"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 27 novembre 2025

UNA SPIGOLATURA MILANESE (Vi racconto, senza pretesa di originalità)

 

UNA SPIGOLATURA MILANESE

(Vi racconto, senza pretesa di originalità)

 

In Via Larga (che già si chiamava Via Adua e prima del 1936 ancora Larga) a Milano c’erano negozi “dedicati”.

 

Un paio si preoccupavano dei preti e delle suore (abbigliamento): qualcuno di noi trovò, finalmente, un cardigan nero (45 anni fa erano capi rari e lo sono stati almeno per qualche altro lustro),

 

Un paio fra ricambi per esponenti delle forze dell’ordine avevano mostrine (vere, non imitazioni. Papà, mi ricordo, vagamente, mi comprò due stellette dorate e furono forati i colletti di una camicia di Yours Truly. Saranno 60 anni fa) e, anche, le feluche degli universitari.

 

Le feluche erano per noi davvero giovani (terza media inferiore al massimo) oggetti quasi magici, comunque esoterici.

Arrivò il sessantotto italiano (direi, in sintesi, poco più che feccia, la pensava così anche Valerio Zurlini ([1])) e “finirono” le feluche.

 

Inevitabile la colonna musicale e sonora di questo post: de The Gags “Goliardia Chant” ([2]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

PS: bel refuso nel sito della Regione Lombardia, eh già …

 

 

 

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giovedì 28 agosto 2025

“GOLIARDIA CHANT” (Facebook Down Series - 143)

 

“GOLIARDIA CHANT”

(Facebook Down Series - 143)

 

https://www.discogs.com/release/11815294-The-Gags-G%C3%B6tterd%C3%A4mmerung-197980-18-Never-Released-Punk-Ges%C3%A4nge

 

Oggi bilingue:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/03/decantare-lurgenza-gags-milano-punk-e.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/05/tasting-vintage-urgency-gags-milano.html

 

E anche:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2020/07/il-portiere-di-notte-liliana-cavani-e.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 5 luglio 2020

IL PORTIERE DI NOTTE (Liliana Cavani, e ritorno)


IL PORTIERE DI NOTTE (Liliana Cavani, e ritorno)

Seconda edizione, 1974 -
collezione privata



Quando la mia famiglia era cliente del Ristorante Savini ([1]), il mio cameriere di riferimento era il Signor F. R.: se era lui ad assisterci nulla poteva andare fuori dalle regole ed era un piacere anche vederlo cambiare le tovaglie del tavolo vicino: la stessa modalità ritrovata anni dopo a New Orleans (anche) al bistrot di Brennan’s: Mr. B’s.
Il Signor F. R. era sempre perfettamente pettinato con i capelli corvini all’indietro, con la brillantina, impeccabile nella tenuta di lavoro, scarpe lucide come uno specchio. Rammento di averlo incrociato fuori orario, lui non mi vide, lì in Galleria, all’Ottagono: il suo cappotto aveva un taglio perfetto.  
Mi ha sempre ricordato il miglior Dirk Bogarde.
Ecco, quello che ho appena scritto – come avrebbe detto il Signor F. R. – “una piccola pausa” fra il titolo e la sostanza di questo scritto.

*      *     *

Leggendo le righe introduttive ([2]) e poi il testo pubblicati ([3]) della sceneggiatura de Il portiere di notte di Liliana Cavani ([4]) mi sono reso conto, anno 2020, che quel film ha subìto due travisanti ispirazioni, travisanti per chi, travisato, appunto, ha ascoltato quelle opere musicali apparentemente “ispirate”.
La ragione è semplice e da anteporre al resto. Chi conoscere Il conformista di Bernardo Bertolucci ([5]) ([6]), potrebbe ricordare l’inganno del kimono di seta con cui l’autista (interpretato da Pierre Clementi) attira il giovinetto.
Ebbene: (io,) l’ignaro ex studente di liceo scientifico (di un paio di anni più giovane di Enrico Ruggeri) nonché-e/o privo della sensibilità artistica di The Gags (o devo ritenerlo lo pseudonimo artistico di G.?) per anni (o decenni) non è stato indotto ad andare oltre il film di Liliana Cavani, si fidava, mentre un libro gli avrebbe aperto gli occhi.
Ipotizziamo che nemmeno Ruggeri e The Gags conoscessero quel libro.

La canzone omonima di Enrico Ruggeri ([7]) si risolve, infatti, in una pretesamente dotta lettura del film tramite la sola figura del co-protagonista (ma facendo il verso a “Les Amants d’un jour” ([8])), la cui chiave più leale è forse un ennesimo sforzo ruggeriano, pel vero ammirevole, di contrastare l’ancòra dominante cultura musicale sinistrese dell’Italia di Allora.

Per The Gags – cum The Huns –, il tema è più pregnante.
A parte una generale ispirazione “a Max e Lucia” (nessun ammiccamento manzoniano ([9])) nel campo di concentramento, la strizzata d’occhio del gruppo musicale milanese ad Adam And The Antz si risolve in vari indicatori specifici: la canzone “Maximilian Aldorfer” ([10]), mezza grafica prelevata dalle immagini cinematografiche a partire dalla copertina per l’antologia Criss-Cross (1979-1981) ([11]).
Gli è, però, che manca Vienna, manca il dopoguerra, è tutto decontestualizzato e ridotto a una matrice buona soprattutto per banalizzare – involontariamente – proprio The Gags.  

*      *     *
Oggi quindi rimane intatta l’opera cinematografica, così come quanto scrisse la regista a introduzione della sceneggiatura ([12]) pubblicata in volume.
La vittima, anziché il carnefice, che torna sul luogo del delitto”.
Ebbi l’impressione che [Primo] Levi potesse, o meglio, riuscisse, a parlare solo di un periodo della sua vita, come se fosse rimasto là, nonostante tutto”.
La vittima non vuole dimenticare, torna persino sul luogo del delitto; è come se non volesse più riemergere da un sottosuolo in cui è caduta e che la tiene ancora a sé. Il carnefice invece vuole uscire alla luce, darsi un contegno e cerca nella logica della guerra le sue ragioni e vuole chiudere per sempre la botola del sottosuolo dal quale è riemerso”.
I miei protagonisti svolsero i loro ruoli secondo legge fino al 1945; nel 1957, quando si ritrovano, i loro ruoli sono fuori legge. A questo punto la gente pensa che sono degli psicopatici; invece sono sempre gli stessi, non psicopatici ma tragici”. È tragedia vivere dei ruoli fuori dal momento storico che li ha generati e permessi”.
È orrendamente bella la divisa delle SS”. […] “Consci o inconsci erano legati e devoti ad Hitler da un culto omosessuale”. […] “Nel film la divisa delle SS è un feticcio sessuale”.
Se Mussolini faceva leva sul maschismo mediterraneo, sul gallismo italiano, Hitler fece leva sull’aspetto opposto, più congeniale alla cultura germanica; un aspetto oltretutto molto militare, uno spirito di corpo. È una devozione quella che ebbe Hitler più profonda, più estetizzante, meno campestre di quella toccata al duce” ([13]).
[Eccetera.]
Ho scelto Vienna, perché adoro Vienna” ([14]).

Carta dei cocktail, Loos, Vienna (seit 1908)
collezione privata


E rimane quel barattolo di vetro, infranto, svuotato da dita avide del suo contenuto (confettura?), intorno al minuto 101.


                                                                                                                      Steg


NOTA TECNICA: ho scritto in precedenza su taluni temi nelle seguenti sedi:
Tutti questi post sono confermati.





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[1] Usualmente nel terzo di quattro del primo box,  in senso orario.
[2] Di cui infra, qualche frammento.
[3] L. CAVANI, Il portiere di notte, Torino, Einaudi, 1974, almeno due edizioni. 
[5] Fra l’altro citato da Liliana Cavani nel documentario che accompagna almeno una versione DVD (Istituto Luce) del suo film de quo.
[7] Pubblicato ne Enrico VIII, del 1986.
[8] Portata la successo da Edith Piaf (testo Claude Delécluse e Michel Senli, musica Marguerite Monnot); ma cercate la versione dei Sex Gang Children.
[9] N.d.A.
[10] Nel film, Maximilian Theo Aldorfer, abbreviato in Max, è interpretato da Dirk Bogarde.
La canzone è datata 1982.
[11] Mi riferisco, innanzitutto, all’edizione in CD, solo promozionale con 24 registrazioni.
[12] Coautore ItaloMoscati.
[13] L. CAVANI, op. cit., pp. da VII a XIII.
[14] Idem, p. XIII.

mercoledì 30 maggio 2018

PREFAZIONE A “CENTOUNO CANZONI TRISTI” (oppure un altro post salvato dal rischio di oblio)


PREFAZIONE A “CENTOUNO CANZONI TRISTI”
(oppure un altro post salvato dal rischio di oblio)

 

Sono contrario a certa editoria che è fiorita negli ultimi anni: si tratta della “1001” in cui si impongono libri da leggere, film da vedere, album (perché non singoli?) da ascoltare, luoghi da visitare, … sicuramente c’è altro ([1]).

 

Mi hanno proposto di prefare un volume dedicato a “101 canzoni tristi”: ho accettato a una condizione: prefare senza conoscere le canzoni e postfare conoscendole.

Non vedo rischi per me, qualcuno per i due autori, di cui uno è un amico, vero anche se ci siamo conosciuti via internet.

 

Ma ... accade per la terza volta, di cui una ormai andata a male. Io sono puntuale nelle note di copertina (gli altri due casi) o nella prefazione i committenti meno: dopo la tardiva uscita dell’album split di Jumpers/198X ([2]), dopo il non utilizzo delle mie note per la tardivissima uscita dell’antologia di The Gags ([3]), ora non so quando uscirà il libro sulle canzoni tristi.

Siccome il mio lavoro c’è e non rimpiango nulla (da buon legionario del web) ecco a voi il post, scritto sei mesi fa: nessun problema mi occupo di classici e non di successi da un’estate.

 

*     *     *

 

Io mi azzardo a elencare qualche canzone, che credo non sia presente. Sono canzoni tristi? Non necessariamente, ma possono essere commoventi e indurre alle lacrime, magari.

Ed allora, in ordine cronologico:

  • “Dove andranno a finire i palloncini” (Renato Rascel: autore e interprete): poetica, ma un bambino solitamente rimane male quando gli sfugge un palloncino;
  • “Il pinguino innamorato” (di Rastelli, Casirolo, M. C. Consiglio; interpretazione più nota quella del Trio Lescano): “s’è sparato il bel pinguino in frac” (dal testo), per amore;
  • “Johnny Remember Me” (di Geoff Goddard; portata al successo da John Leyton): una ragazza morta visita il suo amato;
  • “Leader Of The Pack” (di G. “Shadow” Morton, J. Barry, E. Greenwich; probabilmente il più grande successo delle Shangri-Las): qui muore il ragazzo, in moto;
  • “New York Tendaberry” (Laura Nyro: autrice e interprete): inno alla città, mi mette sempre addosso grandissima malinconia nonostante il tema;
  • “Behind Blue Eyes” (autore Pete Townshend; nella interpretazione di The Who o sua): quando l’incomprensione altrui ti fa male;
  • “Frankie Teardrop” (autori e interpeti Suicide): il protagonista, in povertà, uccide moglie e figlio e poi si suicida;
  • “My My, Hey Hey (Out of the Blue”) oppure “Hey Hey, My My (Into the Black) (autore, della prima insieme a tale Blackburn, e interprete più noto Neil Young)”: non credo servano spiegazioni;
  • “Painted Bird” (autrice testo Siouxsie Sioux, musica Siouxsie and the Banshees; versione di Siouxsie and the Banshees): ispirata dall’omonimo romanzo di Jerzy Kosińky;
  • “Des Heures Hindoues” (di Etienne Daho/Patrick Munday; nella interpretazione di Daho): nessuna attinenza con la successiva canzone gallagheriana, splendido video che cita ampiamente il pittore Francis Bacon;
  • “Small Black Flowers That Grow Up In The Sky” (testo Richey James, musica Manic Street Preachers; versione dei Manic Street Preachers): no comment eccetto che potrei aggiungerne almeno altre due di questo gruppo;
  • “The Masterplan” (autore Noel Gallagher; interpretata dagli Oasis con Noel Gallagher alla voce): Manchester al suo massimo grigio senza scomodare i santificati The Smiths;
  • “Weak Become Heroes” (autore e interprete The Streets): finirai comunque adulto, e male.

Questo elenco (diciamo un tredici per cento, mi sembrava corretto; nessuna colonna sonora) ha significati plurimi: la personalità delle canzoni che inducono tristezza (e che non hanno necessariamente un arco temporale creativo obbligato), e non a tutti gli ascolti (un paio qui sì); ragioni oggettive che potrebbero renderle tristi ma non per tutti (trattasi di variante); canzoni che diventano tristi nel tempo (causa autore o interprete o ascoltatore). Ma non basta.

 

Provocazione: esistono canzoni allegre nel repertorio dei Joy Division? Un paio, forse.
Quando è che Johnny Cash diventa triste? Nel periodo finale della sua vita?
Perché non ho inserito Luigi Tenco o qualcosa da una colonna musicale/sonora di un film?

 

Magari, poi, fate il conto con quante canzoni del mio elenco avete pianto e/o vi siete sentiti tristi, e perché.
Ah, senza scordarvi che: uno può anche piangere di rabbia, quindi “Let’s be careful out there!(Sgt. Phil Esterhaus alla riunione mattutina: Hill Street Blues, serie televisiva la cui colonna musicale e sonora insieme ad altre ha ispirato a Pete Townshend “Mike Post Theme” ([4])).

 

Ed ora? Magari arriverà anche il libro, con o senza questa prefazione (in forma originale o modificata).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 10 maggio 2017

TASTING VINTAGE URGENCY The Gags, Milano (Italy), punk and beyond, posthumous albums (yet to be published)


TASTING VINTAGE URGENCY

(The Gags, Milano (Italy), punk and beyond,

posthumous albums yet to be published)

 

What follows are the liner notes in their final English version of almost 20 months ago for the anthological album by The Gags, it has not been published yet.

As it unfortunate when some “own creations” lay forgotten, and given the fact that life does not wait ([1]), I took the decision to publish them, with very little variations in square brackets.

When the album will be published it may be that my notes will be used in full, partially or not at all. It will not be the first time something like this happens.

 

 

 

The Gags are (were) a Milanese band, hence an international one.

All the artists born in Italy “because of punk” were “from X” or “from Y”, bar those coming from my city (Milano) who – also due to their lack of geographical parochialism – found themselves living in an urban dimension (without the city there would have not been anything, even Rosso Veleno said that) in which we used to buy the current NME issue at Stazione Centale (the main railway station) or at Victoria Station (some even at Paris Gare de Lyon).

 

Such distinctive feature made the Milaneses even too much immune from others’ bad habits, hence the former ones always wanted to do everything on their own, and, often, only for them and some friends, as it happened with Mittageisen 7” single.

After all, if there was no future, what had to be “witnessed” ( a word dear to national hippies) with some “sound documents”? Nothing.

 

The story of “punk and then” in Milano is, by now, well documented, even with my opinions ([2]), thus these notes are just from a different angle, especially due to the fact, strange but true, this anthology of The Gags shall be in the ears and hands of hypothetical younger brothers and nephews (we are like characters of imagination: our families are unconventional) of those of 1977, I wrote seven not eight ([3]).

No “this song is about” in these notes, I am not a musician, it bothers neither me, nor The Gags that I express myself about the tiny details of the album contents.

 

After years of invisibility and of more no future, a few chapters added to their lives, an elite numerous enough for not knowing each other when meeting in a shop of “records and other” ([4]), in the Autumn of 1995 literally appeared a CD nobody was expecting. The result of the work of the two unexhausted and tireless gagsian souls Glezos ( Anx Army) and Paolo M. ( P. T. Damper) here it is, better voilà, on the shop-shelves, SEXY, IPNOTICO Very Original Punk, the first release by the label “El Passerotto” (cat. n. VSOP 101).

The first eleven of the seventeen songs which constitute the album, discarding chronology, are indeed The Gags’ ones: as always you have to decide: with them or against them. Like it or hate it.

The smell of Anx Army, Lamb (who subsequently left hence AA took the guitar role too), Bite (and Stuart towards the end), Ugg Nist (who steps in for Gear …) repertoire is that of army surplus clothing, black rubber paving underground stations (red and green lines), as well as that of gigs lived (and I mean it) mainly, because of their and our state of mind, in the lands of Albion and, with great effort to get them, MC7 filled with audience mono recordings and further recordings (still mainly one channel only) from John Peel sessions which are listened immerse in Lombardy smog.

 

I don’t know if the so rich booklet to be opened into a poster (there is also a promo version of it which is slightly different; being a tactful person I am not telling you about the press file) of that CD had been able to make those who were not there in those in-between two decades days live that dirty but inebriating (not intoxicating) air under the grey (no sun, no shade) of Italy’s economic capital few skyscrapers.

Certainly it was a liked adventure because – promotional releases aside – more is published including material from “The Toggles” (in Italy most think about “gag” only as a “skit”, don’t ask me why), then in 2004 a monographic release for The Gags: Criss-Cross (1979-1981) (VSOP 108) which in its promo version includes also eight more tracks.

Meanwhile, the “Milanese KIAs” of seventy-seven ([5]) are already in intolerable number. Furthermore, some of those who loved the prized cuvée gave him/herself to a musical teetotalism which is hurtful for its practitioners.

Thus no exact overlapping among those who have in their discothèque, keeping it at correct temperature, the “vintages” ([6]) 101 and 108. “Years” which never disappoint.

 

We now reach, after the new album Who’s Afraid Of Virginia Fetish? In 2008, a true twenty years after. We reach [there was a title – given the uncertainties, I omit it].

This time there is not only a lack of objective coincidences, but more; this new anthology is a completely new album with 15 [or else] of the 18 [or else] songs included completely unreleased in any form and the remaining are alternate versions. Furthermore, any release by “the sparrow” label has always gifted its owners with packagings which are per se beautiful and this time you have to see for yourself.

And again, there will be no total correspondence among those who will listen to this new collection, plus there will be the usual latecomers which will remain with empty hands. 

 

According to a certain reading of the term, a fetishist is a lover of the detail, a collector, a perfectionist …. Well, here we are.

 

The caveau of The Toggles will grant us further surprises: I am almost certain.

For instance, almost all are requesting the official, complete, release, of their sole concert: the legendary show held on the 11th of February 1980 in Milano, at the Teatro dei Chiostri for an, invitations only, “sexpeople rendez-vous”.

 

May I add: why not also (but not only) a book collecting artworks, used and unused, and pictures?

 

What about the title of these notes? Well, I was thinking about it the night I have been kindly commissioned to write them: The Gags continue to keep a healthy urgency, even when one of their songs is tasted for the first time after so many years.

In other words: the urgency can age and still remain intact when you need it to be such.

 

Not forgetting to “be happy mosquitos!”, until the next gagsquad elpee.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] I wrote a post in 2014 referring to a couple of deaths: you may count how many other artists died since then. The post is: http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/scricchiolano-le-colonne-e-forse-e-ora.html .
[2] I am not selfish, but in my blog - http://steg-speakerscorner.blogspot.com/ - I wrote and told about it with the discipline of a chronicler from my very first post (which has a translation in English, by the way) and gave, in many of my writings, adequate bibliography and discography for starting a search. Just look for by using the label-words “punk” and “Milano”, especially in the footnotes (which abound). Some parts of the posts in Italian have been published on paper too.
[3] In Italy many think punk was born one year after the UK explosion.
[4] Curiously enough, in Milano after “Tape Art” went AWOL a shop by the name “Supporti Fonografici” (that is “phonographic devices”) opened.
[5] I use these English words also in Italian to have readers always remembering if they were or not “there” in that year.
[6] Indeed, the origin of the word is “vin d’age”.

venerdì 31 marzo 2017

DECANTARE L’URGENZA (The Gags, Milano, punk e oltre, album postumi ancora da pubblicare)


DECANTARE L’URGENZA
(The Gags, Milano, punk e oltre, album postumi ancora da pubblicare)

 

 

Quelle che seguono sono le note di copertina nella loro versione finale di quasi 20 mesi fa dell’album antologico di The Gags, non ancora uscito.

Poiché a un certo punto spiace che certe proprie creature rimangano dimenticate, e considerando anche che la vita non aspetta ([1]), ho deciso di pubblicarle con qualche modesta modifica indicata in parentesi quadra e un sottotitolo.

Quando uscirà l’album delle due … tre: o le mie note saranno utilizzate come sono (esiste anche la loro versione in Inglese), o saranno utilizzate modificate, oppure non lo saranno. Credo sia già successo.

 

 

 

The Gags sono (stati) una band milanese e quindi internazionale.
Tutti gli artisti nati in Italia “perché c’è stato il punk” erano “di X” o “di Y”, tranne quelli della mia città che – anche per assenza di campanilismo – si sono ritrovati a vivere in una dimensione urbana (senza la città non ci sarebbe stato nulla, lo diceva anche Rosso Veleno) in cui lo NME lo compravamo alla Stazione Centrale oppure alla Victoria Station (qualcuno anche alla Gare de Lyon).

 

Tale caratteristica ha immunizzato fin troppo i milanesi, i quali hanno voluto fare sempre tutto da soli e, spesso, solo per sé stessi e qualche amico, come con il singolo dei Mittageisen.
Del resto, se non c’era futuro, cosa si doveva “testimoniare” (parola cara agli hippy nostrani) con dei “documenti sonori”? Nulla.

 

La storia del punk e poi a Milano ormai è ben documentata, anche con le mie opinioni ([2]), quindi in queste righe c’è solo una diversa angolazione, soprattutto perché, strano eppure vero, questa antologia di The Gags andrà nelle orecchie e nelle mani di ipotetici fratelli minori e nipoti (noi siamo come i personaggi fantastici: le nostre famiglie non sono convenzionali) di quelli del 1977, sette e non otto.
Niente “questa canzone è”, non sono un musicista, non interessa a me e non interessa a The Gags che io mi esprima nel dettaglio contenutistico dell’album.

 
 

Dopo anni di invisibilità e di altro non futuro, qualche capitolo delle proprie vite aggiunto, una elite abbastanza larga per cui non ci si conosceva più tutti nemmeno nei negozi di dischi e altro ([3]), nell’autunno 1995 appare, letteralmente, un CD che nessuno si aspettava. Frutto del lavoro delle due anime gagsiane inesaurite e inesauribili Glezos (già Anx Army) e Paolo M. (già P. T. Damper) ecco, anzi voilà, negli scaffali SEXY, IPNOTICO Very Original Punk, prima uscita passerottiana (numero di catalogo: VSOP 101).
Le prime undici canzoni delle diciassette che lo compongono, con scardinamento cronologico, sono proprio di The Gags: ed è come sempre necessario scegliere: con loro o contro di loro. Piaccia oppure no.



L’odore del repertorio di Anx Army, Lamb (che a un certo punto lascerà e allora AA sarà anche alla chitarra), Bite (e Stuart verso la fine), Ugg Nist (che sostituisce Gear …) è quello dell’abbigliamento army surplus, della gomma nera dei pavimenti delle stazioni della metropolitana (linee rossa e verde), così come quello dei concerti vissuti prevalentemente, appunto, nelle terre albioniche e, faticosamente, delle MC7 riempite di registrazioni audience mono e radiofoniche (ancora essenzialmente a un solo canale) di John Peel che si ascoltano immersi nello smog lombardo.

 

Non so se il ricchissimo libretto apribile a poster (c’è anche una versione promo leggermente differente, della cartella stampa non vi parlo semplicemente per tatto) di quel CD abbia potuto far vivere a chi non c’era l’aria sporca ma inebriante al grigio (senza sole niente ombra) dei pochi grattacieli della capitale economica d’Italia.


Certamente l’avventura piacque, perché – pubblicazioni promozionali a parte – esce anche altro con registrazioni de I Bavagli (eh sì, perché fermarsi a “gag” come parola che in lingua inglese significa scenetta comica è riduttivo), fino a che nel 2004 compare una monografia fonografica di The Gags: Criss-Cross (1979-1981) (VSOP 108) che nella versione promo contiene anche otto registrazioni in più.
Nel frattempo, i “caduti milanesi” della gioventù seventy-seven sono aumentati in numero intollerabile. Inoltre, qualcuno che amava le cuvèe pregiate si è dato ad un analcolismo musicale deleterio (per chi lo pratica).
Dunque nessuna sovrapposizione perfetta fra coloro che hanno nella propria discoteca, a temperatura ideale, le “annate” 101 e 108. Annate che non deludono mai.

 

Arriviamo così, successivamente all’album inedito Who’s Afraid Of Virginia Fetish? del 2008, a oltre vent’anni dopo. Arriviamo a [… – c’era un titolo – posto che chissà quando uscirà e con che titolo uscirà elimino questo riferimento].
Anche in questo caso mancano coincidenze oggettive, perché si tratta sì di un’antologia, ma di un’altra antologia; anzi di un nuovo album perché delle 18 [saranno poi 18?] canzoni che lo costituiscono ben 15 [o chissà] sono del tutto inedite su disco (almeno per ora è solo vinile) le restanti sono versioni alternative. Inoltre ogni uscita di El Passerotto ha sempre premiato con delle confezioni che sono belle di per sé, e questa volta non esiste spazio per il dejà vu.
Nemmeno si rinverranno totali sovrapposizioni soggettive, cioè in coloro che ascolteranno questa nuova collezione e poi ci saranno i soliti ritardatari mal pentiti che rimarranno senza.

 

Secondo una interpretazione, il feticista è un amante del dettaglio, un collezionista, e quindi un perfezionista. Ebbene ci siamo.

 

I caveau dei Bavagli ci riserveranno altre sorprese: ne sono quasi certo.
Ad esempio, tutti o quasi invocano la pubblicazione in forma ufficiale, e completa, dell’unico loro concerto: il leggendario show tenutosi l’11 febbraio 1980 al Teatro dei Chiostri di Milano per un, a inviti, “sexpeople rendez-vous”.

 

Aggiungo: perché non anche (ma non solo) un libro-raccolta di artwork, utilizzati e no, e di fotografie?

 

E il titolo di queste note da dove arriva? Beh, ci pensavo la sera in cui mi sono state gentilmente commissionate: The Gags continuano a mantenere una salutare urgenza, anche quando si assapora una loro canzone per la prima volta dopo molti anni.

Ovvero: l’urgenza può essere decantabile, eppure restare inesauribile appena serve che lo sia.

 

Dimenticavo: “be happy mosquitos!”, sino al prossimo gagsquad elpee.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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[1] Avevo scritto un post intitolato “Scricchiolano le colonne”: fate il conto di quante morti artistiche ci sono stati dopo la sua pubblicazione. http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/scricchiolano-le-colonne-e-forse-e-ora.html .
[2] Non per personalismo, ma nel mio blog - http://steg-speakerscorner.blogspot.com/ - ne ho narrato con rigore cronistico sin dal primo post e ho fornito in molti miei scritti adeguata bibliografia e discografia di partenza. Cercate con le parole chiave “punk” e “Milano” e – soprattutto nelle note a piè di pagina che abbondano. Qualcosa di questi post è anche uscito su carta.
[3] Interessante come in città dopo “Tape Art” si fosse passati a “Supporti Fonografici”.