"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Hudson Boots. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hudson Boots. Mostra tutti i post

lunedì 28 settembre 2020

“CUIR ET BOTTES” (Daniel Darc) (fin de série Series – 1)

 

“CUIR ET BOTTES” (Daniel Darc)

(fin de série Series – 1)

 

Chi mi conosce – anche solo a contrario – sa che solamente quando la lingua italiana difetta di sintesi uso espressioni straniere.

 

“Tempo di guerra”, la seconda, mondiale.

I cappotti rivoltati sono quelli che hanno traccia delle asole originarie (cucite) alla bottoniera, siccome rivoltati appunto.

E le scarpe? Beh ad averne un paio.

L’economia dello stretto indispensabile ma con stile: Daniel Darc ([1]).

 

Daniel Darc, soprattutto in quel documentario del 2004 che ad oggi non ha avuto diffusione ufficiale ([2]) esibisce un bel paio di boot che forse sono Hudson e una pesante giacca di cuoio (pronuncia “kuoio”) a coprire un giubbotto di tela Genova.

D’altronde, Bob Gruen ha raccontato come perse i suoi Hudson a fronte delle richieste insistenti a propos di Sid Vicious.

 

In Francia, pare impossibile, ci furono almeno tre artisti con una più che discreta “pronuncia inglese”: Serge Gainsbourg, Alain Bashung e Daniel Darc.

Ma Daniel Darc la ha fatta molto più dura degli altri due, in quanto non è morto in gloria ed agio.

Però credo si debba sottolineare che un uomo (non so esprimermi sull’equivalenza femminile) per quanto alla deriva non sarà mai un relitto fin quando avrà una buona giacca di cuoio e un paio di resistenti calzature ([3]).

Daniel Darc è il solo ragazzo nel mondo: quello dimenticato, insieme a Jimmy Iguana (ed allora sono in due).

 

In realtà questo post si fonda su un falso storico: nel documentario precitato Darc indossa una giacca gessata sopra il giubbotto di jeans, ma il concetto non cambia.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2020 e 2022 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

giovedì 7 novembre 2013

NEW YORK CAN’T DANCE (ANYMORE?)

NEW YORK CAN’T DANCE (ANYMORE?) ([1])
 
Quando morì Andy Warhol io studiavo a New York.
Vi assicuro che leggere la notizia di certe morti in loco è diverso dal saperne a migliaia (o centinaia) di chilometri di distanza.
Lo specifico subito: dopo aver pensato al titolo del post, mi è tornato alla mente che lui non voleva essere “painter” bensì “tap dancer”.
 
Nel febbraio 1987 erano tutti vivi, eccetto Billy Murcia e Truman Capote e la povera Edie ([2]) ([3]).
Quindi Gotham City restava immortale anche se imperfetta.
 
Ecco perché quella figura curiosa, albina come un coccodrillo delle fogne della città, sopravvissuta all’attentato di Valerie Solanas del 1968, non avrebbe potuto mai morire. E invece ..., e io ero lì a leggerne fra i molti e doverosi tributi della stampa, seduto di pomeriggio nel vagone di un treno alfanumerico ([4]) diretto uptown.
 
Poi si tratta solo di ordinarli per data, non ha alcuna utilità farlo, i caduti figli o anche solo adottivi della New Amsterdam: Zoë Lund, Johnny Thunders, Joey Ramone, Robert Quine, William Burroughs, Jim Carroll, Laura Nyro, Arthur Russell, Jam Master Jay, Adam “MCA” Yauch, J. D. Salinger, ... e tutti quelli che ho dimenticato (Willy De Ville “vale o no?” si domanderà il completista).
 
Sempre più stanca, vecchia e debole la città dell’Uomo Pipistrello cercava di continuare, rincuorata anche dalla residency di David Bowie.
 
Ma adesso? I nuovi (ex nuovi) proprio non li vedo e non li sento (più?).
Dove sono gli alfieri dell’electroclash? E “quelli di Brooklin” (scrittura e musica) che è sempre “la” (ma sarebbe più esatto “il”) nuova Manhattan e non lo diventa mai?
“Adesso” è dopo il 27 ottobre 2013.
 
John Lydon continua a camminare nella neve dell’inverno di inizio 1978 come un soldato in rotta dalla Russia, i Lovin’ Spoonful continuano a suonare – in mono – “Summer In The City”, Bob Dylan continua ad abbracciare la sua Suze Rotolo in una foto che farebbe rabbia a chiunque e, a peggiorare le cose, anche James Dean (zuppo di pioggia e esistenzialista, oppure spavaldo e asciutto: potete scegliere) continua a camminare dalle parti di midtown.
 
Finale romantico: ultima canzone di Transformer: “Good Night Ladies”.
Finale reale: “it’s like that, and that’s the way it isper dirla con i Run DMC, ed allora ce lo sudiamo al Red Zone ovviamente con le Adidas lasche, ma declaratorie tanto quanto un paio di – ovvio – Hudson Boots, come piace a noi.
 
Phew!
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
 

 


© 2013 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 

 
 




[1] Il riferimento è al titolo di “Sally Can’t Dance” di Lou Reed.
[2] Sedgwick, lei forse vittima del friendly fire tossicologico come Billy Doll? E Capote non giovanissimo.
Insomma cose che capitano.
[3] Neanche un trafiletto per Anya Phillips e Jobriath? Certo non per le masse e, comunque, entrambi non simboli, nemmeno reietti, della città.
[4] Era la 2 (numero su fondo rosso) o la R (lettera su fondo giallo)?
“Subway Train” evidentemente, “peggio dei Warriors” direbbe qualcuno a me caro; se sai viaggiare nei borough lo sai fare ovunque.
Dimenticavo, a chiudere questa parentesi sotterranea: dovevate vederli i Guardian Angels nella primavera del 1983 partire nelle ombre serali in falange gothamita a proteggere sino alle propaggini la città!