"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 22 luglio 2025

TRE RIVOLUZIONI IN TRE ANNI

 

TRE RIVOLUZIONI IN TRE ANNI

 

1977, 1978, 1979: tre rivoluzioni musicali in tre anni, noi.

Lenin imbalsamato, Trockij picconato, Stalin con capelli e baffi tinti.

 

E non erano ancora arrivati The Associates.

 

A buon intenditor …

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 7 gennaio 2024

LA “PROPRIA” BIBLIOGRAFIA

 

LA “PROPRIA” BIBLIOGRAFIA


C’è un signore, di Piacenza, i cui libri finiscono spesso fra i remainders in tempi brevi.

Non avrà mai il privilegio di essere citato in un mio post: gli farei pubblicità.

 

“Altro suo libro, altro remainder”: ed in esso, in bibliografia rinvengo un libro che ben conosco, perché non è fra quelli che avrei nella “mia bibliografia mod”.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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martedì 3 aprile 2012

NEL 1978 C’ERANO SEMPRE DUE GIAPPONESI … (“Excuse me are you a mod?” – parte 2)

NEL 1978 C’ERANO SEMPRE DUE GIAPPONESI …
(“Excuse me are you a mod?” – parte 2) ([1])



Per chi non c’era, può anche far sorridere.



Nell’estate del 1978 (avevamo apprezzato sia i singoli, sia gli album che non sono piaciuti a Stefano Bianchi ([2])), noi – recidivi e isolati e invisibili e dileggiati, magari anche allontanati da “cellule” e “nuclei” della sinistra – punk (o come tali descritti dagli altri) avevamo solo l’imbarazzo della scelta quanto a concerti nel Regno Unito ([3]).



Ma ovunque si andasse, Music Machine, Red Cow, etc., alla fine saltava fuori, immancabile, una coppia di giapponesi (non sempre gli stessi).
L’ideale del vicino: non gridavano, non ti rovinavano addosso, non ti rovesciavano la birra sul collo.



L’anno dopo, i giapponesi non si notavano più.
C’erano le comitive sbraitanti, con magliette da chiosco turistico dei Sex Pistols. Poco importava se fossero romani o lombardi nella parlata.
Il punk da torpedone non era per noi.



Anche indossare una parka originale - grazie MB, first Milan parka - richiedeva un impegno notevole (in UK e in Italia).
In una mattina di quell’agosto 1979 un paio di bobby fermarono me, MB e JS a Notting Hill Gate: due mod e un punk (JS) erano evidentemente sospetti. E non furono gentili ([4]) come quella punkette a Euston Station o accomodanti come quella skinette al concerto dei Madness al Nashville delle quali ho scritto altrove ([5]).



And so you were punk, and then mod or skin ...





                                                                                                          Steg







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[1] Mi è parso più dinamico un testo separato da altri già contenuti  nel blog, nello spirito di una lettura anche singola.
[2] Si veda il post intitolato “L’arte della de-punkizzazione”.
[3] Yours truly il 18 agosto era a Edinburgh, al Clouds, per Siouxsie and the Banshees; il 19 al London Marquee per gli Ultravox!.
[4] I poliziotti ci lasciarono andare dopo poco, stizziti perché eravamo puliti e, per di più, anche con qualche fiver in tasca noi upstart, piuttosto “angelici”, dunque.
[5] La “parte 1” di questa serie di post.

giovedì 25 agosto 2011

“EXCUSE ME ARE YOU A MOD?” OVVERO “OH MUMMY WHAT’S A SEX PISTOL?”



“EXCUSE ME ARE YOU A MOD?”
OVVERO “OH MUMMY WHAT’S A SEX PISTOL?”

 
“Excuse me are you a mod?”
La domanda proviene da una voce cristallina che mi sveglia da un sonno davvero precario, sono sdraiato su un’ampia “spalletta” nell’atrio di Euston Station.
Certo che avvolto io nella mia parka e con un pork-pie hat calato sugli occhi forse un poco di ironia nella punkette che mi apostrofava c’era.
 

Ma era mattina, e dopo la serata del 26 agosto 1979 di chiusura della March of the Mods al Lyceum (Tony Face non lo ho visto …), con il successivo vagare notturno per London fino a questo ricovero, devo avere fatto un mezzo sorriso e lanciato una occhiata divertita alla “Prima Parka di Milano” e dopo i saluti, con il tube sono tornato all’Alloggio Angolo Portobello per qualche altra ora di sonno. Ben poco perché era bank holiday con il Notting Hill Carnival in pieno svolgimento e il corteo di sound system sotto un sole benevolo non passava certo inosservato e sopratutto inaudito; un sorriso stirato, ossequi al dub e a Paul Simonon (pre “Guns of Brixton”) e quindi in giro per il quartiere, che altro fare avendo optato per non andare sulla costa 25 anni dopo Margate ([1])?

 

Giorni prima al London Nashville una skinette mi aveva apostrofato, non ancora incominciato il concerto dei Madness, e mi graziò (per lei restavo un wop; diversamente sarebbe stato un trattamento ben descritto in “Down In The Tube Station at Midnight”) poiché non lavoravo rubando il posto ai Britons ([2]); ma mi consigliò anche Meaty, Beaty, Big and Bouncy ([3]) ed io che pensavo mi prendesse in giro il giorno dopo le fui grato.

 

Il problema era che nella estate del 1979 gli Italiani vocianti con dozzinali T-shirt dei Sex Pistols al Marquee erano un oltraggio per i kid ‘77.
Così a un concerto de The Chords decisi che si doveva cambiare per restare se stessi, ma con finalità antitetiche al Gattopardo ed ecco l’origine delle mie piccole avventure londinesi in sta-prest, Ben Sherman and so on.

 

For the record: a Portobello nell’agosto 1979 si comprarono Join Hands e Cut ([4]) prima che arrivassero nei negozi.
Oltre a code infinite per ascoltare The Ruts al Marquee.
Non è solo Mods Mayday e All Mod Cons ([5]) dunque.

 

Del resto nei successivi mesi milanesi la parka con il badge di Sid Vicious al bavero o la mia presenza al concerto dei Damned al Teatro Orfeo erano conferme del fatto che io avevo jumped OFF the bandwagon.

 

Ecco forse vi ho appena parlato anche dei Manic Street Preachers (“Oh mummy what is a Sex Pistol?”: geniale non intitolare cosi la canzone bensì “Jackie Collins Existential Question Time”): la potenza testuale e sonica di The Holy Bible ([6]) – in seguito si rinviene solamente in Journal For Plague Lovers.

 

Senza pretese di interpretare l’altrui pensiero, e ricordando che “Oh mummy what’s a Sex Pistol” era lo slogan di un tardivo – 1978? – badge inneggiante ai Pistols, rammento la perenne fatica di non essere soffocati dalla omogeneizzazione nel 1977, nel 1979, nel 1985-86 in Wales, oggi e domani e ovunque.

 

 

                                                                                                                                  Steg

 

 

 

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[1] A scelta: o il retro di copertina di “White Riot” di The Clash o direttamente a compulsare Generation X di Jane Deverson e Charles Hamblett
[2] In realtà facevo l'aiuto magazziniere a Milton Keynes, ma era solo un lavoro estivo (prudenzialmente non ne parlai).
[3] The Who.
[4] Rispettivamente secondo album di Siouxsie and the Banshees e album di debutto di The Slits.
[5] Il primo un’antologia di gruppi nuovi che però vede grandi assenti i Purple Hearts (le riedizioni  ovviamente sono altra cosa), il secondo è l’album di The Jam fondamentale (e infatti nemmeno so perché lo preciso, ma ho deciso di rivedere, nel 2014, questo post e dunque siamo ad usum cretini…).
[6] Non a caso recensito ottimamente da Kerrang!.