"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 24 novembre 2025

GLI ABBANDONATI DA HUGO PRATT

 

GLI ABBANDONATI DA HUGO PRATT

 

Ho ricevuto da un amico, e Esperto, del – dell’altro – materiale su Hugo Pratt e tento quindi una ennesima ricognizione sul tema, pur senza usare il nuovo materiale.

 

Esiste un libro, non celeberrimo, che riunisce molte delle persone abbandonate, in un modo o nell’altro, da Hugo Pratt: Je me souviens de PrattConversations à Malamocco ([1]).

 

Ho scelto l’aggettivo abbandonato siccome non voglio andare per estremi a sproposito.
Fra i lasciati dal Maestro di Malamocco ci sono la, seconda, moglie (divorziarono? Chissà) Anne/Ann/Anna Frognier ([2]) e i loro figli Silvina ([3]) e Giona (o Jonas).

 

E poi, “ovviamente”, Alberto Ongaro ([4]).

 

Ma nei ricordi messi per iscritto compaiono anche i due collaboratori storici: Guido Fuga e Lele Vianello ([5]).
Le loro considerazioni sono nel già citato Je me souviens de Pratt, come quelle della moglie di Fuga: Mariolina Pasqualini.
Notevole mi pare questa battuta di Fuga: “Pratt avait l’amitié taxi: il payait, il montatit à bord, mais on savait qu’il rescendrait!” ([6]).

 

E Lele Vianello: “Mah … ti dirò: nel periodo di Malamocco i rapporti con Ongaro si erano fatti duri per una serie di comportamenti di Hugo che Ongaro non riteneva corretti” ([7]).
E ancora Vianello parla di “inferiorità” ([8]) sofferta da Pratt.

 

 

Ogni tanto occorre domandarsi se i grandi artisti dovrebbero – talvolta e almeno con i propri cari e amici – fare un bagno di umiltà o se la modestia sia in contraddizione col talento: “Hugo Pratt apparteneva alla stessa razza degli Hemingway, Orson Welles, John Huston e di tutti coloro che, consapevoli del proprio talento, sono interessati a coltivare solo se stessi” ([9]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Volume a cura di Michel JANS, St Egrève, Mosquito, 2013.
Ricco di belle foto, ma di immagini prattiane neanche l’ombra, eccettuata qualche vecchia copertina e disegni “giovanili”.
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/11/hugo-pratt-quanto-ancora-ce-da_17.html
[3] Le sue memorie sono in un libro che si dovrebbe avere in due lingue. Di Alberto Ongaro la bella “Prefazione”, in Silvina PRATT, Con Hugo, Venezia, Marsilio, luglio 2008. Si tratta della edizione italiana, ma questa prefazione è solo qui contenuta, di Avec Hugo, Paris, Flammarion, 2005.
[4] Un mio dotto lavoro su di lui potrebbe rischiare una pubblicazione in più parti o in altra e meno estesa forma nel blog … potrebbe.
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/in-difesa-di-alberto-ongaro-ma-ancora.html
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/12/un-romanzo-davventura-di-alberto-ongaro.html
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2023/05/la-de-ongarizzazione.html
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2025/01/un-libro-non-orfano-ancora-alberto.html
[5] Piccola nota di colore: una “guida” alla Venezia di Corto Maltese, intitolata Corto Sconto (gioco di parole) in prima pubblicazione aveva solo loro due come autori, che poi divennero posposti a Pratt in edizioni successive inclusa quella più recente.
[6] Je me souviens de Pratt, cit.,, p. 97.
[7] Vianello intervistato il 12 settembre 2020 a Bruxelles da Augusto Q. BRUNI, in Corto Maltese dietro le quinte, Vedano al Lambro, Edizioni Paginauno, 2021, pp. 9 ss., a p.10. L’intera risposta consta di una decina di righe evocando sia Romanzo, sia la intervista per L’Europeo.
[8] A. Q. BRUNI, op. cit., p. 12: Bruni “Una specie di senso di inferiorità?”: Vianello “… di inferiorità verso Ongaro”; Bruni: “Ah! Non verso Oesterheld?”: Vianello “No, proprio verso Ongaro. C’è una intervista rilasciata alla RAI alla presentazione de Il romanzo di Criss Kenton al Salone del libro di Torino dove lui ha preteso e ottenuto che si scrivesse e si parlasse di Hugo Pratt scrittore”.
[9] Alberto Ongaro, “Prefazione”, in Silvina PRATT, Con Hugo, cit., p. 9.
Per coerenza metodologica, ho deciso di indicare i riferimenti generali a queste tre celebrità, anche perché credo che nel tempo saranno sempre meno riconoscibili dal pubblico: https://en.wikipedia.org/wiki/Ernest_Hemingway, https://en.wikipedia.org/wiki/Orson_Welles, https://en.wikipedia.org/wiki/John_Huston.

venerdì 19 luglio 2019

VENEZIA NON È STATA LA MIA FINE (Dal Danieli a …) (Steg about Steg Series - 3)


VENEZIA NON È STATA LA MIA FINE (Dal Danieli a …)
(Steg about Steg Series - 3)


Premessa 1: non sono un hemingwayano (Ernest), e quanto di lui ho letto tratta di argomenti a me cari: Venezia e tauromachia (sebbene su questo punto Jean Cau abbia scritto che il Premio Nobel non ne capisse poi molto).

Premessa 2: per una incollatura temporale, Venezia, la mia, non è nata da Hugo Pratt, eppure ...


STEG QUESTION: credo che in questo caso l’ordine cronologico sia fondamentale.
STEG ANSWER: certo. Autunno 1973, venerdì pomeriggio piovoso, classe di prima liceo scientifico dell’Alessandro Volta di Milano, sezione P. Giustificazione per uscire un po’ prima, devo andare a Venezia, in treno a raggiungere i miei genitori per una serata di gala aziendale. Parto direttamente da scuola con la bisaccia ([1]) e indosso a protezione dalla pioggia una cerata giallo limone.
A un certo punto del viaggio, diciamo dopo Padova, uno degli occupanti il mio scompartimento mi chiede qualcosa, gli rispondo Venezia, e parlando dell’albergo (come arrivarci) scopro che “il Danieli” non è proprio una bettola.
Pioggia anche durante il viaggio in vaporetto, vedo la caserma dei vigili del fuoco e poi il Canal Grande. Pochi passi fra l’imbarcadero e la porta, mi pare girevole, dell’albergo su Riva degli Schiavoni. Arriva qualcuno, direi mia madre e anche mio padre, e mi dicono che mi hanno “dovuto dare” la suite più importante ad uso singola perché non c’era altro: stanza di marmi, bagno di marmi, soffitti affrescati, un freddo notevole. 
Ho pochi ricordi della città il giorno dopo, ancora tempo grigio e mi pare già di ritorno a casa nel pomeriggio. 

SQ: e Pratt battuto sul tempo?
SA: ricordo che avevano cercato di propormelo tempo “prima” (mi riferisco al 1974), diciamo un paio di anni, attraverso un volume Mondadori alla Milano Libri, ma il tratto mi pareva ostico per i miei gusti (leggevo L’Uomo Ragno e quanto altro della Marvel pubblicava la Editoriale Corno), sicuramente intravidi un Corto Maltese sulle pagine di Linus di quei mesi.
Comunque: estate 1974, vacanze dal mio amico FB a Nervi (Genova), in una delle nostre discese in città ([2]) per caso, dietro Piazza De Ferraris, scoprii la Libreria Il Sileno (Galleria Mazzini) dove si stagliavano splendide le copertine de Il Sgt. Kirk edito da Ivaldi: colpo di fulmine per la rivista e per Pratt.

SQ: quando tornasti a Venezia?
SA: tornai da solo, avendo letto Un romanzo d’avventura di Alberto Ongaro ([3]) e Le pulci penetranti che molti considerano la risposta stizzita di Pratt all’amico ([4]). Tornai credo in ragione di un articolo di giornale e poi, forse, l’acquisto del volume di Ugo Fugagnollo: Venezia così. Ma mi aveva anche incuriosito la copertina de Le pulci penetranti: costruita su una vignetta riprodotta 4 volte tratta da una storia di Corto Maltese ([5]) nell’ultima, completa, egli dichiara “Venezia sarebbe la mia fine!” con alle spalle le cupole di San Marco.
Fu fra il 1976 e il 1977, direi.
Ricordo la visita alla Basilica di San Marco, gratuita, ricordo anche di esser salito sulla Torre dell’orologio (una citazione prattiana da L’Asso di picche); bevvi per sfida al prezzo una Coca-cola al Caffè Florian, mentre pranzai (grazie a quell’articolo) in Cannaregio, alla Trattoria La Maddalena sulla Strada Nuova.

SQ: e poi?
SA: direi visite quasi “disintossicanti” negli anni successivi, di solito in giornata; spesso buttavo una moneta nel Canal Grande quando andavo verso la stazione di Santa Lucia per rientrare a Milano.

SQ: “pellegrinaggi prattiani”?
SA: non proprio.
Certo quella frase: “Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti …” ([6]), ma allora non c’era internet e se erano magici e nascosti almeno una ragione per faticare a trovarli c’era, così mi accontentai di incappare abbastanza facilmente nel Ponte delle Maravegie (o meraviglie).
Piuttosto, in ragione della sua citazione da parte di Alberto Ongaro nel suo romanzo, decisi di andare una volta a cena al Poste Vecie: una trattoria di fronte al mercato del pesce di Rialto, con un ponticello da attraversare per arrivare alla sua porta. Entrai e mi misero a un tavolo da due, non c’era molta gente, su un muro vicino a me stava un blow-up di una foto in bianco e nero di Hugo Pratt, già ne ho scritto, posso aggiungere solo che ritraeva il Pratt classico: pantaloni un po’ larghi, camicia e cardigan, un impermeabile chiaro proprio come quello nelle foto della famosa intervista dedicatagli da Alberto Ongaro e intitolata: “Una sera con Pratt, l’Orson Welles dei fumetti” ([7]). Oggi quella foto non c’è più, chissà chi la scattò.
Meglio lasciarsi portare dal fato quindi.

SQ: fato?
SA: nel 1982, mi sembra, andai per il carnevale, di cui vidi poco e serate senza uscite in città, ma il portiere del piccolo albergo dove ero sceso alla mia domanda se poteva indicarmi un ristorante, mi disse che ce ne era uno nuovo, ma un poco strano perché aveva la carta del macellaio per tovaglie e un nome curioso: Corte Sconta. Tradussi in Corto Maltese: Corte Sconta detta Arcana era il titolo della già citata avventura del marinaio de La Valletta ambientata in parte proprio a Venezia ([8]).

SQ: “enters Cipriani”?
SA: eh sì, siamo finalmente arrivati anche in Calle Vallaresso.
Così come avevo chiesto per i miei 18 anni di andare a cena al Savini di Milano ([9]), per i 50 anni di mio padre nel novembre 1983 dissi: “perché non festeggiamo a Venezia al ([10]) Harry’s Bar?” E la proposta fu accettata.
Se ben ricordo, finì che ci cenammo due sere di fila, comunque nelle gite in laguna con i miei genitori, si cenava lì.

SQ: e poi?
SA: beh io presi ad andare al Corte Sconta come “mio” ristorante con amici o da solo, finché un giorno non scoprii che era diventato più conveniente Cipriani: sic transit, eccetera.

SQ: aneddoti o curiosità del bar più famoso del mondo?
SA: senza andare troppo sul personale, diciamo che ce ne è uno uguale e contrario: apparve su Panorama (il settimanale) la piantina della sala che io chiamo “dabbasso” e che è quella storica ([11]) di “stanza”; da allora mi sono sempre divertito nella “raccolta” dei tavoli da me occupati: ricordo addirittura il “senatoriale” n. 1 occupato da solo, un mezzogiorno; ma quello cui sono più affezionato (dal 12 aprile 1997) è il n. 4, che però non sapevo ancora se fosse – come fu – “il tavolo di” Orson Welles ([12]) oppure “di” Ernest Hemingway ed io continuo sempre ad inchinarmi al primo ([13]).

SQ: i Cipriani?
SA: beh a parte quando Giovanna ci assistette (al primo piano) nella seconda cena del novembre 1983, sua sorella Carmela fu mia collega in un noto studio legale milanese, suo fratello Giuseppe potrei averlo incrociato anche al Harry’s Cipriani di New York ([14]).
Nel giugno 2018, in occasione di un premio giornalistico sono finalmente riuscito ad avere due dediche da Arrigo Cipriani, che ovviamente ho incrociato molte volte ([15]): una sul precitato Prigioniero e l’altra sulla mia copia di Eloisa e il Bellini ([16]), sua prima fatica letteraria che uscì mentre ero a studiare alla Columbia University, il che scusa il fatto che la mia copia sia della seconda edizione.

SQ: curiosità e casualità lagunari tue?
SA: sicuramente la più buffa fu quando andai a Venezia per vedere una mostra su Hugo Pratt e la sera al concerto dei Prozac + a Marghera in un centro sociale: era il 18 maggio 1996 e nell’attesa del concerto pensavo al fatto che avevo pranzato al Harry’s Bar, un bel contrasto.

SQ: ma Venezia non finisce mai?
SA: no, finisce, per più ragioni.
Però occorre evocare ancora due personaggi senza i quali la mia Venezia sarebbe meno personale.
Uno è Claudio (Ponzio), fra parentesi il cognome perché un barman si apostrofa per nome: sorta di timoniere del Harry’s Bar finché non ha deciso che la missione era compiuta. Inimitabile, ti faceva sentire il cliente più importante, l’attenzione di una vista a 360 gradi (non è un cliché), la battuta tagliente (il mio zaino lo chiamava “il paracadute”) ([17]). Senza di lui il locale (ecco perché ha senso stare di sotto, di sopra non c’è bancone del bar) non è lo stesso, comunque.
L’altro personaggio è anche un fumetto …

SQ: in che senso?
SA: perché si tratta della belga Anne Frognier, la moglie veneziana di Hugo Pratt, la mamma di Silvina e Giona, il viso di Anna della/nella Giungla ovvero Anna (ma Ann nell’edizione sudamericana) Livingstone.
Questa signora, con cui il “fumettaro” visse a Malamocco (cucendogli anche pantaloni: i tempi erano duri), cercai di rintracciarla all’epoca in cui avevo deciso di scrivere la mia biografia del suo ex-marito. Ci riuscii e andammo (andammo, io e …) a trovarla un pomeriggio d’estate a Malamocco, sempre in quella casa che risultava sull’elenco telefonico di Venezia consultato un quarto di secolo prima alla stazione ferroviaria di Venezia, aspettando il treno per Milano, arrivavamo da San Marco, dopo un pranzo in Calle Vallaresso.
Le facemmo evidentemente una buona impressione, perché fissammo un altro incontro a breve con pranzo, e ci preparò degli ottimi gamberi alla griglia, accompagnati da insalata e vino bianco fresco (ricordo un piccolo aereo sopra le nostre teste sul terrazzo). Poi si andò a trovare Ivo Pavone, ormai oggi [scrivevo nel 2019] l’ultimo sopravvissuto del “gruppo dell’Asso” ([18]), e lì conobbi anche Roberto Reali, forse il più grande filologo ([19]) dell’opera prattiana, con cui intrapresi una fruttuosa corrispondenza e amicizia epistolare, purtroppo anche Reali è morto anni fa.
Decisi di non scrivere la biografia e di tenermi le sue “storie” del famoso ex marito.

SQ: e adesso?
SA: Corto Maltese disse: “Fermarsi nel passato come fa lei... è come custodire un cimitero” ([20]).
Oltre a Venezia c’è Berlino, c’è stata Londra, come New York City, … ne ho già scritto.  


                                                                                                                      Steg





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[1] Fin dalla terza o quarta elementare la cartella era stata sostituita da giberne o bisacce/tascapane army surplus comprate alla Fiera di Senigallia.  
[2] Per soldatini scala 32 Airfix e modelli in metallo di mezzi militari Solido. Per conto mio scoprii i soldatini della francese Starlux, ma questa è altra storia.
[5] L’angelo della finestra d’oriente. Titolo ispirato da Gustav Meyerink, L’angelo della finestra d’occidente.
[6] Così si apre Corte Sconta detta Arcana.
[7] L’Europeo, n. 43, 25 ottobre 1973. Si trova riprodotta nella prima edizione di Gianni BRUNORO, Corto come un romanzo: Bari, Edizioni Dedalo, gennaio 1984.
[8] Tutta veneziana invece è Sirat Al Bunduqiyyah, meglio nota come Favola di Venezia.
[9] Negli anni a seguire questo storico ritrovo ebbe un rilancio non da poco e la nostra famiglia un trattamento … beh come Cipriani tratta i Veneziani, diciamo.
[10] Rimane un mio vezzo di grafia e pronuncia, essendo la h aspirata.
[11] Si veda Arrigo Cipriani, Prigioniero di una stanza a Venezia, Milano, Feltrinelli, 2009.
[13] Il che mi ha anche condotto al Chicote di Madrid, perché altrimenti i compiti non sarebbero fatti.
[14] Dove ai primi di maggio del 1987 festeggiai con la mia amica VM il conseguimento del mio e del suo LL.M.
[16] Milano, Longanesi, 1986.
[18] Rammento che Alberto Ongaro è morto il 23 marzo 2018.
[19] Essendo il biografo più accreditato Dominique Petitfaux.
[20] Da Una ballata del Mare Salato.

lunedì 9 novembre 2015

HUGO PRATT: QUALCOSA DI PERSONALE (a proposito di un piccolo libro)


HUGO PRATT: QUALCOSA DI PERSONALE
(a proposito di un piccolo libro)

 

Quando desideravo scrivere una biografia, cronologica ma non solo, su Hugo Pratt ([1]) avevo anche un titolo (che non svelo) che avrebbe dovuto far presente l’approccio non agiografico della medesima.
È andata come è andata, per ora almeno.
 
Da qualche anno, comprare tutto quello che è pubblicato di/su Hugo Pratt ha una serie di controindicazioni, si compiono delle scelte e poi si giudicano.
L’ultima acquisizione è un libro in lingua francese di non grande spessore: poco oltre le cento pagine che si riducono all’ottantina scritte, di un formato leggermente inusuale, illustrato con vignette tratte dalla storia “Y todo a media luz” (cioè “Tango”) ([2]): è Hugo Pratt: la rencontre de Buenos Aires di Michel Rime, pubblicato nel luglio 2014 da Favre.
 
Volume godibile, con alcune considerazioni sul Maestro di Malamocco non orientate e come tali critiche o anche solo descrittive e come tali non “santificanti”. Si capisce di chi sia la “farina” leggendo i ringraziamenti: Marina Pratt, Anne Frognier, ...
 
Se facessi delle citazioni vi toglierei il gusto della lettura, ed allora vi segnalo alcune pagine, partendo da righe dedicate all’inimitabile Anne: 16-17, 24-26, 44-45, 56-58, e forse qualcosa d’altro che troverò di seguito.  
 
Mi azzardo a metterlo – pur coi limiti della sua consistenza quanto a pagine – al fianco (oltre che dei “classici” libri più o meno firmati da Dominique Petitfaux) di: Un romanzo d’avventura, Le pulci penetranti ([3]), Corto come un romanzo (prima edizione) e Avevo un appuntamento.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Ne ho già fatto menzione nel blog.
[2] Dunque un po’ più che tollerato dall’ufficialità prattiana, che rimane sempre e solo Kong SA e che ne ha autorizzato la pubblicazione.
[3] Diventato Avant Corto (e in Italiano Aspettando Corto).

sabato 8 marzo 2014

IN DIFESA DI ALBERTO ONGARO, MA ANCORA CON L’ALBATROSS HUGO PRATT AL COLLO


 
IN DIFESA DI ALBERTO ONGARO,
MA ANCORA CON L’ALBATROSS HUGO PRATT AL COLLO

 

Non pretendo che i miei post abbiano titoli eclatanti per originalità, qualche volta essi sono mero sommario.
Nel caso di specie ([1]), con 14 parole e 1 virgola ho già espresso la mia opinione e semplicemente qui la illustro.
 
Alberto Ongaro è un giornalista e uno scrittore.
Alberto Ongaro ‘era’ amico di Hugo Pratt, anche quando il secondo era ancora vivo (in quanto il sodalizio era già finito).
La definizione più esatta è la prima, quella percepita da molti è la seconda senza tutto ciò che in essa segue alla apertura di parentesi e, probabilmente, anche senza ciò che segue alla virgola.

 

Sarebbe facile dare a Ongaro ciò che è di Ongaro (soprattutto come autore di libri; i giornalisti, celebri e non, sempre anelano al libro ([2])), ma il pubblico è pigro e forse si tratta di uno dei pochi casi in cui il tempo potrà essere galantuomo.

 

Non è un azzardo affermare che: senza l’amico Alberto ([3]), Hugo avrebbe potuto anche rimanere un disegnatore che veniva indicato come “all’anagrafe Ugo” ([4]), con una “t” sola nel cognome ([5]).

 

Nel 1970 il veneziano di Rimini non è noto come Guido Crepax, e nemmeno come Magnus (e Bunker).
Ma quell’anno Ongaro pubblica il libro che funge da pietra angolare, una delle quattro certo ma ne servono quattro, alla fama del futuro Maestro di Malamocco (paternità del titolo: Oreste Del Buono qualche tempo dopo): Un romanzo d’avventura.
Si noti: “Un” come “Una” (ballata del Mare Salato”) e “avventura” chiave dell’intera produzione di Hugo Pratt da L’Asso di picche a Morgan e (anche) oltre.

 

È, obiettivamente, un romanzo dotato di fascino, nel quale Paco – il coprotagonista assente – è tratteggiato a mio avviso su Alberto attribuendogli però certe caratteristiche di Ugo con qualche viceversa.
L’autore e amico si spinge anche nel sancire come vero il falso dell’acca, e in tal modo si consolida (se non si inaugura) la tendenza prattiana della mezcla fra fantasia e realtà.
Ma oltre il romanzo, con la lente del poi si scoprono quegli amici che negli anni andranno a sbiadirsi, a partire da quel Mario Faustinelli che sembra inchiodato – come una farfalla fra le molte di una collezione di cui non è il pezzo raro – nelle fragili pagine degli Albi Uragano, e quella donna minuta e unica nell’avere una sua vita – ad ogni costo – che è la gran belga d’Argentina Anne Frognier ([6]), la cui giungla fu verosimilmente più nel menage familiare con (H)ugo che non nelle vignette a lei anni prima dedicate dal futuro marito.

 

Con sincerità, nel paragrafo “H.P. et Hugo Pratt” di De l’autre côté de Corto ([7]), il non più “fumettaro” ma autore di “letteratura disegnata” (discreto revirement nel definirsi) dichiara a Dominique Petitfaux quanto al suo Le Pulci penetranti del 1971: “J’ai voulu ce livre parce que Alberto Ongaro venait de sortir son roman Un romanzo d’avventura, dont j’était le personnage principal, et je n’était pas d’accord avec l’image qu’il donnait de moi”.
Strano, dato che in occasione della ripubblicazione della sua seconda fatica letteraria, nel 2008, Ongaro ha dichiarato il contrario e non stento a credergli, posto che esiste anche una foto dei due amici alla presentazione del libro ongariano, posto che (copyright a parte) la vignetta che illustra la copertina del romanzo nel 1970 arriva diritta dalle tavole salate prattiane e per di più evoca l’adolescente (ancora!) Pandora Groovesnore e non un personaggio qualsiasi.

 

Ma soprattutto, il gioco dei due amici si scopre ex post con la cruciale intervista che il giornalista Alberto dedica al “Orson Welles dei fumetti” Hugo nel 1973 su L’Europeo ([8]).
Sono pagine su cui si regge, letteralmente, la leggenda che fonde Hugo Maltese e Corto Pratt e che appaiono quasi un anno dopo, si badi dopo, quell’articolo del 1972 pubblicato su Linus di settembre intitolato “Come nasce Corto Maltese?” sempre a firma Ongaro.
Desidero precisare che quella intervista è da anni (dal 2006) sparita dalla circolazione, come da revisionismo storico ormai costante (di nuovo non si trova il romanzo del 1970 di Ongaro se non andando per biblioteche).

 

Le distanze fra i due amici, non si dimentichi cosa scrisse Ongaro per Pratt (o disegnò questi per le sceneggiature dell’altro), si misurano nelle dichiarazioni del primo del 2002, le quali pur si inseriscono nella celebrazione del grande fumettista italiano consistente in un hors série della rivista Bo Doi ([9]): l’intervento di Ongaro porta il titolo “Mesquineries” e la parola si rinviene in questa frase: “Mais il y a ajouté toutes sortes de petites mesquineries qui ont amené à cette rupture”.

 

Il tentativo del 2008 dell’ex amico superstite di seppellire i rancori naufraga definitivamente con il volume corale del 2013 dal titolo Je me souvíens de PrattConversations à Malamocco avente altresì (o soprattutto) lo scopo di raccontare la verità secondo Silvina e Jonas Pratt ([10]), figli di Hugo e Anne, contra quella ufficiale ([11]). Ad esso partecipa anche il giornalista e scrittore veneziano.

 

Ho letto diversi libri di Alberto Ongaro, ma quello che fa parte della mia terna de chevet ([12]) rimane il romanzo in cui non succede nulla ai personaggi ma può succedere molto ai lettori, anche di diventare ... bidimensionali come Hugo e Paco o di rileggerlo trovandoci sempre qualcosa di nuovo ([13]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 


Dedica dell'Autore su copia del suo primo romanzo: Il complice (1965)
(collezione privata)
 

 

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[1] Scritto un altro post, che non so se pubblicherò, mi sono accorto (secondo la legge inesorabile della tavola sinottica degli eventi) che le date richiedevano una ricostruzione non ad usum prattiani di un paio di eventi.
[2] Lo dichiaro da “figlio di cronista”, cronista che ormai ne ha scritti ben oltre la decina.
[3] Non dimentico Claude Moliterni, ma questi comunque conobbe Pratt dopo che egli aveva collaborato (anche) con Ongaro e quest’ultimo ovviamente aveva scritto il proprio romanzo prima che uscisse su Pif Gadget n. 1296 dell’aprile (data comunque anche di pubblicazione della fatica narrativa ongariana) 1970 la prima storia breve di Corto Maltese.
[4] E siccome Tognazzi non ha avuto bisogno di una consonante muta per affermarsi ...
[5] Secondo Florian RUBIS, Hugo Pratt ou le sens de la fable, Paris, Bein, 2009, pp. 23-24: i documenti italiani furono sempre e solo intestati a Ugo Prat.
[6] Da me (tardivamente, ma comunque) celebrata.
[7] Le edizioni sono molte (anche una italiana molti anni fa intitolata All’ombra di Corto), quindi volutamente non indico la pagina.
[8] Per l’esattezza sul numero 43 del 25 ottobre 1973 e intitolata “Una sera con Pratt. L’Orson Welles dei fumetti”.
Fu ripubblicata da Gianni Brunoro in Corto come un romanzo del 1984, ma senza le fotografie e ovviamente priva dell’appeal del rotocalco.
[9] Hors serie (numero 5) Hugo Pratt: settembre/ottobre/novembre 2002. In particolare si vedano le pagine 64, 65 e 66.
[10] Una verità qualche volta improponibile la loro: vivo l’autore le sue tavole originali circolavano senza problema e questo lo sanno tutti, morto l’autore esse hanno continuato a circolare.
[11] Il volume in questione è ricco di belle foto, ma di immagini prattiane neanche l’ombra, eccettuata qualche vecchia copertina.
[12] Da 40 anni abbondanti.
[13] A parte la passione per Venezia e per Buenos Aires.