"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Ed McBain. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ed McBain. Mostra tutti i post

giovedì 13 novembre 2025

“PIETÀ PER LA A.I.” (Facebook Down Series – 176)

 

“PIETÀ PER LA A.I.”

(Facebook Down Series – 176)

 

C’è una giornalista (presumo iscritta all’Albo dei professionisti, o almeno a quello dei pubblicisti, ma non a quelli lombardi: verificati) di nome e cognome Giulia Crivelli.

Lavora nella squadra/redazione di Radio24 ([1]) e inanella un refuso - almeno uno - in ogni suo intervento.

 

In data 12 novembre 2025, intorno ad ore 13.40/45, la seguente affermazione: lo MI5 britannico sarebbe lo “equivalente” del FBI statunitense. Non esattamente, date le rispettive competenze, appunto.

 

È un buon esercizio ascoltare questa argentea (per età) e grigia (per più ragioni) signora: aiuta a tenere il proprio cervello allenato. 

Peccato per la insita perdita di tempo per noi ascoltatori.

 

Nota di colore: il titolo di questo post mi è suonato avendo in memoria il titolo italiano di un romanzo di Ed McBain della saga (serie è riduttivo) dell’87º Distretto ([2]) ([3]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 

venerdì 7 ottobre 2022

HOUELLEBECQ TURISTA A NEW YORK CITY (“Know your enemy”) (Sniper series – 45)

 

HOUELLEBECQ TURISTA A NEW YORK CITY (“Know your enemy”)

(Sniper series – 45)

 

[Premesso che continuo a non capire come mai La nave di Teseo (leggasi Elisabetta Sgarbi) non offra a Aldo Busi di pubblicare il suo - appunto inedito - ultimo romanzo,] Rilevo (courtesy of L'Avvenire) che per quei tipi è in uscita una raccolta di scritti di Michel Houellebecq, Interventi: il quotidiano cattolico (in data 5 ottobre 2022) ci offre uno suo scritto su NYC.

 

Lo scritto di Houellebecq peraltro è banalotto: verosimilmente egli non ha frequentato NYC in decadi diverse, non ha letto Jerome Charyn, non ha letto Nik Cohn, ... (Vogliamo anche citare i romanzi The Wanderers e quelli che hanno ispirato Carlito's Way? Perché qui si confonde un Borough con cinque e non va bene), non ha letto Ed McBain, quid due film di Spike Lee (Son Of Sam e The 25th Hour, il secondo tratto dall'omonimo romanzo), Abel Ferrara, e pure Yves Adrien del suo primo libro?

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

 

 

 

© 2022 Top Shooter

© 2022 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 

martedì 25 gennaio 2022

HUGUES PAGAN (another half sketch)

HUGUES PAGAN

(another half sketch)

 

Ho conosciuto Hugues Pagan, autore francese (quando l’Algeria era territorio di oltremare ed essendo lui nato nel 1947 quindi “Pied-Noir”) di “polar” ([1]) con pseudonimo medievale – per l’esattezza preso da un fondatore dell’Ordine templare ([2]), per puro caso: qualche titolo a metà prezzo il 7 e giorni seguenti del giugno 2014.

 

Cominciai con la lettura di La notte che ho lasciato Alex ([3]), non so perché o meglio forse siccome l’incipit mi persuase di più ([4]).

In realtà, l’ordine da me scelto non era minimamente corretto; e a confondere le idee ulteriormente il fatto che oltre a Chess, poliziotto, Pagan ha creato anche un altro protagonista flic: Schneider. Anzi, Derniere … era stato l’ultima sua opera lunga per molti e molti anni (venti).

 

Non sapevo che faccia avesse lo scrittore, e per diverso tempo me ne sono disinteressato.

Ho reperito tutto quello di suo che ho trovato in italiano, cioè tutto il pubblicato incluso un romanzo breve spiritoso.

A Parigi, poi ho completato la collezione con ciò che non mi aveva offerto il web, incluso qualche approfondimento biografico e un paio di antologie di racconti. Completato anche con qualche cimelio: perché ad esempio il suo esordio La Mort dans une voiture solitaire ([5]) era uscito con censure (curiosamente, oggi di questo dettaglio compare poco nei profili in rete).

 

C’è chi evoca Ellroy.

O lo hard boiled statunitense; forse: Dashiell Hammett aveva lavorato per la Pinkerton, Pagan invece è stato un poliziotto vero.

O Ed McBain dell’87th Precint (questo lo riconosce Pagan come riferimento).

 

L’appassionante, fuori trama, nei suoi romanzi sono i riferimenti (ho annotato molto), e poi certe curiosità come Yellow Dog che fu il gatto di Chess.

D’altronde, le traduzioni non offrono di solito note esplicative, e quindi un poco di lavoro va fatto o ricordato.

 

Ma parafrasando una canzone de Les Rita Mitsouko: “les histoires de Pagan finis mal/en general”.

 

Arrivare tardi qualche volta è meglio: perché fra una rilettura, un tentativo di leggere in originale, eccetera, come accennato Pagan è ritornato alla narrativa nel 2017.

 

Recentemente mi sono chiesto se sia possibile, editando ed editando, trarre da Pagan un Manchette postumo.

Intanto, affronterò il suo nuovo romanzo, uscito nel gennaio 2022: Le Carré des indigents.

 

 

ADDENDUM 2023

 

In Derniere …, c’è una scena descritta da due persone diverse: dal protagonista Chess e da Alex ([6]).

Si nota una differenza: la marca di whisky non è la stessa.

Sono convinto non sia un refuso, ma non c’è spiegazione.

 

 

POST SCRIPTUM (del 2022)

 

Quella che segue è la mia recensione di alcuni anni fa, con una piccola modifica, della edizione italiana de L’ingenuità delle opere fallite.

 

“Questo è il primo romanzo scritto da Hugues Pagan.

Come gli esperti sanno (ma nessuno lo ha ancora recensito) esso (titolo originale La Mort dans une voiture solitaire) fu inizialmente, nel 1982, pubblicato in Francia “sforbiciato” di qualche decina di pagine.

Verosimilmente (leggendo il relativo colophon), l’edizione italiana è la traduzione di quella integrale francese apparsa dieci anni dopo.

 

Per chi dovesse cominciare a leggere Pagan, consiglio (nei limiti delle disponibilità dei titoli, molti fuori catalogo e/o a prezzo remainder) di cercare di seguire un ordine cronologico.

Ma per i non completisti, suggerisco la trilogia di Chess e cioè: Dead end blues (L'Etage des morts), Quelli che restano (Tarif de groupe) e La notte che ho lasciato Alex (Dernière station avant l'autoroute), tutti pubblicati in traduzione da Meridiano Zero e da leggere nell’ordine qui proposto. Diversamente, leggete solo l’ultimo che è certamente a 5 stelle.

Questo romanzo, invece, sicuramente bello per chi ama lo stile di Pagan (che non è un autore facile: sino ad ora non ci sono “lieti fine”) soffre di una traduzione che ha essenzialmente due difetti: usa espressioni gergali poco aderenti agli anni ’80 (la traduzione è del 2004 ma non è una giustificazione accettabile), usa talvolta espressioni per cui sembra di essere a Roma e non nella banlieue parigina. Curioso in quanto la traduttrice è indicata come un’esperta di questo genere di narrativa.

Ecco la ragione di un punteggio non elevato come invece si merita, in termini oggettivi, l’opera.”



[1] Crasi di “policier” e “noir”.
Per il nouveau polar rinvio a Jean-Patrick Manchette.
[3] Titolo originale Dernière station avant l'autoroute. Quello italiano, mi ricorda La notte che bruciammo Chrome di William Gibson, con quel “che” un poco forzato.
[4] Insieme avevo comprato Quelli che restano (Tarif de groupe).
Tutte le opere tradotte in italiano furono pubblicate da Meridiano Zero, ma questo meritorio editore – ormai scomparso come soggetto autonomo – non aveva pubblicato tutto Pagan.
[5] Pubblicato nel 1982, tradotto in L’ingenuità delle opere fallite.
[6] Nella prima edizione originale: rispettivamente pagina 35 e 185.

 


 dedica autografa su frontespizio (collezione privata)

 

© 2022 e 2023 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 




mercoledì 21 ottobre 2015

ANCORA CARELLA? 87° DISTRETTO E IL “GENERE” LETTERARIO (sto scrivendo dei Milanesi, anche)


ANCORA CARELLA? 87° DISTRETTO E IL “GENERE” LETTERARIO
(sto scrivendo dei Milanesi, anche)

 
Nell’Italia che non esiste più, c’era l’estate che era solamente una parte dell’anno e come tale si ripeteva ([1]).
 
Fra le azioni che si reiteravano, per chi andava in vacanza c’era anche quella delle letture e, di conseguenza, la scelta dei libri da portare come parte non irrilevante del bagaglio (avete mai provato – per qualsivoglia causa – la sensazione di vuoto, noia ed abbandono del nulla da leggere in terra straniera? Terribile).
 
Gli editori lo sapevano, pertanto erano cadenzate anche certe uscite estive.
Esistevano anche le bancarelle dei libri usati (e l’angolo di qualche edicola ([2])) dove rifornirsi. Rifornirsi soprattutto di quella roba che allora era la scala bassa dei libri, cromaticamente suddivisa anche se poi quelli con i colori erano solo le pubblicazioni di una certa editrice: gialli, fantascienza (bianchi), spionaggio (nero).
Restiamo sui gialli.
 
Mia madre era una lettrice globale ([3]) ed era così giovane per gli standard attuali che oggi io sarei potuto nascere quindici anni dopo, invece ero già un teen-ager e lei poco oltre i quarant’anni.
Leggeva anche gialli: per casa era passato qualche volume scritto da Micky Spillane, Maigret certo, e poi un paio di altri autori americani (con copertina proprio gialla): Richard Stark (che non sapevano/sapevamo fosse pseudonimo di Donald E. Westlake perché forse non si sapeva chi fosse Westlake) e Ed McBain.
Questi due in comune avevano un dettaglio: in Italia tutti i titoli contenevano il riferimento alla serie: Parker per il primo (Parker: un criminale, fra l’altro) e 87° Distretto per il secondo.
 
Ricordo che eravamo a New York (1975 e/o 1976), Gramercy Park: potrei addirittura aver sfogliato uno Stark e letto un McBain o letto tutti e due, comunque erano quelli di mia madre.
McBain mi rimase in testa: la moglie sordomuta del protagonista, ma lui Steve Carella è parte di un commissariato, cioè un commissariato di distretto (lo 87th Precinct), con molti altri agenti dalla personalità spiccata, violenza molta ma non troppo esasperata, ambientazione … beh che fosse New York evidentemente lo si capiva dopo poche pagine di ogni storia.
 
Anni dopo, molti, cominciai a leggere McBain, spesso d’estate: i Milanesi sono duri a morire e anche a cambiare (parafraso Giorgio Scerbanenco).
Ricordo un bel libro che forse era copia remainder, con copertina giallo limone e un volume saggistico abbinato in un cofanetto: la grafica degli Omnibus (Mondadori) era allora impeccabile ed invitante, ed un anno avevano deciso di realizzare una serie (che forse non ebbe grande successo, ecco la copia nuova, ma a prezzo ridotto che io acquistai) di uscite librarie tutte con quello stile: dunque un tipico Omnibus (cartonato bello e solido) e un volumetto a suo compendio.
Sto descrivendo Il Sordo contro l’87° Distretto.
Perché il Distretto ha il suo Professor Moriarty, il Sordo, appunto (in originale “The Deaf Man”) – e se ci pensate ha un discreto humour nero l’autore, stante la sfortunata (ma bella) Theodora “Terry” Carella – che comparirà in totale in sei romanzi.
 
È NYC ma non lo è il piano di gioco della saga: lo spiega molto bene in quel suo agile saggio George N. Dove ([4]). Insomma fidatevi. Quindi fa (anche) molto caldo d’estate e nevica d’inverno. Quindi c’è il fiume, e c’è un grandissimo parco, e …
Quindi nei personaggi di ogni romanzo c’è anche la città che non dorme mai.
 
Se vi aspettate altro da me, spiacente. Non è il mio stile.
 
Per chi è curioso offro uno spunto critico al mio punto di vista: http://www.nytimes.com/2005/07/09/books/why-readers-keep-returning-to-the-87th-precinct.html.
Per chi invece si allinea, provate a leggere anche questo altro blogger (per lui è stato il padre il gancio letterario): http://dentroisecondi.blogspot.it/2012/12/ed-mcbain-lo-scrittore-che-si-e-superato.html.
Per chi, infine, sa già di cosa sto parlando, una strizzata d’occhio: “Let’s be careful out there!”.
 
Dimenticavo: ho appena cominciato a leggere un romanzo di McBain, non dei Ragazzi del Distretto ma uno di quei suoi fuori serie (letteralmente): intitolato Bocche di fuoco ([5]) fu pubblicato nella collana mondadoriana Maschera Nera (anyone?) diretta da uno dei miei soliti riferimenti infallibili: Oreste del Buono, che firma anche la prefazione. Siamo a New York, è estate e fa caldo.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2015 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 




[1] Cosicché i costumi da bagno anche le signore tendevano ad usarli per più di una stagione.
[2] Reiterata gratitudine al Signor Romolo, a Milano, dove (altro che book café: ci capitavano, essendo un negozio e non un chiosco, anche giornalisti, figli di giornalisti, bottegai e proletariato misto per fare due o anche sedici chiacchiere) si scartabellava di tutto.
[3] Di lei e delle testate Linus e Diabolik ho già scritto.
[4] Il volume non mi risulta edito separatamente in Italiano, in originale si intitola The Boys from Grover Avenue – Ed McBain 87th Precinct Novels.
[5] Guns in originale.