"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Oreste Del Buono. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Oreste Del Buono. Mostra tutti i post

sabato 21 febbraio 2026

GIOVANNI GANDINI (e ricordare male “gli altri”) (Facebook Down Series - 222)

 

GIOVANNI GANDINI (e ricordare male “gli altri”)

(Facebook Down Series - 222)

 

Una pagina intera su la Repubblica del 20 febbraio 2026, a firma Alberto Saibene.
Una celebrazione del ventennale della morte di Giovanni Gandini: fra i fondatori di Linus, il mensile.

 

Qualche problema: tutte le persone ricordate nell’articolo sono evocate approssimativamente: in particolare la ex moglie di Gandini: Anna Maria.
Forse l’autore li considera tutti morti, me non lo dice …
Data di morte di Giovanni Gandini? Non indicata.

 

Viene citato un volume (ne ho copia) del 2011 curato anche da Saibene: reperibilità?
Scartabellando per queste righe ho trovato almeno altri due titoli librari a firma di G.G.

 

Last but not least, l’articolista scrive “alla graphic novel”: come scrivere “la romanza grafica”.

 

In memoria, fra l’altro, del fratello di Franco Cavallone, Bruno (avvocato e docente processual-civilista), torno alle mie righe di 11 anni fa:

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2026 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

giovedì 25 settembre 2025

IL BLOG “IN TRE DATE”, A SETTEMBRE (Facebook Down Series - 154)

 

IL BLOG “IN TRE DATE”, A SETTEMBRE

(Facebook Down Series - 154)

 

26 settembre: Tonito (6 dicembre 1959-1996)

28 settembre: Roger Nimier (31 ottobre 1925-1962),

30 settembre: James Dean (8 febbraio 1931-1955), Oreste Del Buono (2003)

 

I riferimenti (rectius i post) li lascio cercare a voi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 

venerdì 19 settembre 2025

IL SUO NOME ERA TRAVEN, B. TRAVEN (a half sketch)

IL SUO NOME ERA TRAVEN, B. TRAVEN

(a half sketch)

 

Credo sia dato acquisito che io sono un lettore quasi esclusivamente di opere letterarie del (e dal - in poi) ventesimo secolo (eccezione Salgari. Da leggere ho Il Conte di Montecristo e il Don Quijote, ambo sugli scaffali. Fuoriclasse Poe - tutto, dovrei -; Conrad molto; Stevenson abbastanza; e Melville “il solito”: quindi torniamo a Tu sanguinosa infanzia di Michele Mari).

 

Ebbene, anni fa incontrai uno di quei libri che compro siccome so che, nella migliore delle ipotesi non mi ricorderò il loro titolo, nella peggiore e irreparabile sono classificati dalla plebe come introvabili (si trova ancora agevolmente).
Il titolo e il sottotitolo non menzionano Traven.

 

Se siete già andati a compulsare Wikipedia, vi conviene interrompere la lettura: dovete leggere il libro e poi decidere se comprare (che significa avere da qualche parte da leggere) o meno Traven.
I libri di Traven in traduzione fra l'altro sono degli oggetti gradevoli da tenere fra le mani.

 

Dunque Vittorio Giacomini si è imbarcato in una impresa disperata come certe tesi di laurea, che vengono citate nelle più dotte bibliografie di altrettanto dotti e completisti testi biografici (credetemi: non solo le migliori tesi di letteratura non diventano libri per tutti. Ma lo divengono invece certe tesi poveramente compilatorie e prive di spunti nuovi).
Giacomini quindi offre al lettore L’arte dell'inganno ([1]).
È un libro avvincente, siccome mi sembra di ritrovarci “tutti” quelli che mezzo secolo fa non interessavano molto, se non a Oreste del Buono e ai suoi sodali: per le masse forse Traven fu letto da Hugo Pratt, per i solitari forse Traven fu letto da (o anche da, quando erano amici lui e “Ugo”) Alberto Ongaro.

 

A voi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 



[1] Roma, Fandango Libri, 2011.


mercoledì 16 aprile 2025

LINUS 60 (ma come?)

 

LINUS 60
(ma come?)

 

Nell’ambito della rassegna sgarbiana (Elisabetta, non Vittorio) “La Milanesiana” 2025 una mostra sui sessanta anni della rivista mensile Linus.

Non mi esprimo sulla “convenienza” (in ragione dei ruoli di Elisabetta Sgarbi).

 

 

Osservo solo come questo fosse il Linus glorioso:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2015/01/milano-libri-e-il-notaio-franco.html

 

 

E questo è l’attuale direttore editoriale:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2016/12/perle-mediatiche-38-abbagli-bowiani.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2016/12/perle-mediatiche-39-abbagli-punk-post.html

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

mercoledì 31 luglio 2024

L’EDITOR È MORTO (Facebook Down Series – 58)

L’EDITOR È MORTO

(Facebook Down Series – 58)

 

Penso a un paio di libri (uno un romanzo fiume, così insufficiente che – non lo avevo mai fatto – ho regalato la mia copia con invito a cestinarle, nel caso. L’altro una raccolta di racconti, uno poteva essere di 3 pagine e non di una ventina, un altro vero Hemingway dei poveri, peraltro E. H. ispiratore delle prose) i cui autori sono nella editoria (ed editor).

 

Penso a Oreste del Buono e a Roberto Bazlen. Due nomi noti.

Ma è come affiancare a dei polli di batteria delle aquile: i primi razzolano, le seconde volano alte.

 

Credo che – come figura professionale – l’editor sia morto e anche il direttore di collana non stia molto bene ([1]).

 

Tanto in Italia basta vendere.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 



[1] Verrebbe da dire che “lo trovo un po’ pallido”. 

martedì 28 maggio 2024

GIORGIO SCERBANENCO E MILANO: CON PIÙ CALMA E PIÙ METODO

 

GIORGIO SCERBANENCO E MILANO: CON PIÙ CALMA E PIÙ METODO

 

Della mia passione per Giorgio Scerbanenco ([1]) ho scritto in epoca remota ([2]) e poi lo ho citato altre volte e addirittura lo ho evocato per un post “sociale” ([3]).

 

Negli anni dieci sono state pubblicate biografie a lui dedicate ([4]), ripubblicate sue opere (anche oggi), … 
Base della miglior critica rimane sempre Oreste del Buono ([5]).

 

Nel maggio 2024 sono incappato, causa recensione, in un libro intitolato Scerbanenco a Milano, di Alessandro Trocino ([6]).
Ne ho lette una quarantina di pagine, dopo aver vagliato con attenzione la sua “piccola bibliografia”.
Mi sembra un poco troppo “urlato” e troppo poco milanese: banalmente: perché l’autore non ha evocato (più diffusamente?) Il centodelitti ([7]), o almeno Milano calibro 9 ([8])?

 

Nota curiosa: la critica scerbanenchiana più rilevante si rinviene nelle edizioni, esaurite, di Garzanti (e Frassinelli), piuttosto che in quelle successive.

 

In margine, altra considerazione: Jean-Patrick Manchette ([9]).
Trocino è nato nel 1965: e avrebbe letto da adolescente Nada nella edizione del 1974 di SugarCo?
Si consideri che sino al 1992 nemmeno Posizione di tiro era tradotto in italiano.

 

Forse chiedo troppo, forse (e si capisce anche dalla immagine con cui accompagno le mie righe: fuori bibliografia altrui).

 

 

 


                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] Forse più affidabile di Wikipedia, salva una citazione “monca”: https://www.treccani.it/enciclopedia/giorgio-scerbanenco_(Dizionario-Biografico)/
[2] Anno 2011: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/lincapacita-di-superare-scerbanenco.html.
Nel frattempo ho limato qualche giudizio positivo in riferimento ad almeno uno dei suoi epigoni 8senza rinnegare il valore delle loro opere narrative).
[3] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/05/anche-i-ghanesi-ammazzano-al-sabato.html.
[4] Dai due figli: prima Cecilia (Il fabbricante di storie) e poi Alberto (Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco), a distanza di circa un anno.
[5] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/10/oreste-del-buono-senza-dimenticare.html.
[6] Sottotitolo: Il padre del noir italiano, Roma, Pesi edizioni, 2024.
[7] Milano, Garzanti, 1970.
Per la precisione è “9” e non “nove”.
[8] Milano, Garzanti, 1969.
[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Patrick_Manchette.
Anche per lui varie citazioni, a partire da https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/06/nouveau-polar-manchette-e-pagan-qualche.html.

domenica 10 dicembre 2023

POLARANDO (UNO)

POLARANDO (UNO)
 
Molti anni fa avevo già letto un romanzo di Loriano Machiavelli, con protagonista Sarti Antonio (sergente di polizia, ma pare non ci fosse quel grado) ([1]).
Nei giorni scorsi ho cominciato a leggere il primo romanzo di questa lunghissima serie: Le piste dell’attentato.

Qualcuno mi ha chiesto in che stile sia: ho risposto “mah mi fa venire in mente un autore che conosco pochissimo, ma in versione forse più ‘dura’ ([2]) ([3]): Sanantonio e l’omonimo autore ([4])”.
Uno più uno: “Sarti Antonio” e “Sanantonio”.
Non ci ha pensato nessuno?
 
Perché “polarando”? esiste già una rubrica giornalistica intitolata “gialleggiando”, e poi qui siamo in terra di Francia in qualche modo ([5]).
Perché “uno”? Beh non si sa mai: magari salta fuori una altra serie di post.
Per i filologi: il post è nato come Facebook Down Series numero 6, ma si è evoluto in fretta. 




Duri






 Nuovi duri

 



                                                                                                                       Steg

 

 

 

© 2023 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] https://www.sitocomunista.it/rossoegiallo/autori/macchiavelli.html
[2] Senza voler riferirsi a Georges Simenon e ai suoi romanzi “duri”: https://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Simenon#Romanzi_%22duri%22
[3] Una antologia curata da Oreste del Buono: “La scuola dei duri”.
Termine ravvivato da Andrea G. Pinketts, con una, appunto, nuova scuola dei duri, di matrice milanese.
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Sanantonio
[5] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/06/nouveau-polar-manchette-e-pagan-qualche.html

venerdì 28 aprile 2023

ANDREA G. PINKETTS (furter slight return)

 

ANDREA G. PINKETTS

(further slight return)

 

I lettori più affezionati (quante le dita perfettamente funzionanti della mano sinistra di Django Reinhardt dopo il noto, negli effetti, incidente?) sanno che talvolta torno su alcuni argomenti.

Nel caso di specie, due pensieri che si ripresentano, uno mal definito e uno recente, mi inducono a queste righe ([1]), partendo dal secondo.

 

Alcune settimane fa, indotto da Oreste Del (o “del”) Buono ([2]) prefatore della sua terza avventura, mi sono chiesto se Andrea G. Pinketts avesse letto i romanzi, o qualcuno di essi, del detective “a Milano” Riccardo Finzi ([3]), creato da Luciano Secchi ([4]).

 

Il che conduce alla riflessione oggi finalmente sintetizzata: non poche persone sono frequentate – almeno in parte – perché possono raccontarti di qualcuno che il loro interlocutore non può interpellare direttamente.

Con Pinketts, il “qualcuno”, accadeva e ritengo ancora accada, credetemi.


Al momento, mi resta la “questione Finzi”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2023 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] Senza dimenticare che ormai il post principale è a rischio di sovraccarico: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/07/andrea-g-pinketts-sketches-series-3.html.

[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/10/oreste-del-buono-senza-dimenticare.html.

Complice in quanto esiste una sua intervista fattagli da Maria Grazia Perini, direttore del mensile Eureka fondato da Luciano Secchi, ivi pubblicata nell’aprile 1975.

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Finzi.

Il terzo romanzo è Fotofinish.

[4] Notate la curiosità: https://it.wikipedia.org/wiki/Max_Bunker.

Eppure Secchi non è (stato) solo Max Bunker.

venerdì 22 gennaio 2016

GIANNI BRERA? (Sketches series - 26)



Per quel che riguarda la critica,
probabilmente i due testi recenti più rari
(ringrazio Andrea Maietti quanto a Il tempo sperperato
e la Fondazione Mondadori per Storia di Gianni Brera) 



GIANNI BRERA?
(Sketches series - 26)

 

Scrivere in Italia rispetto a Gianni Brera, facilmente definibile per lo meno come il più noto giornalista sportivo nazionale, comporta almeno due rischi critico-sportivi: quello di coloro che rileveranno ogni difetto tecnico in riferimento alle cronache agonistiche eventualmente analizzate dall’improvvido autore che si cimenti a tal riguardo; l’altro di coloro che non amando la cronaca sportiva di Brera faranno di te e lui un sol fascio.

Un terzo rischio, generale: semplicemente essere bersaglio dei “breraiani”, che ne approfitteranno anche per cozzare con i critici del secondo genere.

 

Posto che questo è un blog, non mi pongo invece preoccupazioni di completismo e dunque crucci rispetto al rischio generale. Anzi queste righe, indipendentemente dalla loro consistenza, potrebbero inaugurare per loro dichiarata incompletezza anche d’analisi, una “sub series” all’interno della “Sketches series”.

 

Ho scritto diversi post in tema di “fattore territoriale”, spesso combinato con il “fattore storico”: quelli su New York, Berlino e Milano sono i principali.

Pur essendo un lettore serio di e su Emilio Salgari, è chiaro che il suo limite geografico lo ha, in ultima analisi, limitato.

Il fattore storico serve, anche, per riordinare le idee (oltre che per tramandare senza errori) di chi espone (e racconta?).

 

Per dichiarare che un risotto mangiato in un ristorante di Milano non è buono ([1]) occorre avere dalla propria parte entrambi i fattori; chi poi ha un palato non condizionato dai critici culinari o dal blasone del locale sarà anche in grado di sorprendervi, magari ricordando due buoni tipi di risotto (rispettivamente ai frutti di mare e al nero di seppia) in un ristorante “di pesce” che non esiste più – “Ca’ d’oro” ([2]) – e che, secondo alcuni, era meglio di “a’ Riccione” amato da Gianni Brera, che lì fondò il suo “Club del giovedì” ([3]).

Oserei dire “eccetera”. Insomma: almeno questi due fattori sono dalla mia parte; infatti, non credo scriverò mai di Petrolini (pur apprezzandolo). Di sport praticato non scriverò.

 

Inutile qui una mia biografia di Gianni Brera: a parte quelle rinvenibili in internet, se ne trovano (o meglio se ne dovrebbero trovare, secondo quanto scrivere in seguito?) almeno un paio ben fatte – Brera post mortem fra l’altro ha sempre goduto di una attenta tutela della sua figura e della sua opera da parte della famiglia ([4]) – sotto forma di libri ([5]).

Eccettuata l’aneddotica simil-politica: nato l’8 settembre (del 1919), paracadutista e giornalista sotto l’egida fascista ma poi passa alla resistenza che ricordare?

Beh quella che sicuramente è una sorta di mia caratteristica (sebbene non del tutto dominante) d’interesse o passione: anche ([6]) Brera è morto in un incidente automobilistico, ma da passeggero: il 19 ([7]) dicembre 1992 nelle prime ore della notte di ritorno da una cena certo non parca.

 

1899, 1919, 1937: sono gli anni di nascita di Ernest Hemingway, Brera e Hunter S. Thompson: è da escludere che l’ultimo dei tre abbia influenzato – per ragioni cronologiche e linguistiche – i primi due, ma come è noto Thompson è il definitore del “gonzo journalism” ([8]).

Quanto a Hemingway, più passa il tempo, più la sua figura si sbiadisce, non per i suoi eccessi e “scorrettezze”, ma per le falle nella sua capacità di essere affidabile narratore del suo mondo ([9]) e perché i suoi meriti letterari paiono almeno in parte funzionali anche a certa politica USA della sua epoca. 

Ciò non toglie – se si espunge dai pregi necessari della letteratura gonzo quello di una sua attendibilità da parte dei lettori, certo un fattore apprezzato dal “gonzo reader” che è per la stragrande maggioranza dei casi maschio ([10]) – che questi tre autori con uno stile e un vocabolario anche innovativo abbiano ognuno nel suo tempo influenzato i propri lettori ([11]).

 

L’eredità letteraria del gonzo journalism è essenzialmente deleteria, e lo è anche per Gianni Brera. Addirittura doppiamente, quindi in modo ancor più grave ([12]).

Innanzitutto esiste un rimbecillimento dei lettori che ritengono il quotidiano sportivo nobilitato comunque: dunque non serve leggere altro, proprio in ragione di quanto prodotto dall’autore di San Zenone al Po ([13]) che leggevano (ormai i loro genitori e anche nonni).

Di pari, e a influenzare ulteriormente i destinatari delle loro righe e colonne, sono i sé dicenti eredi di Gianni Brera, nati qualche anno dopo: cioè non sto scrivendo di Beppe Viola (il quale erede non poteva essere perché morto prima del maestro, nel 1982) o di Gianni Mura (destinatario del legato di una delle macchine per scrivere del suo maestro); figuri autodichiaratisi che fra l’altro sono debordati dalla carta stampata e sono approdati in altri media: televisione innanzitutto: il loro linguaggio è quasi sempre un autocompiacimento nel cercare iperboli assolutamente da dimenticare (e dimenticate), neologismi da adolescente, eccessi insensati ([14]) che siccome giornalisti (con un albo professionale) dovrebbero invece lasciare all’Italiano traballante quotidiano di categorie per definizione non use a lavorare con le parole e con la sintassi.

 

Certo, c’è anche la produzione letteraria del Gioannfucarlo, meno nota, rinverdita dalle cure, dell’uno dirette e dell’altro auspici, dei fratelli Del Buono: fu Pilade a instradare Oreste presso il comune nipote Alessandro Dalai ([15]), così anche titoli come Il corpo della ragassa e Naso bugiardo (con nuovo titolo: La ballata del pugile suonato) furono ripubblicati da Baldini e Castoldi.

La storia delle edizioni delle opere di Gianni Brera ha poi avuto uno snodarsi non semplice, anche con risvolti giudiziari.

 

In questo panorama, evidenzio due aspetti prettamente letterario-editoriali.

Il primo è quello dello studioso: non mancano le analisi dello stile breriano, peraltro appunto ristrette ad un pubblico da biblioteca più che da libreria (in senso lato) e nemmeno da tutte le biblioteche.

 

Il secondo, mi pare ([16]), è che anche negli anni in cui si vendevano ancora libri (diciamo gli ultimi dieci del secolo scorso) i lettori di Brera, quelli che ne hanno fatto gloria e fortuna cioè quelli delle testate giornalistiche sportive, frequentassero poco gli scaffali e si limitassero alle edicole appunto; dunque non erano più quelli che leggevano Brera perché Brera non c’era più.

Oggi provate a trovare i volumi contenenti gli articoli della rubrica “L’arcimatto” in libreria, appunto.

Insomma: Brera è diventato un autore con un pubblico assolutamente ristretto, forse in esaurimento proprio perché Brera era uno da quotidiano ([17]), da banco del bar, da tavolo di osteria, al più da gambe sul tavolino stravaccato sul divano con cravatta lasca.

 

A mo di epigrafe, ma finale: “Gianni Brera, un autore destinato a durare più del pubblico dei suoi lettori”. Peccato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2016 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] In tema di risotto alla milanese, scrivetemi in privato.
[2] Della famiglia Andriolo, di origine veneziana.
[3] Si veda il volume dedicato ai relativi scritti di Brera così rubricati del 1987 e 1988 – di molto successivi al sodalizio culinario creato nel 1956, si dice al tavolo n. 14: (A. MAZZOLA e P. BRERA curatori), Il club del giovedì, Torino, Aragno, 2006.
[4] Tanto che le prefazioni di suo figlio Paolo vengono quasi a noia, in quanto pressoché onnipresenti.
[5] Cito siccome le conosco due “ufficiali”, medesimi autori: P. BRERA – C. RINALDI, Gioannfucarlo, Pavia, Edizioni Selecta, 2001, sorta di coffee-table book ricco di foto, e il compatto P. BRERA – C. RINALDI, Giôann Brera – Vita e scritti di un Gran Lombardo, Milano, Boroli, 2004.
Sarei però ingeneroso se non menzionassi – non fosse altro che egli è meno famoso dell’altro epigono (portabandiera? Erede? Fate voi) Gianni Mura – Andrea Maietti: curatore di qualche opera antologica di Brera e autore di Com’era bello con Gianni Brera, Arezzo, Limina, 2002 in cui si rinviene anche il testo della sua tesi di laurea.
[6] Come James Dean, Roger Nimier, Ayrton Senna. Potrei aggiungere Albert Camus e la seriamente ferita Françoise Sagan. Tutti al volante.
[7] Fra il 18 e il 19 per Andrea Maietti.
[8] Rimando a http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/12/gonzo-journalism-le-vite-non-parallele_01.html.
Ivi citati sono anche Lester Bangs e Giancarlo Fusco e tratteggiato il misconosciuto Jeffrey Bernard.
[9] Per tutti: si leggano certe pagine in cui Jean Cau nel suo libro del 1961 Les oreilles et la queue (in Italiano: Toro, Milano, Longanesi, 1962) in cui gli Spagnoli smontano la conoscenza dell’arte taurina, e della tauromachia in particolare, dell’autore di Oak Park.
[10] Non che le femmine siano imprecise, ma ritengo che sia come scrivo.
[11] È evidente la limitazione territoriale di lettura di Brera rispetto agli altrui due, non necessariamente per la lingua usata, anche se forse impossibili sono le traduzioni di certe sue parole. Forse proprio il fatto che Brera è stato essenzialmente giornalista solamente in ambito sportivo giustifica questa sua notorietà limitata, anche se credo ci sia altro.
[12] In misura minore, almeno per quel che concerne i loro lettori in quanto anche ascoltatori, le stesse conseguenze perniciose si manifestano con i critici musicali: molti, incapaci di stili più accollati, adottano quello sbracato di Lester Bangs, ma senza lo stile e l’acume di questi.
[13] Provincia di Pavia.
[14] Peggio poi l’ex sportivo che “vuol fare il Gianni Brera”: ho seguito nel 2015 una telecronaca di una partita di pallavolo della nazionale italiana maschile commentata anche dall’ex Andrea Lucchetta: squallida ed incomprensibile (mancava anche di riferimenti tecnici, graditi al profano) faceva dimenticare le sue grandi doti di sportivo.
[15] Lo racconta PdB nel suo intervento alla giornata di studi tenutasi a Milano il 17 novembre 2012 in occasione del ventesimo anniversario della morte del suo amico Gianni.
[16] Le logiche degli editori, almeno sino a qualche anno fa, erano tali per cui tendo ad escludere che: 1) i libri di Brera vadano fuori catalogo e divengano “remainder” solo in esito a una causa; 2) quelle copie per mesi stazionino in numero immutato o quasi per poi sparire (e diventare merce di piccola bibliofilia).
[17] Il guerin sportivo oggi è un mensile, era un settimanale ai tempi di Brera: quanto vende?