"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 7 marzo 2025

MILANO DI SERA: CORSARI E CAZZARI (Facebook Down Series - 108)

 

MILANO DI SERA: CORSARI E CAZZARI
(Facebook Down Series - 108)

 

 

Negli anni ottanta del ventesimo secolo al Savini si incontravano illustri corsari della finanza: Raul Gardini e Giovanni Svetlich (onore a loro, pugnali sguainati come sul ponte della Folgore del Corsaro Nero).

 

Negli anni venti del ventunesimo secolo cazzari alla Gintoneria (magari incluso un l’avvocaticchio cocainomane a cui “non tira” …).

Nota metodologica: ci passo davanti quando vado a comprare - di martedì - i surgelati con lo sconto. Non varcherei quella soglia nemmeno se mi pagassero (anche perché la mia marca preferita di champagne non è tale “siccome” costosa).

 

Già: ricordate il disprezzo (senza scomodare Godard)?

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/09/la-pizza-al-savini-e-il-salmone-in.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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sabato 22 settembre 2012

LA PIZZA AL SAVINI E IL SALMONE IN PIZZERIA (ovvero: con i cattocomunisti del PD non si può più sognare, mentre è meglio continuare a farlo)


LA PIZZA AL SAVINI E IL SALMONE IN PIZZERIA
(ovvero: con i cattocomunisti del PD non si può più sognare,
mentre è meglio continuare a farlo)

 

Non mi riconosco da anni in nessun partito attualmente rappresentato in Parlamento, ma il Partito Democratico mi è particolarmente indigesto ([1]).
 
Un noto cliente del ristorante Savini di Milano ([2]) ordinava pizza per i suoi due giovani figli maschi, accadeva negli scorsi anni novanta.
Alla fine dei precedenti anni settanta nei menu di certe pizzerie milanesi c’erano le penne al salmone: si tentava di uscire dal grigio-piombo della guerriglia urbana, anche se la qualità ittica era molto modesta ([3]).
 
In entrambi i casi, però, si sceglieva (anche se con cattivo gusto, aggiungo io) da soli; si sceglieva anche se e come spendere il proprio danaro.
Mentre l’Occhetto o il Prodi o la Bindi di turno (eventualmente mediante il “braccio” di un Ministro della Salute) ti impongono la mortadella (magra, mi raccomando) o la pasta scotta e ti devi accontentare; così come devi accontentarti e legarti affettivamente con una ragazza senza trucco e non depilata o con un ragazzo che puzza un po’: scout e/o Azione Cattolica e/o sezione di partito, non cambia il risultato, alla fine è il gruppo che sceglie per te.
 
No, non sta scrivendo Daniela Santanchè; sto solamente rivendicando sotto un diverso profilo quella libertà di scelta che mi offrì il punk e non  mi offriva la politica trentacinque anni fa.

 

Se non ve ne siete accorti, da mesi in Italia è vivamente sconsigliato sognare, e anche bere bevande gasate non è una pratica ben accetta. È anche più difficile scegliere fra pizza e salmone.
Colpa della crisi economica, certo, ma tira un’aria di “meglio la mortadella del salmone affumicato perché te lo diciamo noi; così non devi neanche pensare” che non mi piace per niente; se non mi andavano bene, prima del 1977, quelli che mi dicevano “non far politica e pensa alla pastasciutta” non vedo perché dovrebbero andarmi bene i consigli dell’oratorio o della sezione di partito oggi.

 

Siccome la libertà individuale va difesa da ogni attacco, fatevi un esame di coscienza su chi sta decidendo la vostra vita ultimamente.
Fatevelo davanti a del buon salmone affumicato e pasteggiando a champagne o, se non amate il pesce e siete astemi, sostituite con del paté de foie gras (pessimo per il colesterolo, ma decidete voi) e una Coca-Cola.
Perché? Molto semplice: “Bisogna abbandonarsi al lusso. La povertà ha la tendenza a colpire improvvisamente, come l’influenza, per cui è bene avere alcuni bei ricordi da parte per i tempi bui” (Graham Greene, In viaggio con la zia).

 

Liberi di scegliere come vivere e come sognare: and so you’re punk!

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Non mi riferisco a dei singoli: apprezzo i tentativi di Renzi di svecchiare l’apparato, ma fatico a sperare che ci riesca.
[2] Al cui bar che guardava sull’ottagono della Galleria Filippo Tommaso Marinetti e gli altri futuristi bevevano versando nei bicchieri da caraffe d’acqua ghiacciata.
[3] Variante: il travesti delle penne al caviale e vodka: il caviale era lompo, la vodka di infima qualità. 

lunedì 19 marzo 2012

ANCORA “DANGER DIABOLIK”?: 50 ANNI












ANCORA “DANGER DIABOLIK”?: 50 ANNI

 

Febbraio 1987: come mi capitava spesso, entrai alla libreria Rizzoli sulla 57th West Street, tardo pomeriggio, un tramonto splendido come ne può regalare New York City, there’ s more than some poetry in Gotham City.

Allora le copie del Corriere della Sera arrivavano con i voli di Alitalia ([1]).

Comprai, come raramente (usualmente era sufficiente scorrere le prime pagine), il Corriere della Sera: lo comprai perché era morta Angela Giussani ([2]) e l’unico modo per assorbire la perdita – anche di un pezzo della mia città – era leggere e rileggere l’articolo. Dopo andai solitario a cena, stessa street, al Hard Rock Cafe ([3]).

 

OPPURE

Le graziose gemelle le vedo a casa loro: San Siro? Da qualche parte verso il 1970, io viaggio sui dieci anni abbondanti, loro circa qualche mese meno ([4]). Casa con piscina.

Pomeriggio, telefilm della serie Flipper alla tv. Una loro nonna a badare su di noi, se ben ricordo.

Giornata di sole: qualche albo di Diabolik portato a bordo piscina. Le gemelle, ricordo solo il nome di una di loro: Valeria, mi dicono – circa – che Diabolik si può leggere più o meno tollerati dalla loro madre, ma Kriminal ... Quello davvero è per i grandi.

 

OPPURE

Mia mamma mi dice che Pietro, nostro amico di famiglia ([5]), le ha prestato dei Diabolik: siamo verso il 1972.

Diabolik entra ufficialmente a casa mia.

 

OPPURE

Caldo torrido, domenica pomeriggio del luglio 1986: mi telefona AT: il giorno dopo il primo scritto dell’esame per diventare procuratore legale e saremmo stati insieme al tavolo.

In televisione: il film Diabolik (o per il mercato anglosassone Danger Diabolik): meglio quello che ripassare (cosa poi?).

In DVD molti anni dopo il film uscì prima nel mercato nordamericano, tanto che le copie che circolavano in Italia erano appunto duplicate da quel formato (magari ancora in VHS…).

 

OPPURE

E il 15 agosto di ogni anno mollavamo tutto e andavamo a mangiare al Savini e poi a vederci due film”. Chi parla è Luciana Giussani ([6]), la piccola delle due sorelle diabolike, in un’intervista a Torpedo, pubblicata nel numero dell’agosto-settembre 1991.

 




Come si vede, per me Diabolik è marchiato dagli Sforza e dai Visconti: il fumetto più milanese di tutti. Nel senso che chi non vive a Milano non potrà mai capire veramente Diabolik e quel retrogusto extrafumettistico del medesimo (la cravatta di Ginko è un regimental rossonero: leggasi Milan).

Non per caso, quindi, una sottilissima linea rossa lega Diabolik a Dino Buzzati ed una ancor più tenue a Giorgio Scerbanenco.

 

Ma anche, più banalmente, ci si può chiedere: Diabolik cosa sei?

Perché Diabolik è anche internazionale, davvero, ed è un prodotto/fenomeno che bene simbolizza l’Italia (la quale realmente era una potenza nel mondo, ma tanti decenni fa. Ferragosto e ristoranti aperti, Savini incluso).

Forse non c’è risposta alla domanda, ed è sufficiente leggere le sue storie.

Finisco sorridendo: nella ricetta del “L’uovo alla Diabolik” è sbagliato il tempo di cottura. Per forza! Angela e Luciana non erano due brave massaie, ma delle grandi autrici.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Leggenda vuole che al Pierre Hotel arrivassero prima, volando con il Concorde.
[2] Il giorno 11, anche se fonti “ufficiali” indicano il 12 (se un necrologio compare in un quotidiano il 12, evidentemente il decesso è anteriore).
[3] Mi fregio di non aver mai comprato un solo oggetto di merchandising dello HRC in qualsiasi parte del mondo, perché io quello di Old Park Lane lo ho frequentato sin dal mese di agosto del 1978 ed allora non servirebbe molto.
[4] Figlie della sorella di un’amica di famiglia, Nuccia, sorta di mia zia adottiva.
[5] Nonché sorta di “zio scapestrato” per quel che mi riguarda, ma anche arbitro di eleganza.
[6] Morta il 31 marzo 2001.