"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 19 agosto 2024

Requiem per le Samouraï

 

Requiem per le Samouraï

 

 

Il 18 agosto 2024 è morto Alain Delon.

Potrei - e così, anche, farò - solo caricare un paio di stringhe, ma sarebbe cosa da poco (e io non sono “una di quelle” che campa su ricordi vecchi 50-60 anni …).

 

Notizia udita alla radio, verso le otto di mattina (come “con” David Bowie).

Per fortuna a RaiNews (televisione) la corrispondente da Parigi non ha usato quello scellerato titolo italiano per il capolavoro melvilliano, ma si è “attenuta al Bushido”.

 

Regola vuole che in casa ci sia sempre una bottiglia di champagne, ma perché ci sia sempre ... La signora vicino al banco clientela del supermercato mi dice “si festeggia!”, ignara: dal carrello con la mia Laurent Perrier brut, le rispondo: “no si commemora la morte di Alain Delon”.

Oltre metà mattina di domenica, a Milano, un grigio melvilliano nel cielo, quasi commissionato.

 

Per chi desidera una lettura non convenzionale come “coccodrillo”, segnalo l’articolo di Stenio Solinas pubblicato su Il Giornale del 19 agosto 24.

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2023/11/alain-delon-tracce.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

Dedica di Denitza Bantcheva (collezione privata)

 

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venerdì 17 novembre 2023

ALAIN DELON (tracce)

 

ALAIN DELON

(tracce)

 

Ho una ponderosa (oltre 500 pagine) biografia in lingua francese su Alain Delon che ha una curiosa caratteristica: non contiene nessuna fotografia, nemmeno in copertina.

La comprai tempo fa in ragione della mia – non giovanile – passione per Jean-Pierre Melville e il suo film Le Samouraï ([1]). La quale nacque dal libro di Philip Mann (tedesco l’autore, ma scritto in lingua inglese) The Dandy at Dusk ([2]). Che ha in copertina una immagine del precitato film, in bianco e nero, ma il film di Melville, del 1967, è a colori, però “sembra” in bianco e nero.

 

In calce a questo post, trovate una immagine di una pagina tratta da un libro dedicato al regista francese, ma riferita all’attore ([3]): essa non richiede spiegazioni ([4]).

 

Il dato più curioso di questo post è che esso in parte ne trascrive un precedente, anche solo per la ragione che gli accadimenti della vita non cambiano. Tant’è ([5]).

 

 



 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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[1] Per il quale dovrei rinviare al volume di Xavier Canonne, Requiem pour un homme seul: Le Samouraï de Jean-Pierre Melville (Exhibitions International, 2011), se non fosse che una copia difficilmente si reperisce sotto i 50 Euro.
[2] Sottotitolato Taste and Melancholy in the Twentieth Century, London, Head of Zeus, 2017.
[3] La datazione esatta della edizione del Festival è giugno 2017, e l’intervista a Delon è verosimilmente del 9 giugno: https://tiff.ro/en/stiri/alain-delon-lifetime-achievement-award-transilvania-iff-2017 oppure del 10 giugno https://tiff.ro/en/foto/pour-la-peau-dun-flic-presence-alain-delon-unirii-open-air
La prima “stringa” mostra molto, la seconda dice non poco.
[4] La foto della pagina, la 217, è tratta dal libro di Denitza Bantcheva, Jean-Pierre Melville: de l’œuvre à l’homme nella terza edizione riveduta pubblicata da Editions du Revif, Paris, nel 2019.
[5] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2022/04/jean-pierre-melville-alain-delon-e.html

martedì 19 aprile 2022

JEAN-PIERRE MELVILLE, ALAIN DELON E …

 

JEAN-PIERRE MELVILLE, ALAIN DELON E …

 

Premessa: non mi sento di qualificare questo scritto nelle “Sketches series” perché credo sarei immodesto.

 

Jean-Pierre Melville lo ho incontrato (in senso lato) un paio di volte senza soffermarmici troppo.

La prima fu certamente in quanto egli firmò la regia del film ([1]) tratto dal mio secondo livre de chevet: Les Enfants terribles di Jean Cocteau ([2]).

La seconda, direi, siccome egli è fra i personaggi ([3]) di À Bout de souffle, film di Jean-Luc Godard (e François Truffaut) ed epitome della nouvelle vague cinematografica.

Non posso dire di essergli passato di fianco senza accorgermene, in quanto entrambe le opere cinematografiche le conosco bene.

Però esiste un dettaglio curioso: al mio definitivo incontro con il regista francese, molti anni dopo, mi premurai di comprare almeno l’edizione italiana di quello che è considerato il testo da avere se su Melville si vuole avere solo un testo: Le Cinéma selon Jean-Pierre Melville: Entretien avec Rui Nogueira ([4]). L’edizione francese ormai aveva un prezzo troppo alto, ma anche quella curata da Claudio G. Fava era ormai un titolo non comune ([5]).

 

Accadde quindi che nel 2020 incappai nella segnalazione di un libro di Michael Mann, pubblicato direttamente in lingua inglese, uscito tre anni prima: The Dandy at Dusk: Taste and Melancholy in the Twentieth Century ([6]). In copertina una immagine in piano medio che guarda, girato verso sinistra, la camera: è Jeff Costello, cioè Alain Delon, protagonista de Le Samouraï: film diretto da Melville (1967). Il volume comprende un ampio capitolo dedicato al cineasta francese dal titolo piuttosto eloquente: To Become Immortal and Then Die. La bibliografia non è per argomenti e privilegia anche edizioni non in lingua originale, evidentemente la filmografia si spiega quasi da sola.

 

Di Le Samouraï sembra che si debbano possedere tre edizioni: quella corrente, quella non rimasterizzata europea e quella nordamericana di Criterion. Fatto.

A questo punto, però, si dovrebbe già aver capito una – altra – cosa: Alain Delon non è “l’attore dei film con la regia di Luchino Visconti” (lo dichiara la stella francese, Melville lo considerava una “star” appunto, seppur in modo non esplicito in una intervista televisiva del 1967 alla vigilia della uscita nelle sale dell'opera melvilliana).

Comunque, può giovare anche la lettura di un piccolo libro che si spiega da solo: Requiem pour un homme seul – Le Samouraï de Jean-Pierre Melville scritto da Xavier Canonne ([7]).

 

Le idee sono riordinate, due citazioni: una quasi testuale, l’altra verbatim.

La prima è di Jean-François Delon, fratello minore di Alain, in una lunga intervista per la rivista Schnock (numero 37): Melville non dava mai la mano, “ci” si salutava alla giapponese.

Anno 2007, Delon a un festival del cinema ([8]):
Delon: “Melville était un personnage exceptionnelle, un gendre de monarque, l’un des grandes cinéastes qui n’ont pas de équivalent.
C’est parce qu’ils ne sont plus là que je n’ai plus envie de faire de cinéma. Si je meurs demain, votre titre c’est quoi?”.
Molti giornalisti: “ «Le Samouraï est mort»”.
Delon: “Parfait, on est d’accord”.

 

E una non troppo nota smentita: il romanzo che ispirò il film di Melville non esiste.

 

Direte: ma quel dettaglio curioso? Beh qualche mese fa riordinando dei libri in argomento cinema ho trovato una copia, nuova, dell’edizione italiana del libro di Nogueira.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[3] Lo scrittore Parvulesco, intervistato all’aeroporto.
[4] Questo è il titolo della nuova edizione, pubblicata all’inizio del 2021 dall’editore francese Capricci.
[5] Rui NOGUEIRA, Il cinema secondo Melville, Recco, Le Mani, 1994; l’originale è Le Cinéma selon Jean-Pierre Melville, Paris, Seghers, 1973.
[6] London, Head of Zeus.
[7] Morlanwelz, Les Marées de la nuit, 2010.
[8] Denitza BANTCHEVA, Jean-Pierre Melville de l'œevre a l'homme, edizione 2019, Paris, Editions du Revif, pagina 217.