"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 30 luglio 2012

PUNK’S DEAD: lo splendido libro di Simon Barker (pre-Bansheeiana)


PUNK’S DEAD: lo splendido libro di Simon Barker
(pre-Bansheeiana)



Di questo libro sono venuto a conoscenza in modo del tutto casuale. Il sito http://www.thebansheesandothercreatures.co.uk/ da mesi non ha notizie di rilievo; d’altronde è difficile portare avanti un sito su un artista, Siouxsie and the Banshees, che non esiste più e i cui componenti fondatori (Siouxsie Sioux e Steven Severin) non hanno grandi progetti in corso.



Sta di fatto che, addirittura, le migliori recensioni di Punk’s Dead ([1]) di Simon Barker sono rinvenibili su due blog ([2]) e, inoltre, sembra che il volume sia uscito mesi prima, anche se la mostra londinese delle foto che ivi contenute sia terminata solo da qualche settimana.



Comunque, questo tomo, che ha anche brevi testi di accompagnamento ai vari capitoli, è sorprendente: a parte la qualità delle foto, tutte a colori (per motivi spiegati dall’autore nella premessa), i soggetti sono quelli che hanno fatto la scena londinese, essendo un pubblico quasi tutto di futuri artisti.
Sembra di leggere/guardare altri libri già letti ([3]) che, però, non avevano o quasi immagini, oppure di scoprire un libro fotografico che doveva uscire più di 30 anni fa ([4]). Si ha quindi un senso di completezza dopo lustri e lustri per così dire “visualmente mutilati”.



Proprio in ragione delle recensioni già esistenti, non ho motivo per tentare di offrirvi esempi delle foto che vi troverete.
Vi basti sapere che una sola immagine di Siouxsie mi ha letteralmente imposto di comprare il libro, indipendentemente dal numero di fotografie dedicate, appunto, ai Banshees “circa and almost always 1977. Ma di loro foto ce ne sono molte, mai viste prima.



Il volume trasuda Bromley (Contigent?), Clothes For Heroes, Antz, etc.
Considerato che Barker fu colui che vide “per primo” un concerto dei Sex Pistols ([5]) e quindi fu la spinta per Siouxsie, Steven, Billy (poi Idol) e altri ([6]) a seguire gli allora sconosciuti Rotten, Matlock, Jones e Cook. Nota “tecnica”: nelle foto di Ray Stevenson dedicate al “seguito bromleyano”, Simon è quello con i capelli biondi.

Un’opera viva come i colori da plastic photocamera che l’ha generata, che nasce dai morti, come ancora spiega Barker.
Non so se sia un libro per giovani, in quanto un retro-gusto e un retro-odore peculiari possono percepirli solo coloro che si ricordano, almeno un po’, il 1977 a Londra.
Caveat: non una foto di Sex Pistols, non una foto di The Clash.

Da sfogliare e leggere preferibilmente ascoltando musica di 35 anni fa, all’occorrenza attingendo anche alle “riserve” del semi-ufficiale.




                                                                                                                      Steg







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[1] Edito da Divus, con sedi a Praga, Londra e Berlino.
[2] Si tratta di http://friedrichstrasse.blogspot.it/ (pagina: http://friedrichstrasse.blogspot.it/2012/06/simon-barker-punks-dead.html) e di http://theworldsamess.blogspot.it/ (pagina: http://theworldsamess.blogspot.com/2012/04/punks-dead-photographs-of-simon-barker.html).
Blog molto diversi fra loro, ma entrambi evidentemente molto interessanti.
[3] Ad esempio i capitoli iniziali di Sex Pistols di Fred e Judy Vermorel.
[4] Per oscuri motivi, i libri “sul punk” salve eccezioni (due o tre) vendono poco, spariscono presto, diventano rari e costosi.
Provate a cercare 100 Nights At Roxy.
[5] Unico errore di Barker nella sua cronaca – riportata da Jon SAVAGE in England’s Dreaming , London, Faber and Faber, 1991, pagina 145 – è il giorno della settimana, un martedì e non un sabato come egli dichiarò.
Il concerto fu quello del 9 dicembre 1975 al Ravensbourne College Of Art di Chislehurst.
[6] Eccezionale il resoconto di Barker contenuto nel volume di Neil e Ray STEVENSON, Vacant A diary of the punk years 1976-79, London – New York, Thames and Hudson, 1999, alle pagine 62 e 63.

venerdì 7 ottobre 2011

ADAM CON E SENZA ANTZ









ADAM CON E SENZA ANTZ

 

Non è per il fatto di essere stato, se non il primo, fra i primissimi ad esibirsi in Italia che fa di Adam Ant con gli Antz (inizialmente lo spelling, in quanto logo, aveva la “D” del leader invertita e la “S” finale del gruppo scritta come se fosse stata una zeta, appunto) una figura perno per i pochi che c’erano già nel 1977.

Del resto, i concerti di A&TA sono dell’ottobre 1978 ([1]).

Andando per tavole sinottiche, in quel mese a parte i Sex Pistols già sciolti da mesi si respirava aria di PIL e chi aveva avuto la fortuna almeno di ascoltare le prime due John Peel session di Siouxsie and the Banshees ([2]) era ben conscio della svolta che avrebbe reso, allora era così ([3]), quasi vecchi The Clash con il secondo album.

Perché il punk stava finendo.

 

Ed allora?

Adam era outsider fra outsider, punk fra i punk; tanto che qualcuno tacciò i Banshees di snobismo quando decisero di abbandonare il progetto cinematografico di Jubilee, così privando per molti anni il pubblico di edizioni ufficiali di almeno un paio di loro canzoni, in particolare di “Love in a Void” ([4]), nelle loro prime versioni.

Eppure A&TA aprirono alcuni concerti dei Banshees e una splendida foto in bianco e nero ritrae sedute fianco a fianco Siouxsie Sioux e Jordan all’Eric’s di Liverpool ([5]).

Comunque sia, gli Antz arrivarono a Milano con un’aura davvero leggendaria e i due loro concerti furono memorabili in quanto veri e partecipati: la barriera del palco non è mai esistita nello spirito punk anche quando i palchi cominciarono a diventare più alti.

C’è una canzone intitolata “Nietzsche Baby” di cui non si ha notizia di versioni in studio la quale da sola vale tutto il 1978 della band.

 

Ecco allora che – a parte coloro che ebbero la fortuna di ottenere almeno del materiale cartaceo proveniente dal gruppo, cioè da Adam – negli anni successivi si arrivò ad una archeologia spasmodica la quale non ha reso alcuno pago delle scoperte, dato che troppe canzoni sono andate seppellite.

Le Formiche non erano punk nel suono, e canzoni come “Il Duce” avrebbero potuto per lo meno mettere in guardia sull’eclettismo di Stuart L. Goddard.

 

Per ascoltare qualche cosa, di nuovo si doveva ricorrere alle sessioni con John Peel e a quel famoso bootleg che molti dicono essere stato almeno propiziato dallo stesso Adam Ant: Madam Stan in cui confluirono le registrazioni che avrebbero dovuto essere il primo album del gruppo.

 

Non fu così, ed allora gli Antz esordirono con il secondo album: Dirk Wears White Sox.

Poi tutto collassò, nel senso che Adam perse (o piuttosto si fece sfilare) la band che divenne i Bow Wow Wow; cosicché quel disco e la tournee estiva che ne precedette l’uscita – dove però c’erano già novità atte a rendere inattuale, sebbene non obsoleto, il contenuto del LP – si pongono come una sorta di cerniera fra zeta ed esse ([6]).

 

Quando la Antmusic esplose, Adam ebbe l’intelligenza di usare alcune sue vecchie composizioni come lati b dei singoli.

Perché, come non è notissimo, prima degli Antz ci furono The B-Sides (sebbene su Internet taluno erroneamente li inquadra come gruppo senza al suo interno Adam).

 

La vita successiva degli Ants è esploratissima e per molto tempo essa fu rose e fiori (lealtà volle che il 26 maggio 1981 al Rolling Stone di Milano ci fossero tutti quelli che erano stati alle due gig del X-Cine).

Poi arrivò la carriera solista (ma sempre con Marco Pirroni al suo fianco) inizialmente di buon successo e quella – tentata- di attore di Adam Ant.

Quindi una spirale artistica in discesa cui si sono aggiunti problemi di salute psichici.

 

Nel terzo millennio, a parte la sortita con l’autobiografia e qualche apparizione sporadica, solo nel 2010 Adam torna davvero sulle scene, più Anz che Ant, cioè sembra con la voglia di ripartire senza dimenticare le sue origini.

L’album ormai è atteso da mesi, ha un titolo assolutamente improbabile: Adam Ant Is The Blueblack Hussar in Marrying The Gunner’s Daughter, ma c’è una certa curiosità e una discreta attesa.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2011-2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Il 16 e 17 a Milano, i più importanti.
[2] Reperibili nell’album Voices on the Air, fra l’altro.
Chi li aveva visti e sentiti dal vivo aveva subito impatti ben più permanenti negli effetti.
L’album The Scream sarebbe uscito il 13 novembre.
[3] Poi giustificare con la produzione di Sandy Pearlman è altra cosa.
[4] Curiosamente, se “Deutscher Girls” di A&TA fu in seguito censurata onde la strofa “to be so nazy” divenne “to be so nasty”, la nuova registrazione di “Love in a Void” come altro lato (era una sorta di double a-side single) di “Mittageisen” portò da “too many Jews for my liking” a “too many fools for my liking”.
[5] Rivedendola oggi si può sostenere che essa contiene l’abbandono della scena della seconda e l’avvicinarsi di una visibilità finalmente non per pochissimi per la prima insieme a Severin, Mckay e Morris.
[6] Sembra quasi la strofa di una splendida canzone di The Associates: “A”, una mia piccola fissazione.