SERGE
GAINSBOURG (con post scriptum)
Per me Serge
Gainsbourg muore la mattina del 3 marzo 1991 in un albergo decaduto, come molti, di
Venezia.
In realtà egli
era morto il giorno prima, a Parigi, intorno alle 15.30 ().
Si rimarca che
avrebbe dimenticato di assumere la sua “pillola per il cuore”; proprio come era
accaduto a Boris Vian, in parte suo mentore, il giorno del suo decesso (nel
1959).
Serge Gainsbourg
(altrove ho preso spunto da questo artista per un post che non ha avuto molti lettori (); credo egli si
meriti qualche pensiero in più) ha avuto diritto, a tutto il 2013, a tre cofanetti
qualificati come “integrali” (), il primo e il
secondo, fra l’altro, in due edizioni ().
Scontenti della
seconda, i fan più appassionati si sono lamentati anche della terza, constante
di 20 CD ().
Il suo,
reputato, album capolavoro: Histoire de
Melody Nelson, è stato ripubblicato in un’edizione in doppio CD (cum DVD) nel 2011, ovviamente con
qualche registrazione inedita rispetto alla terza integrale ().
E così via.
La maggioranza
dei, pochi, italiani che sanno chi fu Serge Gainsbourg di solito hanno in mente
soltanto la canzone “Je t’aime, mois
non plus” in duetto con Jane Birkin: “roba scollacciata”.
Incidentalmente,
Jane Birkin, probabilmente la “più donna della sua vita” è una sorta di Dennis
Hopper al femminile in termini di vita artistica e non ().
Belle donne: se
Giovanni “Gianni” Agnelli parlava “con le donne” (e non “di donne”), gli altri
parlano delle donne di Gainsbourg: anche una non bella come Brigitte Bardot è meglio
di Jacqueline Bouvier Kennedy, ma sulla giovane Catherine Deneuve non si
discute, e mi fermo qui.
La sua
traiettoria artistica è spesso riassunta nell’ultima parola del titolo della
prima integrale, che egli aveva definito il suo sarcofago: venuto meno Serge,
quel cognome Ginsburg (che già aveva modificato moltissimi anni prima ()),
diventa uno pseudonimo roco, come la sua voce.
Se, come
dottamente osserva Jeremy Reed () a proposito di chi
se la comprò prima fra i giovani di successo d’Albione, anche nella decade
successiva l’acquisto di una Rolls-Royce è quasi obbligatorio (),
dunque non stupisce più di tanto se anche Gainsbourg ne compra una nel 1970, ma
lui non ha la patente e non sa guidare.
Gainsbourg è un
esteta anche se non si direbbe.
Ecco perché le
fotografie (soprattutto degli interni) della sua casa, non grandissima, in cui
trascorse oltre vent’anni – 5bis Rue de Verneuil, Paris 7e
Arrondissment (dunque Rive Gauche) – finalmente
mi disvelano finalmente una familiarità stilistica che non riuscivo a spiegare.
Quelle stanze,
cariche ed ingombre di oggetti sono un clin
d’œil di un’altra, ben più grande per dimensioni e fortemente voluta, fortress of solitude ():
il Vittoriale dannunziano.
Maitre
de la provoc, evidentemente, ma non solo per “ragioni motoristiche”.
Lui ebreo, si
inventa un album dal titolo Rock around
the bunker ()
prima delle croix gammée del punk ().
Grande autore ()
anche per altri artisti, rammento (Alain) Bashung di Play blessures, fino
alla fine dei suoi giorni.
C’è anche chi
dice che il suo vero successo fu dovuto a dei jeune fiston della banlieu:
i Bijou nel 1978 ().
Certo è che da
allora questo apparente ometto (ben più alto di quanto sembri) diventa poco a
poco un gigante, cui si consente quasi tutto: catch him alive while you can?
Chissà cosa
avrebbero bevuto e fumato insieme Serge e Carmelo (Bene) se si fossero
incontrati diciamo prima del 1985.
La dieta
gainsbarriana era di Gitanes e alcool, con il Pastis 51 diventato 102 per i
dosaggi prescelti, quella pro die del genio
pugliese anch’essa tabagistica (si dice una stecca) innaffiata con due
bottiglie di scotch Ballantine’s.
POST
SCRIPTUM DEL TRENTENNALE
Secondo i numeri 111 e 112 () del mensile musicale - britannico - Shindig!
per decenni la copertina di quello che è considerato l’album
capolavoro di Serge Gainsbourg (e Jane Birkin?) Histoire de Melody Nelson
ha avuto i “
crediti”
riferiti
ai partecipanti alle registrazioni in parte sbagliati. Solamente la redazione e pubblicazione de Le Gainsbook
nel 2019 () avrebbe rimediato a ciò.
Il che significa dover emendare non pochi libri nella
parte in cui si occupano di HMN.
Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario di quell’album, quindi, ma
soprattutto il trentennale della morte di Gainsbourg.
Al momento pare tutto piuttosto tiepido in Francia, a
parte uno speciale della rivista Les Inrockuptibles.
Giusto per:
riordinare le idee, mettere qualche puntino sulle “i” e riflettere per l’ennesima
volta sulla caducità della fama.
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Vedi “Quando un libro è ben documentato, può portare
molto lontano (ovvero da Serge Gainsbourg all’infinito francese)”. Ivi anche
qualche riferimento bibliografico.