"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 14 aprile 2015

CHUCK IS A SUBVERTER (about Chuck Palahniuk)


CHUCK IS A SUBVERTER ([1])
(about Chuck Palahniuk)

 

Premessa: questo post sarebbe stato più pirotecnico, se non fosse che alcuni dettagli sarebbero ripetizione di quanto ho scritto più di due anni fa a proposito di Bret Easton Ellis, e quindi non ha senso ripeterli ([2]).

 

Il 99% (rimango prudente) di chi dice di conoscere Chuck Palahniuk da prima del film Fight Club è un bugiardo e sto parlando delle persone di madre lingua inglese ([3]), perché altrimenti, la predetta percentuale dovrebbe aumentare ed includere i millesimali “al 9”.

 
Brad Pitt era ancora nessuno ([4]) e Edward Norton una promessa quando interpretarono il film da co-protagonisti.
Visto il film, quattro cretini cercarono di imitare i fight club e le loro ragazze pure rimasero cretine, ma per altri motivi.
 
Poi tutto finì perché è solo una hype e, per definizione, essa non può durare.
Però Palahniuk non solo non sparisce, ma (per fortuna) continua nella sua professione e arte: perché egli continua a scrivere dopo Fight Club, che è un romanzo del 1996, ma che tutti scoprono dopo il film con il risultato che chi si avventura a leggerlo potrebbe anche pensare che i due romanzi successivi siano antecedenti non fosse altro che essi sono pubblicizzati sulla scia del successo del primo.
 
La prosa dell’autore è sempre cruda, almeno per quello che ho letto io.
Ma questa non sarebbe una novità. Diciamo che spesso anche gli argomenti che affronta non sono quelli usuali, ma possono ricordare certa cinematografia USA degli scorsi anni ’70.
 
Palahniuk rende visibile di nuovo quello che si è nascosto per non vederlo, come una mano che ti stringe la mascella e ti gira la testa costringendoti a guardare là, dove hai relegato ciò che eviti da anni.
Palahniuk è come un coltello che ha la lama con il doppio filo ([5]).

 

Quello che mi diverte, letteralmente, di più di lui è che il suo sito internet ufficiale ha una sezione “negozio”.
Non solo si tratta di un passo ulteriore rispetto a una visione pop dello scrittore che prevede i tour promozionali, ma è anche l’affermazione che “sta bene, sono un autore serio, ma sono anche disposto a vendermi”, e così facendo egli contemporaneamente alimenta e estingue quel fanatismo letterario che a me pare (come quello di altre arti) pericoloso soprattutto per chi lo pratica.

 

Evidentemente, nell’incontro letterario pugilistico Palahniuk-Ellis si andrebbe a un verdetto dei giudici, molto probabilmente.
Ma una cosa è certa: il primo riuscirebbe (anche solo per il gusto di farlo, come Serge Gainsbourg) ad essere sgradevole se ospitato in una trasmissione televisiva. Non è poco.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2015 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 




[1] Come “Sheena Is A Punk Rocker”.
[3] Come quelli che raccontano di aver visto i Sex Pistols nel 1976 a Londra, allo Screen On The Green o anche solo al 100 Club. Potrei credere solo a Rosso Veleno, ma è morta da molti anni.
[4] Certo non è diventato mai un grande attore.
[5] In caso di doppio filo, il coltello in Italia non si può acquistare liberamente.

lunedì 24 febbraio 2014

RANK XEROX E RANXEROX (ancora su Stefano Tamburini, e su Tanino Liberatore)



RANK XEROX E RANXEROX
(ancora su Stefano Tamburini, e su Tanino Liberatore)



Anche oggi, 23 febbraio 2014, è facile fare i carini e illudersi “con quelli corretti”: Ornella Vanoni ha 80 anni e di Hugo Pratt non ci direbbe nulla di male.
Corto Maltese è un gran figlio di buona donna, ma non sembra.
Chiaro il segnale?

 

Provate ora a dire bene del Coatto sintetico con il cervello di una fotocopiatrice, novella creatura di un Barone Victor Frankenstein ([1]) che era non un nobile, bensì un giovane adiacente agli studelinquenti ([2]): Stefano Tamburini.

 

Dando a Cesare ciò che è di Cesare, e quindi anche al grande abruzzese (il terzo dopo Gabriele d’Annunzio e Ennio Flaiano) Gaetano “Tanino” Liberatore i suoi meriti, possiamo concludere che Tambura e Tanino sono stati dei Prometei del ventesimo secolo?

 

Ore fa, proponevo a Michele Mordente (scrivendoglielo), per anni inesausto esecutore artistico di Steve Tamburo, di editare le storie di Ran(k)Xerox annotandolo come accadde dal 1969 e per qualche anno con fortuna decrescente per alcuni romanzi di Emilio Salgari per iniziativa e cure di Mario Spagnol.
Fatica inutile, ma alla quale mi dedicherei volentieri.
 
Quarti d’ora prima, infatti, riguardavo grazie a un DVD artigianale (ricevuto troppo tempo fa da Mordente) un Tamburini ancora vivo nella trasmissione televisiva RAI (3, Campania) intitolata “Sulla carta sono tutti eroi”.
E a parte lo Schifano (Mario) ormai noto, riemergeva il ballardiano Crash che certo non è gradevole, ma è vero, jamesdeaniano e comprensibile (se non anche condivisibile, ma se lo è per alcuni ne prendo atto e basta).
Apparivano anche (ivi in quanto nelle tavole a fumetti) delle ragazzine violentissime: irreali allora, reali oggi. Ovvero il coatto R(k)X rischierebbe ora di essere vittima (con le voglie di calcetto infrasettimanale?) della sua eroinomane e ninfomane ultraminorenne.

 

Al di là delle rispettive capacità: somme nel mondo del fumetto, il personaggio pensato da Steve Tambura rimane alla fine soltanto suo. Ci ha provato Tanino a illustrarlo – dopo la morte di Tamburo nell’aprile 1986 – con l’altrui contributo (di Alain Chabat) nelle sceneggiature, ma alla fine la minor distorsione appare disarmonica. Più cattiveria contingente e meno violenza da psicoterapia mancano in quelle tavole caleidoscopiche e ipnotiche, e entrambe sono invece, rispettivamente in addizione e in sottrazione, necessarie.

 

Non so cosa ne pensa Chuck Palahniuk, probabilmente egli si inchinerebbe a un campione della distruzione gratuita come Rank.

 

Noi lo chiamiamo Rank.
Ricordo, una ventina ben abbondante di anni fa, ero a Roma per lavoro e nel pomeriggio, finiti gli incombenti e prima di andare in aeroporto, andai in un negozio di fumetti ([3]) con la metropolitana e sulla scala mobile pensavo a Rank e ai livelli della sua Roma futura e coatta. Mi era inevitabile.

 

In fondo, Rank e Lubna sono una coppia affiatata e da invidiare, mentre Corto Maltese rimane tristemente solo non avendo avuto il coraggio di lasciare l’eccesso della avventura maschilista per una Pandora Groovesnore che ancora mi farebbe battere il cuore (se non fosse che ...).

 

 

                                                                                                                      Steg

 
 
POST SCRIPTUM (del luglio 2015)
Non sono uso a cortesie, ma nel caso di specie si tratta di Michele Mordente, quello che io definisco l’esecutore artistico (con Alessandra Tamburini) di Stefano Tamburini, il quale sta pubblicando e pubblicherà materiale raro di Tambura (e non solo). Ecco la pagina Fb rilevante:
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

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[1] Il romanzo Di Mary Wollstonecraft Shelley fu pubblicato nel marzo 1818.
[3] Anche “fumetteria” è una parola a me sgradita siccome accettabile.



domenica 1 luglio 2012

BRET EASTON ELLIS


BRET  EASTON  ELLIS

Pensavo di scrivere il non facile post sui Manic Street Preachers.

Poi mediante un DVD ([1]) ho visto una breve intervista a Bret Easton Ellis di qualche anno fa.
Escludendo di creare un post di stile “pugilistico” (ma ricordate la locandina dove erano contrapposti Andy Warhol e Jean Michel Basquiat?) in cui si confrontavano Ellis e Chuck Palahniuk ([2]) (autore di Fight Club) ([3]) ho pensato che Bret Easton Ellis rimane un buon argomento.


I circa cinquantenni italiani hanno subìto un momento non del tutto positivo: ancora non esisteva Internet (in termini commerciali) e quindi pensavano di venderci “l’America” ancora come ai tempi in cui Carla Gravina correva “in bianco e nero” sul ponte di Brooklyn ([4]).
In verità erano passati venti anni, ma niente da fare. I critici letterari ci hanno venduto un pacchetto di “minimalisti” (negli USA almeno Ellis, Jay McInerney e Tama Janovitz li chiamavano literary brat pack ([5])) assolutamente eterogenei.

Infatti, l’unico vero talento, indipendentemente da ciò che cercano ancora di ammannire nel 2012 (contratto con Bompiani, dunque recensioni delle testate Rizzoli: ma McInerney è da tempo noioso) e da chi è svanito (Davide Leavitt, ma anche la Janovitz), era Bret Easton Ellis.
Tanto che io, ben conosciuto a me stesso come coltivatore di culti destinati all’estinzione, lessi ed apprezzai il romanzo di esordio della sua amica di allora Jill Eisenstadt, intitolato From Rockaway ([6]), e non perché evocativo di una canzone dei Ramones ([7]).


La realtà è un’altra: se l’esordio nel 1985 di Ellis, Less Than Zero, fu un caso letterario (a noi lo disse il mensile The Face), pochi si accorsero del romanzo successivo: The Rules Of Attraction del 1987, storia godibile, soprattutto per chi conosce direttamente le strutture accademiche nordamericane ([8]).


Ma poi ecco un nuovo ordigno letterario deflagrare: American Psycho, nel 1991.
Sono gli anni della nuova invincibilità finanziaria, assorbite certe sconfitte del 1986-87 (a parte Michael Milken e Ivan Boesky) peraltro “certificate” dal, ancora geniale, Tom Wolfe nel suo The Bonfire Of Vanities di tackeriana assonanza ([9]).


Innanzitutto segnalo una scelta editoriale piuttosto interessante: il romanzo non ha una prima edizione hardcover. Questo accade, per quanto ne so, negli USA, nel Regno Unito, in Italia. Cioè` si vende “pulp”.
Poi, per chi lo ha letto, leggetelo se state leggendo questo post, è chiaro come la storia sia piuttosto un modo per pensare sulla base di vignette truculente.
Comunque fra persone uccise ed elenchi di marchi di moda famosi (qui davvero anticipando l’esasperazione del brand (una volta erano “marchi di fabbrica” o “marchi di commercio” - ora è il marchio del bestiame, ma il bestiame marchiato è umano ([10])) il romanzo consacra definitivamente Ellis, anche se nessuno si preoccupa di controllare nomi e cognomi dei suoi personaggi che invece si ritrovano.

Al protagonista, Patrick Bateman: Wall Street wiz e omicida, i Manic Street Preachers intitoleranno nel 1993 “un” b-side (che b-side!).


C’è una bella raccolta di racconti di Ellis, si intitola The Informers ([11]), è del 1994.


Il successivo romanzo è del 1998, esce con copertina rigida, non lo ho ancora letto ([12]): Glamorama ([13]).


A questo punto credo vi sia chiaro che per me Ellis finisce prima del 2000. Ma il mondo è strano, la vita di più: anni fa ero ad Amsterdam e, su una panchina, una sera, ho trovato copia, privata della sovraccoperta, dell’edizione italiana di Lunar Park, ad oggi penultima sua opera narrativa lunga.
Lo lessi. Non lo trovai, per i miei gusti, eclatante.
Comunque l’autore è di quelli con cui ci si deve confrontare e (ecco un tratto similare a Palahniuk) è di quelli che fanno dei veri tour per promuovere i propri libri: c’è del rock ‘n’ roll animalism quindi in questi scrittori.


Dimenticavo: quando Ellis venne a Milano a promuovere Lunar Park, gli feci autografare la mia prima edizione, USA, di American Psycho.




                                                                                                                      Steg






© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Altro post sul conduttore di questa e altre trasmissioni, Thierry Ardisson, seguirà, dati i livelli qualitativi talvolta eccelsi, e si tratta di programmi della “televisione pubblica” francese.
[2] Prima o poi ci sarà anche un post su Palahniuk.
[3] Regola 1: sempre nome e cognome delle persone citate, cosi come in un testo scientifico si definisce subito un concetto. Regola 2: nome e cognome possono richiedere un altro elemento di identificazione.
[4] Regalo un post su qualsiasi argomento a chi fosse in grado di fornirmi l’audio del primo, ripeto primo non mi interessa il successivo, “Carosello” del chewing-gum Brooklyn con appunto Carla Gravina protagonista.
[5] Gioco di parole evocativo non solo del “brat pack” dei giovani attori degli scorsi anni ottanta, ma anche degli spavaldi Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr. del “rat pack”?
[6] In Italiano I ragazzi di Rockaway.
[7] Non c’entra niente, ma io ho un/a lettore/lettrice ideale, inesistente: ha meno di trenta anni; meglio se più giovane.
Gli/le regalo delle indicazioni che permettono di non seguire strade tortuose.
Quindi, per favore, mio/a ideale lettore /lettrice cerca e leggi Fabulous Nobodies - in Italiano – Favolose nullità - di Lee Tulloch. Chissà: magari – se me lo farai scoprire – in futuro sarò io a leggere il tuo blog! In fondo io scrivo perché trovo poco da leggere (in rete e fuori) che mi incuriosisca.
[8] Entrambi i romanzi furono pubblicati in Italia dal coraggioso editore Tullio Pironti. D’altronde aveva pubblicato anche White Noise di Don DeLillo e il precitato From Rockaway. Grazie.
[9] William Tackeray, Vanity Fair.
[10] Ecco un possibile senso, spregiativo, nel passaggio da trademark a brand nel parlato di chi opera nel settore della moda.
[11] Assurdità delle traduzioni, in Italia si intitola Acqua del sole.
[12] Fu il mio primo acquisto su Internet.
[13] C’è ancora Patrick Bateman fra i personaggi, come del resto lo si trova in The Rules Of Attraction.