"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 6 agosto 2021

SCERIFFISMI (Tombstone series – 71)

 

SCERIFFISMI

(Tombstone series – 71)

 

Reputo molto più pericolosi – se non addirittura i soli pericolosi – gli “sceriffismi di sinistra” rispetto agli “sceriffismi di destra”.

 

La ragione è semplice: i primi sono dichiaratamente parlamentari e “democratici”, mentre i secondi sono ormai e al più (o al meno?), per i massimamente blandi fra i censori, “sovranisti”.

 

Per gli esegeti: https://www.youtube.com/watch?v=Q8R4eSBEV-s

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 25 marzo 2020

SPUNTI PER TARDIVE NOTE MINIME SULLA D.A.F. – Deutsch Amerikanische Freundschaft


SPUNTI PER TARDIVE NOTE MINIME SULLA
D.A.F. – Deutsch Amerikanische Freundschaft

L’improvvisa e precoce, inaspettata, morte il 22 marzo 2020 di Gabi (Gabriel) Delgado-Lopez mi induce a qualche spezzettato pensiero ([1]) sul duo “di” (non “da” Düsseldorf).

Per una manopola di Korg MS-20, e non lo dichiaro a cuor leggero (“mein Hertz …”), oggi la D.A.F. supera il Suicide reveghiano.

L’ultimo merchandising ufficiale, anni fa, degli inventori, anche, del “body control” dopo attenta analisi di alcuni oggetti del medesimo mi fece concludere per un: “no, non compro ciò che non indosserò od esibirò”: le apologie di certi oggetti alla R.A.F. baader-meinhofiana erano da pena detentiva, ed allora bastava riprendere quel “better badge” (virgolette a ragione) del 1978 e ri-osare dove la nostra (in?)coscienza teenageriana era andata senza dubitare a tormentare il nervo sinistrese-democratico con volontarietà e stile sottile per contrastare la sgangherata truppa pro-sgrammaticamento strummeriano gradita a e da chi soffriva di tardività musicale calcolata all’epoca in mesi o al più un paio di semestri.
È il post-punk, ragazzi!

Il riascolto (via Tascam) della registrazione su MC7 ([2]) del concerto della D.A.F. del 5 novembre 1981 all’Odissea 2001 di Milano mi ha rammentato come allora si andasse ai concerti giovani, con una tenuta fisica da incontro mondiale di pugilato, puliti e duri e convinti nel vestire ([3]). Ma soprattutto senza, non dico paura, ma nemmeno timore: eravamo invincibili ed inarrestabili nel nostro “contarci fra unici”.

Ecco, sì, certi artisti come la D.A.F. ci davano il piacere di riconoscerci senza mischiarci, noi piccoli titani che hanno forgiato una generazione sulle cui spalle le successive hanno almeno dovuto provare a salire se volevano cercare un orizzonte più alto e più ampio ([4]).
Vi porgo quindi il mio saluto di già “giovane gigante di marmo”, senza dimenticare che la mia copia dell’album giallo della D.A.F. (ovvero Produkt Der Deutsch-Amerikanischen Freundschaft ([5]) la vendetti, ma poi ne ricomprai altra qualche mese dopo: ovviamente a poche lire, ché le masse continuavano nei soliti giri musicali viziosi.



POST SCRIPTUM

Un pensiero va a un Tedesco, Karsten – di cui non ho tenuto indirizzo (e quindi nemmeno cognome) – il quale senza chiedermi niente, anni e anni e anni fa mi regalò delle splendide registrazioni in formato CD accompagnate da sue note manoscritte che da sole sono dei piccoli capolavori.



                                                                                                                      Steg



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[2] Quasi mixing desk.
[4] Nous sommes comme des nains juchés sur des épaules de géants (les Anciens), de telle sorte que nous puissions voir plus de choses et de plus éloignées que n’en voyaient ces derniers. Et cela, non point parce que notre vue serait puissante ou notre taille avantageuse, mais parce que nous sommes portés et exhaussés par la haute stature des géants” (Bernard de Chartres).

venerdì 30 marzo 2018

COSA È LA LIBERTÀ NEL 2018?


COSA È LA LIBERTÀ NEL 2018?

 

Provo sempre un moto di disgusto quando penso al Muro, il muro di Berlino, die Mauer (femminile come “il Ponte” tanto amato da David Bowie). Un milione di bambini morti mi causa minor fastidio – fastidio, ripeto – del Muro.
Eppure! ([1]) nel 2018 vorrei andare a vivere a Mosca: a osannare Putin o a morire sotto le insegne di “un” Limonov: salmone affumicato troppo salato (forse), caviale vero (senz’altro), vodka (whatever!), eccetera.

 

Il capitalismo non ha più alcun dinamismo, i suoi lavoratori si sbriciolano le ossa in periferie “titine” ulteriormente travestite da socialdemocrazia (a brevissimo), senza più sognare l’edonismo reaganiano del compra oggi, paga domani che davvero significava pagare domani.
È la rivincita comunista? O la morte della democrazia sociale?

 

Di politica non capisco niente (pour cause), ma la politica ormai non è niente. Siamo tornati al “contro ordine compagni” – probabilmente  ma nessuno dà più la linea.
Dunque fedeli al nulla, ché i CCCP sono stati ben poco (rispetto agli introspettivi Prozac +: ci avete mai pensato?), ma almeno non parlavano della mamma ([2]).

 

È una Italia davvero triste e modesta quella che mi circonda: mi sono trovato circondato, dove le mamme (appunto) non muoiono mai e, infatti, ne parlano i Mannequin, che finiranno come i Velvet (chi? Certo! Chi, entrambi?).

 

Si affaticano i nostri politici, gente modesta, come tutti – i commentatori inclusi ([3]) – e nonostante la fatica nulla esprimono.

 

Ehi! Siamo arrivati ai DAF (o D.A.F. o Deutsch Amerikanische Freundschaft), beniamini di questo blog.
L’ultimo (o penultimo) merchandising dei DAF è da galera: l’artwork è quello della RAF (Joe Strummer: move over!), RAF-DAF: stelle rosse su fucili  mitragliatori, come quel Better (B)adge di fine 1978 che abbiamo comprato “tutti” (due, tre?), incoscienti come si deve essere a quella età, a Londinium 39 anni fa.

 

Ma gli è che il “nemico” (sic! E scusate le troppe virgolette) è sbagliato, se ancora esistente.
Lo “sceriffo” DAF-iano è ormai un conglomerato williamgibsoniano apolitico (e forse non apocalittico): Walmart senza remore di correttezza (imposte, le remore?) la Corea del Nord che bacia giudaicamente il primo – ebreo – Marc Zuckenberg che trova.

 

Dunque fra una ipoteca che sarà la sola eredità che i vostri figlio e/o nipoti accetteranno scelleratamente senza beneficio di inventario e una coleridgiana rata, inestinguibile quanto ad interessi, per una automobile e/o un telefono e/o un frullatore e/o un passeggino per un figlio forse mediocre probabilmente non voluto almeno “in quel momento”, vi ([4]) troverete anche con un nulla (di) fatto di scarpe non risuolate (o non risuolabili, Quale è peggio?), consolle per videogiochi inutili e prive di valore, lettori digitali di non-libri che quindi non hanno “dentro” libri. Ma nemmeno ve ne accorgerete.

 

E così, Jeff Beck che nel 2016 alla Hollywood Bowl si inventa o quasi una “The Revolution Will Be Televised” (G. S.-H. chi? Gil Scott-Heron chi?, Di nuovo) appare privo di pubblico sciente, sebbene “commanding through loudspeakers” (do you Banshees?).

 

Se non è gloria, non passa nemmeno.
A Hackney non ci vai, se non hai voglia di mangiare anguilla.  

 

Non avete capito nulla? Meglio, la libertà non vi manca, perché non la conoscete.
Comunque, l’ultima volta che sono andato a Berlino mi sono fatto regalare, si era a Kreutzberg, un Opinel: tecnologico (manico di plastica gialla, non di legno) e individualista: ché io cadrò con l’arma bianca in pugno (e libero a ogni prezzo).

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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[1] Troverete più esclamazioni del solito in queste righe.
[2] N parlerà Massimo Zamboni una trentina di anni dopo in Nessuna voce dentro, Torino, Einaudi, 2017.
[3] Antonio D’Orrico, che mi sta visceralmente antipatico per il suo protagonismo, ha due palle che un Romano si farebbe regalare. Ma D’Orrico scrive di “libri”, rectius letteratura).
[4] Son troppo generoso? Qualcuno di voi, allora.

martedì 3 giugno 2014

“DER MUSSOLINI” (Song series - 2)


“DER MUSSOLINI”
(Song series - 2)

 

Ogni tanto capita che qualche lettore arrivi sul post relativo ai Deutsch Amerikanische Freundschaft - DAF ([1]) cercando notizie su questa canzone.

 

Visto che a me serve praticare la lingua, eccezionalmente qui di seguito fornisco il testo originale e quello da me tradotto della celeberrima Lied del duo (a partire dal 1981) di Düsseldorf.
A parte il “di tutto o quasi” in termini di versioni dal vivo o di altri (su You Tube c’è un mix di un’ora), le versioni di studio originali sono due: la prima contenuta nell’album Alles ist gut, la seconda rimissata da Conny Plank nella ormai rara antologia D.A.F. (che contiene anche la prima versione). Gabi Delgado-López ne realizzò anche una versione con i suoi DAF Dos.

 

Una nota generale per i più giovani: l’ispirazione della canzone è, chiaramente, data dai balli stupidi dei primi anni sessanta: loro parodie sono anche il “Time Warp” in Rocky Horror Picture Show e, volendo, anche il “Pogo” di Sid Vicious.

 

Mi sembra che questa canzone sia il classico esempio della rilevanza anche dei testi, nelle canzoni. Diversamente, molto del meglio dei D.A.F. sarebbe liquidabile come elettronica muscolare.

La parodia è feroce, evidentemente.

 

Geh' ([2]) in die Knie
Und klatsch' in ([3]) die Hände
Beweg' deine Hüften
Und tanz' den Mussolini ([4])
Tanz' den Mussolini
Tanz' den Mussolini


Dreh' dich nach rechts
Und klatsch' in die Hände
Und mach' den Adolf Hitler
Tanz' den Adolf Hitler
Tanz' den Adolf Hitler
Tanz' den Adolf Hitler
Und jetzt den Mussolini

Beweg' deinen Hintern
Beweg' deinen Hintern
Klatsch' in die Hände
Tanz' den Jesus Christus
Tanz' den Jesus Christus
Tanz' den Jesus Christus

Geh' in die Knie
Und dreh' dich nach rechts
Und dreh' dich nach links
Klatsch' in die Hände

Und tanz' den Adolf Hitler
Und tanz' den Mussolini
Und jetzt den Jesus Christus
Und jetzt den Jesus Christus

Und klatsch' in die Hände
Und tanz' den Kommunismus
Und jetzt den Mussolini
Und jetzt nach rechts
Und jetzt nach links

Und tanz' den Adolf Hitler
Tanz' den Adolf Hitler
Und jetzt den Mussolini
Und jetzt den Mussolini
Tanz' den Jesus Christus

Beweg' deinen Hintern
Und wackel' mit den Hüften
Klatsch' in die Hände
Und tanz' den Jesus Christus
Und tanz' den Jesus Christus
Und jetzt den Mussolini
Und tanz' den Adolf Hitler

Gib mir deine Hand
Gib mir deine Hand
Und tanz' den Mussolini
Tanz' den Kommunismus
Tanz' den Kommunismus

Und jetzt den Mussolini
Und jetzt den Adolf Hitler
Und jetzt den Adolf Hitler
Und jetzt den Jesus Christus

Und jetzt den Mussolini
Und jetzt den Kommunismus
Und jetzt den Adolf Hitler
Und jetzt den Mussolini

Und jetzt den Mussolini
Tu' den Mussolini
Tanz' mit mir ([5]) den Hitler
Tanz' mit mir den Hitler

Und geh' in die Knie
Beweg' deine Hüften
Klatsch' in die Hände
Und tanz' den Jesus Christus
Und tanz' den Jesus Christus
Und jetzt den Mussolini
Mettiti in ginocchio ([6])
e batti le mani
muovi le tue anche
e balla il Mussolini
balla il Mussolini
balla il Mussolini

Girati verso destra
e batti le mani
e fai l’Adolf Hitler
balla l’Adolf Hitler
balla l’Adolf Hitler
balla l’Adolf Hitler
e poi il Mussolini
 
Muovi il tuo sedere
muovi il tuo sedere
batti le mani
balla il Jesus Christus
balla il Jesus Christus
balla il Jesus Christus

Mettiti in ginocchio
e girati verso destra
e girati verso sinistra
batti le mani

E balla l’Adolf Hitler
e balla il Mussolini
e balla il Jesus Christus (
[7])
e balla il Jesus Christus

E batti le mani
e balla il Kommunismus (
[8])
e poi il Mussolini
e poi verso destra
e poi verso sinistra

E balla l’Adolf Hitler
balla l’Adolf Hitler
e poi il Mussolini
e poi il Mussolini
balla il Jesus Christus

Muovi il tuo sedere
e ancheggia
batti le mani
e balla il Jesus Christus
e balla il Jesus Christus
e poi il Mussolini
e balla l’Adolf Hitler

Dammi la tua mano
dammi la tua mano
e balla il Mussolini
balla il Kommunismus
balla il Kommunismus

E poi il Mussolini
e poi l’Adolf Hitler
e poi l’Adolf Hitler
e poi il Jesus Christus

E poi il Mussolini
e poi il Kommunismus
e poi l’Adolf Hitler
e poi il Mussolini

E poi il Mussolini
fai il Mussolini
balla con me l’Hitler
balla con me l’Hitler

E mettiti in ginocchio
muovi le tue anche
batti le mani
e balla il Jesus Christus
e balla il Jesus Christus
e balla il Mussolini

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Intitolato “D.A.F.: tutto e tutti in discussione”: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/10/daf-tutto-e-tutti-in-discussione_28.html.  
[2] I verbi sono apostrofati in quanto si tratta di forma imperativa.
[3] La preposizione “in” garantisce che siano le mani del destinatario dell’ordine che vanno battute, del resto anche in Inglese si usa dire “clap your hands” pur essendo l’aggettivo possessivo quasi superfluo.
[4] Siccome in Tedesco si declinano i complementi rispetto al soggetto, si passa dal titolo “Der Mussolini” a “Den Mussolini” che è la forma accusativa.
[5] “Tanz mit mir” è una canzone pubblicata come lato b del singolo, tratto dal secondo album, “Der Räuber und der Prinz”.
[6] Letteralmente “sulle ginocchia”.
[7] Mantengo tutti i riferimenti in originale. Ovviamente la traduzione è “Gesù Cristo”.
[8] Idem: “Comunismo”.

martedì 12 marzo 2013

OF BLUES AND BRUISES (l’ennesima strada senza uscita sentimentale qualche pensiero sui Neon)


OF BLUES AND BRUISES
(l’ennesima strada senza uscita sentimentale
qualche pensiero sui Neon)

 

Nell’estate 1984, all’edicola della fermata di metropolitana di Bank, City of London, compro l’usuale trimurti in una soleggiata mattina di metà settimana: NME, MM e Sounds, nell’ultimo c’è un’intervista a Steve(n) Severin nella quale egli spiega all’intervistatore, dato l’incipit, che la musica che ascoltava quando gli ha aperto la porta sono “ i DAF italiani”: la MC7 gliela ho mandata io.
Sono i Neon.
 
Pochissimi sono gli artisti italiani che io stimo ([1]), per tutto quel che arriva dalla Toscana poi io nutro un sospetto che si estinguerà alla mia morte, forse: troppe le energie ivi profuse per darci un Niccolò e un Leonardo.
 
Ma ecco questi fiorentini che, un anno prima di quell’estate albionica per me impareggiabile, mi portano via: io che piuttosto di incappare nel banale femmineo continuo, appunto, in quegli anni a schivare il pericolo e a lasciare le mie lenzuola fredde, fredde ma non in grado di farmi vergognare.
Mi arrovello e torturo dunque su una nuova lied di romantica passione: “My Blues Is You”: privilegiate il singolo, purtroppo la versione inclusa nell’album Rituals soffre di aggiunte barocche assolutamente leziose e grevi.
 
Curiosi? Cercate altresì gli EP dodici pollici precedenti: Obsessions e Tapes Of Darkness.
A detta di Sergio di Tape Art nel primo dei due (di cui custodisco anche una rara copia promozionale) suonava una splendida, oltre che brava, tastierista: Barbara Big. Forse fu lei – sarebbe bello se leggesse queste righe – a ispirare quei sentimenti bluastri, dolorosi ma piacevoli, che mi sorpresero dal piatto del Viridis nel 1983?
 
L’importante è che blues and bruises valgano la pena.
E le drum machine, devono suonare come maschie automobili che infrangono vetrate piombate di cattedrali tardo medievali. Senza rimpianti, marinettiane e futuriste.
 
 
                                                                                                                      Steg
 

 

 

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[1] La parola “rispetto” me la hanno sottratta con l’inganno infime e sbiadite figure di una scena rap locale che nemmeno potrebbero avere il ruolo di comparse pasoliniane.

mercoledì 9 gennaio 2013

QUALCHE BREVE NOTA SUL DOPOPUNK A MILANO (partendo dalla copertina di Alles ist gut dei D.A.F.)


QUALCHE BREVE NOTA SUL DOPOPUNK A MILANO
(partendo dalla copertina di Alles ist gut dei D.A.F.)

 

La copertina e il suo retro mostrano lucidi di sudore e con capelli corti Gabi Delgado-López e Robert Görl.
“Froci e nazisti”: facile equazione dei compagni al testosterone, ai quali la pantera di copertina di For Your Pleasure avrebbe - se del caso - con una sola zampata orbato mascolinità e certezze intellettuali (poche entrambe). Poveri retrogradi, ancora a domandarsi come inquadrare La caduta degli dei, Il portiere di notte e Salò-O le 120 giornate di Sodoma, dati i loro registi “a sinistra” ([1]).
 
Ecco come si presentano nel 1981 i D.A.F. nella “vaschetta” di Bonaparte Dischi di Via Marghera, Mailand, Europa, qualche settimana prima del loro concerto all’Odissea 2001 con il loro terzo – ma “primo” ([2]) – album: Alles ist gut.
Qualcuno (Andrea V.?) mi loda questi due artisti di cui il New Musical Express mi ha già promesso meraviglie.
 
Allora e per qualche anno ancora – vedi Tape Art – i negozi di dischi sono altresì cenacoli di dibattito e speculazione intellettuale dove, bluffando, in fondo ognuno di noi insegna qualcosa di nuovo agli altri senza pretendere l’onore delle armi.
All’apparenza diffidenti, in realtà noi ci riconosciamo subito: ciascuno unico e ussaro, con la veemenza di dragone ma capace di fare il baciamano alla regina, occorrendo.

 

La Virgin di Richard Branson ai tempi fa prodigi: una inner sleeve in cartoncino pesante sembra quasi una polizza dei Lloyd’s: infallibile.
Finisce che compro sia l’album, sia il singolo “maledetto” ivi contenuto: “Der Mussolini” in formato 12”, roba impegnativa allora ([3]). Natürlicher, di li a poco comprerò anche Für Immer ([4]).
 
Ecco perché non era cambiato nulla.
Nessuna velleità, men che meno necessità, di name dropping per motivare le nostre scelte (non dovevamo motivare nulla a nessuno), ma alla nostra cintura erano già “appesi” Suicide, Magazine, Siouxsie and the Banshees, Public Image Ltd., Human League, Adam and the Antz ([5]), ...
Chi ci contrastava era spesso ancora confuso per la svolta elettrica di Bob Dylan ([6]).
Dove eravamo? Ovviamente ben oltre i cliché punk che, divenuti tali, noi avevamo abbandonato verso la metà del 1978 come ho scritto in altre occasioni ([7]).

 

And so you are, now, afterpunk and punk.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] O meglio tali da loro definiti. Tre serie monografie su di loro, forse, condurrebbero ad altri risultati.
Sufficie dire che Liliana Cavani diresse un film struggente, forse decadente certo sessualmente totale in quanto uomo e donna si pongono alla pari, assolutamente inconcepibile prima che inaccettabile dalla sinistra.
[2] In quanto album di esordio e successivo, rispettivamente intitolati Produkt e Die Kleine Und Die Bosen, resteranno sempre interesse per pochi. D’altro canto, la formazione storica è quella appunto a due.
[3] Perché se i modesti cervelli limitati da palizzate cercavano ancora di digerire The Clash grazie alle loro (della band, non dei locali militanti a gauche) incontinenze viniliche, beh con quel titolo e cantando in tedesco il nemico non poteva essere scambiato e confuso.
Invece sì.
[4] Due album nell’anno 1981 per i D.A.F.
[5] Mi riferisco a, almeno, i seguenti album in ordine circa cronologico in riferimento al primo: Suicide; Real Life; The Scream e Join Hands e Kaleidoscope; First Edition e Metal Box; Reproduction; Dirks Wears White Sox.
In realtà la storia la facevano spesso i singoli.
[6] In quanto noi, noi, avevamo studiato e quindi eravamo al corrente anche di quell’episodio, ormai vecchio di lustri.
[7] In particolare in “Note sul punk in Italia e a Milano” e in “Tonito memorial”.

domenica 28 ottobre 2012

D.A.F.: TUTTO E TUTTI IN DISCUSSIONE (dedicato a Conny Plank)



D.A.F.: TUTTO E TUTTI IN DISCUSSIONE
(dedicato a Conny Plank) ([1])


 


Nel pregevole volume ([2]) di Jürgen Teipel Verschwende deine Jugend (o meglio, per tutti coloro che non leggono correntemente la lingua di Goethe e di Nietzsche, nella sua traduzione francese intitolata Dilapide ta jeunesse ([3])) si racconta anche di come i Deutsch Americanische Freundschaft nella formazione a due che li ha consacrati conquistarono il pubblico skinhead di uno dei loro primi concerti nel Regno Unito.


 


Gabi Delgado-López si dichiara (dichiara ...) omosessuale, Robert Görl da molti anni è buddista.
Politicamente sono a sinistra ma – come sanno i pugnaci lettori del blog – “White Riot” docet.

 

A Milano, nel novembre (il 5 per la precisione) 1981, un muro di registratori a cassetta MC7 è alle loro spalle. Il pubblico dell’Odissea 2001 suda con loro.

 

I D.A.F. sono assolutamente contro, o punk se si vuole.
Ancora oggi.

 

Li ho visti e ascoltati tre volte dal vivo. Vorrei fossero state trenta.

 

Ogni volta che le mie orecchie li odono il limite è uno solo: il volume dovrebbe essere a 20 su 10: napalm sonoro al cui confronto la “Cavalcata delle Valkirie” usata dal Colonnello “Death From The Above” Kilgore in Apocalypse Now è una dolce lied per bambini.
 
Contro tutti perché a “Der Mussolini” (che si canta in coro mentre si danza una spastica marcia, autodistruttiva per la mente eppur rigenerante) si contrappone ([4]) nel 2003 la lode a Ulriche Meinhof ([5]) di “Kinderzimmer” ([6]).
 
Per essere un seguace dei D.A.F. occorre inizialmente “rinnegarsi” e, se del caso, farsi violenza intellettuale.
Accettare tutto per poi riconsiderare tutto come essere pensante e trarre (volendo e potendo) delle inutili conclusioni.
Con la struggente provvisorietà di “Als wär’s das letze Mal” sempre sulla spalla.
 
Nero e cuoio e “basi” registrate. Questo è il tableau di Gabi e Robert sul palco.
 
Una saga complicata quella dei D.A.F.
Ma davvero da coltivare: la linea è ormai nota: Silver Apples, Suicide, D.A.F. ([7]), Soft Cell.
Ricordo, in quel hangar zurighese, che prima del concerto dei Depeche Mode la colonna sonora comprendeva anche una canzone dei D.A.F. ([8]).

 

Due ultime annotazioni.
I Deutsch Amerikanische Freundschaft “arrivano“ ([9]) da Düsseldorf (come i Kraftwerk).

 

Comunicazione per gli über-gegen-Alles: cercate l’album Future Ultra dei Delkom (successivo progetto musicale dell’immigrato Gabi Delgado-López) onde alienarvi – se siete fra coloro che acconsentono a che altri possano curiosare nella vostra discoteca – anche le simpatie di chi combatte le tossicodipendenze: con una canzone dal titolo “Viva la droga” cantata in Castigliano non potete fallire.

 

Alles ist gut mein Freund ([10]).

  

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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[1] Konrad “Conny” Plank (1940-1987) ha fra l’altro prodotto artisticamente i due album fondamentali dei DAF (per un totale di quattro della band cui prestò la propria attività e il proprio talento): Alles ist gut e Gold und Liebe.
Nota tecnica, mantengo le maiuscole ai sostantivi come richiede la lingua tedesca.
[2] Esiste una antologia, doppio CD, dal medesimo titolo, il suo curatore è l’autore del volume, che è obbligatoria e racconta in modo impeccabile la neue Welle. Dopo cercherete altro e troverete poco.
[3] Facile dunque comprendere il significato del titolo: mutuato da quello di una canzone dei D.A.F. (rinvio anche al mio post intitolato “Gioventù: bruciata, sprecata, inutile”).
Il che non toglie che io ne abbia anche due copie, prima e seconda edizione, dell’originale in Tedesco, nella speranza, prima o poi, di poterlo leggere anche in quell’idioma.
[4] Attenzione: la difficoltà di comprensione della lingua germanica rischia di confondere le idee.
Non è che sia “buono” tutto quello che è cantato “in Tedesco” e suona industriale/elettronico: I Laibach impallidiscono con la loro cover di “Alle gegen Alle” rispetto all’originale, e non so parlando di Rammstein.
[5] L’esponente più noto insieme a Andreas Baader della Rote Armee Fraktion, formazione terroristica tedesca creata nel 1970 (incidentalmente, nel 1978 a Londra si compravano tranquillamente badge con il simbolo della RAF: una stella rossa a cinque punte con sovrimposto un fucile mitragliatore e, appunto, la sigla RAF).
 È ben vero che di tributi a questa figura del terrorismo ve ne sono non pochi, ma la canzone dei D.A.F. ha come sottotitolo “Heldenlied”, cioè canzone per gli eroi.
[6] Tratta da Fünfzehn neu DAF Lieder: album della riunione di Görl e Delgado-Lopéz dopo oltre tre lustri.
La discografia dei D.A.F. rischia di apparire complicata a causa, anche, dei DAF DOS (in cui compare il solo Delgado-Lòpez). I 7 album non sono omogenei nel genere e nella qualità complessiva, lo stesso vale per una messe di singoli (l’ultimo del 2010 e per ora inedito su album).
[7] Sarei tacciabile di approssimazione se non specificassi che un legame (nessun gioco di parole) con i Deutsch Amerikanische Freundschaft hanno i Liaisons Dangereuses, gruppo in cui compariva Christiaan Ludwig “Chrislo” Haas.
[8] Il sogno elettronico sarebbe un bill concertistico con Suicide, D.A.F. e Depeche Mode. Dress code: “celebrazione nera”.
[9] Ferme le diverse origini dei componenti, per quanto qui rileva: Delgado-López è spagnolo di Cordoba, Görl è bavarese.
[10] Per gli insaziabili della devastazione, soprattutto propria, indico senza pretesa di completezza: Dagmar Krause con Panzerschlacht e Nico con The Frozen Borderline o – almeno – con “Janitors Of Lunacy”.
Anche i Tedeschi hanno un’anima, scientemente bombardata ex adverso.