ENRICO
PANDIANI
(“ASPETTANDO” HUGUES PAGAN)
Sarei un ingrato
se non riconoscessi a Enrico Pandiani () i “classici”
meriti di quegli autori che – chi più chi meno – mi hanno tirato fuori da
periodi fastidiosi ().
Non ricordo come
capitai sul primo e/o sul secondo romanzo che Pandiani dedicò a “Les Italiens”.
Facciamo un tre lustri (scarsi?) fa.
Comunque, all’epoca
completai diligentemente la raccolta di figurine e recuperai anche La testa
e la coda (un quasi fuori commercio).
Dovrei avere
anche qualche dedica di questo autore che col tempo divenne un po’ troppo “PD-ino
torinese” (vedi Littizzetto et al), per cui ressi con la lettura solo con Les
Italiens, magari comprati e messi lì.
Comunque devo a
Pandiani un ristorantuccio (non per le dimensioni) parigino (
).
Poi mi “costrinse”
a comprare due pupazzi di Babar (altro “periodo”) e a cercare, ma lo ottenni
solo anni e anni dopo, il sottomarino di Tintin.
Pandiani, in
fondo, è l’opposto di tutti i romanzi parigini di Hugues Pagan:
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Certo non per Lipp – che ci salvò una cena di Ferragosto ma che
non è la mia brasserie preferita – o Angelina.
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