"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 5 giugno 2024

PINKETTSIANA (Facebook Down Series – 40)

 

PINKETTSIANA

(Facebook Down Series – 40)

 

Duilio Pogliaghi, alias Pogo il Dritto, “pard” di Lazzaro Santandrea ([1]) – ovvero l’alter ego di Andrea G. Pinketts ([2]), io lo vedo con un viso come Massimo Zanardi di Andrea Pazienza ([3]), ma con uno sguardo “da buono”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 4 ottobre 2013

ORESTE DEL BUONO (SENZA DIMENTICARE PILADE)

ORESTE DEL BUONO (SENZA DIMENTICARE PILADE)

 

Destino carogna quello dei fratelli, uno dei due spesso subisce l’ombra proiettata dalla statura del germano.

 

Chi ricorda Ron Asheton rammenta anche Scott solo perché entrambi erano nella formazione “storica” de The Stooges, gruppo musicale seminale (qualcuno li reputa anche proto punk, poco importa) formatosi ad Ann Arbour (Michigan, USA) nel 1967: il primo alla chitarra, il secondo alla batteria.

I Pilade ed Oreste della mitologia greca sono cugini.

Un cantante italiano parte del Clan di Celentano chiamato Pilade (all’anagrafe Lorenzo Pilat) interpretò nel 1965 la versione italiana di “Charlie Brown” ([1]): un testacoda pop che lega in modo curioso Oreste e Pilade Del Buono.

 

Qualcuno, addirittura, si inventò “OdiBò”, contrapposto a “OdiBì”, e allora si pensò a chissà cosa.

No: Oreste Del (oppure “del”) Buono e Pilade Del Buono, fratelli, entrambi giornalisti, sono due persone distinte, appunto.

Pilade era anche il nome del nonno paterno (dilapidatore di patrimoni) e Oreste quello dello zio paterno mai conosciuto (siccome premorto ai nipoti) ([2]).

Pilade Del Buono (il minore dei due: classe 1930, suo fratello era nato nel 1923) è stato un eminente giornalista sportivo e amico di Beppe Viola, negli anni più recenti è [stato] fra i tedofori della fiamma di Gianni Brera.

 

Oreste Del Buono rimane, per molti di quelli che lo ricordano (morì il 30 settembre 2003), solamente il direttore del mensile ([3]) Linus.

Nulla di più sbagliato.

Lo avete già trovato citato qualche volta in miei post precedenti.

Secondo una recente sintesi di Pierluigi Battista egli era: “uno dei grandi cultori dei filoni letterari tenuti ai margini dagli intellettuali sussiegosi” ([4]).

Ma questo è un giudizio ex post, allora quasi un quarto di secolo fa il diretto interessato sintetizzava: “mi sono sempre occupato di cose futili, il fumetto, il fotoromanzo, il giallo, il rosa, il nero, la fantascienza” ([5]).

 

Il maggiore dei Del Buono era un uomo non tanto alto (del proprio aspetto non particolarmente attraente non ha fatto mai mistero); era uno di quegli uomini che ancora – ancora perché oggi capita davvero raramente – trovavano ovvio essere vestiti con giacca e cravatta quasi sempre; quelle giacche e quelle cravatte che non dicevano nulla ([6]).

Faceva anche parte delle persone con “l’incarnato alla milanese”: quel pallido che sembra anche leggermente grigio, sebbene egli fosse nato in Toscana e per di più al mare (vedi anche il notaio Franco Cavallone, altro personaggio di qualche mio post).

 

Scriveva, scriveva, non come quella “macchina” di Giorgio Scerbanenco a cui forse proprio lui aveva attribuito la capacità di diventare una creatura antropomeccanica, ma OdB scriveva: da giornalista, da autore (che in Italia è sinonimo di scrittore letterario) e da prefatore.

Poi, evidentemente, dirigeva: pubblicazioni oppure collane editoriali.

 

La sua vita rispetto ad altri del mondo delle arti credo si possa suddividere così: quelli che a lui devono (spesso molto) in vita e quelli che a lui devono di non essere dimenticati; poi c’è anche qualche eccezione ([7]).

Fra i primi, campeggiano nei fumetti Hugo Pratt ([8]) e Andrea Pazienza. Fra i secondi rammento Umberto Simonetta, Scerbanenco, un poco anche Gianni Brera.

 

Su un sito dedicato ai “nativi” illustri dell’Isola d’Elba sono riportati due articoli che mi sento di segnalare: un profilo biografico e un’intervista ([9]). Dovrebbero bastare per chi desidera qualche riferimento in più.

 

Saluto ovviamente Pilade, che non mi conosce[va] di persona ([10]), ma conosce[va] bene mio papà anche perché loro due hanno anche lavorato insieme al quotidiano Il Giorno.

Risulterebbe solamente un libro a lui attribuibile, chissà … ([11]).

Per il resto solo interventi in testi altrui, prevalentemente breriani.

 

E per concludere, l’amara ironia è una sola: Oreste del Buono rischia di essere dimenticato per un motivo davvero circolare: non c’è nessun OdB che si premura di ricordarlo ([12]).

 

 

POST SCRIPTUM

Qualche giorno dopo [anno 2013] aver ultimato il post, ho reperito, fortunatamente a un prezzo da libro usato, il volume di Del Buono intitolato Amici, amici degli amici, maestri …

Nell’elenco dei profili che lo compongono rinvengo fra gli altri: Beppe Viola, Giancarlo Fusco, Dino Buzzati, Giorgio Scerbanenco. Does it sounds familiar?

 

 

DIECI ANNI DOPO

Ho ripreso il post: inserendo fra parentesi quadre aggiornamenti puramente cronistici: anche perché Pilade è morto il 21 luglio 2019; poi qualche breve aggiunta..

 

Ci si aspettava nel 2023 qualcosa per il doppio anniversario di OdB: centenario dalla nascita, ventennale dalla morte, è arrivata pochissima cosa, e quindi per chi ha letto anni fa questo post, fui profetico.

Nel frattempo, io … beh ho recuperato qualche titolo che mi mancava, casualmente e non. Desidero ricordare qui, in ragione della curatela di un altro autore italiano negletto: Daniele Brolli, il volume La parte difficile e altri scritti ([13]); poi, magari, La talpa di città ([14]) e La debolezza di scrivere ([15]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 e 2023 Steg, Milano, Italia.

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[1] Canzone del 1959 non collegata al personaggio creato da Charles M. Schultz, scritta da Jerome “Jerry” Leiber e Mike Stoller e interpretata innanzitutto da The Coasters.
[2] Tesei: la famiglia materna che ha dato alla marina militare un eroe come Teseo (nomen omen?). “Il vicegovernatore di Malta, sir Edward Jackson, ricordando l'episodio il 4 ottobre 1941 scrisse: «Nel luglio scorso gli italiani hanno condotto un attacco con grande decisione per penetrare nel porto, impiegando MAS e "siluri umani" armati da "squadre suicide" (…). Questa impresa ha richiesto le più alte doti di coraggio personale.»”: da Wikipedia Italia che cita il Daily Mail.
[3] Adesso la periodicità è quel che è, e anche nei contenuti i paragoni non si possono fare.
[4] La Lettura, 29 settembre 2013, p. 4.
Vorrei sapere quali sono, o furono, gli altri, in quanto l’impressione è che sia difficile raggrupparli.
[5] La vita sola, Venezia, Marsilio Editori, 1989, p. 139.
Mi vengono in mente Carlo Fruttero e Franco Lucentini.
[6] Come non hanno mai detto nulla quelle di Umberto Eco, che predilige(va?) il cosiddetto blazer all’italiana ovvero la giacca blu scuro ma senza bottoni di metallo.
[7] “Scriveva anche ‘sui muri’, Beppe, per dire che le collaborazioni non mancavano. Teneva molto alla rubrica su Linus che gli aveva imposto Oreste del Buono, per lui soltanto fratello del suo amico Pilade”: così scrive Sergio Meda in “Beppe Viola, giornalista” su Panorama, nel 2012.
[8] Rammento una fumosissima sera al Hotel Napoleon di Lucca in cui, circostanza rara, HP e OdB erano persone fra loro pari.
Quando Del Buono lasciò la direzione di Linus, invece, tutta la redazione del mensile divenne una corte di ammiranti donne che pendevano dalle labbra del Maestro di Malamocco.
[9] Rispettivamente le stringhe sono: http://elbaisoladipoetienarratori.blogspot.it/2013/02/oreste-del-buono-genio-e-carattere-di.html e http://elbaisoladipoetienarratori.blogspot.it/2013/06/oreste-il-guastafeste-del-buono-lenfant.html.
[10] Come “figlio di” pensò, esattamente, di identificarmi per il mio necrologio per Ayrton Senna Da Silva nel 1994.
[11] Carnera campione del mondo, s. l., Editoriale Nuova, 1978.
[12] Ripubblicandolo al di là di quanto fatto, un poco malinconicamente, nel numero del redivivo Linus di settembre 2013. dove c’è qualche suo scritto ma davvero poco e solo tratto da un unico volume (il già citato La vita sola).
Mentre il primo Antimeridiano dedicatogli rischia di essere un monumento letterario poco visitato dai lettori e comunque incompleto a causa del suo rigore cronologico e filologico.
[13] Milano, Scheiwiller, 2003.
[14] Roma-Napoli, Theoria, 1984.
[15] Venezia, Marsilio, 1987. 


 

lunedì 30 luglio 2012

ENRICO BRIZZI, BOLOGNA E “COME FUNZIONA IN ITALIA”


ENRICO BRIZZI, BOLOGNA E “COME FUNZIONA IN ITALIA”



Nota per Enrico Brizzi: la “Viking” ([1]) era anche una divisione delle SS, la quinta corazzata.
Ovvero: “non giudicare mai un libro solo dalla copertina/A meno che non ne copra semplicemente un altro” ([2]).



Ricordo che quando uscì il secondo romanzo di Brizzi: Bastogne ([3]), era novembre ([4]) 1996 e la stagione era quindi fredda, anche una libreria non frivola come “la Scientifica” di Milano ne aveva ordinato un mezzo pallet.
Ricordo inoltre come – anno prima, anno dopo –, la galleria Nuages (sempre della mia città), specializzatasi in fumetti organizzò una mostra dedicata ad alcuni artisti facenti rifermento a Frigidaire: c’erano delle signore molto perbene ed evidentemente solventi che pensavano fosse “simpatico” comprare “qualcosa” di Andrea Pazienza magari per una parete della stanza del figlio.
Cosa c’entrano i due aneddoti? Semplice: una vignetta raffigurante Zanardi era l’immagine di copertina per Bastogne, la gente comprava quel romanzo perché avevano letto l’opera (lunga, prima c’era stato un racconto in un’antologia) d’esordio di Brizzi: Jack Frusciante è uscito dal gruppo ([5]) che era stato un successo inaspettato e massiccio.
Naturalmente Zanardi avrebbe rubato i soprammobili più preziosi dalle case delle signore molto perbene, e molti di Bastogne non capirono gran che e ancor meno lo apprezzarono.



Io, che avevo comprato entrambi gli esordi di questo giovane autore in epoca non sospetta, apprezzai ([6]) molto più quel duro (non cupo) e difficile “come un secondo album” romanzo, e anzi mi domandavo in che modo potesse questo giovane nato nel 1974 scrivere come se fosse nato diciamo fra il 1955 e il 1960, dato il numero d’informazioni che dispensava.



Continuo a non impazzire per Andrea Pazienza, eccetto Zanardi, e di Brizzi non leggo opere nuove da moltissimi anni.
Però mi è capitata fra le mani copia, usata, del precitato La vita quotidiana …, che ho letto in rapidità e con alcune riflessioni che mi sono soggiunte.

Innanzitutto Brizzi è un bravo autore.
Per i miei gusti, si è “perso” dopo le sue prime prove. Può darsi invece che, semplicemente, sia diventato adulto evitando il rischio di “scriversele e leggersele” ([7]) in eterno.

Indubbiamente, si tratta di scrittore cui piace sfidare i lettori sulle conoscenze (con me va a nozze) che esibisce nelle proprie citazioni ([8]).
Per converso, però, egli spiega come (ma a me rimane ancora qualche dubbio che sveli tutto) abbia potuto scrivere con tale dettaglio di contesto Bastogne.



Brizzi per quasi tutto il libro La vita quotidiana … dichiara che Bologna è città “femmina” ma alla fine la considera un “paesone”.
Ed ecco il problema: il sistema Bologna è, in ultima analisi, una variante del sistema Italia, nel quale dopo i primi passi autonomi tutti si conoscono e si sostengono a vicenda.
Quindi Bologna diventa una zuppa musicale in cui Brizzi accomuna nei suoi gusti – essenzialmente con cesure rispetto agli artisti stranieri – di tutto: Vasco Rossi con Francesco Guccini, Luca Carboni e i Gaznevada e, rafforzando una mia vecchia opinione, celebrando gli Skiantos sempre dando loro troppa “patente punk”.
Il che probabilmente spiega, anche, il successo di Red Ronnie del quale preferisco non scrivere.

Forse non è un caso se la versione a fumetti di Bastogne è dedicata, anche, a Stefano Tamburini oltre che a Paz.
Ma Brizzi dovrebbe rendersi conto che nessuno di questi due artisti (se fosse vivo) oggi sarebbe nel backstage di Carboni (men che meno in quello di Gianni Morandi).




                                                                                                                      Steg







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[1] Si vedano le pagine 63 e 63 di La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco (Roma-Bari, Laterza, 2008), sorta di autobiografia di Brizzi, oltre che storia della città che analizzo in questo post.
[2] “EMI” di Steve Jones, Glen Matlock, Paul Cook, Johnny Rotten.
[3] Edito da Baldini e Castoldi.
[4] L’8 secondo il sito ufficiale dell’Autore: è possibile, una volta i libri spesso uscivano il venerdì.
[5] Del 1994, inizialmente pubblicato da Transeuropa, fra l’altro in una serie di edizioni limitate: con pagine da tagliare ai margini, o con copertine colorate una per una a pennarello.
Per questo editore di Ancona Pier Vittorio Tondelli curò quei tre volumi della serie “Under 25” (visto che i giovani hanno meno di 40 anni?!) da cui emersero, bene o male, alcuni nuovi scrittori di un certo talento.
[6] Certo lo comprai il giorno in cui uscì, in quella libreria, ed era già buio nella sera che cominciava presto.
[7] Parafraso il titolo di un mio recentissimo post.
[8] Dunque scrive sunderbunds e se non sei un salgariano perdi il senso del termine.