"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 16 maggio 2013

TALKING ABOUT B-SIDES (AND MORE)


TALKING ABOUT B-SIDES (AND MORE) ([1])

 

Noi ribelli ([2]) del ’77 siamo cresciuti anche grazie alla capacità di “girare” il quarantacinque giri.

 
Il concetto è curioso sotto molti aspetti:
-        innanzitutto, il formato microsolco sette pollici ebbe un’evoluzione tale per cui non essendo più limitato il materiale ([3]), l’extended play perse di rilevanza alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso e poi, col passare del tempo, addirittura un lato del vinile era divenuto poco meno che ridondante: andava riempito in qualche modo,
-        il punk portò a un recupero non consumista del formato singolo ([4]) rendendolo innanzitutto fondamentale come medium per velocità di realizzazione,
-        ma ancora il punk portava a rivalutarlo: ecco il riempimento del b-side in forma non superficiale. Tanto che ci furono dei tentativi di “double A-side” ([5]).
 

Nulla di nuovo: di “retri” che ebbero più successo delle facciate A ce ne erano stati, ma trattati come rarità.
 

Poi, ovviamente, chi ama la musica ha girato da bambino i dischi di famiglia: io per esempio ascoltavo con divertimento “The Madison Time”: lato B della versione italiana di “Speedy Gonzales” cantata da Peppino di Capri.
 

Dunque cresciuti con il 100% del vinile inciso nelle orecchie ([6]) e accumulandosi i b-side (chè i “singoli” erano di solito compresi negli album) si pose per noi il problema di come fare per ascoltarli senza stare al fianco del giradischi.
Molte volte si riempivano MC7 proprio per sopperire a questa esigenza.
Il formato CD anche per questo motivo è stato salutato con entusiasmo: potendo contenere più musica, era possibile offrire anche quello che non ci stava sull’album in vinile, sebbene occorre ricordare come tentativi di raccogliere registrazioni sparse ci fossero già stati: ad esempio Black Market de The Clash ([7]).

 
Credo che la grandezza di un artista possa dunque misurarsi anche sulla qualità di questi album che all’ascoltatore occasionale dicono ben poco: le gerarchie di ascolto ci sono, innegabili e spesso inversamente proporzionali alle vendite.

 
Concludo confessandovi che questo post è stato occasionato da una bella e lunga recensione ([8]) di Barbed Wire Kisses de The Jesus and Mary Chain.
Io, evidentemente, non posso mai dimenticare ([9]) il cofanetto Downside Up di Siouxsie and the Banshees.

 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 




[1] Dopo aver deciso che il titolo suona più esatto, non meglio, in lingua inglese, mi accorgo della valenza Who del medesimo: “talkin’ ‘bout my generation” ed in effetti è esatto, si tratta di un ascolto generazionale.
[2] Approfitto dell’occasione per far presente come la parola ribelle per me abbia anche una valenza filosofica e pertanto la utilizzo anche come “flag word”: mi riferisco al Trattato del ribelle di Ernst Jünger (in Tedesco Der Waldgang, che significa passaggio nel bosco).
[3] L’informatica ha condotto a non considerare che i fogli di carta hanno due lati.
Salvo poi forme masochiste di risparmio per cui, per risparmiare, capita(va) che a qualcuno finisse fra le mani un testo riservato perché si era usato il retro cartaceo di una sua bozza. 
[4] Che tecnicamente non è singolo ma doppio, appunto.
[5] Purtroppo, impossibili formalmente: il secondo lato A era indicato come AA, in ogni caso i numeri di matrice tradivano una prevalenza.
Per di più stiamo parlando non di artisti di sicuro successo commerciale. Il “double A-side” in gergo radiofonico suggerisce di trasmettere entrambi i “lati”  del singolo.
[6] Per onestà occorre ricordare che l’avvento del formato 12” come aggiuntivo rispetto al 7” (e talvolta rendendo obbligatorio l’acquisto di entrambi i formati da parte del fan) non condusse spesso a risultati eccelsi.
[7] Ma in CD divenne Super Black Market.
[9] Stante anche una sua tormentata, tanto per cambiare, gestazione.

giovedì 13 dicembre 2012

BANSHEEIANA - 2 (I singoli in vinile hanno due lati)


BANSHEEIANA - 2
(I singoli in vinile hanno due lati)

Scritto il post su Marc Bolan, mi sono confortato con il lato-b di “(The Staircase) Mystery”, secondo singolo di Siouxsie and the Banshees.
Certo potrei scrivere righe analoghe per qualche altro artista. Ma non avrebbero la stessa intensità.
Sono occorsi lustri perché questa raccolta fosse realizzata, ma ne valse come ne vale la pena: sommandola con ...: va bene sommandola con la raccolta di singoli e i primi cinque album si può vivere, anche se una vita incompleta, di Siouxsie and the Banshees.
In realtà vi serve (sic!) solo il primo CD di Downside Up e quel suo – letterale – bonus che è The Thorn ([1]).
Anzi, il neofita deve partire dai b-side, intercalando fra una traccia e l’altra una quindicina di secondi come se girasse di 180 gradi un singolo fra pollici e indici. Era quello che facevamo noi.
Soltanto cosi può comprendere qualcosa.
Ho avuto l’onore, non è una esagerazione, di essere ai Marcus Studios di Londra mentre “i” Banshees – ancora mcgeochiani: John mi fece attendere qualche mezz’ora in reception – registravano “Cannibal Roses” nella fine estate del 1982: credo di aver capito tutto quello che sono in grado di capire in termini di “come e quando” in uno studio di registrazione ([2]) e la cena a base di Kentucky Fried Chicken a tarda ora era prelibata come certe leccornie descritte da William Burroughs in The Wild Boys.
Divago, certo: ma quell’anno nulla pareva sicuro, a partire dalla sorte proprio della band a causa della salute (corde vocali) di Siouxsie.
Niente di premeditato, davvero, ma quel “primo CD” termina con una Christmas Chanson.
Del resto che belli erano gli auguri di The File, che ci facevano sentire “mai del tutto da soli”!


                                                                                                                      Steg

© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.




[1] Purtroppo il transfer digitale non è stato fatto dai master.
[2] Persino Guy Stevens che rotea una scala durante le registrazioni di London Calling di The Clash.