"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 12 gennaio 2026

JEFF BECK (causa cortina bowiana) (Facebook Down Series - 201)

 

JEFF BECK
(causa cortina bowiana)
(Facebook Down Series - 201)

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2023/01/la-morte-considerazioni-contingenti-e.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 7 gennaio 2025

GENNAIO COI MORTI

 

GENNAIO COI MORTI

 

 

Ieri, 6 gennaio 2025, sono capitato “su” un documentario o quasi trasmesso da CR1, emittente televisiva cremonese.

Commemorava la morte di Gianluca Vialli, due anni e un giorno prima.

Pensavo, forse siccome avevo stappato una bottiglia di champagne per chiudere il periodo della stessa marca stappata per commemorare Alain Delon: era una mattina domenicale grigia, a Milano: pensavo, appunto, fosse aprile: era agosto.

 

Stamani, sbrigato l’obbligatorio o quasi – tanto l’urgenza la rifilano solo a me – sono capitato su un blog che frequento talvolta, il penultimo post è questo:

https://mexicanjournalist.wordpress.com/2024/08/19/le-gris-de-la-boxe-et-le-petit-bleu-de-la-cote-dazur-dans-les-yeux-dalain-delon/#more-11335

Per i fortunati che hanno il pregevole volume curato da Ernesto Franco ([1]) cortazariano ([2]): vadano a pagina 860 (nella mia edizione) e trovano il racconto.

 

Sempre stamattina sono incappato in questo: https://www.morrissey-solo.com/threads/fin-january-6-2025.153189/.

 

Ci sarebbe (stato) anche Fausto Coppi, prima del 10 gennaio …

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Julio Cortázar, I racconti, Biblioteca della Pléiade, Torino, Einaudi, 1994, ISBN 978-88-446-0022-8. - Collana ET Biblioteca, Einaudi, 2014, ISBN 978-88-062-2044-0.

giovedì 12 gennaio 2023

LA MORTE (considerazioni contingenti e non originali)

 

LA MORTE

(considerazioni contingenti e non originali)

 

Nota di metodo: queste righe sono contingenti, in riferimento alla morte di Jeff Beck ([1]).

Non hanno pretesa di originalità.

 

+     +     +

 

Una mattina ti svegli, consulti un sito informativo e leggi la notizia della morte di Jeff Beck.

Era già capitato, con altro medium, di apprendere della morte di David Bowie, sempre mattina, sempre ancora non pronto per uscire a faticare con la vita, comunque a faticare.

Entrambi deceduti (fuso orario più, fuso orario meno) il 10 gennaio.

Cosa cambia? Cambia che “I did not see it coming”: il secondo (cronologicamente primo) era poco presente, fuori dalle scene dei palchi e faceva notizia ogni sua notizia, il primo l’opposto.

 

Da mesi e mesi, quando mi sveglio di notte cerco elenchi alternativi alla conta delle pecore per riaddormentarmi e fra essi quello, a contrario, dei futuri “caduti” (per me sono caduti in battaglia).

Fra loro non c’era Jeff Beck.

Ecco che arriva il colpo che non ti aspetti ([2]).

 

Chissà come mai, mi è tornata in mente quella cover da lato b di 7” ([3]) de The Jam: “So Sad About Us” ([4]) a commemorare Keith Moon, batterista de The Who.

 

La morte non “livella” nulla se non si ha fede religiosa: un altro muore, tu no; oppure tu muori e gli altri no.

Il che significa che un ateo convinto muore ateo, anche se cercano sempre di convincerti che “alla fine pensava alla possibile esistenza di Dio”.

Gli è che il morente non può più esprimere la sua opinione.

 

Pensare sempre bene dei morti? Beh è un po’ come quando ti dicono che pestare le feci di cane porta bene: da quando ho modo di esprimermi rispondo: “pensa se portasse anche male!”.

Insomma: i bei ricordi sono solo autodifesa, insieme a quel che serve per diluire o sfumare il dispiacere.

 

Certo, l’età di chi sopravvive ha una qualche incidenza sui tempi di, preteso, recupero: quando sei giovane (o ancora quasi) reagisci in fretta, salvo magari elaborare dopo ([5]).

 

Comunque, un piccolo insegnamento (sempre inascoltato), lo ribadisco: non tutti i morti, famosi, sono anche “vostri” ([6]). Quindi l’anno dopo i “part-time orphans” ([7]) sono smascherati anche dalle anime semplici, figuratevi da noi che leggevamo, ascoltavamo, vedevamo i morti anche quando erano vivi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[7] Questa è la citazione riferita alla canzone più nota dei TV Personalities: “Part Time Punks”: https://www.discogs.com/release/1093307-Television-Personalities-Part-Time-Punks
E mi riferisco ai professionisti del “nooooo!!” (la grafia è per difetto di enfasi, pretesa) ad ogni morto a commento sui cosiddetti social media.

venerdì 30 marzo 2018

COSA È LA LIBERTÀ NEL 2018?


COSA È LA LIBERTÀ NEL 2018?

 

Provo sempre un moto di disgusto quando penso al Muro, il muro di Berlino, die Mauer (femminile come “il Ponte” tanto amato da David Bowie). Un milione di bambini morti mi causa minor fastidio – fastidio, ripeto – del Muro.
Eppure! ([1]) nel 2018 vorrei andare a vivere a Mosca: a osannare Putin o a morire sotto le insegne di “un” Limonov: salmone affumicato troppo salato (forse), caviale vero (senz’altro), vodka (whatever!), eccetera.

 

Il capitalismo non ha più alcun dinamismo, i suoi lavoratori si sbriciolano le ossa in periferie “titine” ulteriormente travestite da socialdemocrazia (a brevissimo), senza più sognare l’edonismo reaganiano del compra oggi, paga domani che davvero significava pagare domani.
È la rivincita comunista? O la morte della democrazia sociale?

 

Di politica non capisco niente (pour cause), ma la politica ormai non è niente. Siamo tornati al “contro ordine compagni” – probabilmente  ma nessuno dà più la linea.
Dunque fedeli al nulla, ché i CCCP sono stati ben poco (rispetto agli introspettivi Prozac +: ci avete mai pensato?), ma almeno non parlavano della mamma ([2]).

 

È una Italia davvero triste e modesta quella che mi circonda: mi sono trovato circondato, dove le mamme (appunto) non muoiono mai e, infatti, ne parlano i Mannequin, che finiranno come i Velvet (chi? Certo! Chi, entrambi?).

 

Si affaticano i nostri politici, gente modesta, come tutti – i commentatori inclusi ([3]) – e nonostante la fatica nulla esprimono.

 

Ehi! Siamo arrivati ai DAF (o D.A.F. o Deutsch Amerikanische Freundschaft), beniamini di questo blog.
L’ultimo (o penultimo) merchandising dei DAF è da galera: l’artwork è quello della RAF (Joe Strummer: move over!), RAF-DAF: stelle rosse su fucili  mitragliatori, come quel Better (B)adge di fine 1978 che abbiamo comprato “tutti” (due, tre?), incoscienti come si deve essere a quella età, a Londinium 39 anni fa.

 

Ma gli è che il “nemico” (sic! E scusate le troppe virgolette) è sbagliato, se ancora esistente.
Lo “sceriffo” DAF-iano è ormai un conglomerato williamgibsoniano apolitico (e forse non apocalittico): Walmart senza remore di correttezza (imposte, le remore?) la Corea del Nord che bacia giudaicamente il primo – ebreo – Marc Zuckenberg che trova.

 

Dunque fra una ipoteca che sarà la sola eredità che i vostri figlio e/o nipoti accetteranno scelleratamente senza beneficio di inventario e una coleridgiana rata, inestinguibile quanto ad interessi, per una automobile e/o un telefono e/o un frullatore e/o un passeggino per un figlio forse mediocre probabilmente non voluto almeno “in quel momento”, vi ([4]) troverete anche con un nulla (di) fatto di scarpe non risuolate (o non risuolabili, Quale è peggio?), consolle per videogiochi inutili e prive di valore, lettori digitali di non-libri che quindi non hanno “dentro” libri. Ma nemmeno ve ne accorgerete.

 

E così, Jeff Beck che nel 2016 alla Hollywood Bowl si inventa o quasi una “The Revolution Will Be Televised” (G. S.-H. chi? Gil Scott-Heron chi?, Di nuovo) appare privo di pubblico sciente, sebbene “commanding through loudspeakers” (do you Banshees?).

 

Se non è gloria, non passa nemmeno.
A Hackney non ci vai, se non hai voglia di mangiare anguilla.  

 

Non avete capito nulla? Meglio, la libertà non vi manca, perché non la conoscete.
Comunque, l’ultima volta che sono andato a Berlino mi sono fatto regalare, si era a Kreutzberg, un Opinel: tecnologico (manico di plastica gialla, non di legno) e individualista: ché io cadrò con l’arma bianca in pugno (e libero a ogni prezzo).

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

© 2018 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

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[1] Troverete più esclamazioni del solito in queste righe.
[2] N parlerà Massimo Zamboni una trentina di anni dopo in Nessuna voce dentro, Torino, Einaudi, 2017.
[3] Antonio D’Orrico, che mi sta visceralmente antipatico per il suo protagonismo, ha due palle che un Romano si farebbe regalare. Ma D’Orrico scrive di “libri”, rectius letteratura).
[4] Son troppo generoso? Qualcuno di voi, allora.

martedì 11 ottobre 2011

JEFF BECK

JEFF BECK

Se guardi le mani di JB non pensi a un chitarrista, sono le mani forti di chi fa lavori manuali ([1]).
Penso a un vetraio o a un falegname di quelli che vedevo a sei-sette anni: mani che nemmeno la punta del diamante o i denti della sega possono intimidire, erano come dei Vulcano della metropoli, potenti e temibili!

JB che scende in città a comperare le candele (spark plug però suona meglio) per uno dei sui pezzi da collezione su ruote e poi si ferma al pub per un whisky allungato con acqua.
Jeff Beck è come la copertina di Jeff Beck’s Guitar Shop: ama le chitarre come le sue automobili e le guida entrambe con metodo e grandissimo talento; con altrettante perizia e passione le accudisce.

Jeff Beck sale sul palco con pantaloni neri, tank top bianca e gilet nero con scarponi da lavoro che lo terrebbero attaccato alle assi di legno anche se arrivasse un tornado con un AAA pass.
Poi impugna la chitarra Fender Stratocaster (spesso con leva) e tutto si trasforma. Lui non suona degli assolo, lui rende il suono una sorta di stream of consciousness potente ma mai volgare, riesce persino a farmi sopportare “A Day in the Life” ...

Jeff Beck suona, nel senso che trae musica da uno strumento musicale, è un musicista che poco affida alla parola e in questo si distingue sia dagli altri chitarristi che hanno militato ne The Yardbirds, sia da un grandissimo della chitarra quasi per caso come Pete Townshend. Solo Jeff Beck si accontenta di esprimersi con il suo strumento.

Delle due l’una: o già conoscete Jeff Beck o dovrebbe venirvi voglia di conoscerlo.
A me piacerebbe averlo come amico e qualche volta andare in auto con lui, su una MG racing green sapendo di potermi fidare della sua guida.

                                                                                                                      Steg



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[1] Incidentalmente mi ricordano le mani di un altro fuoriclasse di cui ho già scritto in questo blog, ma qualche pensiero lo tengo per me.