"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 4 settembre 2025

ARMANI?

 

ARMANI?

 

Lo incontrai solo una volta: nel corso di una causa in cui lui era controparte e chiamato a deporre, appunto, come parte (vi risparmio la procedura civile), innanzi al Tribunale di Como, usuale aula di fase istruttoria.
Direi un trenta anni fa.

 

Fast backwards: comprai un paio di slacks grigi dell’Emporio, in via Durini, e poi una giacca sfoderata blu. Credo di avere ancora entrambi i capi.
Anni ottanta pieni.

 

Per il resto, ricordo la copertina dell’album di Grace Jones Nightclubbing.

 

Poi c’è quella one night quasi folle, che in “qualche modo” era collegata a lui (presenziò sua nipote): intitolata Biglietteria Est, alla Stazione Centrale di Milano.

 

Mi sbaglierò, ma la sua visione imprenditoriale era quasi antitetica a quella dell’amburghese Karl Lagerfeld, che sempre privilegiò la liberta rispetto alla impresa propria, a differenza del piacentino.
Sembrano i nomi di battaglia di due corsari (ricordo Il Corsaro Nero), della moda.

 

Rest In Power.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 14 luglio 2014

L’IDIOTA DI IGGY POP


L’IDIOTA DI IGGY POP

 
L’idiota di Fëdor Michajlovič Dostoevskij è un’opera ponderosa, secondo la common opinion per cui “i Russi scrivevano tanto dato un clima non benevolo”.
 
The Idiot, formalmente album di Iggy Pop, ma per tutti coloro che hanno approfondito una gemma (per me un capolavoro) berlinese di Iggy Pop e David Bowie, è ancora legato alle durate viniliche e, essendo singolo, nominalmente tanto impegnativo quanto altre centinaia di LP pubblicati nel 1977.
L’immagine di copertina è ispirata a un quadro riconducibile alla corrente pittorica die Brücke: Roquairol di Eric Heckel.
 
Una sera, sfogliando il numero del mese corrente (quale non ricordo) di Musica 80 arrivai a un articolo scritto da Maurizio Bianchi ([1]) in tema di afterpunk.
Quindi, alla luce della abat-jour scorsi i dorsi del vinile della mia discoteca ed estrassi un copia promozionale ([2]) di The Idiot. Era ancora inviolata.
 
Credo sia uno dei casi in cui la parola epifania possa essere da me e per me usata senza tema di smentita.
Grazie a Maurizio Bianchi.
 
Recensire l’album dopo 37 anni non ha senso.
Non scriverne è indice di mancanza di senno.
Quoi faire?
 
Qualche puntino sulle i.
Non ci sono più The Stooges. Altrimenti i suoni sarebbero stati rabbiosi ma vecchi.
 
Per i più piccoli: andate a cercare da qualche parte “La lega umana”, Sheffield senza lame e con già tastiere (zero chitarre ([3])), e scheggiatevi le unghie per estrarre quel gioiello che è “Medley: Rock ‘N’ Roll/Night Clubbing”. Brividi? Me lo auguro.
 
Adesso, sbavatevi il mascara (se ne avete) e andate a sudare per e con “Nightclubbing” cantata da Grace Jones.
 
Per il resto, se siete pigri vi basta Wikipedia.
 
Morchia di catena di trasmissione di motocicletta, scintillio di lame fuorilegge al chiaro di luna futurista, jeans (se del caso) ballardianamente copulati, eccipienti sintetici (not in my backyard, but if you like them I don’t judge you).
I ragazzi dum dum surfano onde macchiate di petrolio.
 
Gli anni settanta erano – finalmente e anche – loro morti.
Davanti a noi non c’era che presente. Allora ci bastava.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Rinvio al post  “Note sul punk in Italia e a Milano” alla nota 9 e testo ivi.
[2] Omaggio di un oscuro giovane giornalista, insieme a Marquee Moon dei Television. Lui preferiva – ancora e irrimediabilmente – l’ovvio liverpudiano e si era disfatto volentieri di quei due dischi (anche da lui ottenuti gratis) e, udite udite, stampati in Italia.
[3] Si pubblicherà mai il loro post?

giovedì 4 ottobre 2012

GRACE JONES (il post punk via Jamaica)


GRACE JONES
(il post punk via Jamaica)

 

Anni di confusione, certo.
Anche anni in cui il danaro era più o meno contato perché eravamo giovani.
Anni in cui “le radio” (cioè le ancora, anch’esse, giovani emittenti sulla FM) potevano informare musicalmente ([1]).

 

Rammento che la copia di Nightclubbing (nel 1981) mi costò molto, ma non c’era scelta ([2]).
Mesi dopo, comprai il precedente Warm Leatherette (del 1980)  a Londra.

 

Ecco, noi andavamo avanti anche così: nel cross-over dei formati in pollici (7 e 12) e delle versioni, in cui magari un dub mix era più ortodosso (sic!) di un Tom Moulton Mix, ancorati come ancora eravamo a minutaggi minimi delle registrazioni quasi come garanzia della bontà delle nostre scelte musicali.

 

Cosi quei due album “di” Grace Jones si posero come fondamentali ([3]).

 

Allora si inciampava sulle versioni originali, cosicché senza le sue interpretazioni, quelle di una delle rare, vere, dive della musica contemporanea, si sarebbe persa la matrice di The Normal per “Warm Leatherette” o si sarebbe posticipato – a proprio scapito – un più attento ascolto di The Idiot di Iggy Pop.

 

Opinioni puramente personali, come sempre: andate a scoprire un duo australiano dimenticato quale è Flash and the Pan; e poi davvero preferite la versione di The Pretenders di “Private Life”?

 

Per chi volesse osare fuori da queste direttrici, consiglio di cercare anche le interpretazioni (ambo nelle versioni da sette minuti abbondanti ciascuna) di “la Vie en rose” ([4]) e di “Send In The Clowns” di Miiiss Graaace Jones ([5])!

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Rimando al mio recente, nel 2012, post dedicato a Leonardo “Leopardo” Re Cecconi: LEONARDO “LEOPARDO” RE CECCONI (il Fangio dei D.J. radiofonici)
[2] Il fatto che il New Musical Express lo votò album dell’anno mi pare un buon indice della correttezza della mia scelta.
[3] Rendendo perciò il doppio CD Private Life: The Compass Point Sessions che li racchiude addirittura miliare. 
[4] Anche così si ricorda Edith Piaf.
Penso che Jean Cocteau non mi biasimerebbe troppo.
[5] Che mi fregio di aver ammirato in concerto verso le 03.00 del mattino, il 1° gennaio 1988 al Roseland Ballroom di Manhattan.