"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 26 giugno 2026

ESAGONO LETTERARIO (per me “la storia rimane la stessa”) (Facebook Down Series – 285)

 

ESAGONO LETTERARIO
(per me “la storia rimane la stessa”)
(Facebook Down Series – 285)

 

Il sottotitolo è, evidentemente, una citazione dai Lez Zeppelin ([1]).
E io allora posso essere modesto e ragionevole nel mio blog come Jimmy Page, fra l’altro più che sufficiente sodale di David Bowie.

 

Sto leggendo un romanzo breve di Jerome Soligny: Je suis mort il y a vingt-cinq ans ([2]).
Mi chiedo se sia un buon alibi per non riuscire a concludere la lettura di un libro, sempre narrativo, di un autore “morto male”: Guillaume Serp, Les chérubins électriques ([3]).

 

Eh no! La stessa storia è un’altra.
Una Francia giovane che in Italia non c’è da decenni (con buona pace di Tondelli ([4])). Volendo, Serp ha anticipato di molto l’esordio letterario di Brett Easton Ellis.

 

Ma ci infilo anche un altro romanzo (letto): La bande du drugstore, di François Armanet ([5]).

 

Ed arriviamo al bandolo della matassa: mi sembra sempre di ri-leggere, un poco: Toujour sur la ligne blanche di Michel Embareck ([6]).

 

 

                                                                                                                      Steg


                                                            PS: DIMENTICAVO

 

Un vero post scriptum.


Bande à part: film di Jean-Luc Godard forse più bello di À bout de souffle (eccetto per i coprotagonisti “Dgiiin” Seberg e Jean-Paul Belmondo? E il cammeo di Jean Pierre Melville?).

Patrick Modiano (titolo in italiano, così, magari, lo leggete): Nel caffè della gioventù perduta.

 

 

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[1] QUOTE
In an interview he gave with New Musical Express in November 1976, Page stated:
The Song Remains The Same is not a great film, but there’s no point in making excuses. It’s just a reasonably honest statement of where we were at that particular time. It’s very difficult for me to watch it now, but I'd like to see it in a year’s time just to see how it stands up.
UNQUOTE.
Esiste anche una riedizione, la storia delle mie copie pare comica: avevo smarrito la prima edizione, che comunque non avrei letto, perché solo un bibliofilo: conclusione, persa anche la seconda copia, ora ne ho tre (sto sempre leggendo la stessa; meglio: leggo e rileggo la prefazione, poi un paio di pagine di testo).
[4] La mia triade di romanzi italiani anni novanta non salva. Titoli a richiesta.
Direi che ho letto copia in edizione tascabile, custodendo copia della prima.

mercoledì 13 marzo 2024

SEMPRE SULLA RIGA BIANCA (di mezzeria: Bashung 15 anni dopo)

SEMPRE SULLA RIGA BIANCA
(di mezzeria: Bashung 15 anni dopo)

 

 

Intorno al quindicesimo anniversario della morte di (Alain) Bashung mi trovo a “gestire” - tutto in lingua francese - non recentissimi volumi: uno è una sorta di breve memoir di un suo collaboratore/amico verso la fine della vita del primo ([1]).

Poi due polar comprati sulla fiducia, ma che potrebbero essere ancora più tangenziali (permettetemi la iperbole) ([2]) di "quel" romanzo di Michel Embareck da cui tutto è cominciato ([3]).

 

Ah certo: appena pubblicata una nuova antologia più o meno copiosa (dipende dal formato) che contiene il necessario inedito.

 

In Italia sempre nulla.

 

Per i disattenti: Bashung nasce Baschung.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Gerard MANSET, Visage d'un dieu Inca.
[2] L’elusivo Samuel SUTRA, La Mort dans les veines
Il più reperibile François LOUBEYRE, Nevada from Barbès.

martedì 10 marzo 2020

A OSTENDE (Tombstone series – 54)


A OSTENDE
(Tombstone series – 54)

A Ostende je bouffe les huitres après le frites”.

È il sottotitolo della antologia di post che sarà tratta da questo blog.
L’ispirazione deriva da una canzone di Alain Bashung e dalla mia gita a Ostende. Dopo quella gita, peraltro, scoprii anche un racconto di Hugues Pagan ivi ambientato.


                                                                                                                       Steg



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martedì 15 novembre 2011

BASHUNG: “TOUJOURS SUR LA LIGNE BLANCHE”



BASHUNG: TOUJOURS SUR LA LIGNE BLANCHE


 

Data una mia qualche propensione alla cultura popolare francese, partendo dalle bandes dessinées certamente perché io provenivo dai fumetti ed ero neanche teen-ager, qualche incursione nella musica d’oltralpe arriva a motivo del punk.

 

 
Passano gli anni, gli interessi si fanno meno distinguibili, i critici musicali scrivono polar e io arrivo così, attraverso passaggi poco interessanti se non fosse per Jean-Patrick Manchette padre del nouveau polar, al romanzo di Michel Embareck, Sur la ligne Blanche che appunto mutua il titolo da una canzone di (Alain) Bashung falciata della prima parola ([1]).
 
 
Bashung perde il nome proprio cosi come lo perse Gainsbourg, in una nazione dove non è ancora vietato morire (vedi anche Les Rita Mitzouko).
 
Sì d’accordo, ma da dove partire? Ne ha pubblicati di album (scoprirò più tardi una gavetta davvero lunga e qualche suo tuffo dalle parti del pub rock per maggior dose di credibilità se occorresse) e vista qualche mia specifica delusione con Charlélie Couture meglio non sbagliare.
Per chi volesse tentare, suggerisco il doppio antologico Climax e poi cercare gli album da cui sono tratte le rispettive canzoni che più piacciono, pur se i non ovvi ascoltatori dovrebbero apprezzare con facile sorpresa Fantasie Militaire e Play Blessures indipendentemente dal “tratto da”.
Bashung è davvero estroso, poco prevedibile.
Ci sono un paio di bei DVD dal vivo (più completi dei rispettivi album) se riuscite a trovarli; sopratutto quello de La Tournée des grands espaces credo possa essere assieme all’antologia sopra ricordata una bella introduzione a questo artista.
Bashung è il simbolo dell’outsider dal successo tardivo, ma imperituro e quasi sacro nel Hexagone.
 
In una nazione realmente orfana di Gainsbourg l’allievo (ci vuole poco a scoprirlo) Bashung diviene il nuovo riferimento cui si permette ogni sperimentazione.
 
Bashung ha un tumore ai polmoni ma non si arrende.
Bleu Petrole si fa ancor più scuro delle prove fonografiche precedenti, un tour avanza fra cancellazioni e chemioterapia.
C’e anche lo spazio per quelle riprese che porteranno a un ultimo DVD, postumo, dal vivo.
Bashung sbaraglia tutti (3 premi) alle Victoires de la musique 2009, svoltesi al leggendario Zénith parigino l’ultimo giorno di febbraio, egli è ormai più vicino all’agonia che alla vita, e le riprese televisive semplicemente quello mostrano.
Muore esattamente due settimane dopo, il 14 marzo del 2009.
E al momento non si vede un artista capace di andare avanti con il suo solo cognome ([2]).



 
POST SCRIPTUM
 
Cosi finiva il mio post, poi leggermente corretto nello stile. Forse finiva troppo bruscamente, come la notizia del decesso di questo artista (che avevo appresa per caso qualche giorno dopo, difettando qualsiasi informazione in argomento dei media italiani).
 
Non ci sono stati eventi di nota per il quinquennale della morte (circa tre mesi fa), il che potrebbe stupire ([3]) se non fosse che per commemorare questo maverick della musica francese non vi è stato molto da attendere.
Biografie più o meno ragionate ([4]); una monumentale intégrale ([5]) fonografica che, successiva alla prima, ormai è già un oggetto di culto.
Difficile un pellegrinaggio bashunghiano, in quanto negli anni (gli ultimi) di maggior popolarità era più orientato verso la campagne.
 
 
E in Italia? Naturalmente nulla.
Ritengo, anche, che Bashung sia poco conosciuto persino dai locali gainsbourghiani sedicenti.
Quelli veri, ovviamente, potevano saltare tutte queste righe (tranne forse la citazione di Embareck).
Una nota conclusiva di approfondimento: cercate la serie (10 puntate di circa 50 minuti l’una) radiofonica “Bashung – De l’aube à l’aube” su You Tube. È bella anche per la sua artigianalità: costruita con frammenti, anche ripetitivi, di varie trasmissioni anche televisive.
Per gli instancabili, aggiungo questo link: http://www.rts.ch/la-1ere/dossiers/alain-bashung-de-l-aube-a-l-aube/ ([6]).
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] “Toujour sur la ligne blanche” è parte dell’album Roulette Russe (1979).
[2] Su note più serene, della fatica che ho fatto per trovare una mezza dozzina di ostriche “a Ostende” vi racconterò un’altra volta se vorrete, dopo che avrete ascoltato l’omonima canzone, che con le ostriche non c’entra niente.
[3] In un mercato dove ormai le edizioni del XX-nnale si sprecano per quasi ogni artista.
[4] Oltre a un paio di numeri monografici di riviste musicali.
Fra l’altro, con la morte abbastanza prematura (56 anni) nel 2013 del biografo “ufficiale” di Serge Gainsbourg: Gilles Verlant è difficile pensare a uno studio definitivo (sebbene non necessariamente onesto) del, quasi, allievo di Gainsbarre.
[5] Non a caso intitolata A perte de vue: 27 CD, fotografie in formato quasi 12x12 pollici raccolte in una cartelletta, …
La precedente era di 19 CD.
[6] “rts”: è la “radiotelevisione svizzera”, proprio come la RAI.