"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 9 agosto 2025

“REUNION”? MAI APPREZZATE (in memoriam, plurima)

 

“REUNION”? MAI APPREZZATE
(in memoriam, plurima)

 

Gli Oasis li ho visti due volte, a Milano.
Quindi non sono invidioso e lascio “in prevenzione”.

 

Johnny Marr: mi sta antipatico. Auspico nessun ritorno sui palchi de The Smiths.
Moz visto due volte (mi pare vi sia noto).

 

Senza scomodare Billy Chainsaw, The Seventh Year’s Itch bansheeiano fu pochissima cosa, sebbene indossassi la mia camicia di Boy (quella rossa, chè la nera la avevo scambiata per il mio primo cuoio, sudata come una sindone atea dopo il concerto del 19 al Marquee degli Ultravox - già senza esclamazione - di ritorno da Edinburgh... Anno Steg 1978).

 

Agosto 2025, quattro anni dalla morte di Stefano Di Marino, rievocato con Alan Altieri (quello “Sergio” de L’uomo esterno. Capolavoro letterario “di genere” balistico-milanese: [1]).
È un inciso, ma ...

 

Agosto 2025, sempre “lui”.
Apprezzo e apprezzerò Paul Weller che (Bowie docet) “ruppe la band”.
Ma una nota di malinconia: Rick Buckler - “la band è brava tanto quanto il suo batterista” (postulato: quindi non necessita di verifica per conferma) - è morto nel febbraio 2025, lo ricorda Weller nella sua intervista a Mojo (il mensile).
Nel 1978, The Jam dedicarono, quale b-side ([2]) di singolo, “So Sad About Us” a Keith Moon (The Loon).

 

Avrei potuto scrivere ancora ed ex professo di Brian Wilson, ma non sarei stato alla mia altezza.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 12 novembre 2014

DI SNIPERS, TIREURS, FRANCOTIRADORES E GRAFFITISTI (dove osano le perle, mediatiche e critiche)


DI SNIPERS, TIREURS, FRANCOTIRADORES E GRAFFITISTI
(dove osano le perle, mediatiche e critiche)

 

Quando decisi con chi li firma (usando il moniker “Top Shooter”) di creare una “Sniper series” di post per il blog, l’idea era quella di essere più aderenti al formato del medium, dunque testi più corti e senza o pochissime note a piè pagina ([1]).
Il titolo della serie era ispirato, quasi un ossimoro, ai romanzi di Alan Altieri che hanno come protagonista lo sniper, appunto, Russel Kane delle SAS britanniche. Ma c’era anche una strizzata d’occhio a Jean-Patrick Manchette e al suo eccellente (capolavoro?) La position du tireur couché.
 
Qualche settimana fa mi è capitata fra le mani la recensione di Le Monde Livres di El francotirador paciente di Arturo Pérez-Reverte, autore in Italia conosciuto ancora essenzialmente e superficialmente (ha scritto anche molto altro) per il solo romanzo El club Dumas ([2]).
Mi sono subito incuriosito in quanto lasciata la storia antica o premoderna e il mondo della bibliofilia, questo autore ha affrontato un mondo rispetto al quale, pur essendosi storicizzato, esiste una discreta ignoranza generale e, in Italia, cioè quello degli autori di graffiti (cd. “writers”). Lo ha affrontato utilizzando il nome Sniper per il personaggio-oggetto del romanzo.
 
Sin qui tutto bene, ma questo post rischia di diventare una perla mediatica.
 
Eh sì perché il “povero” lettore o potenziale tale (il libro in Italiano ha il titolo Il cecchino paziente) scopre che ci sono modi e modi per fare una recensione.
Da un lato, il Signor Marco Cicala con la sua intervista all’Autore pubblicata su Il Venerdì di Repubblica del 3 ottobre 2014 (reperito in rete) e dall’altro il Signor Vincenzo Trione, professore, di cui mi sono occupato in altro post ([3]), che scrive una recensione su La Lettura (Corriere della Sera) del 6 novembre 2014 senza far altro che virgolettare parole e frasi del romanzo di Pérez-Reverte.
 
Ed allora: Trione “Marinetti con lo spray (i writer sono l’avanguardia, parola di Pérez-Reverte)” (titolo del suo articolo).
Dall’intervista di Cicala: “Ma a lei i graffiti piacciono? «No. Mi sembrano una porcheria e penso che sia giusto perseguirli. Però, da scrittore, mi interessano i graffitari. O quantomeno: i più puri fra loro. Nemmeno i narcotrafficanti sono la mia tazza di tè. Ma ci ho fatto un libro»”.
 
Trione: “sembra dire Pérez-Reverte”.
Ma non lo dice, in quanto non è stato intervistato.
 
Trione cita Majakowski (non indica la fonte primaria, non posso controllare): “«Le strade sono i nostri pennelli e le piazze le nostre tele»”.
Dall’intervista di Cicala: “Più scrittura che pittura. «Assolutamente. Il vero writer odia la parola artista. Vuole distinguersi dalla street art, quella tollerata e spesso sovvenzionata dalle istituzioni. Banksy lo detestano. Ritengono che abbia usato i graffiti per vendersi. Il writer non cerca il riconoscimento, il successo mediatico o economico. Non si spinge fuori dal proprio territorio. Ha ambizioni modeste»”.
 
Trione “sigla” come di sua creazione un glossario di termini che, obiettivamente, reputo sia costituito di definizioni e nozioni reperibili in rete o in scritti in tema graffiti ben più risalenti.
Il primo libro in argomento che io comprai fu quello di Andrea Nelli (pare recentemente ristampato) dal titolo Graffiti a New York: 1968-1976, Lerici, 1978.
 
Notevole.
Ultimo dettaglio: Arturo Pérez-Reverte parteciperà a BookCity Milano 2014 insieme a Trione. Ebbene sul sito internet di BookCity nella pagina dedicata a “tutti i protagonisti” trovo Trione, ma non Pérez-Reverte (eppure Umberto Saba c’è).
 
Mi sa che (senza scomodare Top Shooter e la sua Sniper series) ho centrato nuovamente il professor Trione, il quale è in odore di polemiche anche in altri ambiti ([4]).
 
Con buona pace, anche questa volta ([5]), di Francesca Alinovi e, non solo per completezza, di Rammellzee (cfr. Big Audio Dynamite), ideali dioscuri del Yours truly,

 

 

                                                                                                                      Steg

 
dalla collezione privata


 

 

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[1] Poi sono arrivate altre serie, credo abbastanza auto esplicative nei loro titoli.
[2] http://www.perezreverte.com/.
[3] http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/02/bob-dylan-e-david-bowie-di-arte_7.html.
[4] http://www.artribune.com/2014/11/i-quattro-motivi-per-cui-la-nomina-di-vincenzo-trione-e-ridicola-a-prescindere-da-trione/.
[5] Già citata in un altro post.

martedì 24 aprile 2012

STEPHEN GUNN

STEPHEN GUNN

Ho conosciuto letterariamente Stephen Gunn ([1]) in un’antologia dedicata, come dichiara contraddittoriamente il suo titolo, ai finti “stranieri” che occupano (soprattutto) le pagine di quella testata di genere che è Segretissimo ([2]).
Perché Gunn in realtà si chiama Stefano Di Marino.

L’autore è noto soprattutto per il suo personaggio del Professionista, ovvero Chance Renard. Le cui avventure pubblicate su Segretissimo sono le più lette dopo quelle di SAS.

Di Marino è un salgariano di Milano.
Salgariano - con orgoglio (tanto che di persona lo ho incontrato, solo recentemente, alla presentazione di un volume dedicato all’autore veronese) - nello stile; nella sua passione per ambientazioni esotiche, nel suo amare certe descrizioni “di viaggio” pur in un’epoca in cui il mondo lo si può vedere con facilità grazie alla rete delle reti; nella sua produzione che è ingente; nei generi in cui si cimenta che sono più vari di quanto il lettore della sola saga del Professionista possa pensare.
I suoi riferimenti al “padre degli eroi” sono più o meno espliciti: ad esempio in Sopravvivere alla notte (del 1992) la citazione del Corsaro Nero è sfumata, ma chiara a chi subisce il fascino della parola Ventimiglia.

Milano compare più spesso nelle storie firmate Gunn da quando Chance Renard ha una base in questa città ([3]) e le sue avventure hanno anche squarci mediolaniensi, appunto.
Soprattutto, a Milano è ambientato già Per il sangue versato (del 1990 e suo primo romanzo) che contiene diversi spunti che Gunn/Di Marino poi svilupperà.

Un grande pregio dell’Autore è la sua onestà letteraria: egli non ha problemi a classificare pulp la propria opera ([4]).

Se vi ho incuriosito, sappiate che da maggio 2012 quale supplemento di Segretissimo avrà inizio una ristampa ragionata (e con inediti) delle avventure del Professionista.
Per il resto dovete mettervi in caccia.


                                                                                                                      Steg



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[1] Come anche Alan Altieri, questa evidentemente è un’altra storia, pur con qualche tangenzialità letteraria con quella che qui narro.
[2] Legion, Supersegretissimo (Estate Spia) n. 36 del 2008. Il racconto è “Contratto veneziano”.
[3] Quella parigina è durata poco, ma in futuro, chissà?
[4] In questo forse con asiatica abilità da praticante di arti marziali sfrutta l’altrui vanità: lasciate che siano gli altri a dichiarare scrittori e basta Dashiell Hammett o Raymond Chandler.