"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 23 luglio 2026

LA SCATOLA DEI BISCOTTI, IL CACTUS E LA “PILLOLA” (lateralmente a certe “edizioni)” (Facebook Down Series – 303)

 

LA SCATOLA DEI BISCOTTI, IL CACTUS E LA “PILLOLA”
(lateralmente a certe “edizioni)”
(Facebook Down Series – 303)

 

Ho scritto diverse volte, cercatevele voi, di “expanded edition”. Di regola dolendomene.
Oggi la metto sul ridere.

 

Anni fa, quindici? Più di venti, comprai da un amico la “scatola dei biscotti” di Jacques Brel: bell’oggetto di cui non mi pento: https://www.discogs.com/master/354491-Jacques-Brel-25%C3%A8me-Anniversaire-LInt%C3%A9grale
Dopo qualche anno non fu più “integrale”, ma chi se ne importa?

 

C’è poi una cosina che non riesco a trovare, il cactus di Dutronc padre: https://www.discogs.com/release/7310833-Jacques-Dutronc-Jacques-Dutronc-Les-Ann%C3%A9es-Vogue-1966-1976

 

Pur rispettando il gusto altrui, mi pare un poco una sciocchezza questo gadget; ma magari qualcuno se lo rivenderà per una dose: https://superdeluxeedition.com/video/happy-mondays-pills-n-thrills-and-bellyaches-unboxing/

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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lunedì 29 giugno 2015

PERLE MEDIATICHE 35 – IGNORANZA PUBBLICITARIA IN RAI (il Belgio non è una regione della Francia)


PERLE MEDIATICHE 35 – IGNORANZA PUBBLICITARIA IN RAI
(il Belgio non è una regione della Francia)

 

Premetto: desidero conoscere il responsabile dello scempio.
Gradirei che venisse sanzionato per quanto ha fatto.
Farò del mio meglio per rintracciarlo.

 

Spot pubblicitario RAI per il Tour de France, ripeto “de France”, 2015.
Colonna sonora: “Ne me quitte pas”, scritta da Jacques Brel, belga.
https://www.youtube.com/watch?v=i2wmKcBm4Ik

 

Sostenere che “tanto è in Francese” è come negare la cittadinanza di: Jacques Brel (evidentemente), Eddy Merckx (Edouard Louis Joseph detto Eddy); Georges Simenon, René Magritte, Hergé (nato Georges Prosper Remi).
Tutti belgi, tutti famosissimi nel mondo ([1]) come cittadini del Belgio, ma non per chi ha ideato questa colonna sonora, cui vorrei chiedere: “lei sa dove si trova Bastogne?”.
 
 
E non mi si dica che non si poteva usare una canzone francese composta e scritta da un Francese come colonna musicale e sonora dello spot.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Per Hergé vi dico Tintin.

giovedì 19 luglio 2012

JACQUES BREL





JACQUES BREL

 

David Bowie potrebbe - con successo - interpretare, in quantità sufficienti a costituire un album per ciascuno di loro, due autori ed artisti che ha già in passato omaggiato: Scott Walker e Jacques Brel.

Nessuno si stupirebbe per una sua scelta diciamo così riflessiva e pacata.

 

Esiste un album di Walker che semplicemente raccoglie quanto egli ha disseminato nelle sue prime fatiche soliste ([1]) del repertorio del Grande Belga.

C’è un più organico album, dal titolo Jacques, di Marc Almond.

 

In base alla mia teoria per cui gli artisti francofoni sanno creare grandi “cose” e morire anche prematuramente (non di vecchiaia, cioè), Brel muore nel 1978, a sei mesi meno un giorno dal suo mezzo secolo.

Avrebbe potuto creare altri capolavori? Inutile porsi la domanda.

 

Mente brillante, come testimonia l’intervista del 1971 che giustifica l’acquisto di A Knokke, altrimenti un DVD con le troppo brevi riprese di un concerto di otto anni prima.

Della sua complessità umana e artistica testimonia qualsiasi buona biografia di sintesi rintracciabile on line.

 

La prima edizione della sua “integrale” ([2]) del 2003 era contenuta in una suggestiva biscottiera di latta (nota infatti come Boite a bonbons) comprensiva di un CD bonus e un piccolo libro cartonato.

Potete però partire con l’usuale meno impegnativo cofanetto triplo oppure con il successivo doppio CD Infinement che uscì sempre nel 2003.

 

Ma per quale motivo dovreste indaffararvi per conoscere Jacques Brel? Perché sicuramente avete già ascoltato almeno una sua canzone senza saperlo, e vi è piaciuta.

Se poi considerate i tre artisti che ho qui citato come (alcuni dei) suoi interpreti, a meno che (per due) abbisogniate anche di un loro post, il tutto si trasforma in priorità se non in necessità.

 

Avvertenza: la fondazione Brel non è il modo più economico per comprare suoi fonogrammi o videogrammi. Quindi visitate il sito ufficiale, ma aspettatevi di risparmiare se opterete per poi affidarvi a un serio sito commerciale per i prodotti.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Questo significa che se avete già tutto di Walker è irrilevante questa antologia che potete costruirvi da soli.
[2] Come sono definiti i cofanetti completi nei paesi di lingua francese. Poco importa che, come testimoniano Gainsbourg e Bashung (per quanto ne so), ad un’integrale possa seguirne anni dopo altra più completa.

venerdì 6 luglio 2012

L’AVVENTURA È L’AVVENTURA? (Ovvero: è possibile fare dei bei film d’azione o apparentemente tali? Sì, in Francia)


L’AVVENTURA   È  L’AVVENTURA?
(Ovvero: è possibile fare dei bei film d’azione o apparentemente tali?
Sì, in Francia)



Jacques Brel attore brillante? Ma come, quel belga cantato anche da Scott Walker, David Bowie e Marc Almond?
Proprio lui, con Lino Ventura e Aldo Maccione nel film che, senza il punto interrogativo, intitola questo post ([1]).



Una volta esclusi i capolavori, quando fu l’ultimo vero?, quale è lo stato del cinema in Italia negli ultimi trenta e più anni? ([2])



In Francia un film all’apparenza “di plastica” apre la strada a una cinematografia (spesso) giovane, veloce, bella da vedere e rivedere, meno banale di quanto essa possa apparire, violenta ma anche talvolta esagerata in modo da disinnescare i momenti più cruenti.



Si comincia dunque nel 1980 con Diva, primo lungometraggio di Jean-Jacques Beineix ([3]), vero cult ([4]) tanto che lo vidi per la prima volta a Londra, in un cinema d’essai di Baker Street: tratto dal romanzo omonimo di un autore svizzero celantesi sotto lo pseudonimo di Delacorta ([5]) si svolge in una Parigi da cartone animato (nel senso buono del termine).



Tchao Pantin, tutt’altro che plastificato, ma tratto da un polar (o meglio noir) peculiare del 1983 (il romanzo è dell’anno precedente, scritto da Alain Page, noto, allora, appunto come scrittore di genere).
Il protagonista è un Coluche stratosferico, drammatico (lui che era “un comico”), ci sono riferimenti alla scena musicale punk della capitale (compare il locale Le Gibus).
La colonna musicale e sonora fu realizzata da CharlÉlie Couture ([6]) in stato di grazia.



La formula di Beineix fu ben compresa da Luc Besson, che dopo un lollypop movie come Subway del 1985 (ancora Parigi, questa volta sotterranea e letteralmente “metropolitana” ([7]) con due belli come Isabelle Adjani e Christophe Lambert) classificabile come un “presque cult”, realizzò nel 1994 un altro film da vedere e rivedere e del quale in effetti non credo occorra dire nulla tanto è famoso: Léon, con un Jean Reno a molti sconosciuto e una giovanissima Natalie Portman agli esordi in una New York City assolata e matrigna.



Dopodiché si fa più difficoltoso tenere il conto, dunque cito due dei “miei”: Dobermann, vero pulp al sangue realizzato (altro lungometraggio d’esordio) da Jan Kounen del 1997, con un Vincent Cassel devastante e Monica Bellucci muta, tratto dal primo di una serie di romanzi scritti in un Francese über-argotique da Joël Houssin ([8]) che è anche sceneggiatore del film. Precisazione: il Dobermann è un delinquente.



Ni pour ni contre (bien au contraire) altro noir dai toni sempre oscillanti fra commedia, dramma e messa in scena giocosa, diretto nel 2003 da Cédric Clapisch, con personaggi veri nelle apparenze (nessuna bella faccia fine a sé stessa insomma), con sogni di vita dispendiosa senza lavorare, un ultimo colpo super milionario …



Un triste verdetto: film così in Italia non mi pare ne siano mai stati realizzati ([9]).





                                                                                                                      Steg







© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.





[1] Del 1972, diretto da Claude Lelouch, in originale L’aventure c’est l’aventure.
[2] È una licenza stilistica la mia nel citare un film francese ben più risalente.
[3] Nel 1986 questo regista si ripeté con il tragico 37°2 Le Matin, meglio noto (anche in Italia) come Betty Blue, in cui esordì Beatrice Dalle.
Incidentalmente, Betty Blue fu uno dei nomi adottati inizialmente dai Manic Street Preachers (si consideri il videoclip di “You Love Us”).
[4] La mia nozione di “culto” riferita ai film (ma vale anche per opere narrative – non vale per la musica in quanto le opere musicali difficilmente hanno quel grado di scindibilità), è per quelli di cui si ha voglia anche di rivedere singole scene, oltre all’opera cinematografica nella sua interezza.
D’altro canto, il cult “locale” è, per definizione, minore.
[5] Vero nome Danierl Robert Odier.
La serie di romanzi è di sei titoli in tutto: Nana, Diva, Luna, Lola, Vida, Alba. Tutti hanno come personaggi principali la minorenne Alba e il suo fidanzato/pigmalione/artista circa trentenne Gorodish.
[6] Il quale avrebbe forse potuto assurgere a stella post-gainsbourghiana come Alain Bashung se lo avesse voluto?
[7] Gli appassionati di fumetti cerchino Tenebrax, scritto da Lob (George Loeb) e disegnato da Georges Pichard.
[8] Gli ultimi cinque titoli furono inizialmente pubblicati con copertine di due grandi disegnatori di fumetti: Tanino Liberatore e Enki Bilal.
[9] E la serie televisiva, leggera ma ben confezionata, dell’Ispettore Coliandro (tratta dal personaggio creato da Carlo Lucarelli) è poco replicata e troppo cara da comprare nel formato DVD.