"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 16 giugno 2026

CON ATTILIO MICHELUZZI: NON ARRIVERÒ DA NESSUNA PARTE, CREDO (Facebook Down Series – 276)

 

CON ATTILIO MICHELUZZI:
NON ARRIVERÒ DA NESSUNA PARTE, CREDO
(Facebook Down Series – 276)

 

Attilio Micheluzzi è stato un grande fumettista, anche autore delle proprie storie ([1]).
Morto relativamente giovane, ha avuto la sfortuna - già evocata quanto a Bonvi ([2]) - di aver diviso la scena con nomi ben più celebri e anche con altri “meno celebri” come lui ([3]).

 

Mi pare che l’ultima volta, o la penultima, che mi è sorto interesse per lui fosse ancora ai tempi del lock down.
Ho volumi e albi sparsi.

 

Ma sembra che ci sia una sorta di anatema: non riesco a concentrarmi abbastanza, perché anche per leggere certi fumetti si richiede attenzione.

 

Comunque, oggi sto rileggendo la bella “conversazione” che apre: M. Paganelli - V. Mollica (a cura di), Attilio Micheluzzi, Editori del Grifo, Montepulciano (SI), 1986 (Serie “l’autore e il fumetto”, n. 10).
Si trovano copie a buon prezzo, se siete curiosi.

 

E io chissà! …

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[3] Mi vengono in mente Dino Battaglia (peraltro legato a Pratt per varie ragioni) e Sergio Toppi (almeno “vicino di testata con Pratt).

lunedì 18 maggio 2026

INUTILITÀ DELLE CLASSIFICHE DIMOSTRATA (letteratura) (Facebook Down Series – 264) Sono incappato per caso in questa voce: https://it.wikipedia.org/wiki/I_100_libri_del_secolo_di_le_Monde Noto un paio di cose. Il “francocentrismo” fa scomodare Frédéric Beigbeder: recentemente piuttosto popolare nel blog: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/05/la-prosa-veloce-e-la-prosa-succinta.html E https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/05/tardo-regalo-per-voi-facebook-down.html Poi rinvengo non una storia a fumetti (e si consideri “dove sta” Hergé, “dove stanno” Goscinny e Uderzo, “dove sta” Pratt), bensì una intera serie: quella creata da Jacobs. E rammento, allora: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/09/la-inutilita-degli-elenchi.html https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/03/1001-nulla-prima-di-morire-un-esempio.html Steg © 2026 STEG E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, MILANO, ITALIA. © 2026 LA STAMPA – GRUPPO SAE: PER IL RITAGLIO DEL 16 MAGGIO 2026, PAGINA 23. Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

INUTILITÀ DELLE CLASSIFICHE DIMOSTRATA
(letteratura)
(Facebook Down Series – 264)

 

Sono incappato per caso in questa voce: https://it.wikipedia.org/wiki/I_100_libri_del_secolo_di_le_Monde

 

Noto un paio di cose.

 

Il “francocentrismo” fa scomodare Frédéric Beigbeder: recentemente piuttosto popolare nel blog: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/05/la-prosa-veloce-e-la-prosa-succinta.html

 

Poi rinvengo non una storia a fumetti (e si consideri “dove sta” Hergé, “dove stanno” Goscinny e Uderzo, “dove sta” Pratt), bensì una intera serie: quella creata da Jacobs.  

 

E rammento, allora:

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 2 gennaio 2025

LA STAGIONE A FUMETTI CHE NON CI SI ASPETTAVA

 

LA STAGIONE A FUMETTI CHE NON CI SI ASPETTAVA

 

 

Sono brandelli. Magari per nessun lettore.

 

Sembrava che non ci fosse più nulla da dire per i supereroi, dopo l’epoca della Marvel che mise in ginocchio la DC Comics.
Poi ...

 

Beh i titoli sono tre, più uno che non c’entra molto.
Per me il nuovo Jim Steranko.

 

Per primo arriva The Dark Knight Returns: DC come fosse Marvel, ma in una notte che non finirà con una alba.
Robin è una ragazza, però tutto si ferma qui per chi vuole essere rassicurato.

 

Circa appaiati sono più o meno un anno dopo Elektra Assassin della Marvel - spin off di Daredevil - e The Watchmen della DC che ormai ha abbandonato i panni di alfiere della morale.
Più intellettuale il secondo, più sensuale per i lettori maschi la prima.

 

Il quarto? Stray Toasters del Jimi Hendrix (non cito a caso) del fumetto Bill Sienkiewicz (le immagini di Elektra). 
Sono decenni che devo rileggerlo, fidatevi.
Per associazione di idee, o forse di sensazioni, penso a un fumettista ancora più intransigente: il Chaykin (Howard) di Black Kiss e di Times Square, fra l’altro ancora accessibile per chi - ateo miscredente come me - usa la parola tavole per i fumetti (e il suo singolare per il surf).

 

Fine della conferenza minima.
E per una volta sudatevi da soli le voci su Wikipedia e altro.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 14 marzo 2024

“BACK TO REVERTE”: e torno a scrivere di un gentiluomo che scrive, anche, di gentiluomini di fortuna (Sketches series 32)

 

“BACK TO REVERTE”:
e torno a scrivere di un gentiluomo
che scrive, anche, di gentiluomini di fortuna
(Sketches series 32)

 

To revert”: in lingua inglese significa, fra l’altro, “ritornare.
Back to Mono: è il titolo di una gloriosa antologia dedicata (quando non si “usava”) a uno dei più grandi produttori artistici ([1]) ma anche produttore di fonogrammi ([2])) di tutti i tempi: Phil Spector ([3]) ([4]).
Phil Spector, Arturo Pérez-Reverte, … li giudicherà la storia.

 

Dopo dieci anni il mio post dedicato a Arturo Pérez-Reverte ([5]) si risolve in qualcosa di monco.
D’altro canto, non ha nemmeno senso aggiornarlo come fosse una modesta voce enciclopedica on line.
Quindi seguono qui semplici lampi.

 

Il suo romanzo “puro” ([6]) da me preferito è La carta esférica: ivi compaiono altresì con massima dignità gli albi delle storie (fumetti) di Tintin ([7]).
Arturo Pérez-Reverte è un appassionato di fumetti, anche (non sorprenderà) di Corto Maltese.

 

Spiazzante è La Reina del Sur: può anche indurre a cercare uno o due altri romanzi di questo “genere”.

 

Fuori dalla narrativa, di statura per lo meno vicina a Territorio Comanche, è per me importante Los barcos se pierden en tierra ([8]).

 

Ogni altra indicazione sarebbe troppo personale, però – aneddoticamente – sappiate che in Italia la copertina “originale” de El Italiano fu sicuramente censurata ([9]) sostituendo un incursore della Regia Marina con l’immagine di spalle di una formosa ragazza.

 

A Roberto Bolaño ([10]) non solo non piaceva Pérez-Reverte, ma lo considerava letterariamente quasi modesto ([11]).
Resuscitasse oggi, chissà …, ma forse lo farebbe comunque bersaglio di una critica ideologicamente woke?

 

Ah: sì lo lessi El club Dumas (prima o poi affronterò la saga del Capitan Alatriste).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

dalla collezione privata

 

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[1]Il produttore artistico ha il ruolo di porsi fra l’artista-interprete-esecutore, il produttore di fonogrammi e il mero tecnico del suono.

“Al produttore artistico, cioè, è affidata la funzione di:

·         coadiuvare AIE e PdF nella scelta delle opere musicali da registrare,

·         coordinare, in misura più o meno apprezzabile, la realizzazione delle registrazioni impartendo suggerimenti all’AIE, ai musicisti (e più in generale a tutti gli artisti non “principali”) ed ai tecnici che si occupano materialmente della effettuazione delle registrazioni,

·         auspicabilmente fornire anche una impronta particolare alle registrazioni o meglio alle registrazioni che saranno poi commercializzate, impronta che, senza la sua attività, non ci sarebbe” (autocitazione).

[2]Il produttore di fonogrammi è la persona fisica o giuridica che assume l'iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione o di altri suoni o di rappresentazioni di suoni” (articolo 78, primo comma, legge n. 633, del 22 aprile 1941).

[3] Chi della mia generazione dichiara, essendo cresciuto col punk, di conoscerlo sin “da prima” (di End of the Century) mente a meno che non sia un beatlesiano.

https://en.wikipedia.org/wiki/Phil_Spector.

[5] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/12/arturo-perez-reverte-sketches-series-19.html

[6] El pintor de batallas è autobiografico, per sua ammissione: https://www.youtube.com/watch?v=IfUyYlQSe5c

[9] Non è regola che le copertine rimangano uguali, ma nel caso di specie avrebbe avuto senso mantenere quella spagnola.

[11] Si veda, edizione italiana, Il gaucho insopportabile, Milano, Adelphi.

giovedì 8 febbraio 2024

“IL” CASTELLI

 

“IL” CASTELLI

 

È morto Alfredo Castelli: un gentiluomo (di gente perbene se ne trova, un po’, i gentiluomini sono rarissimi).

 

Lo conobbi attraverso Gianni Miriantini (RIP): coraggioso editore trapiantato a Milano ([1]).
Era l’inizio degli anni ’90 ed eravamo tutti vivi, giovani o comunque ancora entusiasti.

 

Castelli era uno che pensavi non avesse una casa: ristorante ad ogni pasto, arrivava, andava …

 

Nemmeno mi curo di verificare dove nacque: lui era di Milano, nell’asse fumettistico che collegava Diabolik a Tex Willer (e tutto quanto nel tragitto).

 

Lo persi di vista, poi un giorno mi telefonò per una consulenza, minima, ma su una questione … beh “Salgari cum Pratt”; infatti anni dopo mi fece conoscere Mino Milani ([2]).
Si andò (partendo dal suo ufficio “in Bonelli”) qualche volta alla Taverna della Trisa, dove – comunque – pagava lui.

 

Molti anni dopo lo rincontrammo con sua moglie a Nizza davanti al vecchio mercato ittico (sempre pullulante di gabbiani), un saluto fugace salvo poi tornare a Milano sullo stesso treno, stessa carrozza, stesso “box”.

 

Al Museo del Fumetto di Milano (WOW Spazio Fumetto) ricordo una presentazione in suo onore, con Ferruccio De Bortoli per una volta spontaneo.
Poi, ivi, una mostra dedicata a Diabolik.

 

“Come sta Castelli?” chiesi a Gianni Brunoro perché non avevo più notizie.
Rividi Castelli ancora allo Wow Spazio Fumetto nello scorso 2023, quasi estate, presentazione di una mostra “alla sua carriera”, direi.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 


 

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[1] Che avevo conosciuto in quell’anno in cui decisi di tornare, neanche fosse “The ’68 Comeback Special” di Elvis Presley, a Lucca Comics.
[2] Citazioni sparse in qualche post.

giovedì 16 dicembre 2021

DOMANDA: Salò e Berlino sono “culturalmente utili”?

 

DOMANDA: Salò e Berlino sono “culturalmente utili”?

 

Premessa: la domanda del titolo esclude la considerazione sia di romanzi distopici (ve ne sono anche di italiani, come i due firmati da Pierluca Pucci Poppi ([1])), sia di matrice storica.

Qui di seguito la esemplifico, senza conclusioni di sorta.

 

Sto leggendo La lunga notte di Emilio Tadini. Il titolo ricorda Notti e nebbie di Carlo Castellaneta.

Entrambi si fondano su Repubblica Sociale Italiana e (un po’) anche sugli ultimi giorni del Terzo Reich.

 

Ora si considerino tre film: La caduta degli dei di Luchino Visconti; Il portiere di notte di Liliana Cavani; e – egli si professa sicuramente a sinistra – un “bandwagoning” come Salon Kitty di Tinto Brass ([2]). 

Mi pare che l’iconografia nazista sia rampante e fondamentale.

 

Ora torniamo alla letteratura, però un poco più “bassa” (non per il genere, ma per i risultati): La primavera dei maimorti di Piero Colaprico e Pietro Valpreda; Gli “eroi” sono finiti di Andrea Campanella; Questa non è una canzone d’amore di Alessandro Robecchi.

 

E chiudo, per ora, con una storia a fumetti: Pietro Giacomo Rogeri, della serie di Valentina (Rosselli) di Guido Crepax ([3]). 

Ancora Salò.

 

(continua?)

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Mi riferisco a I giorni del martello e a 1973 Nazisti Rock’n’roll, e Monty Python (questo a quattro mani con Federico Bonadonna).

[2] Secondo le fonti web: “liberamente adattato dal romanzo omonimo di Peter Norden”.

[3] Prima edizione sui numeri 95 e 96 di Linus.

mercoledì 3 gennaio 2018

POLITICIZZARE I FUMETTI È UTILE? (populismo e fascismo, e altro, a strisce e tavole)



POLITICIZZARE I FUMETTI È UTILE?
(populismo e fascismo, e altro, a strisce e tavole)

 
Premessa: l’argomento di questo post può essere considerato serio e qualcuno sicuramente mi darà del superficiale: credo di conoscere i fumetti abbastanza bene, e quindi mi assumo il rischio.
 
Lo spunto di queste righe nasce dall’articolo di Beppe Severgnini su Sette (il settimanale del Corriere della Sera) ([1]) per presentare la ultima ed ennesima iniziativa editoriale con cui si vendono in edicola le storie di Tex Willer ([2]).
Mi ha colpito nel titolo l’uso della espressione “un po’ populista” (sebbene si sa che i titoli non sempre dipendono da chi scrive il “pezzo”). Infatti, una quarantina di anni fa si sarebbe scritto (ma senza strillarlo, e dunque al più nel “sommario”) “a rischio di fascismo” o qualcosa del genere.

 
Nel libro Fascisti immaginari ([3]) fra gli altri ha una sua voce Tex Willer ([4]).
In effetti, la scelta di Lanna e Rossi è quella di trattare anche gli autori con i personaggi a fumetti, ma ci sono autori “unidimensionali” ([5]) per il pubblico nel senso che creatore e character sono inscindibili e spesso il lettore non sa come è fatto il primo ([6]).
Tex sicuramente, anche per l’epoca in cui fu pensato, è un eroe di carta non governativo, nel senso che esisteva una morale democristiana per cui il ranger creato da Gianluigi Bonelli (e disegnato per moltissimi anni da Aurelio Galleppini) era della stessa risma di quei fumetti che arrivavano dagli USA e che non avevano una morale cattolica (si pensi a Flash Gordon).
Ma nessuno per anni e anni si pose il problema del suo orientamento politico, forse il mensile Linus (edito dall’aprile 1965) ha qualche responsabilità in una analisi che si interessa, anche, di un inquadramento ideologico di strisce e tavole disegnate. 
Quello che risulta curioso nella scelta di Severgnini è di usare la parola “populismo” in forma più morbida, mentre usualmente essa è solo un gradino prima del fascismo nel linguaggio della propaganda politica italiana: logiche di mercato, forse.

 

Violenza gratuita, droga, rapporti sessuali con una minorenne: questo è Ranxerox (inizialmente Rank Xerox): un robot nato dalla mente di Stefano Tamburini e canonizzato dal tratto di Tanino Liberatore.
Nessun problema per lui e la fidanzata (minorenne e tossicomane) Lubna: egli arriva dall’underground e i suoi “padri” (collaborarono anche Andrea Pazienza e Massimo Mattioli nella parte disegnata) sono tutti di sinistra alla sinistra del PCI.
Così va il mondo, verrebbe da dire. Aggiungendo che la epopea del “coatto sintetico” è durata abbastanza poco perché egli non necessiti di riabilitazione ad uso di un improbabile abbinamento editoriale con una testata quotidiana.

 

Anche i supereroi hanno avuto qualche traversia: ma con l’arrivo di quelli della editrice Marvel in Italia (nel 1970), il tutto era abbastanza banalizzato: Superman si poteva ignorare e/o criticare; Spiderman andava bene (e per fortuna Dick Fury ebbe poca popolarità).
La DC Comics ovviamente ebbe la sua riscossa con un Batman più che problematico, quasi ricreato nella saga “The Dark Knight Returns” (di Frank Miller altresì quanto alle “matite”), che contribuì a rendere più interessante pure l’alter ego di Clark Kent.

 

Ed arriviamo a quello che è il caso più complesso ([7]): Hugo Pratt, e non solo Corto Maltese.
Perché il veneziano nato a Rimini è “quasi” conosciuto come il suo personaggio più celebre ([8]) e non solo in Italia e Francia.
Un dato innegabile: Corto Maltese piace senza discriminazioni ideologiche, conseguentemente gli indici politici riferibili a lui e al suo creatore sono a disposizione di tutti.
Il fatto è che “nulla quaestio” quando CM o HP vengono schierati a sinistra, mentre ogni qual volta essi sono “arruolati” dalla destra scoppia un caso ([9]). E allora?
Volete Pratt di sinistra? Fate voi ([10]).
Rimangono innegabili alcune circostanze: Pratt si arruolò nel Battaglione Lupo della Xª MAS, sebbene per qualche giorno solamente ([11]). Che gli piacesse tutto quello che sapeva di militaria è altrettanto innegabile, nel senso che certo egli non era un pacifista. Onore al nonno poeta e basta (questi era stato fondatore dei Fasci di combattimento veneziani) la poesia di Eugenio Genero che si trova in “Corte Sconta Detta Arcana” ([12])? Pratt era sicuramente un maschilista (e piaceva alle donne ([13])).
Infine, una considerazione di un autore (non solo di fumetti) che lo conobbe molto bene e che, dati i suoi toni pacati, non credo abbia interesse a creare un Pratt fascista: Mino Milani. Ebbene Milani scrive, e con lui chiudo: “A dispetto del troppo parlare (più che divertirlo, probabilmente lo indispettiva) sul suo possibile passato, mi dicono che, morente a Losanna, Hugo abbia chiesto di essere sepolto in camicia nera. Pateticamente, come facevano i fascisti degli anni Venti, o i comunisti degli anni Cinquanta che, la camicia, la volevano rossa. O addirittura come i garibaldini che, se non si facevano polemicamente cremare, chiedevano di essere messi nella bara con la loro giubba di battaglia” ([14]).

 

Io credo sia piuttosto semplice: le persone sono costituite da momenti e periodi, sicuramente non isolabili allo scopo di far prevalere una ideologia sull’altra, a meno di rischiare la banalizzazione.
Capita anche ai fumettisti, anzi ai “fumettari” ([15]).

 

 

                                                                                                                     
[collezione privata]

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] 21 dicembre 2017, pagine 58 e seguenti: “Tex Onesto, fascinoso e un po’ populista”.
[2] In linea di massima, non descriverò fumetti e vi invito a svolgere le vostre ricerche on line e off line.
[3] Di Luciano LANNA e Filippo ROSSI, edito da Vallecchi (Firenze), 2003. Già citato in questo blog, esso è strutturato per voci ma ha anche un ottimo indice analitico. 
[4] E anche Tintin, probabilmente il più “sospettato” (leggasi il suo creatore, Hergé) di simpatie di destra, ma riabilitato in occasione, more solito, di una sua diffusione in edicola, in Italia.
Su Corto Maltese e  Hugo Pratt tornerò nel testo.
[5] Mentre il fumetto è per forza bidimensionale.
[6] Naturalmente, il discorso si complica quando autore e disegnatore non coincidono. Ma occorre precisare che il personaggio solitamente è da attribuire all’autore dei testi (o sceneggiature, se si preferisce) e non a chi lo illustra.
[7] Ma trovo interessante anche la voce dedicata a Sturmtruppen in Fascisti immaginari.
[8] Tanto da essere evocato dallo stesso Frank Miller: Corto Maltese è il nome di una isola.
[9] Fra i più recenti e celebri quello dell’incontro “Camerata Corto Maltese” realizzato a Roma da Casapound il 14 gennaio 2011 con tanto di manifesto ritraente un giovane Corto Maltese: si veda l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 17 gennaio di quell’anno. 
[10] Certo, mi è nota la sua “tavola” intitolata “No al fascismo!”.
[11] Secondo quanto scrisse Adriano Bolzoni su Il Secolo d’Italia: “in uno scrignetto di strana fattura, chissà dove trovato, Hugo conservava gli alamari della Decima. Era orgoglioso di aver militato tra i reprobi dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Volontariamente era entrato nella generosa e un poco folle masnada a diciassette anni. Non lo dimenticò mai e nulla poté mai fare impallidire quel ricordo” (cito da un articolo del 20 agosto 2015 a firma di Antonio Pannullo, intitolato “Hugo Pratt, il piccolo marò che trasformò il fumetto in letteratura”, che riporta questo passo risalente al 1997).
[12] Stante il numero di edizioni, è impossibile indicare la pagina (o le pagine) in cui compare la poesia. Preme far presente che la fase della storia in cui il marinaio nato a La Valletta declama le righe tratte da “Venezia mia” si svolge in Siberia nella neve, e non “nel deserto” come scrive taluno.
Giovanni MARCHESE, Leggere Hugo Pratt, Latina, Tunuè, 2006, p. 39, indica la poesia come pubblicata nel 1938 (parrebbe secondo altre fonti una seconda edizione, la prima del 1922) nella raccolta La vose del cuor; (però a pagina 57 e non 52), essa è pubblicata anche nella raccolta Falìve, Venezia, Zanetti Editore, senza data (ma 1925?), pagina XII.
[13] Ma leggete anche cosa scrive di lui sua figlia Silvina Pratt in Avec Hugo, Paris, Flammarion, 2005.
[14] Mino MILANI, Piccolo destino, Milano, Mursia, 2010, pagine 92 e 93.
[15] Prima della “letteratura disegnata”, Pratt si definiva, orgogliosamente, “fumettaro.