"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 7 gennaio 2024

LA “PROPRIA” BIBLIOGRAFIA

 

LA “PROPRIA” BIBLIOGRAFIA


C’è un signore, di Piacenza, i cui libri finiscono spesso fra i remainders in tempi brevi.

Non avrà mai il privilegio di essere citato in un mio post: gli farei pubblicità.

 

“Altro suo libro, altro remainder”: ed in esso, in bibliografia rinvengo un libro che ben conosco, perché non è fra quelli che avrei nella “mia bibliografia mod”.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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sabato 3 dicembre 2011

IL LIBRO MODS E L’EDITORE CASTELVECCHI: anche i mod non godono di grande trattamento (“Return to sender series” part 2)

IL LIBRO MODS E L’EDITORE CASTELVECCHI:
anche i mod non godono di grande trattamento
(“Return to sender series” part 2)


 

Ho rinvenuto una mia lettera, del 11 novembre 1997, inviata per posta tradizionale all’editore Castelvecchi ed all’autore del volume; missiva che non ha mai avuto risposta. Dopo quattordici anni dubito che ne avrò.
Nel frattempo devo dire che di Castelvecchi leggo molto meno, non perché sia rimasto senza risposta, è solo un dato di fatto.


                                                                                              Steg
MODS - La rivolta dello stile

Spettabile Castelvecchi, Gentile Signor Gazzara,
                                                                                         ho acquistato il libro Mods sia perché sono un discreto lettore dei titoli Castelvecchi (a partire dal primo Labranca fino all’ultimo Scòzzari), sia perché fui una delle prime due parka (fishtail parka) di Milano (no, non ho mai fatto gruppo).

Premetto che ho semplicemente sfogliato il libro, ma sulle appendici mi ci sono già soffermato abbastanza, e ho alcune considerazioni critiche da svolgere.


1. La bibliografia.

È buona regola che le bibliografie servano al lettore per la più facile consultazione dei testi ivi citati, nel caso di opere straniere tradotte, volendo essere molto precisi, occorrerebbe indicare sia il titolo originale (con tutti gli estremi) sia la traduzione italiana.     
Sempre per motivi di praticità di ricerche, talvolta è opportuno indicare le ristampe.

Ho invece rinvenuto non poche inesattezze, e di quelle che rendono il tutto meno utile del previsto.

Non ho trovato la indicazione delle fonti originali ad esempio per tutti i volumi citati ed editi in Italia da Costa & Nolan e da Edt. Lo stesso vale per Kerouac e per lo Stuart Home tradotto da Castelvecchi, così come per Savage e Sillitoe.

Cose più curiose accadono per il Colin MacInnes di Absolute Beginners, notoriamente edito nel 1959 e più volte ristampato nel Regno unito durante gli anni ottanta (e novanta), nonché tradotto in italiano da Mondadori in occasione dell’uscita del film omonimo. Trovare citata un’edizione Penguin del 1964 può scoraggiare più di un lettore.
Presumo sia scelta dell’autore non indicare gli altri due romanzi della trilogia: City Of Spades e Mr Love And Justice.

Che dire di J. D. Salinger, The Catcher in the Rye? Il libro è del 1951, edito originariamente negli USA dalla Little, Brown & Co., best seller anche italiano per i tipi della Einaudi (devo proprio scrivere che si tratta de Il giovane Holden?). Rinvengo invece citata un’edizione inglese del 1967.

Il Revolt Into Style di George Melly è stato ristampato nel 1989 da Oxford University Press con una brevissima postfazione dell’autore. Forse era utile indicarlo, anziché mandare il lettore alla ricerca di quello del 1970.

Mi pare strano l’editore di Hamblett - Deverson, Generation X citato: in tutte le bibliografie (incluse quelle di alcuni volumi che appaiono nella bibliografia di Mods) è indicato Tandem (come è di Tandem la mia copia) e non Routledge. Poiché dall’autore di Mods viene indicato Londra come luogo di pubblicazione, non è molto plausibile che si tratti di edizione statunitense a cui ha attinto. Posso avere lumi?

Due brevi considerazioni quanto a tre biografie sulle band più influenti che non sono state citate: che ne è di Before I Get Old, London, Plexus, 1982 di Dave Marsh e di The Who Maximum R&B, London, Eel Pie, 1982 di Richard Barnes sugli Who, e di Small Faces - The Young Mods’ Forgotten Story, London, Acid Jazz, 1995 di Paulo Hewitt sugli Small Faces?

Una nota di plauso per aver incluso il libro di Kevin Pearce.


2. Discografia.

Qui, tradendo lo spirito mod, che non darebbe mai riferimenti, sarebbe stato necessario tradire fino in fondo.

Nel settore British Rhythm & Blues mancano infatti le indicazioni degli album compilation Edsel degli Action, The Ultimate Action!, e dei Creation, How Does It Feel To Feel (entrambi con extra track nella versione CD).

Gli Who, poi, sono quasi snobbati nel settore album, e così mancano per lo meno le edizioni in CD rimasterizzate e con extra track di A Quick One e Sell Out (fra l’altro a coprire il famoso Ready Steady Who EP con il primo e i jingle usati nel film Quadrophenia con il secondo), la gloriosa antologia in vinile Meaty, Beaty, Big & Bouncy su cui tutti si sono fatti le orecchie, il cofanetto CD quadruplo (almeno per il primo CD che compila gli High Numbers) di 30 Years Of Maximum Rhythm & Blues.           
La casa discografica di My Generation (l’album) non era la Decca (per cui uscì negli USA The Who Sing My Generation), ma la Brunswick, e poteva essere utile indicare la, sebbene ormai risalente, ristampa in vinile della Virgin (in attesa di una già annunciata ristampa in CD basata sui master originali).

E’ causata da purismo l’omissione del cofanetto quadruplo Immediate/Charly Records degli Small Faces? Ma dov’è The Decca Anthology 1965 - 1967 (doppio CD) senz’altro non sospetto?

Nel settore Revival ‘79 e power pop ‘80 non capisco le omissioni di Extras e dei primi due album dei Jam (fra l’altro nel primo c’è una Batman Theme cover di una cover degli Who dell’originale di Neal Hefty) (do per scontato che il libro fosse in bozze quando è uscito il cofanetto dei Jam) e dei due volumi di Mods Mayday (Aa. Vv.).  
Non discuto, anche se vorrei, certe omissioni sui singoli di Purple Hearts e C. e di qualche singolo dei Jam (valga per tutti il b-side di Down In The Tube Station).

Passando a Soulful ‘80, scopro che manca il CD It Was like This che compila tutto il materiale EMI dei Dexy’s Midnight Runners.


3. A legal matter or two.

Neanche una riga per dire da dove è tratta la foto di copertina di Mods: ovviamente da Mods! di Richard Barnes, per di più dalla copertina.

E poi l’intera prefazione di Paul Weller: qui non credo basti invocare l’articolo 70 della legge numero 633 del 1941 per giustificare la non richiesta di licenza a Vostro favore da parte della Eel Pie o del Signor Weller per la sua pubblicazione e traduzione integrali.


Insomma, la mod sharpness è andata un po’ a farsi benedire, peccato.




© 2011 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/o archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

mercoledì 14 settembre 2011

LE “EDIZIONI ISBN”, MARCO PHILOPAT E I SEX PISTOLS (“Return to Sender” series)


LE “EDIZIONI ISBN”, MARCO PHILOPAT E I SEX PISTOLS
(“Return to Sender” series)


Inauguro qui una nuova serie, esemplificativa di come quando si scriva inviando correzioni, spesso non si abbia risposta dai destinatari (come se si fosse nella situazione esemplificata dalla canzone “Return to Sender” (di Winfield Scott e Otis Blackwell), successo di Elvis Presley del 1962, appunto).

E comincio con quanto io scrissi nel 2010 rispetto al prodotto editoriale pubblicato dalle Edizioni ISBN, curato da Marco Philopat (ho solo corretto una spaziatura e due virgolette mancanti).
Un ripasso a proposito dei Sex Pistols in sostanza.


QUOTE

Gentili Signori,
                                 vi scrivo con riferimento al Vostro titolo “The Filth and The Fury”: libro e DVD, attribuito a Julien Temple ed edito nel 2009.
Preciso che non sono esattamente un adolescente e che tutte le considerazioni da me svolte trovano ampio e univoco sostengo documentale: audio e/o audiovisivo e/o scritto.

Incomincio con il libro, poiché le osservazioni sono più numerose e significative.
Il cinematografo citato genericamente dal Signor Philopat era il “Rivoli” di Milano. Non si trattava di rassegna pomeridiana, bensì per lo meno anche serale con i vari film a rotazione nell’ordine di programmazione.
Sebbene lo scritto attenga a Julien Temple è a dir poco strano che il Signor Philopat non si ricordi di citare Punk Rock Movie di Don Letts: leggendario documentario (che vede partecipi anche i Sex Pistols), in Italia atteso per lo meno quanto The Great Rock ‘n’ Roll Swindle (rammento che i videoregistratori una qualche diffusione fra il pubblico in Italia cominciarono ad averla verso nel 1982), ed unanimemente riconosciuto ancora oggi come il miglior documentario sul tema.
Lo stupido squarcio nello schermo me lo ricordo anche io, dopo alcune proiezioni (chissà cosa si aspettavano i tardivi e ingenui e poco informati punk italiani di allora).

Peggio è, però, inquadrare “God Save The Queen” (inizialmente intitolata “No Future”) come del 1977 e per di più accreditarla al solo John Lydon (Rotten): essa è nel repertorio della band sin dagli ultimi mesi del 1976 (dunque per tutto lo Anarchy In The UK tour) e gli autori sono more solito “Cook/Jones/Matlock/Rotten” (si consulti qualsiasi fonogramma che ne contenga una sua registrazione).

Inconcludente appare, poi, l’apparato di discografia: date improbabili, riferimenti ai produttori di fonogrammi (le dette volgarmente etichette) approssimativi, almeno un fonogramma importante non citato. Per praticità indico i titoli con le virgolette.
“Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols” non è pubblicato da Warner Bros. (licenziataria statunitense), ma da Virgin.
Nessuno dei singoli elencati ha indicato il produttore di fonogrammi (che sarebbe stato gradito almeno per i primi quattro, considerati gli unici fondamentali poiché riferiti all’esistenza del gruppo con John Lydon/Rotten come cantante). Comunque, “My Way” è il lato b di “No One Is Innocent” (nel formato 12 pollici intitolato “The Biggest Blow”) e non viceversa.
“Never Mind The Bollocks/Spunk” pubblicato nel 1996 (basta consultare il CD) è indicato come del 1977 (il che fra l’altro avrebbe significato una sua edizione certo non in CD per ovvii impedimenti tecnologici) e senza specificazione alcuna della sua consistenza: “Spunk-This Is Crap”, il secondo CD (invece sembra che “This Is Crap” sia il titolo alternativo per entrambi i CD), contiene registrazioni demo del 1977 e poi le “Chris Spedding Sessions” del 1976 (già uscite in forma di bootleg, originariamente vinile sette pollici con copertina)..
“The Great Rock ‘n’ Roll Swindle” fu pubblicato nel 1979 (non nel 1980), e da Virgin (non da Warner Bros.). Inizialmente circolavano due versioni di questo album doppio (sempre riferimento al vinile).
Nessuna indicazione del contenuto di “Kiss This”, soprattutto nella versione digitale (sucì anche come doppio LP in vinile) con un CD aggiuntivo dal vivo; comunque pubblicato da Virgin (e non anche da EMI che poi acquisì il catalogo della prima, almeno inizialmente).
“Filthy Lucre Live” è pubblicato da Virgin (e non da Caroline).
Sarebbe stato utile spiegare che “Jubilee” è una sorta di condensato del cofanetto (triplo) dello stesso anno e privo di un titolo effettivo.
Incomprensibilmente non citato è “Spunk”: pubblicato in diverse configurazioni come “No Future UK” (questo perché il bootleg uscì in vinile con questo titolo in copertina e tre registrazioni in più: due “take” differenti di canzoni già presenti in “Spunk” e una versione di “No Fun”; mentre come “Spunk” almeno inizialmente la copertina era bianca e senza titolo oppure con il titolo realizzato a vernice con stencil) è stato oggetto di pubblicazione ufficiale nel 2006 (Castle/Sanctuary) con le tre canzoni che lo facevano divenire “No Future UK”. “Spunk” di cui scrivo quindi non è identico allo “Spunk” commentato in precedenza
Poteva non essere sgradito citare anche “The Mini Album”, sebbene superato da successive uscite compilatorie.

Non comprendo la funzione dell’elenco, parziale, dei DVD che fra l’altro sconta il fatto che la pubblicazione in questo formato non rispetta le originarie date di pubblicazione (nemmeno in formato home video) per tutto quanto precede la tecnologia digital versatile disc.
Ancora una volta il riferimento sembra alle pubblicazioni statunitensi, non compare il fondamentale pre citato Punk Rock Movie e, davvero, eccetera.

Una bibliografia essenziale sarebbe stata gradita, a partire da “England’s Dreaming” di Jon (senza”h”) Savage, aggiungendoci almeno il “Sex Pistols File” di Ray Stevenson e il libro di Fred e Judy Vermorel “Sex Pistols”.

Rispetto al DVD, le approssimazioni nei sottotitoli raggiungono notevoli bassi quando “A&M Records” diviene “A&R Records”; il fatto che il traduttore non sappia che A&R significa “Artists and Repertoire” ovvero il dipartimento che si occupa entro una impresa di produzione fonografica della ricerca di artisti e successivamente alla loro scrittura (“messa sotto contratto”) di assisterli non è una scusante. Del resto, nel film “A&M Records” compare più volte: bastava dunque rivedere il film per accorgersene.

“God Save The Queen” diviene almeno una volta “Gos Save The Queen”: l’adiacenza su una tastiera delle lettere “d” ed “s” non giustifica l’errore.


Cordiali saluti.

UNQUOTE

Dunque: l’essenza di questo blog “where were you?” e approssimazione da correggere.
Perché anche per “frustare un cavallo morto” (Flogging a Dead Horse, anyone?) occorre saper montare a cavallo.



                                                                                                                      Steg



© 2011 Steg, Milano, Italia.
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