BRUCE SPRINGSTEEN
(due o tre cose)
(Sketches series - 29)
Ho incrociato Bruce Springsteen solo una volta: ero già seduto su uno
sgabello al banco dell’Empire Diner (
) per
il mio pranzo di mezzogiorno: cucina impeccabile (la loro Pour le Merite da attribuire al cliente era conseguente allo aver ordinato senza domande “The Hedonist” sandwich (
)), l’odore
leggerissimo del Vetril (ché sui piani di cristallo dei tavoli e del banco non
dovevano esserci ditate).
Entrò con una signora dai capelli castani lunghi (verosimilmente Patty
Scialfa). Nessuno squittì o corse per un autografo.
Era vestito come sé stesso: jeans blu, stivali da cowboy e una canottiera
bianca.
Lo notai girandomi perché teneva le braccia tese sopra la testa e pensai:
almeno non si depila.
Qualche tempo (anno, lustro?) dopo la pubblicazione del secondo album dei
Suicide, che non ha un titolo preciso (
), emerse
la notizia che Springsteen si fosse ispirato a loro per l’album
Nebraska,
del 1982 (
).
Una decina di anni prima, l’allora scintillante ma certo non ancora
epocale David Bowie aveva registrato – ma poi accantonato – per il suo album di
“cover”
Pin Ups (ma vi è chi dichiara fossero le session di
Diamond
Dogs) una versione di “Growin’ Up” dell’esordiente rocker del New Jersey dal
suo, appunto, primo lavoro a 33 giri:
Greetings From Ashtbury Park, N.J.
(
).
Recidivo, Bowie realizzò anche per il suo Station To Station una
altra “cover”, dallo stesso album springsteeniano: “It’s Hard to Be a Saint in the
City”. Di nuovo accantonata.
Furono pubblicate molto tempo dopo (
).
Springsteen in seguito inserirà “Dream Baby Dream” dei Suicide nel suo
repertorio dal vivo (
), e
ne registrerà anche versioni di studio (
).
Anno 2020: morto David Bowie, morto Alan Vega, Morto Rick Ocasek,
…
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Conto originale Empire Diner, con voce "Hedonist", collezione privata |
Steg
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