"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 20 giugno 2026

“NOWHERE TO RUN” (né con Trump, né con gli Obama, e nemmeno con Mamdani) (Facebook Down Series – 278)

 

“NOWHERE TO RUN”

(né con Trump, né con gli Obama, e nemmeno con Mamdani)

(Facebook Down Series – 278)

 

Ecco il “raro post politico”, siccome un poco fuori dal dibattito, inutile, italiano ([1]).

 

Evidentemente, negli USA non esiste (più) il tirarsi fuori ([2]).

 

Quindi gli americani non hanno luogo dove fuggire: il titolo del post si riferisce alla canzone nota nella versione di Martha Reeves &The Vandellas ([3]): https://www.youtube.com/watch?v=8n3ZiFHluMs ([4]).
Penso a Iggy Pop "cum" Michel Houellebecq; ancora disallineati? 

 

Certo: Trump ormai da tempo nemmeno io lo difendo, ma rimango “incorretto” e sempre lo sarò..

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Nota musicale: faceva già schifò la cover di Joey Ramone di “What A Wonderful World”.
Delle idee politiche di Jonny Ramone mi pare di aver già scritto, come Morrissey lo concili con Patti Smith non è un mio problema.
[4] Perché ogni tanto non occorre svegliare gufi, riaccendere torce, pugni destri chiusi o altro: a buon intenditore non serve un “casino”.

mercoledì 30 luglio 2025

IL MINIMALISMO NON ERA SPOGLIO (letteratura)

 

IL MINIMALISMO NON ERA SPOGLIO
(letteratura)

 

 

Il titolo del post avrebbe dovuto essere più lungo, ma rischiava equivoci, a parte la pochezza della definizione, che non va oltre i confini italiani.
Intendo dire che i “cannibali” scrittori tali non furono, qualcuno bordeggiava acque tondelliane e altri - quelli bravi - semplicemente cercava di emergere.

 

Però pensavo che nella mia testa la sicurezza stradale è quella della definita cintura, che arrivai a Fresno al tramonto col sole che mi accecava, che in Canada una sera feci 120 miglia (andata e ritorno) per cenare (da solo come viaggiavo), che a Key West guidavo io e almeno due bicchieri di vino bianco li avevo bevuti a cena coi mei compagni di pesca al marlin avendo mangiato quel che si era pescato in un ristorante accondiscendente.

 

Oggi è tutto vietato. Ma poi i minorenni vanno in coma etilico oppure si “lamano”; senza distinzione di età i più efferati reati; eccetera.
E la letteratura attuale fa pietà: buonismi, femminismi, antifascismi, pure quella di genere è molto fiacca (al momento ho in arretrato due romanzi di Hugues Pagan, però).

 

Il che spiega come mai contemporanei anche sotto i quaranta anni rimbambiti - per lo più maschi - rimpiangano ancora l’epica hemingwayana o fitzgeraldiana. I più rivolti al futuro al massimo vagheggiano i chopper Easy Rider.
Hanno la fantasia scaduta, da oltre mezzo secolo (non sanno chi fu Ziggy Stardust).

 

Vero è - proprio vero - che la letteratura oggi non ha più nemmeno la minima epica: Times Square è sicura e il borseggio a Milano invece nulla ispira.

 

Ricordo sempre con riverente piacere un passo di Prozac Nation (è quello, non controllo) di Elizabeth Lee Wurtzel (morta nel 2020) in cui la protagonista racconta di essersi massacrata a sangue le gengive con il filo interdentale.
“Califanamente”, ma a contrario: tutto il resto è la cattiveria veloce di un Bret Eaton Ellis ancora non bolso.
Poi è cominciato il terzo millennio.

 

 

Vero è che i nostri (non siete sempre con me, però, o lettori!) eroi sono morti, oramai arresi o almeno molto stanchi, però non sono quelli delle masse.
Io, comunque, confido ancora e per ora in The Molotovs. E anche in Pinkie Brown (più feroce di Tonito).

 

Riempite voi nella vostra versione i pezzi mancanti di questo scritto.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 14 maggio 2025

LA “D” MAIUSCOLA NON È UGUALE PER TUTTI

 

LA “D” MAIUSCOLA NON È UGUALE PER TUTTI

 

Pochi ricordano che Robert De Niro ha avuto accuse di stalking almeno da una sua dipendente. Una.

Ovviamente il Signor Emanuele De Maria era quasi un santo e quindi aveva diritto a un lavoro con contratto a tempo indeterminato. Un femminicidio in fondo ...

Sono sarcasmi (lo preciso per gli imbecilli che abbisognano di un manuale di lettura se vogliono affrontare i miei post).

 

Va peggio a Gerard Depardieu (che recitò “con” De Niro in Novecento di Bernardo Bertolucci. Ancora non mi hanno diagnosticato, inter alia, l’Alzheimer quindi rammento).
Lo ricordo, egoisticamente, nella versione cinematografica di un romanzo di David Goodis con regia del “mio” Jean-Jacques Beineix.

 

Donne con le palle? Marlene Dietrich (la “crautina” di Hemingway, che vi piace tanto, lui, vero? Sinceri democratici. Ciechi come talpe! Ma eravate siete e sempre sarete troppo grezzi, perdonate una espressione quasi romanesca, per scegliere Francis Scott Fitzgerald). 
Oppure Jodie Foster. Coco Chanel. Diane Vreeland. Anne Wintour.
Più palle? Leni Riefenstahl.

Eccetera.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 16 febbraio 2025

L’APPARENZA INGANNA

 

L’APPARENZA INGANNA

 

Io sono, allo stato attuale: filoisraeliano, pro fine vita (ovvero eutanasia), ateo, trumpiano, senza pregiudizi nei confronti degli omosessuali ma con le balle piene del “LGBT+”, la Signora Salis la vedrei bene a scontare una pena, etc.

 

Mi torna in mente una famosa dichiarazione di Kirk Brandon: “I’m not gay, I’m not a Nazy” ([1]).

 

Se non vi andiamo bene (io e Kirk Brandon), pazienza.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 23 dicembre 2024

“DIVERSAMENTE”

 

“DIVERSAMENTE”

 

 

Siamo passati da “cieco” a “non vedente”.

L’ultima volta che ne ho aiutato uno, in metropolitana, mi ha salutato con un “arrivederci”.

 

Gli spazzini sono diventati operatori ecologici e i bidelli operatori scolastici.

Stessi lavori senza soddisfazione. Già.

Dettaglio: ogni tanto parlo con qualche spazzino quando vedo la fogna che sono i cestini stradali traboccanti con rifiuti di coloro i quali la chiamano “la signora che ci aiuta in casa” ma rimane sempre la colf (che a Milano è ancora la donna di servizio: cui io do del “lei” e loro del “tu”) e che senza la suddetta signora non sanno - o fingono di non sapere - fare la raccolta differenziata.

 

Poi ci sono i “diversamente abili”. Abili a fare cosa?

 

Prossimamente avremo i “diversamente promossi”: cioè i bocciati.

 

Ah! Per i pagliacci del centro-sinistra Matteo Salvini è un “diversamente condannato“ a Palermo. O no?

Matte risate.

 

 

                                                                                               Steg

 

 

 

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sabato 23 dicembre 2023

SEASONS GREETINGS 2023 - 4

 

SEASONS GREETINGS 2023 - 4

 

 

Oltre ai “cacciatori di streghe”; ma corretti politicamente ([1]), io dovrei vivere con queste categorie di persone.

 

- Quelli di Ultima Generazione: gente che talvolta ha passato i quaranta anni, ma fa finta di averne diciassette.

 

- Gli iscritti alla ANPI: dove di partigiani che “hanno fatto la seconda guerra mondiale” ce ne sarà rimasta qualche decina.

 

- I “follower” degli “influencer”: dei poveretti e gli “influencer” pure ([2]). Magari fra qualche giorno cancellano la stringa a questa intervista, ecco un piccolo estratto: “Provi lei ad avere 30 milioni di follower. È il carisma il segreto della influencer/«Ma lascia perdere i follower».”.

 

- Quelli che ancora non hanno capito che la beneficenza prevede, comunque, un pareggio contabile ([3]): altro piccolo estratto: «Queste aziende che fanno beneficenza. In realtà si tratta di maleficenza»./Maleficenza?/«C'è tanta gente che fa beneficenza, ma la beneficenza la si fa in silenzio, senza spifferarlo. Come fa la Chiesa. Questi invece ti propongono la foto del negretto che muore di fame, il bimbo dislessico o quello aggredito da un tumore. Poi organizzano una bella cena».
Aggiungo che certi minori affetti da gravissime patologie li vedo e rivedo in video che datano qualche anno: che fine avranno fatto i poverini?

 

- Giovani (e assimilati politicamente) che confondo il lavoro delle forze dell’ordine nel 2023 ([4]) con il generale Fiorenzo Bava Beccaris ([5]) e la sua epoca (se sapessero di chi e cosa sto scrivendo): cinquanta anni fa nessuno avrebbe affermato “state manganellando dei minorenni”, forse dovrebbero chiedere ai loro padri, zii o nonni, cosa erano gli “S.O.”, eh!

 

- Finte lettere a Babbo Natale di ragazzini delle scuole elementari in cui si chiede “la pace”.
Se fossero vere, roba da togliere la potestà genitoriale ai loro padri e madri.
A Babbo Natale si chiede altro.

 

Pensare che credevo di aver finito.
Purtroppo le sopra descritte categorie umane ce le ritroveremo anche l’anno prossimo, ma il problema sembra essere la intelligenza artificiale.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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giovedì 21 dicembre 2023

SEASONS GREETINGS 2023 - 3

 

SEASONS GREETINGS 2023 - 3

 

 

La caccia alle streghe continua.

O forse è meglio chiamarla caccia all’uomo: non all’umano, all’uomo.

E siamo sempre al politicamente corretto, al maschio cattivo, eccetera.

 

A un certo punto, la misura è colma.

Così accade che anche un politico come Emmanuel Macron, certo non fra i miei preferiti, si schieri non tanto a fianco di Gerard Depardieu, bensì a fianco delle ragioni che portano alla concessione della Legion d’Onore:

Emmanuel Macron a jugé mercredi que Rima Abdul Malak s'est «avancée» en parlant d'une procédure qui pourrait ôter la distinction de l'acteur. «Il y a parfois des emballements sur des propos tenus. Je me méfie du contexte», a-t-il insisté. «La Légion d'honneur est un Ordre dont je suis en effet le grand maître, qui n'est pas là pour faire la morale. Et donc ce n'est pas sur la base d'un reportage ou de telle ou telle chose qu'on enlève la Légion d'honneur à un artiste parce qu'à ce tarif là, on aurait enlevé la Légion d'honneur à beaucoup d'artistes», a encore souligné le président de la République. Et de craindre que la France sombre dans l’«l'ère du soupçon» : «Vous pouvez accuser quelqu'un, il y a peut-être des victimes, mais il y a aussi une présomption d'innocence qui existe”.

 

Per chi volesse leggere di più: https://www.lefigaro.fr/culture/gerard-depardieu-pour-emmanuel-macron-la-legion-d-honneur-n-est-pas-la-pour-faire-la-morale-20231220

 

 

“Joyeux Noël et Bonne Année”

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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lunedì 21 settembre 2015

MULINO NERO (riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


MULINO NERO
(riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


Come forse (oggettivamente e soggettivamente) ricorda qualche lettore con più di 40 anni di età, “Mulino Bianco” è un marchio ideato da Francesco Alberoni, sociologo che per lustri aveva ogni lunedì una rubrica ([1]), in taglio basso del Corriere della sera.


Quando decisi di aprire il mio blog, fra i possibili titoli (o sottotitoli) c’erano anche “Cassandra” e “Grillo parlante”. Li esclusi per diverse ragioni, ma la sostanza non cambia come ben sanno i lettori di più di uno dei miei scritti.


Altri – ma nessuno ricorda un nome, quindi essi furono inefficaci nel lungo periodo – hanno criticato la “filosofia del Mulino Bianco” (che è anche quella di altri marchi, evidentemente), fra l’altro il destro per un’esegesi “a contrario” anche letteraria sarebbe agevole se non fosse che pochissimi chez nous hanno letto Don Chisciotte ([2]) che, con banalizzazione estrema, sta alla Spagna come la Divina commedia sta all’Italia.


Non scrivo nulla di nuovo se affermo (e già lo ho rilevato in questa sede), che viviamo in un ottimismo forzoso che rispetto a quello di certe dittature ([3]) e/o periodi difficili (leggi stato di guerra) è ormai permanente ed irreversibile.
La causa di questo ottimismo ineludibile è prevalentemente una società dove si deve consumare sempre, dove è bello comprare oggi ma quello che si comprerà domani per sostituire l’oggetto acquistato oggi sarà ancora meglio.


In sé nulla di male, però gli effetti sono anche: la progressiva incapacità di valutare fra alternative non solo di consumo ma anche di vita. Per esempio: il bello è sempre il gruppo; la famiglia è comunque e sempre bella (ecco il Mulino Bianco); non devono esistere momenti sgradevoli; in particolare si annullano le differenze (gli animali domestici sono trattati da umani, anche emotivamente), diventa bella anche la patologia (ah che bella vita anche per il malato di tumore ([4]), e anche la persona che lo ha superato! Come se non si morisse mai ([5])), tutto deve – deve – essere normale e non si deve notare alcun problema ([6]).


Di conseguenza, chi si schiera contro la filosofia del Mulino Bianco è additato come un rompiscatole (soprattutto nei cosiddetti social network dove non guasterebbe qualche augurio di una giornata normale perché quelle buone scarseggiano e quelle che risulteranno sotto la sufficienza sono la maggioranza).



Soltanto a qualche comico (penso a Natalino Balasso) è concesso cantare stonato, ma devono essere eccezioni e trattate come mero svago.
Del resto non mi sembra che molti siano (siamo) gli estimatori di “November Spawned a Monster” di Morrissey ([7]).


Chiudo con un “buona giornata se credenti”, io ci credo poco ([8]).



                                                                                                                      Steg




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[1] Intitolata “Pubblico e privato”.
[2] Don Quijote de la Mancha.
[3] Non a caso uno dei refrain in 1984 di George Orwell.
[4] Vedi “Braccialetti rossi”, serie televisiva (ormai “formato”: nasce in Spagna) che rischia di vendere un ottimismo eccessivo, evidentemente.
[5] Grotteschi i ringraziamenti ai medici rivolti dagli eredi del defunto nei necrologi.
[6] Trionfano nella pubblicità pannoloni, adesivi per dentiere, varianti motorizzate delle sedie a rotelle, etc.
Ma del medesimo artista potrei anche citare “Everyday Is Like Sunday” oppure, per non fare torti “Happy When It Rains de The Jesus and Mary Chain.
[8] E penso che anche qualche cieco sia stufo di essere chiamato “non vedente”, come se questo gli rendesse la vita più semplice.

domenica 22 giugno 2014

“ICH BIN WASHINGTON REDSKIN” (gli schieramenti del politicamente corretto)


ICH BIN WASHINGTON REDSKIN
(gli schieramenti del politicamente corretto)


Potrei depositarlo come marchio il titolo di questo post.
Ma non negli USA.
 
Perché negli Stati Uniti, il solerte US Patent and Trademark Office ([1]) federale nel giugno 2014 ha dichiarato che 6 marchi riferiti ai Washington Redskins (blasonata squadra di football) non sono registrabili e, quindi, le registrazioni (depositate fra il 1967 e il 1980) sono cancellate, revocate per essere esatti.
Eh sì, perché il termine “redskin” sarebbe offensivo per i Native Americans, almeno secondo la parte attrice in questo procedimento amministrativo.
Seguirà verosimilmente giudizio d’appello e, magari, arriveremo in qualche modo al giudiziario e alla Supreme Court federale ([2]).
 
Agli inizi del blog citavo un articolo giornalistico italiano schierato contro il politically correct.
Illuso!
 
In un altro post evocavo le virtù del punk, dove un mongoloide è chiamato tale, senza giri di parole.
Illuso!
Il down (l’ex mongoloide) è sempre “il migliore” per i suoi familiari, proprio come il figlio normale è sempre un genio per i genitori. Poveretti, per colpa dei familiari, i down o mongoloidi, ma anche i normali, quando diventano adulti.
 
Intanto si rischia di perdere un altro pezzo di libertà d’espressione.
Le parolacce sono di (ab)uso comune, la proprietà di linguaggio non più.
 
Ah e il titolo di questo post è una variazione della forse ancora celebre frase pronunciata il 26 giugno 1963 da John Fitzgerald Kennedy; uno statista insindacabilmente tanto caro ai politicamente corretti di oggi ([3]).
Come vedete, anche il politicamente corretto si può schierare politicamente, a piacimento e a seconda dei periodi storici.
 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Ma il Financial Times la chiama “patent agency”.
[2] Lo preciso in quanto in certi stati la Supreme Court e` alla base e non al vertice del sistema giudiziario locale.
[3] Molto meno gradito 40 anni fa agli iscritti al PCI, che se non ricordo male non potevano visitare gli USA, peraltro a loro volta ben allineati su come si “domavano le rivoluzioni” del dopoguerra, dall’Ungheria alla Cecoslovacchia.

martedì 27 novembre 2012

IL PUNK AVEVA ARGINATO LA CENSURA MORALISTICA (ancora sull’ipocrita politically correct)


IL PUNK AVEVA ARGINATO LA CENSURA MORALISTICA
(ancora sull’ipocrita politically correct)

 

Vi siete mai domandati perché nelle storie di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore ci fossero personaggi deformi?
Certo per domandarvelo dovete averle lette.

 

C’è una canzone dei Devo, gruppo che non mi fa impazzire ma di cui riconosco l’importanza ([1]), che spiega molto: è “Mongoloid”, pubblicata nel 1976 come singolo.
Da qualche anno dire “mongoloide” era già considerato sgradevole: dovevi dire “down”. Come pensare che il “non vedente” stia meglio di quando era qualificato “cieco”.
I Devo (punk? New wave? Whatever!) cercarono come altri di raccontare come stessero veramente le cose.

 

La risposta alla domanda precedente è probabilmente che (di nuovo?) si potevano esibire le proprie e le altrui mostruosità, non più nascosti dietro la falsità del “tutto va bene”. Grazie al punk.

 

Incidentalmente: ricordo uno splendido concerto di Siouxsie and the Banshees nel luglio 1985 all’ex Cottolengo di Torino: variante, ulteriore, su Freaks di Todd Browning.
Appunto: si veda “Pinhead” dei Ramones. Liberate i mostri apparenti ([2]).
Ma dei Brud(d)ers si consideri anche la più cupa “Lobotomy” ([3]).

 

Il punk era la famiglia dei reietti, dove le cicatrici esibite erano più belle dei gioielli (lo disse Rosso Veleno o prima di lei David Bowie?) e dove si valeva per ciò che si era.

 

Che dire, anche, di quella gemma recuperata in extremis (per chi si limita al prodotto ufficiale) di “Make Up To Break Up” ancora di Siouxsie and the Banshees?
O scavando ancora più a fondo, l’urlo di disperazione di “Thalidomide” de The Pack (che sarebbero diventati i Theatre Of Hate).

 

Oggi è – sempre di più – di nuovo tutto “carino e a posto”, come se il punk non ci fosse mai stato.
Ma quelli che non hanno il senso della vista continuano ad avere solo il nero come colore (o non colore?) costante e i subnormali non terminali sanno di non essere troppo intelligenti. Nessuna delle due categorie è trattata per ciò che è, si fa finta – censoriamente – che siano come noi.
Noi chi? Io non sono come quelli che mi circondano senza che lo scelga io di essere circondato da loro; io cerco di essere educato ([4]) eppure io continuo a chiamare ciechi i ciechi.

 

Qualcuno, del resto – un comico di cui purtroppo non ricordo il nome, qualche tempo fa si è anche inventato i “diversamente ricchi”: sono i poveri.

 

È la censura che è tornata attraverso il politically correct e non se ne va.
Oppure l’ordine costituito in L’Étranger di Albert Camus ([5]).

 

Gabba Gabba Hey!” a tutti coloro che non hanno da leggere queste mie righe, ma che saranno ciononostante la maggioranza dei loro lettori.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Al momento 105 loro registrazioni sul mio i-Pod.
[2] Prima dei pipistrelli dei Birthday Party.
[3] E volendo anche “Cretin Hop”.
[4] E spesso quasi mi investono, i ciclisti sul marciapiede, quelli ecologici e corretti. I loro omologhi in auto hanno comportamenti differenti, a seconda di come sono vestito io sempre pedone.
[5] Tanto per citare un libro intelligente al posto di quelli in classifica. Come quelle “canzoni che non trasmettono mai alla radio”.