"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 29 settembre 2025

EPICA?

 

EPICA?

 

Forse è tornata l’epica.
Ricordo di aver scritto (dove?) che l’epica era morta. Insieme ad Ayrton Senna.

 

Premetto che sono un ex tifoso (pentito di esserlo stato. DVD e un paio di libri in vendita, in regalo sarebbe sadismo contro il donatario) di Valentino Rossi.

 

Aggiungo che poi tifavo Jorge Lorenzo.
Spagna, spesso, come Cocteau, Bacon e il talvolta millantatore Hemingway ([1]): non sono sempre originale.

 

Credo di aver cominciato a tifare Marc Marquez quando lui ha cominciato a cadere.
Tifo consolidato quando si fratturò l’omero destro.
Il resto lo sanno anche i sassi.

 

A differenza di Lorenzo, Marc Marquez ha un viso e un fisico da torero. 
E poi c’è il ritorno vittorioso alle gare quasi impossibile, la sfida con i colori Gresini (altro elemento di dramma sullo sfondo: Fausto Gresini, e la vedova che prende le redini della squadra).
Un “vecchio” sulla Ducati ufficiale che ha contribuito a inabissare lo “oratoriale”, un po’ troppo gigione (a dir poco), Rossi (molto stile “chi piscia più lontano” e un box da misogini).

 

Ecco allora che drammatico come Manolete (scusate la banalità, ma solo un toro della Ganadería Miura può abbattere uno dei massimi toreador) costruisce la stagione 2025.
E oggi lui piange, la fidanzata Gemma (per favore state fidanzati e senza figli almeno sino all’undicesimo titolo) lo “pastrugna” con spontanea sincerità.
E il democristiano di Tavullia si rode il fegato.
Anche il bresciano Agostini (unica vera vivente leggenda, per ora) comincia a corrugare la fronte, ma con stile. 

 

Forse è tornata l’epica, e il pilota è solo ([2]), come il matador e il suo toro (licenza poetica: usualmente un torero ne combatte due per corrida). 
E i tori debbono essere “bravos”, ma il pilota deve andare oltre la incoscienza, ed a ogni gara volere due orecchie e la coda.
Già.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Cito una mia nota in un precedente post.

Di Toro, cercate l’edizione Longanesi.

[2] Mi ha ispirato la relativa affermazione di Andrés Roca Rey, sembra attualmente il torero più “valiente” ai giorni d’oggi. 28 anni, peruviano.

venerdì 28 agosto 2015

CHIESE: MADRID BATTE ROMA 1 A 0 (Tombstone series – 26)


CHIESE: MADRID BATTE ROMA 1 A 0
(Tombstone series – 26)

 

Soggiornando nella capitale spagnola, lo stesso pomeriggio acquisisco due informazioni.

 

Roma: chiesa Don Bosco: funerali di Vittorio Casamonica.

 

Madrid: chiesa di Calle Hortaleza 63 (padre: Angel): aperta 24 ore al giorno, servizi igienici, zona per cambiare i bambini, acqua potabile, caffè, wi-fi, accessibile ad animali domestici. Tutto gratis.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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MINISTRO FACCIA QUALCOSA DI SPAGNOLO (Tombstone series – 25)


MINISTRO FACCIA QUALCOSA DI SPAGNOLO
(Tombstone series – 25)

 

Ministro (della cultura, formalmente per i “Beni e le attività culturali”) Franceschini, forse con l’accesso gratuito ai musei la prima domenica del mese è stato fatto “qualcosa di sinistra”, infatti quelle file di gente interminabili ricordano molto quelle negli stati dell’Europa orientale ai tempi del Patto di Varsavia.

 

Allora, faccia “qualcosa di spagnolo”: i musei si aprano gratuitamente, per qualche ora, almeno un giorno la settimana. Sarà anche qualcosa di più culturale.
Grazie.

 


                                                                                                                        Steg

 

 

 

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lunedì 15 aprile 2013

TORI E MOTORI: IPOCRISIA ITALIANA


TORI E MOTORI: IPOCRISIA ITALIANA
 

Questa volta ([1]) affronto l’argomento corrida da un profilo marginale.
 

Mettiamo il caso che la lirica “Spagna veloce e toro futurista” (del 1931) di Filippo Tommaso Marinetti non sia gradita.
 

Allora passiamo a uno di quei marchi che dovrebbero rappresentare il “made in Italy” e come tale viene trattato con e come vanto nazionale: Lamborghini (o meglio Automobili Lamborghini SpA).
In realtà, questa “casa” automobilistica ([2]) da decenni non è di proprietà italiana, sebbene essa sia sempre basata in Italia quanto a creazione e produzione.

 

Ovviamente, è vietato parlare/scrivere male di Lamborghini, anzi, occorre sempre dirne un gran bene (ricordate quando una o due esemplari di un loro modello furono donate alla polizia stradale italiana? ([3])).

 
Ma cosa succede?
Accade che in Italia chi dice, o scrive, che è contrario all’abolizione della corrida nelle nazioni dove essa è praticata già è trattato come un sanguinario. Figuriamoci quando la stessa persona dichiara che, in effetti, la corrida lo/la appassiona (o anche solo interessa).
E allora?

 

Il marchio figurato di Lamborghini (cioè sia dell’impresa sia dei suoi modelli) è un toro a testa bassa, si dice nella posizione che esso (egli, probabilmente pensano gli amanti della tauromachia) assume caricando per portare il torero ad effettuare una manovra che si chiama tecnicamente “veronica”.
Ora considerate questi nomi: Miura, Urraco, Espada, Jalpa, Murciélago, Gallardo, Reventón, Aventador e, recentissimo, Veneno. Sono tutti termini che rimandano ai tori che combattono nelle plaza (cioè le arene) con i loro avversari umani (ovviamente “espada” è, anche, la spada, in Spagnolo e, un tempo, sinonimo di torero).

 

 

Quindi, gentili appassionati di motori e giornalisti, se siete contrari alla corrida, per favore traetene le conseguenze, vostre, anche rispetto alle automobili Lamborghini e inventatevi una campagna moralizzatrice ed animalista, così che prima o poi nel marchio dal toro si passi al coniglio e – per ragioni aerodinamiche – i modelli abbiano nomi come: Carota, Zucchina, …

 

Coloro, come me, che si augurano non solo che la corrida non sia abolita ma che, anzi, torni dove ora non se ne svolgono più: Barcellona sopra tutte, possono ovviamente continuare a godersi lo spettacolo (esse sono piuttosto costose) anche di queste automobili, leggendarie come certi tori, certe razze di tori e, ovviamente, certi torero.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Ne ho scritto nel postToros y corridas (‘Di Miura si muore’)”.
[2] Incidentalmente: Marinetti declinava automobile al maschile.
[3] Ricordate anche come, più o meno estemporaneamente, si vociferi di polizia che non ha i soldi per il carburante dei propri mezzi di trasporto?

venerdì 29 giugno 2012

TOROS Y CORRIDAS (“Di Miura si muore”)


TOROS Y CORRIDAS ([1])
(“Di Miura si muore”)
 
Sto leggendo un romanzo – o apparentemente tale ([2]) – interessante intitolato Il toro non sbaglia mai ([3]), che fra l’altro motiva anche sotto questo aspetto il mio preferire Madrid a Barcellona ([4]).
Interessante in quanto ben scritto, capace di informare sull’argomento di cui tratta, con una trama sino ad ora non prevedibile (sono intorno ai due terzi) e, forse, l’unico difetto di un risguardo di copertina che qualifica come più vecchi di quanto siano (entrambi hanno meno di 40 anni) il protagonista e il suo “maestro di tori” e forse in tal modo ha allontanato qualche potenziale lettore ([5]).
 
Leggere un libro sulla tauromachia ha un fattore quantitativo che lo differenzia dalla lettura di un libro sul calcio: in gioventù e in età adulta sono molti meno coloro che hanno partecipato ad una corrida.
 
Qualitativamente non ci sono paragoni: dei due solo il calcio è uno sport ([6]).
Mi ritengo inadeguato nel fornire elementi qualificanti e distintivi dell’arte di toros y toreros. Anche il fattore morte non è da solo sufficiente a specificarla; sebbene, certo, sport come automobilismo e motociclismo condividano con le corrida proprio quel rischio massimo per chi li pratica che, è innegabile, attribuisce anche ad essi un fascino particolare ed antico.
 
Qui ovviamente cominciano le polemiche ([7]).
 
È possibile cambiare idea, nel senso di appassionarsi alla tauromachia dopo averla criticata?
Secondo Nucci sì; pur se io credo che sia un evento non comune, a meno di non essere stati abbagliati dalle argomentazioni degli animalisti e, anche, inizialmente non essersi concessi di avere dei gusti non necessariamente conformi con quella “correttezza” esistenziale che, fra l’altro, non indica mai da dove essa tragga i propri principi fondamentali.
 
L’incidenza della corrida sul presente e sul futuro dell’umanità mi risulta molto bassa.
Un dato questo che può, appunto, consentire di, e contribuire a, scegliere secondo un gusto emotivo ([8]) e, perché no, anche estetico, se essere pro o contro l’arte taurina (che comprende più aspetti, non solo quello finale e solenne che si celebra nella plaza de toros).
 
In conclusione: se siete interessati all’argomento il testo di Nucci – che ha anche una buona appendice bibliografica – è probabilmente più attuale, nel senso di letterariamente accessibile al profano, di Death In The Afternoon di Ernest Hemingway ([9]).
Se siete dei cacciatori di libri, provate con Volapiè: La Spagna torera dal Cid al Cordobes dell’Italiano Max David ([10]).
 
Per i più curiosi, segnalo già io ([11]) il monotematico blog http://alle5dellasera.blogspot.com di Luigi Ronda.
In particolare leggetevi il post http://alle5dellasera.blogspot.it/2010/07/ce-sempre-un-coglione.html. Almeno se siete contrari alla corrida siatelo con la coscienza del fatto che potreste essere voi, e non noi, gli intolleranti.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Come è mio uso, ed era regola un tempo, non declino in Italiano la parola, quindi al plurale resta corrida, o si passa allo Spagnolo corridas.
Uguale per torero (del resto nessuno al plurale declina matador in “matadori”, a parte la genericità del termine).
[2] Talvolta si ha l’impressione che quella narrativa sia una struttura adottata per maggior scorrevolezza.
[3] Matteo NUCCI, Il toro non sbaglia mai, Milano, Ponte alle Grazie, 2011; poi 2021.
È puramente casuale il fatto che il titolo possa ricordare quello di un mio post (anche perché quel titolo è il virgolettato di una frase).
[4] Ben prima della recente normativa catalana che ha, in quella regione, vietato le corridas.
[5] In realtà c’è anche un altro errore, seppur minimo. Come se scrivere i risguardi fosse cosa da poco.
[6] Non ci sono prove che – un suo estimatore come – Ernest Hemingway avesse classificato la corrida fra gli sport. Il mio giudizio globale su questo scrittore non è uniforme, peraltro.
[7] Rimando a Nucci e al post che cito in chiusura per ciò che concerne “vita e morte del toro da arena”.
[8] Non intendo essere blasfemo nei confronti degli appassionati (io al massimo sono un sostenitore) di tori e toreros: un analogo elemento di scarsa incidenza mi conduce a schierarmi contro la legislazione californiana che vieta il paté de fois gras.
[9] Che però è interessante anche per le foto, se trovate un’edizione, va bene tascabile e pure in traduzione che le ha.
[10] Nel dicembre 2012 ho avuto la piacevole sorpresa di trovare una seconda edizione, che non sapevo esistesse, ma il volume rimane raro: del 1969 e 1970, le edizioni Bietti di Milano. Esiste anche un’edizione anastatica realizzata nel 2005 nella collana “I libri del premio Max David” (credo fuori commercio).
Alla peggio prendetelo a prestito in una biblioteca pubblica.
Ma nel 2021 rieditato per le Edizioni Settecolori. 
[11] Nel senso che io lo ho trovato nel romanzo di Nucci, ma ognuno può esplorare o approfondire l’argomento dal punto di partenza che vuole.

martedì 5 giugno 2012

LA MOVIDA



LA MOVIDA

L’uso erroneo delle parole nella migliore delle ipotesi è segno di una approssimazione che – gravemente – è causa dell’altrui (successivo) uso ignorante del medesimo termine ([1]).
Qualche volta, però, mi chiedo a che livello comincia l’ignoranza, perché se un uso scorretto è fatto da un giornalista, non vedo scusanti.

Nel mio tentativo, periodico ma saltuario, di riordinare i miei libri sono arrivato alla movida (più propriamente Movida) ([2]).
Mi è tornata subito la pelle d’oca nel confrontare l’essenza del fenomeno e l’uso proprio della parola che lo sintetizza rispetto a quanto si legge sulla stampa italiana. Perciò mi è parso un buon momento per tentare di limitare la proliferazione dell’impiego – sbagliato – del termine.

Ignoro quale sia lo stato delle pagine cittadine di giornali quotidiani e di altra editoria periodica in città diverse da Milano, ma nella mia città l’espressione “la movida milanese” è abusata; il problema sta nel fatto che l’espressione non può concettualmente essere abusata poiché non è mai esistito un suo uso corretto.
Per essere ancora più chiari, un problema di territorialità espressiva sussisterebbe già se scrivessi della movida di Barcellona (a parte le rivalità fra la città catalana e la capitale spagnola), ma facciamo finta di niente e concentriamoci sull’Italia.

Nella prosa “simpatica” di giornalisti e simili, la movida consiste in gruppi di persone sorridenti e scanzonate che tirano tardi con consumi più o meno ortodossi di alcoolici in quartieri ovviamente “alla moda” ([3]) nel capoluogo di regione lombardo.
Ma questa non è movida, questo è “ir de copas” ([4])! Sarebbe “ir de copas por las calles Madrid” se fossimo là.
Sì d’accordo, e allora?
Il fatto è che sostenere che frequentazioni serali di locali pubblici, con o senza tavoli all’aperto, sia praticare la movida non è molto distante dal sostenere che futuristico sia sinonimo di futuribile o che quantizzare sia sinonimo di quantificare, eccetera.

Eppure basterebbe poco, ogni volta che si legge o si ascolta una parola non conosciuta ci si informa, esistono ancora dizionari, vocabolari, enciclopedie.
Dimenticavo: troppo faticoso.

Andando per massima sintesi, la Movida (dunque con dignità di maiuscola) è stata un movimento artistico e sociale, giovanile, nato e sviluppatosi a Madrid, con una sorta di incubazione oscillante fra la morte del dittatore Franco nel novembre 1975 e il 1979.
Se non fosse che i Kaka De Luxe (sorta di London SS spagnoli, in ambito musicale) esistevano già nel 1977.
Sicuramente il 1981 e il 1982 furono cruciali, specialmente per la musica; tanto che già nel 1983 un programma televisivo nazionale ([5]) come La Edad de Oro nella sua prima puntata (effettivamente trasmessa) poteva fregiarsi di aver riunito i Kaka De Luxe e con rammarico della presentatrice esso trasmetteva poi due canzoni eseguite dai Parálisis Permanente tratte dalla puntata pilota, perché il loro leader Eduardo Benavente era morto nel frattempo ([6]).

Se non fosse che un volume monumentale (782 pagine) a mo’ di catalogo di una mostra tenutasi qualche anno fa a Madrid è suddiviso in: artes plasticas, fotografìa, musica, diseño grafico, arquitectura y diseño industrial, moda, letras (ad includere anche i fumetti), cine ([7])

Se non fosse che nella Movida c’è una componente di libertà nelle tendenze sessuali di molti personaggi che talvolta è insopportabile, come certe tavole di Rosario (famoso ([8]) per il character del detective transessuale Anarcoma ([9])) fumettista gay dichiarato.

Qualche affinità con il tempo libero trascorso nei locali pubblici? Nessuna ([10]).

Purtroppo, il panorama del “disponibile” è intermittente, sia quanto a fonogrammi sia quanto a letteratura ([11]).
Comunque, siccome terminologicamente gli artisti non sono individualmente targati movida, per la parte musicale suggerisco, in modo incompleto e in ordine alfabetico, i seguenti ponendovi come data ultima il 1985: Alaska (essenzialmente con i Pegamoides, eventualmente con i Dinarama), Gabinete Caligari, Kaka De Luxe, Loquillo y Los Trogloditas (ma c’è anche un collettaneo del leader con Sabino), Parálisis Permanente, Radio Futura ([12]).
Per chi riuscisse a recuperarlo, il cofanetto quintuplo (esiste anche una versione di 15 CD separati che però risulta troppo varia) di La Edad de Oro del Pop Español è un ottimo inizio.


                                                                                                                      Steg



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[1] Per chi ha letto quel post, evidentemente queste righe si pongono almeno in parte nella stessa categoria de “‘Il pantalone’ e il ‘Caipiroska alla fragola’” e per altro in quella, della mia serie “Perle mediatiche”.
[2] quando ascolto musica spagnola del periodo non penso molto alla parola movida, considero quello che ho voglia di ascoltare.
[3] In Italia tutto è alla moda per decenni, bell’ossimoro.
I VIP locali non sono persone molto importanti, ma sono solitamente tipi e tipe cui è stato cucito addosso per esigenze commerciali il costume di famosi per un minuto e mezzo (e già il 10% della quota warholiana mi pare eccessivo).
[4] O “irse de copas”.
[5] È da questo momento storico sì che si può parlare in senso lato di “movidas” extra madrilene.
[6] Il 14 maggio 1983, in un incidente d’auto.
Esiste un cofanetto DVD quadruplo intitolato come il programma, per chi fosse interessato.
[7] Il volume collettaneo a cura della Consejera de Cultura y Deportes, Comunidad de Madrid è La Movida, Madrid, 2007 (ISBN 978-84-451-3005-6).
[8] Forse non tutti sanno che Lou Reed si rese colpevole di plagio utilizzando senza autorizzazione un disegno di Rosario per la copertina dell’album dal vivo Take No Prisoners.
[9] Cui Marc Almond ha dedicato una canzone dal medesimo titolo: si trova come secondo b-side nella versione 12” del singolo “Ruby Red” del 1986 o, più agevolmente, nel Volume 2 della eccellente compilation di “canzoni sparse” A Virgin’s Tale.
[10] Evidentemente siamo oltre le “perle mediatiche” (una serie di miei post piuttosto graditi dai lettori del blog).
[11] Cinematograficamente è ben rappresentato Pedro Almodovar, il quale però è divenuto popolare dopo la metà degli scorsi anni ottanta.
[12] Interessanti sono certi riferimenti, evidenti, ad artisti britannici come Siouxsie and the Banshees, The Cure, Bauhaus.