorio clandestino, e cucirono quella testa al corpo indistruttibile del coatto Rank Xerox (ripeto, Rank Xerox), quindi attivarono le pile nucleari e forgiarono l’immortale.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 e 2024 Steg, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 



[2] Ma come? Se esiste un album di Patty Pravo (pubblicato nel 1971) dal titolo Bravo Pravo, voi quasi 30 anni dopo non riuscite a discostarvi?

[3] Documentario del 1999 disponibile come bonus nel DVD del Riccardo III.

[4] C’era un programma RAI, del 1981, dal titolo “Tagli, ritagli e frattaglie”, appunto; peraltro riferito solo a esibizioni comiche.

giovedì 5 gennaio 2012

CARMELO BENE: necessariamente note molto marginali




copia personale in prima edizione


CARMELO BENE: necessariamente note molto marginali

“Quando saprò imitarmi, sarò morto.” ([1])

 
Rammento ([2]) alcune tardissime serate a cercare in Internet prima informazioni e poi materiale audiovisivo concernente Carmelo Bene.
Quanta frustrazione, addentrandomi in vere giungle, con offerte che erano poco più che lubriche nei toni, di regola esose, probabilmente truffaldine nei risultati.

Del resto, alla morte di CB, il 16 marzo 2002, seguì un significativo aumento dei prezzi di tutti i volumi di sue opere ([3]) e ancora oggi occorre prestare attenzione a ciò che taluni propongono.

Quindi un animo gentile ([4]) mi procurò “del vinile”. Con qualche altra sponda di contatti, partendo dalle medesime conoscenze, alla fine (ma che fatica!) arrivai a reperire le date esatte, quindi a rintracciare le due trasmissioni del Maurizio Costanzo Show rubricate “Uno contro tutti” dove l’uno era Carmelo Bene.
Ecco allora che le registrazioni su VHS (perché partendo da nastri video poco distanti dagli “ampex” originali era anche allora più semplice) di grandissima qualità (grazie. Sempre per proteggere gli innocenti qui mi astengo anche dalle iniziali) di quei due scontri epici divennero fra le più preziose videocassette al fianco di quelle musicali ([5]).

Con il trascorrere degli anni sono evidentemente aumentati i libri disponibili, titoli nuovi e talune ristampe (rimangono pur sempre dei “pezzi” difficili da trovare, indipendentemente dal loro prezzo); qualche LP è diventato CD; qualche altro audio è stato riversato su CD. Qualche film è stato finalmente reso disponibile per il pubblico in DVD.

Però manca tanto, troppo, ancora.
Ad esempio Quattro modi di morire in versi: Majakowski, Blok, Esenin, Pasternak del 1974 quanto a sua registrazione, ma trasmesso dalla televisione nell’autunno 1977 richiederebbe un bel DVD (fra l’altro il monologo fu ripreso a colori, quindi il DVD come tale lo conterrebbe ed è davvero bellissimo).
Cosa fa la RAI? Niente o quasi, trasmette su canali poco noti, quindi con ascolti modestissimi, delle “cose”, oppure documentari troppo brevi. L’emittente di stato realizzi piuttosto dei DVD separati (ancora tanti bellissimi colori, con il rosso a dominare in mille sfumature) con recite complete (altro capolavoro: Pinocchio) oppure un cofanetto DVD antologico che includa anche la partecipazione di Bene ad Acquario (ancora presentato da Maurizio Costanzo, prima che passasse alla televisione privata). Poi c’è tutto il registrato radiofonico.
Io una idea, seria e commerciale (fra l’altro già sperimentata in parte), la avrei, ma buttarla gratis su internet, certo no.

Ecco allora apparire quei due “Uno contro tutti” in DVD.
Come sempre a prezzo non popolare, ma CB non sarà mai popolare fra il popolo, nel tardo 2010 o forse nel 2011 (comunque in anticipo sul decennale volendo essere precisi, il che stupisce quasi); esce il supporto audiovisivo con poco clamore, e onestamente solo chi si legga tutti i crediti e contenuti stampati sulla confezione lo scopre, anzi addirittura come bonus e non come gioiello della corona ([6]). Infatti, il titolo è altro: Don Giovanni.

In parte contraddicendo alla mia regola sugli elenchi, un minimo di bibliografia non guasta.
A parte le sue “Opere”, con il titolo Opere, con l’Autografia di un ritratto, raccolte in forma rilegata e poi dopo molti anni brossurata da Bompiani, segnalo cinque titoli indicando (salvo in un caso) solamente la data di prima edizione:
- C. BENE, Sono apparso alla Madonna: vie d’(h)eros(es) ([7]), Milano, Longanesi, 1983,
- C. BENE e E. GHEZZI, Discorso su due piedi (il calcio), Milano, Bompiani, 1991 (caveat: per fortuna non si parla solamente di calcio e anche questo argomento è affrontato con intelligenza, cosa quasi unica),
- C. BENE e G. DOTTO, Vita di Carmelo Bene, Milano, Bompiani, 1998 e 2002 per l’edizione rilegata,
- Aa. Vv., Per Carmelo Bene, Milano, Linea D’ombra, 1995,
- A. AUSANI e M. DOTTI, Bene Crudele, Viterbo, Stampa Alternativa, 2004

Per il resto, già la voce – significativamente e per fortuna dichiarata “non neutrale”. Come potrebbe essere altrimenti? – di Wikipedia dedicata a CB (e altre ivi correlate) sarà abbastanza dannosa per chi dovesse appassionarsi.

Da “gazzettiere del nulla” (purtroppo CB non ebbe modo di dileggiare blogger e webmaster) quale anche io sono, Vi saluto con un monito.
Non illudetevi: quel che uscirà per il decennale della morte di Carmelo Bene sarà probabilmente tardivo, verosimilmente non sazierà la fame dei grandi appassionati.


                                                                                              Steg



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[1] La citazione è tratta da Carmelo BENE, L’orecchio mancante, Milano, Feltrinelli, 1970, p. 172 (l’ultima di testo).
[2] Sicuramente qualche gentile lettore - non declino al femminile perché non sono Lilly Gruber e nemmeno politically correct, credo di essere un aspiring gentleman, semmai - non disdegna qualche nota personale.
[3] Questo è ormai lo standard dei librai, che pensano spesso di avere a che fare con sprovveduti.
[4] IG padre di FG (frequentatore di questo blog).
[5] Provate a recuperare il nastro VHS originale di un breve live dei Liaisons Dangereuses, tanto per dire.
[6] Rivedendo qualche piccola parte, giusto per controllare qualità e resa, scopro in prima fila, nella puntata del 1995, un giovane Pietrangelo Buttafuoco. Spero prima o poi di dedicargli un post.
[7] L’uso di parentesi per un gioco di parole può far venire alla mente la virgolettatura nel titolo dell’album “Heroes” di David Bowie.

martedì 15 novembre 2011

BASHUNG: “TOUJOURS SUR LA LIGNE BLANCHE”



BASHUNG: “TOUJOURS SUR LA LIGNE BLANCHE”


 

Data una mia qualche propensione alla cultura popolare francese, partendo dalle bandes dessinées certamente perché io provenivo dai fumetti ed ero neanche teen-ager, qualche incursione nella musica d’oltralpe arriva a motivo del punk.

 

 
Passano gli anni, gli interessi si fanno meno distinguibili, i critici musicali scrivono polar e io arrivo così, attraverso passaggi poco interessanti se non fosse per Jean-Patrick Manchette padre del nouveau polar, al romanzo di Michel Embareck, Sur la ligne Blanche che appunto mutua il titolo da una canzone di (Alain) Bashung falciata della prima parola ([1]).
 
 
Bashung perde il nome proprio cosi come lo perse Gainsbourg, in una nazione dove non è ancora vietato morire (vedi anche Les Rita Mitzouko).
 
Sì d’accordo, ma da dove partire? Ne ha pubblicati di album (scoprirò più tardi una gavetta davvero lunga e qualche suo tuffo dalle parti del pub rock per maggior dose di credibilità se occorresse) e vista qualche mia specifica delusione con Charlélie Couture meglio non sbagliare.
Per chi volesse tentare, suggerisco il doppio antologico Climax e poi cercare gli album da cui sono tratte le rispettive canzoni che più piacciono, pur se i non ovvi ascoltatori dovrebbero apprezzare con facile sorpresa Fantasie Militaire e Play Blessures indipendentemente dal “tratto da”.
Bashung è davvero estroso, poco prevedibile.
Ci sono un paio di bei DVD dal vivo (più completi dei rispettivi album) se riuscite a trovarli; sopratutto quello de La Tournée des grands espaces credo possa essere assieme all’antologia sopra ricordata una bella introduzione a questo artista.
Bashung è il simbolo dell’outsider dal successo tardivo, ma imperituro e quasi sacro nel Hexagone.
 
In una nazione realmente orfana di Gainsbourg l’allievo (ci vuole poco a scoprirlo) Bashung diviene il nuovo riferimento cui si permette ogni sperimentazione.
 
Bashung ha un tumore ai polmoni ma non si arrende.
Bleu Petrole si fa ancor più scuro delle prove fonografiche precedenti, un tour avanza fra cancellazioni e chemioterapia.
C’e anche lo spazio per quelle riprese che porteranno a un ultimo DVD, postumo, dal vivo.
Bashung sbaraglia tutti (3 premi) alle Victoires de la musique 2009, svoltesi al leggendario Zénith parigino l’ultimo giorno di febbraio, egli è ormai più vicino all’agonia che alla vita, e le riprese televisive semplicemente quello mostrano.
Muore esattamente due settimane dopo, il 14 marzo del 2009.
E al momento non si vede un artista capace di andare avanti con il suo solo cognome ([2]).



 
POST SCRIPTUM
 
Cosi finiva il mio post, poi leggermente corretto nello stile. Forse finiva troppo bruscamente, come la notizia del decesso di questo artista (che avevo appresa per caso qualche giorno dopo, difettando qualsiasi informazione in argomento dei media italiani).
 
Non ci sono stati eventi di nota per il quinquennale della morte (circa tre mesi fa), il che potrebbe stupire ([3]) se non fosse che per commemorare questo maverick della musica francese non vi è stato molto da attendere.
Biografie più o meno ragionate ([4]); una monumentale intégrale ([5]) fonografica che, successiva alla prima, ormai è già un oggetto di culto.
Difficile un pellegrinaggio bashunghiano, in quanto negli anni (gli ultimi) di maggior popolarità era più orientato verso la campagne.
 
 
E in Italia? Naturalmente nulla.
Ritengo, anche, che Bashung sia poco conosciuto persino dai locali gainsbourghiani sedicenti.
Quelli veri, ovviamente, potevano saltare tutte queste righe (tranne forse la citazione di Embareck).
Una nota conclusiva di approfondimento: cercate la serie (10 puntate di circa 50 minuti l’una) radiofonica “Bashung – De l’aube à l’aube” su You Tube. È bella anche per la sua artigianalità: costruita con frammenti, anche ripetitivi, di varie trasmissioni anche televisive.
Per gli instancabili, aggiungo questo link: http://www.rts.ch/la-1ere/dossiers/alain-bashung-de-l-aube-a-l-aube/ ([6]).
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] “Toujour sur la ligne blanche” è parte dell’album Roulette Russe (1979).
[2] Su note più serene, della fatica che ho fatto per trovare una mezza dozzina di ostriche “a Ostende” vi racconterò un’altra volta se vorrete, dopo che avrete ascoltato l’omonima canzone, che con le ostriche non c’entra niente.
[3] In un mercato dove ormai le edizioni del XX-nnale si sprecano per quasi ogni artista.
[4] Oltre a un paio di numeri monografici di riviste musicali.
Fra l’altro, con la morte abbastanza prematura (56 anni) nel 2013 del biografo “ufficiale” di Serge Gainsbourg: Gilles Verlant è difficile pensare a uno studio definitivo (sebbene non necessariamente onesto) del, quasi, allievo di Gainsbarre.
[5] Non a caso intitolata A perte de vue: 27 CD, fotografie in formato quasi 12x12 pollici raccolte in una cartelletta, …
La precedente era di 19 CD.
[6] “rts”: è la “radiotelevisione svizzera”, proprio come la RAI.