"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 6 ottobre 2025

NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI

 

NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI

 

Nella migliore delle ipotesi, qualcuno di noi (noi, non voi) sarà ricordato come un “quasi Dennis Hopper”.

 

Il che potrebbe anche apparire lusinghiero, se non fosse che essere Dennis Hopper non è - da Dennis Hopper - molto appagante.

Una perenne condizione da rampa di lancio verso un pianeta-successo che non arriverà mai, nemmeno dalla critica (quale poi?).

 

Segue una voce di Wikipedia blasonatissima, in cui per quanto mi riguarda cito James Dean e Jodie Foster (che sono come circa un quintale di diamanti purissimi, in una miniera di diamanti inesauribile ma poco accessibile).

 

Fine.

Infatti, quando Taschen pubblicò un libro di fotografie di Hopper, l’edizione firmata da lui a Milano si trovava, una unica copia (mi pare sui 700 Euro), in un negozio … di scarpe sportive in via Montenapoleone.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 30 settembre 2025

30 SETTEMBRE 1955 – 30 SETTEMBRE 2025

 

30 SETTEMBRE 1955 – 30 SETTEMBRE 2025

 

Direi nulla da aggiungere a questo mio post:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/02/cholame-deanabilia-sketches-series-11.html

 

E nemmeno a quest’altro:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/04/filosofia-del-bambino-sdraiato-sul.html

 

Per fortuna, il filmato c’è ancora:

https://www.youtube.com/watch?v=NOYewd-LSsw

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 25 settembre 2025

IL BLOG “IN TRE DATE”, A SETTEMBRE (Facebook Down Series - 154)

 

IL BLOG “IN TRE DATE”, A SETTEMBRE

(Facebook Down Series - 154)

 

26 settembre: Tonito (6 dicembre 1959-1996)

28 settembre: Roger Nimier (31 ottobre 1925-1962),

30 settembre: James Dean (8 febbraio 1931-1955), Oreste Del Buono (2003)

 

I riferimenti (rectius i post) li lascio cercare a voi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 17 gennaio 2025

A DAVID LYNCH DEVO QUALCOSA

 

A DAVID LYNCH DEVO QUALCOSA

  

Anno 1981: scelsi di trascorrere le vacanze estive, tre settimane, a Londra.
Belle vacanze.
Al cinema vidi The Elephant Man: colpì me, colpì David Bowie.
Più avventuroso dell’andata il ritorno: orario impossibile, dovevo tirare le tre di notte per andare con il bus notturno alla fermata del pullman che mi avrebbe condotto in aeroporto: decisi per un cinema in King’s Road, e così mi vidi Eraserhead: ero giovane e quindi lo ressi (ed ancora mangio il pollo).

 

Il terzo suo film (altri due comunque un poco mi marchiarono) fu Wild At Heart: ricordo che lo andai a vedere due volte in una settimana ([1]) in uno dei più bei cinema di Milano: il Metro Astra di Corso Vittorio Emanuele.
Io volevo essere Sailor e cercavo la mia Lula: ci sono voluti anni, ma la ho trovata e ancora siamo, io e lei, “due contro cento” ([2]).
Non ho una giacca di pelle di serpente, ma quando sento “Baby Please Don’t Go” ...

 

Beh quei due titoli ve li devo: Blue Velvet (che a me e a altri sei nel mondo ricorda un film di Kenneth Anger).
Poi Lost Higway che nella colonna sonora ha David Bowie e che vidi a Madrid.

 

Devo dire che Twin Peaks mi tangette e basta. 
Alla fine la memoria ricordava che un attore era il boyfriend di Linda Evangelista.

 

Non ho altro da aggiungere, se non che scoprii che James Dean scendeva in motocicletta a rotta di collo lungo il Mulholland Drive.
E il mio cerchio esistenziale si chiude, dato - anche - Dennis Hopper.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Altra epoca: potrei averlo visto interamente e poi in parte: pagavi l’entrata non il numero di proiezioni.

[2] È il titolo di un albo di Tex. Noi siamo la versione etero: lei è Tex e io sono il brontolante Kit Carson: due tizzoni d’inferno per la vita. Oppure siamo Butch Cassidy e The Sundance Kit, fate voi.

lunedì 2 dicembre 2024

MORRISSEY, OSSA, JAMES DEAN (Facebook Down Series - 92)

 

MORRISSEY, OSSA, JAMES DEAN

(Facebook Down Series - 92)

 

Bones are immortal. So are songs” (Morrissey)

 

https://www.youtube.com/watch?v=foWi9-H0jUA&t=2724s

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/suedehead-note-su-un-video.html

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 23 aprile 2014

FILOSOFIA DEL BAMBINO SDRAIATO SUL PAVIMENTO (“Facciamo che io ero …”)

 

 

FILOSOFIA DEL BAMBINO SDRAIATO SUL PAVIMENTO
(“Facciamo che io ero …”)


La mannaia del macellaio della celluloide colpisce cieca: cosi la breve sequenza iniziale di Rebel without a Cause viene mutilata con conseguenze gravi ([1]).
Fuor di metafora: le pizze del film nei cinematografi per lustri e lustri subiscono tagli da usura e quella scena risulta fra le più colpite. Andate a (ri?)vedervela nella sua interezza e scoprirete un capolavoro.
 
Da bambini quanto siete stati sdraiati sul pavimento di casa? In una prospettiva quasi cieca nelle vette, se non fosse che quella prospettiva non toglieva nulla ai vostri giovani pensieri, anzi li arricchiva.
 
Facciamo che io ero…”: ci hanno quasi rubato anche questo.
La benevolenza, ipocrita, adulta si impossessa – apparentemente – di formule magiche dell’infanzia. Ma esse suonano con una eco falsa, vuota e lontana.
Alla fine nelle voci degli adulti resta solo un “imperfetto passato”. Mentre siamo nel futuro glorioso proprio attraverso un tempo verbale opposto, futuro suscettibile di essere piegato a ogni volere bambino.
In base a come pronunciate quel “facciamo ...” si decide la vostra vita. O lo sapete ancora dire come allora, oppure no e siete irrimediabilmente “dei grandi”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Jim Stark (James Dean) cammina per strada, di sera, trova un pupazzetto di peluche scartato e abbandonato, si sdraia sull’asfalto, lo culla, lo copre con la carta da regalo gettata via, come cuscino il nastro da regalo, poi si corica di fianco al giocattolo.

lunedì 17 marzo 2014

PLACEBO (“abbiamo fatto i compiti”)


PLACEBO
(“abbiamo fatto i compiti”)

 
Quando penso ai Placebo in termini puramente anemotivi concludo che sono (“è”) Brian Molko. Difficile staccarsi da una coincidenza non voluta, ma inevitabile, fra leader e gruppo (l’altro componente co-fondatore è Stefan Olsdal) inattaccabili sotto un profilo conoscitivo: è bastevole considerare la serie di versioni di altrui canzoni (sic!) che costituiscono il secondo CD di Sleeping With Ghosts e come aggiunta non essenziale per la conclusione appena offerta (ma si tratta di una dirimente aggiunta, occorrendo) anche un loro omaggio a Serge Gainsbourg.
 
Brian Molko sa arringare il pubblico in Inglese e in Francese.
Brian Molko sa anche suonare la chitarra ([1]).
Brian Molko è indubbiamente molto più impegnativo di Morrissey.
Infatti nessuno è più adorato di Morrissey, che non sa suonare la chitarra e che io non vorrei sentire ordinare una bottiglia di Perrier (è vegetariana, può ordinarla) in una lingua non sua “madre”.
 
Brian Molko fuma (o fumava), io non fumo.
La gente che fuma mi da spesso fastidio (semplicemente perché è troppa), non Brian Molko (e neanche Siouxsie).
 
Tornato da un concerto dei Placebo una dozzina di anni fa, io comprai on line tutti i singoli disponibili: gli album non mi bastavano.
 
Siccome le nostre generazioni non coincidono, apprezzo l’incrocio fra Nancy e Hardy (fate i compiti anche voi, per favore).
 
Che dire, poi, della “ragazza portacenere”? Puro omaggio bastardo a Kenneth Anger e a James Dean.
 
Certo la disperazione kitchen sink può pesare molto, più dura (o semplicemente, ma non solamente, meno melodrammatica) di quella di Marc Almond. Ma le meningi macinano e reagiscono, appunto più elettricamente, o almeno ci provano.
 
Brian Molko, un figlio di nome Cody e “sapore negli uomini”.
 
Ciglia finte “a orologeria” e smalto nero sulle unghie, un fisico folletto e androgino al cui confronto (anche) Kate Moss pare una massaia di solida costituzione.
 
Me ne rendo conto, questo è solo un bozzetto di grandi dimensioni.
Però non potevo ritardare oltre un riconoscimento a coloro (colui?) che, se io fossi nato nel 1979, forse mi avrebbero salvato dall’apatia.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Come un appartenente alla famiglia reale, egli non fa preferenze fra i manici Gibson e quelli Fender, che poi entrambi siano di fattura stateside è conseguenza dell’estensione del regno del rock’n’roll.

sabato 8 febbraio 2014

CHOLAME: DEANABILIA (Sketches series - 11)



CHOLAME: DEANABILIA
(Sketches series - 11)

 


Arrivo a Fresno a fine giornata, dalla montagna.
Il sole al tramonto mi colpisce dritto negli occhi e guidare è molto faticoso anche se la strada è dritta e facile: sono raggi che vincono i miei occhiali Wayfarer pieghevoli e la protezione data da quelle piccole tavolette paraluce che ancora esistono nelle automobili.

Allora capisco il povero Donald Turnupseed.

 
Perché arrivo, io, da Cholame.
Arrivo in quanto ho voluto andarci, con un itinerario altrimenti privo di senso.
Dovevo sentire quella strada statale, passare di lì, se del caso essere investito e avvolto nello spirito del mito, oppure sentire il grottesco sapore del cattivo gusto necrofilo. Ma dovevo farlo.
 
Cholame: se sai pronunciarlo o, almeno, percepirlo è uno dei sinonimi di James Dean.
 
“Il” luogo si rivela per ciò che è: un punto di ristoro (Jack Ranch Cafè) con qualche – discreto, comunque non pacchiano – oggetto ([1]) a ricordare il Caduto del 30 settembre 1955.
Poi c’è la scultura intorno all’albero, sassolini da giardino zen, pagata dal magnate nipponico Seita Ohnishi. Su di essa frasi tratte da Le Petit Prince, a riprova di ... ([2]).
Ma erano quasi vent’anni fa.
 
Little Bastard on the way to Salinas
 
 
                                                                                                                      Steg
 

 
 
POST SCRIPTUM
Ho trovato un bel cortometraggio, intitolato Two Friendly Ghosts: James Dean e Donald Turnupseed si incontrano post mortem, nel 2011, a Cholame, allincrocio. La regia è di Parker Ellerman.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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© 2014  Parker Ellerman per la fotografia in calce. 
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[1] Ivi ho comprato la mia copia del volume di fotografie di Sanford Roth intitolato James Dean - The memory of the last 85 days, una pubblicazione giapponese.
[2] Beh, qualche volta faticate anche voi, anche perché se non mi capite o non vi incuriosite, semplicemente quanto io scrivo qui non significa nulla per voi. Non è una critica, ma un dato di fatto.

venerdì 20 dicembre 2013

KENNETH ANGER (Sketches series - 7)


KENNETH ANGER

(Sketches series - 7)

 

Come molti, di Kenneth Anger io ho avuto contezza prima per il suo (in realtà v’è un secondo volume pubblicato e un terzo pronto che lui dichiara paralizzato da Scientology) libro Hollywood Babylon.

Come non preoccuparsi di una persona che scrive di un James Dean omosessuale e che si fa spegnere mozziconi di sigaretta sul corpo? ([1])

 

 

Poi lo ho associato a quelle leggende dello schermo d’argento per noi punk che erano Scorpio Rising e Kustom Kar Kommandos: se li avevano proiettati allo Screen On The Green in quella famosa serata londinese (Islington) del 29 agosto 1976 in cui il topless di Suzy (non ancora Siouxsie) rischiava di oscurare le emergenti leggende sub-urbane ([2]) di Sex Pistols, The Clash e Buzzocks, allora dovevano essere film importanti, lo sono.

 

Kenneth Anger, classe 1927 ( ma lui vezzosamente dichiara 1930) è un grande cineasta.

Grande anche perché ha una cultura filmica non discutibile, con aneddoti non pettegoli su persone e tecniche.

 

Certo egli resta immancabilmente legato a un pugno scarso di sue pellicole, anche se ormai con un cofanetto si ha tutto o quasi.

E poi Aleister Crowley (David Bowie, anyone? O devo aggiungere Led Zeppelin?) quale ulteriore suo referente.

 

Un uomo capace di far riempire quasi 4 GB di memoria ad un suo fan che condivide i propri tesori sul suo idolo con chiunque arrivi sul giusto filmato caricato in You Tube e si impegni – appunto – a scaricare questa massa di informazioni.

 

Due dettagli così, per finire: è un Americano che ha una buona pronuncia se usa parole straniere.

Egli ha un grande “Lucifer” – la parola – tatuato sul petto.

 

POST SCRIPTUM

 

Avevo cominciato, fine maggio 2023, a imbastire un post in occasione della morte di Kenneth Anger.

Qualche giorno dopo ho “ritrovato” il mio post – pubblicato – del 2013.

Piuttosto che rielaborare, aggiungo questa specie di bozza che, rispetto alla “Babilonia hollywoodiana” corregge quanto scrissi come sedes materiae.  

 

Kenneth Anger (all’anagrafe Kenneth Wilbur Anglemeyer), è morto l’11 maggio 2023.

Era molto vanitoso: si tirava indietro gli anni, ancora (tre) in quel bel documentario che è Anger Me ([3]).

 

Essenzialmente I modi di conoscere questo artista e autore sono due: cinematografici o letterari.

Io direi che effettivamente lo conobbi innanzitutto nel secondo modo: da appassionato di James Dean incontrai, in forma di citazione, le sue considerazioni sulla omosessualità del divo di Fairmount contenute nel libro Hollywood Babylon II, pubblicato nel 1975.

Non so se i due volumi del suo Hollywood Babilonia siano ancora in catalogo e, quindi, a un prezzo corretto.

 

Poi arrivò il punk, era il 1977 e le notizie non erano proprio complete e a prova di confutazione.

Comunque, a un certo punto si ricostruì quella leggendaria serata allo Screen On The Green di Islington.

 

VOLUTAMENTE INTERROTTO

 

Per fortuna avevo sottomano un bel cofanetto BR/DVD del British Film Institute e mi sono guardato tutto quel che "mi serve" di Kenneth Anger.

 

Trovare in casa la mia copia della sua biografia è un altro paio di maniche ([4]), così come spero sia intatta una cartella del PC con una mole letteralmente abnorme di materiale che lo riguarda (roba che scaricai almeno dieci anni fa).

 

Il fatto che abbia scoperto della sua morte grazie a Berlin Bromley mi consolo un poco (non che fosse un ragazzino ...).

 

Guardate il videoclip di “Walking In My Shoes” (diretto da Anton Corbijn): è puro Kenneth Anger.

 

Lui era davvero “pericoloso” (Anger/danger), lui era davvero un cavaliere solitario.

Se esistesse (ma non esiste) un aldilà credo sarebbe al banco del bar con Erich von Stroheim.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013, e 2023 per il post scriptum, Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

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[1] Inciso: chiunque dopo i propri 40 anni insista nel ritenere inscalfibile la eterosessualità del Divo di Fairmount è più che un ingenuo e forse non si merita neanche di commuoversi (ancora e ancora?!) quando Jim Stark dichiara: “I’ve got the bullets”.

[2] Ivi si gettarono anche le basi per la nascita di Siouxsie and The Banshees.

giovedì 3 ottobre 2013

PERLE MEDIATICHE 28 – RISORTI PER ALTRUI IGNORANZA


PERLE MEDIATICHE 28 – RISORTI PER ALTRUI IGNORANZA

 
Siamo ormai alla recidiva reiterata e specifica.
 
Nella rubrica quotidiana “Res Gestae”, trasmessa dal canale televisivo tematico RAI Storia, del 2 ottobre 2013, a proposito di Rock Hudson morto quel giorno del 1985: “... con la sua amica Liz Taylor con cui aveva recitato nel 1956 ne Il Gigante”.
 
Evidentemente James Dean, morto il 30 settembre 1955, terzo nello starring del film in questione era resuscitato.
Nulla di tutto questo: The Giant fu concluso il 12 ottobre 1955 ([1]).
 
Mi ripeto, mandare ai lavori socialmente utili i responsabili di questi scempi culturali, che sono pagati dal pubblico con il canone RAI.
 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Nel caso di specie non si possono accampare giustificazioni come per Plan 9 from Outer Space quanto a Bela Lugosi.
Incidentalmente, in quel film recita Maila Nurmi (con lo pseudonimo di Vampira), amica di James Dean.

domenica 28 luglio 2013

NACH TONITO (una conoscenza interrotta prima dell’usura)

L’edizione scelta per David Bowie
(copia di mia proprietà)



NACH TONITO
(una conoscenza interrotta prima dell’usura)
 
I vampireschi appetiti che si saziano anche mediante i miei post non capiranno molto, pazienza. Del resto questo è un altro scritto per pochi.
 
Vorrei chiedere a Tonito: “sei stato a Berlino?”
 
Vorrei chiedere a Tonito: “hai letto Nietzsche?”
 
Vorrei chiedere a Tonito, soprattutto: “perché ti piace David Bowie ([1])?”
 
Avendo io impiegato anni per redigere e rendere leggibile ad altri (se non concludere, come dimostrano queste righe) il “Tonito Memorial”, non può sorprendere se una ulteriore spiegazione di quelle mie pagine abbia richiesto altre dozzine di mesi per definirsi ([2]).
 
Quella con Tonito è stata per me – allora io non ero una persona cosi interessante (o meglio non mi reputavo io; salvo smentita di qualcuno, come mi disse Billy Houlston a proposito del mio frequentare Siouxsie and the Banshees) – una grandiosa conoscenza (non uso il termine amicizia in quanto credo eccessivo o, comunque, abusato) diluita ed interrotta.
Mi rendo conto di ciò solo in questi giorni, avendo diagnosticato, a malincuore ma definitivamente, come una amicizia durata mezzo secolo sia per me sepolta ([3]).
 
Le amicizie e le conoscenze spesso finiscono per usura di uno dei due, che diventa noioso/a; per le amicizie la soglia di percezione è semplicemente meno spiccata di quanto accade fra conoscenze interessanti in quanto si genera una tolleranza reciproca.
Con Tonito non ho potuto, per cause a noi non imputabili, nemmeno ipotizzare di raggiungere quel rischio di soglia usura, c’era ancora molto da dire prima della noia.
 
Vorrei chiedere a Tonito: “che ne pensi di Bill Sienkiewicz e di Howard Chaykin (tu che su foglietti a quadretti snoccioli storyboard senza fatica)?”
 
Vorrei chiedere a Tonito: “del finto ‘effetto scarno’ di Keibol Black di Miguel Àngel Martìn cosa mi dici?”
 
Chiaramente, la lista può proseguire. È un esercizio infinito ed impossibile, perché gli avvenimenti di oltre sedici anni influenzerebbero anche lui ([4]), ma tant’è.
Non è che io sia senza interlocutori, però me ne manca sempre almeno uno, e le tempeste cerebrali sono, sempre, insufficienti.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] È facile oggi, 2013, spiegarsi, ma nel 1996 stavamo ancora digerendo, nel migliore dei casi, 1.Outside.
[2] L’illustrazione di accompagnamento di questo post ha un’origine, ancora una volta, bowiana. Nelle sessioni fotografiche per Diamond Dogs v’è ne è una, scattata da Terry O’Neill, di cui fa parte la celeberrima foto in bianco e nero con il cane danese che salta in alto e David Bowie seduto in una tenuta quasi da gaucho alla Rodolfo Valentino. Ai suoi piedi un libro aperto con la copertina in qualche evidenza: è quello di Walter Ross, dedicato nella sostanza a James Dean. Caveat: non tutte le edizioni hanno quella copertina, quella che rileva è del 1958.
Inizialmente, avevo pensato di utilizzarla per “Tonito Memorial”.
Una curiosità per iniziati, e in fondo noi tutti eravamo degli iniziati.
[3] Altro non serve aggiungere.
[4] Che quindi avrebbe potuto diventare noioso, non lo escludo, il fatto è che non mi è concesso scoprirlo.