"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 19 giugno 2024

PIKKETTANDO PINKETTS

 

PIKKETTANDO PINKETTS

 

Sapete cosa sono i picchetti? Non quelli militari, però.
I picchetti erano quella pratica per cui io, da solo, sono arrivato a picchettare anche due ingressi “del” mio liceo, lo Scientifico Alessandro Volta.
Il liceale mi chiedeva: “c’è picchetto?” Rispondevo “sì” e questo nemmeno mi chiedeva il tema dello sciopero, sciocchino.
Poi è arrivato il punk, e ... Leggetevi il blog, partendo dal suo primo post, cui adde https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/08/tonito-memorial-to-live-and-die-in.html.
Lo sciocchino privo di curiosità se non si è diplomato male, sicuramente avrà annaspato negli studi accademici ([1]).

 

Perché la memoria di Andrea G. Pinketts va protetta?

Siccome Pinketts è anche sodale di Raul Montanari (uno molto bravo che ho anche aspramente criticato, direttamente. Però bravo) di cui da leggersi resta almeno La perfezione.

 

Siccome Pinketts è sodale di Carlo Lucarelli quando Lucarelli era giovane, magro e con più capelli (like yours truly) è i suoi libri costavano nulla, incluso quello blu (la copertina) dove appare l’Ispettore Coliandro.

Ma anche Un giorno dopo l’altro è un bel romanzo.

 

Il picchetto evita gli intrusi e, se prima di leggere un libro di Pinketts (o Montanari, o Lucarelli), vi domandate se “c’è picchetto?” e “perché?” fate un gesto e una riflessione di umiltà.

I quali non bastano mai.

 

Ah, bella intervista a Pinketts: https://boll900.it/numeri/2002-i/Pinketts.html.

Quelli bravi correggano da soli i refusi, gli altri non leggano Pinketts.

E nemmeno il miglior Montanari e il miglior Lucarelli.

 

E le due “k”? Beh ai tempi del liceo erano “rafforzative” … Già.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Miei voti invece …

venerdì 29 dicembre 2023

DUE ROMANZI ITALIANI MODESTI (Bambaataa series – 2)

 

DUE ROMANZI ITALIANI MODESTI

(Bambaataa series – 2)

 

Quest’anno sono inciampato, causa recensioni allettanti, in due romanzi veramente modesti.
Entrambi italiani e entrambi con autori che sono professionisti della editoria.

 

Il primo è La stazione di Jacopo De Michelis.
A parte una citazione un poco vaga di Giorgio Scerbanenco, sembra – per chi conosce i generi – un incrocio fra i falsi salgariani di Luigi Motta, un qualche retrogusto alla Tiziano Sclavi (vedi Dylan Dog) e tutta la congerie simil-Milano-nera dei più o meno bravi Stefano Di Marino (RIP) versione “Gangland gunniana”, Andrea Carlo Cappi, Luca Crovi (figlio di Raffele).
Lo ho letto e poi, cosa che non faccio mai, regalato (dato anche l’ingombro).

 

Il secondo lo ho cominciato un paio di giorni fa: lo stile e la ambientazione vorrebbero essere, in forma indigente, quello di Emilio Tadini de La tempesta (era più bravo come pittore oppure come scrittore?) e uno spruzzo di Giovanni Arpino de Randagio è l’eroe.
Gli è che devo forse scusarmi con questi due Autori per averli, sebbene post mortem, scomodati.
Fin qui, si sa, capita: non tutti sono in grado di creare opere letterarie che sfidano il tempo.
Ma ho il dubbio che Raul Montanari – che ha scritto qualche bel romanzo – a meno che non sia suo amico gli correggerebbe la forma come a scuola di scrittura (Montanari ne ha una).
Scrivo di Marco Rossari e del suo L’ombra del vulcano. mi chiedo, a questo punto, come sia la sua traduzione (posseggo copia, ed anche della precedente) del romanzo simbolo di Malcolm Lowry.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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domenica 16 giugno 2013

SCUOLE DI SCRITTURA? NO GRAZIE


SCUOLE DI SCRITTURA? NO GRAZIE
 

Quando ero ragazzino, la mia amica S. era amica di Stefania Craxi, figlia di Bettino (noto ma ancora lontano dal diventare Presidente del Consiglio).
Qualcuno a una festa raccontò che il fratello minore di Stefania, Bobo, prendesse lezioni di ping-pong. Non ho mai potuto verificare la veridicità di questa voce.

 

Le strade delle città del mondo sono lastricate di scuole di scrittura.
Avendo una credo buona conoscenza della materia giuridica di riferimento, io comprendo ancor meno come si possa insegnare l’originalità, anche se essa caratterizza le opere dell’ingegno con un potenziale creativo minore di quello di un’invenzione ([1]).
In fondo il ping-pong è uno sport, la scrittura non credo.

 

A Jerome David Salinger non ho perdonato che egli non si fosse opposto al nome assunto dalla scuola di scrittura “Holden” (appunto), italiana e facente capo a Alessandro Baricco: nome che suona come appropriazione palese dei meriti del protagonista di The Catcher in the Rye ([2]) e dunque dello stile di Salinger.

 

A pagina 39 del numero del 15 giugno 2013 di la Repubblica c’è un’intera pagina lasciata allo sfogo di Aldo Busi nei confronti dei giornalisti che hanno strillato le sue pretese doglianze per essere stato escludo dalla cinquina dei finalisti del 2013 del premio letterario Strega.
Periodi lunghi, punteggiatura scarsa, Busi sarebbe un pessimo allievo di una scuola di scrittura.

 

Per contro, sempre il 15 giugno 2013 sul canale televisivo RAI5 nel corso di un documentario francese di quest’anno dedicato ad autori (letterari) newyorkesi (almeno per residenza) non ho sentito una frase non banale a parte qualche considerazione di Paul Auster. Su New York City alla fine degli anni settanta ne so più io.
E fra loro, intervistati nel documentario, qualche frequentazione di scuole di scrittura c’è stata.

 

Raul Montanari mi piaceva molto, da qualche tempo un po’ meno. Nulla di personale, con me è stato sempre molto gentile.
Lui che cerca di scrollarsi l’etichetta di scrittore di genere e insegna (anch’egli) scrittura, forse non si rende del tutto conto che gli scrittori di genere possono scrivere situazioni ripetitive, ma non sempre lo stesso romanzo, perché i loro lettori se ne accorgerebbero.

 

Insomma: i bravi scrittori lo sono indipendentemente scuole di scrittura che frequentano o nelle quali insegnano (e anche indipendentemente dal fatto che piacciano o non piacciano a me).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Per i più curiosi: legge n. 633 del 22 aprile 1941 (“Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”) e decreto legislativo n. 30 del 10 febbraio 2005, n. 30 (“Codice della proprietà industriale”).
[2] Siccome non è obbligatorio saperlo: il titolo originale di Il giovane Holden è The Catcher in the Rye.
Provate a fondare una scuola di scrittura dal nome “L’afferratore nell’avena” o, anche, “Vita di uomo” (primo titolo italiano in un’edizione precedente quella (oggi quelle; quanto a traduzione) di Einaudi) oppure Caulfield (cognome di Holden).