"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 24 ottobre 2025

THOMAS MANN? (Facebook Down Series – 170)

 

THOMAS MANN?

(Facebook Down Series – 170)

 

Per una volta, giudico a istinto ([1]).
Alle sei di mattina, nel dormiveglia (poco il lato sonno) odo in rassegna stampa radio (RAI1) – virgolettata – l’espressione “strillava da far paura” nella traduzione italiana di un passo di Thomas Mann.

 

Mi dispiace non leggere in lingua tedesca, ma dubito che Mann si esprimesse in un parlato quasi romanesco (“da paura”).
È il problema delle traduzioni: questa dei suoi diari.

 

Io mi fermerei qui, se non fosse che la fonte da cui ho attinto è la Repubblica del 24 ottobre 2025: l’articolo si intitola “I turbamenti del geniale signor Mann”: chissà cosa ne penserebbe Robert Musil ([2]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 17 giugno 2019

L’OUTSIDER DI COLIN WILSON (note di metodo in margine a una traduzione pretenziosa)


L’OUTSIDER DI COLIN WILSON
(note di metodo in margine a una traduzione pretenziosa)

Con discreta fanfara critica, è stata salutata la riedizione italiana di The Outsider di Colin Wilson ([1]) a fine 2016 ([2]). La precedente traduzione italiana, di Aldo Rosselli e Enzo Siciliano era del 1958 ([3]) e si intitolava Lo straniero.

Il nuovo traduttore è Thomas Fazi, del quale si vorrebbe apprezzare lo stile nervoso.
Con pretesa di bibliografia, dopo le originali note wilsoniane, nella nuova edizione nazionale si rinvengono citati tutti (diamo per buone le dichiarazioni di intenti in questo senso) i testi menzionati dall’Autore con riferimento – ove così fu – all’edizione italiana dei medesimi usata da Fazi.
Ed ecco cominciare (o finire?) le lacune: 1) indicazione della traduzione italiana, ma non di titolo ed edizioni originali (completismo avrebbe voluto anche anni di nascita e morte dell’autore nella prima citazione del medesimo); 2) uno o due titoli in odore di duplice (la seconda ultronea) citazione; 3) un mio soprassalto nella indicazione quanto ad opere nietzschiane di versioni nazionali risalenti ([4]) o poco note anziché affidarsi alla editio princeps, e completa, di Giorgio Colli e Mazzino Montinari curata per Adelphi.

Ma il tema della datazione delle traduzioni si rivela più complesso: prendo ad esempio Lo straniero (L'Étranger, 1942) di Alber Camus ([5]) e La nausea (La nausée, 1938) di Jean-Paul Sartre.
Wilson impiegò le traduzioni di queste due opere disponibili in lingua inglese all’epoca in cui egli scriveva oppure tradusse egli stesso. In questa situazione, Fazi avrebbe fatto meglio (dovuto?) tradurre egli stesso dal Francese in difetto di versioni italiane dell’epoca oppure dall’Inglese compendiando con le versioni originali ([6]).  

Ma non basta: come tutti coloro che hanno scoperto il capolavoro camusiano grazie all’esordio fonografico di The Cure ([7]) sanno, L'Étranger nella traduzione inglese diviene The Outsider: più che chiudersi un cerchio letterario, qui ci si trova di fronte a una manchevolezza grave perché l’edizione in commento non costa una quindicina di Euro, eh no! Il prezzo è di 35,00 Euro: per questo prezzo una nota sulla prima fortuna critica britannica del romanzo che ha come protagonista Meursault, dato – anche – che si è optato nella traduzione del 2016 per tenere inalterato il titolo originale del testo wilsoniano, era dovuta.

Ad essere pignoli, ci si potrebbe anche chiedere se una nota sulla stessa parola “outsider” non sarebbe stata utile: outsider (si noti, mai in corsivo nel testo) è un esterno, ma di regola è una persona che vuole arrivare a un obiettivo e non chi vuole alienarsi dalla società. Chi scelse outsider per Camus, e Wilson lo scelse personalmente per sé (come mai non “upstart”, “alien”, o financo “stranger” più letteralmente camusiano)?

In conclusione, con già in scaffale (pagata qualche sterline) anche il testo originale in una edizione con nota introduttiva “vent’anni dopo” dell’autore, mi vien voglia di cercare – almeno per consultazione (dubito di ottenere il prestito) – in qualche biblioteca l’edizione italiana del 1958, così per precisione.

E per completezza: Colin Wilson era uno degli autori preferiti da David Bowie.  


                                                                                                                      Steg



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[2] Atlantide l’editore.
[3] Milano, Lerici.
[4] Ma si veda anche infra.
[5] Di più al riguardo qui di seguito.
[6] Piuttosto noto è il tema della virgola nella frase che apre L'Étranger.
[7] Il singolo “Killing An Arab”.

domenica 26 luglio 2015

COMMENTATORI E TRADUTTORI (UNA PARTE TERZA O QUASI)


COMMENTATORI E TRADUTTORI
(UNA PARTE TERZA O QUASI)


Due piccoli eventi, concomitanti, mi inducono a scrivere di nuovo, almeno in parte, sull’argomento traduzioni.


Nella prima libreria (della più famosa catena nazionale di usato e non) visitata lo stesso pomeriggio, trovo una bella copia in prima edizione di New York – Life in the Bic City di Will Eisner, grande fumettista statunitense che fa più fine chiamare autore di graphic novel (andatelo a spiegare ai lettori di Eureka di 45 anni fa…) ([1]). Ma il (o la) precedente proprietario del volume evidentemente ha fracassato i propri denti delle sue velleità e ha deciso di condividere il proprio stato inferiorità per qualche decina di pagine funestando nota introduttiva e alcune tavole con traduzioni e sottolineature a inchiostro.
Non me ne capacito.


Nella seconda libreria della stessa catena, reperisco un volume per cui avevo deciso che non lo avrei mai comprato se non con congruo sconto, anche in questo caso è il 50%: si tratta di The Smiths - A Murderous Desire di Diego Ballani. Non avevo tutti i torti.
Se è vero che si tratta di “testi commentati”, è anche vero che si possono commentare i testi senza tradurli, se si traducono sarebbe gradito non improvvisarsi grandi letterati con doti tali da poter stravolgere il senso originale.
Ad esempio: “It’s time the tale were told” (da “Reel Around The Fountain”) è tradotto “è tempo di raccontare la storia” (p. 18), invece di “è tempo che la storia/il racconto fosse raccontato/a” ([2]); “Of how you took a child/And you made him old” (da “Reel Around The Fountain”), diventa “Di come hai preso un bambino/E ne hai fatto un adulto” (p. 19), invece di “Di come tu prendesti un bambino/E ne facesti un vecchio” ([3]); “I wonder to myself” (da “Panic”) ”(pp. 200-201), diviene “mi domando”, invece di “domando a me stesso” ([4]);


Il risultato mi sembra ancora quello di cui già mi sono lamentato ([5]): se con tutta evidenza in Italia si fatica a imparare o migliorare la propria conoscenza della lingua inglese, si eviti, almeno, di introdurre errori per i lettori che si fidano del traduttore, grazie.



                                                                                                                      Steg




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[2] La gravità del tempo verbale è diversa a seconda delle due traduzioni, ma una delle due non è fedele; inoltre, l’uso del congiuntivo non è più “obbligatorio” nell’Inglese meno formale da molti anni.

[3] Oltre l’inesattezza c’è anche la perdita di una contrapposizione fra fasi della vita, Peter Pan a parte.
[4] Ho il conforto di un I wah-wah-wah-wah-wonder/Why,/Why, why, why, why, why she ran away,/Yes, and I wonder,/A-where she will stay-ay,/My little runaway” (in “Runaway” interpretata da Del Shannon, scritta da Shannon medesimo e Max Crook).

giovedì 30 aprile 2015

LE TRADUZIONI SONO SEMPRE DEMOCRATICHE?


LE TRADUZIONI SONO SEMPRE DEMOCRATICHE?

 

L’argomento lo ho già affrontato, ma sotto un profilo parzialmente diverso ([1]).
Oggi lo riprendo con altri nomi e cognomi, quanto agli autori – e con loro i lettori – beneficiati o sfavoriti dalle traduzioni.
 
Mi picco di saper leggere qualsiasi testo in lingua inglese moderna; credo di poter leggere abbastanza in Francese e anche in Spagnolo.
Qualche volta, però, capita che un volume sia disponibile a prezzo migliore in edizione italiana: faccio l’esempio di Surf city (titolo orginale Tapping The Source) di Kem Nunn, volume comunque di difficile reperimento: buona traduzione.
 
Mi sono accorto della bravura di alcuni traduttori dei romanzi di Hugues Pagan ([2]) quando ho trovato delle note a piè pagina che segnalavano riferimenti non evidenti nell’edizione originale ([3]), a parte “il puntino prima del numero” nella descrizione del calibro delle armi da fuoco che apprezzo sempre.
 
Apprezzo le dichiarazioni d’intenti e le note a fine volume dei due traduttori di Acqueforti di Buenos Aires (ovvero Aguafuertes porteñas) di Roberto Arlt.
 
I problemi sorgono quando si scopre che il traduttore strafà (per assurdo è proprio quando il traduttore pensa di diventare autore senza considerare il valore dell’opera originale), oppure non conosce l’argomento; può capitare anche contemporaneamente. Ciò a detrimento dei bravi traduttori.
 
Arrivo così a Arturo Pérez-Reverte ([4]), autore che pretende le accentazioni secondo la vecchia grafia castigliana nella propria lingua, e per il quale (o meglio anche per il quale, anche oltre ai suoi lettori migliori) le parole usate contano e una cattiva traduzione è come un paio di scarpe impolverate calzate esibendo un abito di buona fattura.
Ecco così che le due (non c’è riferimento di chi ha tradotto cosa) traduttrici della raccolta di scritti intitolata Le barche si perdono a terra (letterale traduzione dell’originale Los barcos se pierden en tierra) mi buttano lì, in poche pagine: un’espressione di tipica matrice romanesco-laziale; anziché prodursi in una nota a piè pagina esplicativa al riguardo trasformano due corpi dotati di loro denominazione precisa in “carabinieri” e “poliziotti” nella loro descrizione; poi mi trovo (Pérez-Reverte è un estimatore di Emilio Salgari) a leggere che Emilio (rectius il Corsaro Nero) sarebbe di “Roccanera” anziché di Roccabruna (o Roquebrune, di questi tempi). Non sono dettagli.
In questo caso, la traduzione non è più democratica – in quanto essa rende disponibile anche a chi non conosce la madrelingua dell’autore la sua opera cercando di mantenere fedeltà e stile –, bensì diventa fuorviante e financo onerosamente elitaria: chi conosce l’argomento (pochi) e la lingua i  cui è scritta l’opera è costretto a ricostruire l’esposizione dell’autore.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 12 febbraio 2012

“SCADUTI I DIRITTI” E TRADUZIONI (ancora a proposito di letteratura)

“SCADUTI I DIRITTI” E TRADUZIONI
(ancora a proposito di letteratura)

Cercano di venderti le stesse cose, a prezzi poco ragionevoli e poi gonfiati ancora anche nell’usato.
Incredibile questa minestra riscaldata – come iniziativa editoriale, sia chiaro – dei romanzi di George Simenon dedicati a Maigret, come si ti facessero un piacere.
Si badi: nemmeno si sa per quale motivo debba essere meglio la traduzione di Adelphi, piuttosto di quella di Mondadori vecchia di 50 anni, ma lasciamo perdere.

Però quando si vende un autore italiano “caduto in pubblico dominio”, allora davvero mi chiedo se in certi uffici di certi editori pensano che i lettori (o potenziali tali) siano poco più che dei cretini, tutti o quasi.
Trascorsi 70 anni dalla morte di un autore ([1]) le sue opere sono disponibili per tutti.
Quindi se mi vendi Alessandro Manzoni o Giacomo Leopardi devi rendere l’edizione (il “prodotto”) appetibile, altrimenti me lo cerco gratis su Internet, chiaro?
Ovviamente per chi legge in lingua straniera l’approccio è analogo ([2]).

Morale: gentili editori (inclusi quelli di periodici e quotidiani con i loro “abbinamenti” editoriali incessanti; non solo di libri, come noto), spiegateci perché dovremmo “pagare per il pubblico dominio”.
Cioè abbiate la decenza di spiegarci cosa state vendendo ([3]), con che apparati critici, eccetera, che giustificano il prezzo.

Siccome nessuno è innocente, anche chi compra senza discernimento ciò che è in pubblico dominio in formato kindle/e-book, esistendo le opere in siti Internet, o è disinformato o è molto poco attento.

Quando comprate Pinocchio o Il giornalino di Giamburrasca dovete comprare un’edizione che vi soddisfi ([4]).

Qualche parola sulle traduzioni però va ancora spesa.
Se traduco male un autore caduto in pubblico dominio, i suoi eredi potrebbero avere nei miei confronti dei diritti morali: quelli non cadono in pubblico dominio.
Se traduco bene, lo sanno quelli che leggono quella traduzione ([5]).
Allora ricordo un editore che fu anche un grande traduttore e che con la sua passione del mare – come ricordava Mino Milani in un bell’articolo pubblicato nel gennaio 2012 – ha “portato” Emilio Salgari integrale ai ragazzi (anche dicendo loro che Salgari si era suicidato) e ha realizzato con bravissimi studiosi ottime edizioni di Joseph Conrad: Ugo Mursia.


                                                                                                                      Steg
Frontespizio. Pubblicato nel 1983



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[1] Non mi avventuro in casi più complicati per chi non è esperto del diritto d’autore (che non è proprio lo stesso del copyright), io reputo di esserlo abbastanza.
Quindi tralascio i casi di opere derivate, di opere scritte da due o più autori, eccetera.
La regola data è quella più semplice.
Nemmeno considerate questo (o altri post) come pareri legali.
[2] Ma variando in parte le normative e mancando armonizzazione totale su scala internazionale - non c’è WIPO che tenga -, se cercate sui siti canadesi potreste trovare Antoine de Saint-Exupery gratis.
[3] Per esempio per Emilio Salgari possono esserci interessanti varianti di edizione; chi legge in Francese potrebbe discutere fra edizioni integrali e non di romanzi di Fantomas. Forse adesso capite perché di Le Diable au corp di Raymond Radriguet trovate tre o quattro traduzioni in libreria: morto giovanissimo, caduto presto in pubblico dominio (i termini di protezione continuano ad allungarsi).
Peter Pan di James M. Barrie fa eccezione, ma questa più che un’altra storia è una piccola favola dentro un mondo di avventure.
[4] Teoricamente anche le illustrazioni cadono in pubblico dominio, ma difficilmente troverete anche quelle su Internet.
[5] Riconosco come alcuni mesi fa qualcuno abbia osato contestare certe traduzioni di Fernanda Pivano di Francis Scott Fitzgerald proprio perché grazie al pubblico dominio sono state approntate nuove traduzioni. Eh sì, perché la tutela dell’autore crea anche un monopolio di traduzione salvo che l’editore originale cambi il sub-editore straniero.