"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 13 aprile 2026

LA CRITICA NON ESISTE (PIÙ) PER LA LETTERATURA POPOLARE?

 

LA CRITICA NON ESISTE (PIÙ) PER LA LETTERATURA POPOLARE?

 

Ogni tanto mi soffermo sulla (milanesismo) Rowling e sulla Galbraith.

 

Non ho letto una riga di Harry Potter e se lo avessi fatto, probabilmente mi terrei stretta una copia in prima edizione italiana ([1]).

 

Il primo romanzo firmato Galbraith? Una copia di un abbinamento editoriale.

Magari no, ma mi pare di sì: Denmark Street evocata in quell’esordio “altro” della scrittrice ha un gusto (ancora attuale e non “retro”) Sex Pistols che non va via.

E mi vedo J. K. Rowling scegliere quel vicolo (curioso “Street”, sebbene Tin Pan Alley, ma io penso a “Suicide Alley”), perché lei è persona che The Smiths li tiene sugli scudi.

E brava Mrs. Rowling!

 

Queste righe sono critica letteraria.

Non vagheggiamenti di chi non distingue una Fender da una Gibson ([2]).

 

Dunque?

Che cosa leggo io se non quel che ho scritto?

 

Intravvidi i Mott The Hoople nella narrazione dei natali di Cormorant Strike.

Mi sono suonati bene, quindi li tengo da conto.

 

Magari qualche scia (non chimica) di Kate Moss ([3]) riappacificata con Peter Doherty che (come ha fatto? E non si tratta di mia critica) porta bene gli abiti. Con un pensiero a Frédéric Lo (e mille pensieri a Daniel Darc ([4])).

 

Gli strumenti ve li ho dati.

Londra è spietata, state attenti.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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[1] Se le mie copie dell’esordio di Enrico Brizzi, e forse di quello di Ammaniti, sono decenti qualcuno mi paga centinaia di Euro? Se decidessi di vendere.
[2] Non ho detto Gretsch: fra i morti di aprile sta, titano nella musica, Johnny Thunders - pur amando lui anche “la Junior”. Nel più crudele di mesi, ivi stanno anche Emilio Salgari e Francis Bacon
[3] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2021/09/kate-moss-half-sketch.html
[4] https://www.discogs.com/master/2554541-Peter-Doherty-Fr%C3%A9d%C3%A9ric-Lo-The-Fantasy-Life-Of-Poetry-Crime

mercoledì 27 marzo 2024

GIORGIO FALETTI: DANNEGGIATO DALLA CRITICA POSITIVA? (half sketch)

 

GIORGIO FALETTI: DANNEGGIATO DALLA CRITICA POSITIVA?

(half sketch)

 

Difficilmente cambio opinione, quando capita di solito mi spiego il motivo (non per giustificarmi).

 

Fui molto deluso dalla lettura di Appunti di un venditore di donne di Giorgio Faletti ([1]), che ricordo acquistai alla sua uscita.

Probabilmente la colpa fu una recensione entusiastica di Antonio D’Orrico: suo massimo paladino che evocava Umberto Simonetta ([2]), e probabilmente anche Giorgio Scerbanenco ([3]), e ovviamente Milano ([4]).

 

Ho poi letto Io uccido ([5]): non ho capito le ragioni del suo successo, ma non essendo io un estimatore di Umberto Eco (anche lui piemontese) romanziere …

 

Ho quindi letto Pochi inutili nascondigli ([6]): qualche racconto mi piacque.

 

Strane le idee: la miglior biografia di Faletti se la è scritta lui, abbinandoci due CD ([7]): Da quando a ora.

Non mi risulta nessuno studio della sua opera letteraria (qualche tesi di laurea?) ([8]).

 

Giorgio Faletti era sicuramente una persona di grande talento, ma le classifiche non sono mai buone consigliere: sostenere che lui (lo sostiene D’Orrico) fosse il più grande romanziere italiano (e ciò contribuì al suo iniziale successo)?

Faletti confessa(va) un vocabolario non ricco. Aldo Busi vanta, sé dicente, il massimo vocabolario di autore nazionale.

 

Giorgio Faletti sbagliava le pronunce (difetto tipicamente italiano ([9])). Con l’Inglese invece mi pare nulla quaestio.

 

Probabilmente gli hanno costruito un alto profilo e lui ha pensato che sputarci sopra non fosse poi una grande idea.

 

 

(continuerà il post)?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 5 novembre 2019

RING DI CRITICA LETTERARIA (Mari vs. Scaraffia)


RING DI CRITICA LETTERARIA
(Mari vs. Scaraffia)

Non sono persona che rifiuta di cambiare idea. Ma le reiterate mancanze altrui rafforzano una opinione non positiva.
Ricordo che in un post di anni fa avevo usato l’allegoria di quel manifesto che contrapponeva Andy Warhol a Jean Michel Basquiat.
Questa volta mi pare che Michele Mari vinca ai punti contro Giuseppe Scaraffia.

Michele Mari lo ho conosciuto per caso, attraverso – contemporaneamente – gli Ianva e Emilio Salgari; da lì ho letto Tutto il ferro della torre Eiffel ([1]), Tu, sanguinosa infanzia e Rosso Floyd.
Posso eccepirgli, quanto al primo dei tre titoli citati: la mancanza di una nota bibliografica e la confusione fra Pernod e pastis (il primo è un prodotto definito, il secondo la categoria di cui il Pernod è parte, insieme a Ricard, 51, eccetera: tutti i pastis di Francia?) e, forse, anisetta.

Giuseppe Scaraffia continua, inesorabilmente, ad avere una pecca ben più grave: le sue bibliografie sono “tirate via”: citazioni ripetute, titoli accompagnati dalla traduzione italiana oppure no oppure la indicazione della sola versione italiana.
Insomma, ogni suo libro di cui ho copia soffre di una qualche inaffidabilità. L’ultimo forse anche di provincialismo: non inserire infatti l’indirizzo de Le Grand Véfour (anche la terza parola ha la maiuscola siccome cognome) nell’elenco che accompagna il testo de L’altra metà di Parigi fa sospettare che egli non vi abbia messo piede.

Ecco perché vince Mari.


                                                                                                                      Steg



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[1] “t” in minuscolo in originale.

martedì 24 gennaio 2012

LETTERATURA E EDITORIA PERIODICA NON SPECIALIZZATA

LETTERATURA E EDITORIA PERIODICA NON SPECIALIZZATA

Letteratura e editoria periodica non specializzata: grande prudenza nello scrivere a proposito di libri?

I supplementi letterari (che siccome aumentano non possono, appunto, essere tutti specializzati dalla prima all’ultima riga) sono popolari quasi come le trasmissioni di cucina.
Dovrebbero in realtà fungere innanzitutto da “tamburino”, cioè da informatore sulle uscite meno ovvie.

Alcuni atteggiamenti mi danno fastidio: le pavide rubriche in cui il libraio scelto dalla testata giornalistica del caso indica ciò che si vende (ovvero i disprezzati best seller, ma senza dirlo troppo perché ci sono anche le pagine di pubblicità degli editori, forse?) indi elenca quel che consiglia.

Poi c’e`il critico mascherato – con licenza di stroncatura o anche solo di giudizio negativo –, cosi di nuovo si salvano capra e cavoli.
Ben peggio è il critico amico, del morto (per esempio di Simenon) o del vivo (per esempio di Faletti), poiché solamente chi bada alla firma lo scopre dopo due o tre recensioni consecutive ([1]).

E che dire degli scrittori santificati? Camilleri è simpatico anche se fuma.
Proust è invulnerabile a ogni, eventuale, critica.

Poi ci sono i quasi irrecuperabili: l’esempio Louis-Ferdinand Celine, che anche in Francia continua da morto a soffrire non poco e ad essere spesso oggetto di “mani avanti”, prima di giudizi positivi sulle sue opere romanzesche.
Ma forse di Celine è meglio che scriva in un’altra occasione, oppure mai.


AGGIUNTA NATALIZIA ([2])
Il supplemento culturale de Il Sole 24 Ore di domenica 18 dicembre 2011 in ben due pagine diverse (a proposito di strenne) si prodiga nel magnificare due volumi editi da Bompiani a propos de Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupery, ma...
Ma accade che di nuovo non ci sia niente di niente.
Una è la semplice traduzione si un libro edito in Francia da più di un anno. Una strenna riscaldata.
L’altro è addirittura la ristampa dopo anni (ripeto anni) della edizione italiana, altro che “inedito” della sceneggiatura di Orson Welles per il suo film, mai realizzato, tratto dal predetto libro.


E ADDENDUM DI GENNAIO
Con toni seri e giustamente, qualcuno si è preoccupato del calo, vistoso, dei lettori di libri nello scorso anno 2011. I lettori in diminuzione sarebbero fra coloro che leggono almeno un libro al mese, cioè quelli su cui si regge buona parte del settore editoriale nazionale.
Bene: ma perché non domandarsi se il calo non sia dovuto anche al vincolo degli sconti in libreria (massimo 15%) per non sfavorire i piccoli editori. Certo, invece i grandi possono inventarsi le promozioni con sconto ab origine del 25% per alcuni nuovi titoli.
Alla faccia delle liberalizzazioni (che in Francia lo sconto sia al 5% massimo non cambia il risultato. Là i libri usati costano spesso molto meno che in Italia).


Data questa situazione complessiva ([3]), provate un poco a riflettere, e pensate anche a cosa state leggendo e perché avete scelto quel libro.


                                                                                                                      Steg



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[1] Lieto di essere smentito, con specifica di recensione “nemica”, però.
[2] Questo post cova dall’autunno 2011.
[3] Ma non finirà qui.