L’AVVENTURA
È L’AVVENTURA?
(Ovvero:
è possibile fare dei bei film d’azione o apparentemente tali?
Sì, in
Francia)
Jacques Brel
attore brillante? Ma come, quel belga cantato anche da Scott Walker, David
Bowie e Marc Almond?
Proprio lui, con
Lino Ventura e Aldo Maccione nel film che, senza il punto interrogativo,
intitola questo
post (
).
Una volta
esclusi i capolavori, quando fu l’ultimo vero?, quale è lo stato del cinema in
Italia negli ultimi trenta e più anni? (
)
In Francia un
film all’apparenza “di plastica” apre la strada a una cinematografia (spesso) giovane,
veloce, bella da vedere e rivedere, meno banale di quanto essa possa apparire,
violenta ma anche talvolta esagerata in modo da disinnescare i momenti più
cruenti.
Si comincia
dunque nel 1980 con
Diva, primo
lungometraggio di Jean-Jacques Beineix (
),
vero
cult (
)
tanto che lo vidi per la prima volta a Londra, in un cinema
d’essai di Baker Street: tratto dal
romanzo omonimo di un autore svizzero celantesi sotto lo pseudonimo di
Delacorta (
) si svolge in una Parigi da
cartone animato (nel senso buono del termine).
Tchao Pantin, tutt’altro che
plastificato, ma tratto da un polar (o
meglio noir) peculiare del 1983 (il
romanzo è dell’anno precedente, scritto da Alain Page, noto, allora, appunto
come scrittore di genere).
Il protagonista
è un Coluche stratosferico, drammatico (lui che era “un comico”), ci sono
riferimenti alla scena musicale punk della capitale (compare il locale Le
Gibus).
La colonna
musicale e sonora fu realizzata da
CharlÉlie Couture (
) in
stato di grazia.
La formula di
Beineix fu ben compresa da Luc Besson, che dopo un
lollypop movie come
Subway
del 1985 (ancora Parigi, questa volta sotterranea e letteralmente “metropolitana”
(
) con
due belli come Isabelle Adjani e Christophe Lambert) classificabile come un “
presque
cult”, realizzò nel 1994 un altro film da vedere e rivedere e del
quale in effetti non credo occorra dire nulla tanto è famoso:
Léon, con un Jean Reno a molti sconosciuto
e una giovanissima Natalie Portman agli esordi in una New York City assolata e
matrigna.
Dopodiché si fa
più difficoltoso tenere il conto, dunque cito due dei “miei”:
Dobermann, vero
pulp al sangue realizzato (altro lungometraggio d’esordio) da Jan
Kounen del 1997, con un Vincent Cassel devastante e Monica Bellucci muta,
tratto dal primo di una serie di romanzi scritti in un Francese
über-argotique da
Joël Houssin (
) che
è anche sceneggiatore del film. Precisazione: il Dobermann è un delinquente.
Ni pour ni contre (bien au contraire)
altro noir dai toni sempre oscillanti
fra commedia, dramma e messa in scena giocosa, diretto nel 2003 da Cédric
Clapisch, con personaggi veri nelle apparenze (nessuna bella faccia fine a sé
stessa insomma), con sogni di vita dispendiosa senza lavorare, un ultimo colpo
super milionario …
Un triste
verdetto: film così in Italia non mi pare ne siano mai stati realizzati (
).
Steg
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