"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 23 ottobre 2025

SENZA DAVE BALL … (Facebook Down Series – 169)

 

SENZA DAVE BALL …

(Facebook Down Series – 169)

 

Senza Dave Ball, non ci sarebbero stati i Soft Cell.

Credo sia incontestabile.

 

https://www.nme.com/news/music/soft-cell-and-the-grid-electronic-pioneer-david-ball-has-died-aged-66-a-wonderfully-brilliant-musical-genius-3901635

 

Dimenticavo: “Youth has gone”:

https://www.youtube.com/watch?v=6fsM6nmNpa8&list=RD6fsM6nmNpa8&start_radio=1  

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 21 luglio 2015

PET SHOP BOYS O DELL’EQUIVOCO ARTISTICO (Sketches series – 22)


PET SHOP BOYS O DELL’EQUIVOCO ARTISTICO
(Sketches series – 22)

 

Il mio primo contatto materiale con i Pet Shop Boys, cioè Neil Tennant e Chris Lowe, lo ebbi nell’estate del 1987 a Dublino: comprai il 12” di “West End Girls”.
Nel corso dello stesso viaggio, a Londra comprai il mio Filofax e vidi, il 25 luglio, Siouxsie and the Banshees al Finsbury Park ([1]).
 
“[W]e were invited to some trendy club in Milan, where they all liked The Cure” dichiara Tennant nell’intervista canzone per canzone condotta da Jon Savage pubblicata nel libretto del doppio album (formato CD, 30 canzoni ([2])) intitolato Alternative. Si era già oltre la metà degli anni ’80.
 
C’è un libro, credo ormai quasi dimenticato, di buon contenuto ma noto ai pochi innanzitutto per il titolo: Like Punk Never Happened ([3]) di Dave Rimmer.
 
I Pet Shop Boys sono un gruppo ([4]) dance per gay”: definizione banale e ignorante.
 
Gli scorsi anni ’80 “ci” hanno dato le riviste musicali con le foto a colori.
È un’affermazione sostanzialmente esatta poiché quasi nessuno di noi conosceva il Tedesco e “guardare le figure” su Bravo o Sounds ([5]) o le sole copertine di Hit Parader e Circus era nulla.
Pioniere fu The Face (1980), sebbene avessimo già dovuto comprare qualche numero di Smash Hits (e sorvegliare Record Mirror, anche) ([6]).
Ebbene Neil Tennant prima di diventare artista musicale a tempo pieno è giornalista di quello Smash Hits che – complice anche “il punk” (inteso come epoca musicale) – era diventato permeabile a certi artisti.
 
Si può durare 30 anni da furbi oppure con la propria intelligenza, con qualche inciampo, anche.
A Tennant e Lowe occorre riconoscere uno staying in power purtroppo mancato ai melodicamente geniali Tears For Fears e – anche  tragicamente ([7]) – a The Associates.
Invero, con un quasi ossimoro preveggente, proprio il successo d’esordio “West End Girls” dichiara “Here today, built to last” ([8]) e sono passati ormai 31 anni dalla sua pubblicazione.
Provate a ascoltare il testo di “Suburbia” ([9]). Altro che dance floor!
Se mi vengono in mente i Soft Cell, non è perché parlo di artisti-in-duo, ma in ragione di quel nord dell’Inghilterra che ha dato i natali a tutti loro (curiosamente Ball e Lowe sono entrambi di Blackpool ([10])) i quali però dovevano “andare a Londra” e, ovviamente, ascoltavano inter alia David Bowie.
 
Per chi c’era dal 1977 ed ancora con occhi ed orecchi aperti dieci anni dopo (e The Cure non li ascoltava più), il conto che presenta “Paninaro” ([11]) va esaminato per bene.
Può essere sgradito, ma d’esportazione nazionale era una style war diagonale, per generazioni e ceto, e quella canzone la ha ben compresa.
Del resto, un capo leggendario di C.P. Company è esibito anche dai Pet Shop Boys: la Goggle Jacket ([12]).
 
La carriera di Tennant e Lowe è lunga (comprende anche un album dedicato alla Corazzata Potemkin), e diligentemente annotata: senza troppo clamore ([13]) hanno raccolto molto di quanto è fuori da “facciate a” e album.
Certo c’è anche il camp, comprensivo degli ammiccamenti gay, ma è solo una parte.
 
Parafrasando Aldo Busi, la musica di genere (come la letteratura di genere) è un àmbito in cui le persone intelligenti non si crogiolano. Quindi i Pet Shop Boys creano musica e basta, che essa piaccia o no.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Cosa c’entra? Ritengo che questo sia un “polso globale” della Gran Bretagna, ecco.
[2] Formato CD, perché il CD “è” il formato, spiacente. 
[3] Sottotitolo Culture Club and the New Pop, pubblicato nel 1986.
[4] Invero sono un duo.
[5] Periodico della RFT, non il settimanale britannico.
[6] La mia dieta cartacea a un certo punto era quasi insostenibile, credetemi.
[7] Si sarebbe mai potuta ipotizzare una riappacificazione fra Alan Rankine e Billy MacKenzie?
[8] Anziché “here today, gone tomorrow”, intorno al minuto 3 e 5 secondi.
[10] Blackpool: una località di quelle la cui squadra partecipa a “Giochi senza frontiere”: https://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_senza_frontiere.
[13] Quanto hanno dovuto aspettare invece i fan di Siouxsie and the Banshees per il cofanetto Downside Up?

venerdì 20 luglio 2012

MARC ALMOND


MARC ALMOND



Il fatto che io non ami molto le esecuzioni dal vivo, anche quando si tratti di Thelonious Monk o di Miles Davis, credo sia una garanzia.
Per Marc Almond posso affermare che talune sue esecuzioni in pubblico sono essenziali.
Ma forse il dettaglio non sorprende se si considera la dimensione eminentemente “da palco” di questo artista, nella quale appena i riflettori si spengono le pietre preziose tornano ad essere solo lustrini.
Il che spiega anche quella fascinazione per la Spagna di Almond: lui ragiona con quella serietà e quella drammaticità di chi si espone alla gloria e al rischio con indosso solo un traje de luces: il torero.
 

Arrivava dal nord Marc Almond, a Londra, insieme al sodale Dave Ball, dopo quel Futurama a Leeds e un EP autoprodotto (raro e molto falsificato) sotto lo pseudonimo collettivo di Soft Cell.
Cosi nel suo bagaglio di note aveva non solo il punk e i suoi post(-umi), ma anche gli echi del Wigan Casino e dei soul boys dalle mani sporche di talco per rotare in pista come dervisci elettrici nella tenebra del fine settimana.



Le illazioni sugli orientamenti sessuali di Marc Almond provvide lui stesso a dissiparle, in maniera sempre più manifesta, man mano che il successo (davvero inspiegabile) del floor filler “Tainted Love” scemava pur rivelandosi un long seller da primato.
Intanto, con il loro manager Stevo i Soft Cell affrontavano schizofrenicamente la scena musicale: album non facili (anche il primo) e singoli da pista da ballo (ma che dire di “Say Hello, Wave Goodbye” o della monumentale ([1]) e totemica “Torch”?).


In effetti, ho problemi a indicare una scelta di partenza al neofita, in quanto almeno una decina di album si presentano siccome imprescindibili ([2]).
Anzi, addirittura la raccolta in triplo CD delle extended version di canzoni dei Soft Cell si rivela importante.


In una visione artistica di kitchen sink drama, Morrissey lascia in sottofondo scontato il fatto che il rubinetto del lavandino sgocciola.
Ebbene Marc Almond riesce – anche – a raccontarvi quel rubinetto. Ma egli riesce, altresì, a rendervi partecipe di serate effimere epperò piacevoli.
Insomma per me (e senza fare paragoni ulteriori) Almond è un artista molto completo capace di avventurarsi in generi che solo la sua voce, che voce!, può affrontare con impegno ma senza timori reverenziali superflui.


Per una volta, mi concedo una sintesi, proprio perché è una contraddizione in termini, ma prevede, appunto, la conoscenza dell’intera sua carriera: se volete ascoltare una sola canzone di Almond (e Ball), allora affidatevi a “Youth” dei Soft Cell, con testo in contemporanea lettura.
Poi ne riparliamo.
 


                                                                                                                      Steg


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[1] È uno di quei casi in cui la versione del 12” è quella che conta.
[2] La campata degli album e dei singoli che si presenta al mio sguardo è impressionante, ma gli scarti sono minimi. In modo assolutamente parziale, rammento per esempio che Open Up All Night del 1999 (ristampato tempo fa in versione di doppio CD) contiene un duetto con Siouxsie. Della sua passione per Jacques Brel già ho scritto.
Purtroppo per il neofita la pletora di versioni disponibili - in quello che rimane il formato di riferimento, il Compact Disc – può sconcertare (più che con The Associates) anche perché la “regola del più recente” – che comunque consiglio di seguire - può confliggere con le scelte dell’artista, che osteggiò alcune riedizioni.

mercoledì 15 febbraio 2012

“STORM THE MEMORY PALACE” (talkin’ ‘bout The Associates, somehow)




“STORM THE MEMORY PALACE” ([1])
(talkin’ ‘bout The Associates, somehow)




Un mio amico, FV, potrebbe scrivere de The Associates e di Billy MacKenzie ([2]) – la metà più evidente del duo, l’altra è Alan Rankine – molto meglio di me. Ma lui è un artista musicale. Lui li ascoltava “mentre c’erano”, io invece leggevo che “c’erano”.
Leggevo che c’erano, preoccupandomi piuttosto (nella tarda primavera 1982) delle corde vocali di Siouxsie ([3]).




Quindi per mettere a ferro e fuoco il Palazzo del Ricordo dopo quindici anni dal suicidio di Billy MacKenzie ([4]) sarò meno preciso del solito per – non è un ossimoro nel mio caso – un difetto di emotività generazionale.


Rispetto a The Associates tutto è poco chiaro e lineare, tutto.
Per i dati storici potete partire da una ricerca su Internet, anche perché qui siamo nel culto puro e pertanto troverete poco ma di regola esatto, e per un approfondimento sbilanciato – come tutto lo è in questa storia sul frontman e anche titolare del nome d’arte, Billy MacKenzie – potete far riferimento al libro di Tom Doyle, The Glamour Chase: The Maverick Life of Billy MacKenzie ([5]).


Ma quando vi metterete a cercare la loro musica la confusione diviene sovrana ([6]), il fuori catalogo o quasi è la regola, la possibilità di due edizioni dello stesso fonogramma non è un unicum.
Un punto di partenza: l’eccellente antologia doppia che uscì ormai anni fa dal titolo Double Hipness.


Il fatto è che The Associates nella formazione originale – qualitativamente la migliore seppure la voce del cantante resterà sempre notevolissima e Rankine, meritoriamente, dopo il suicidio del suo ex sodale sarà fra coloro che cercheranno di preservare l’intero patrimonio musicale esistente sotto forma di registrazioni indipendentemente dai line-up – soffrono un poco della “sindrome del duo” (pur se la coppia talvolta è un punto d’arrivo, in altri di partenza): considero Suicide, Soft Cell, D.A.F.
Ci si trova, cioè di fronte a una produzione disomogenea, in alcuni casi altamente eterogenea, con un contrasto fra opere musicali più commerciali (o meno “drastiche” ([7])) e composizioni più intransigenti.
Ecco allora che mentre è sempre un poco rischioso consigliare delle raccolte (non intendo qui alimentare la sterile discussione fra artisti “da singolo” e artisti “da album”; di altrettanto inutile c’è quella della prevalenza o meno del romanzo sul racconto in termini qualitativi) ci si può chiedere se possa per tutti avere un senso citare il formato album ([8]).


Se credete che The Associates fossero post-punk (per molti sembra un dato acquisito, non comprendo l’utilità del dato ([9])) optate per l’esordio con The Affectionate Punch, altrimenti cercate il terzo, Sulk. Però vi perdete ciò che è compreso fra i due.
Quando si fa presente che del primo album esistono due versioni diverse e la prima ha due versioni in CD, credo capirete la confusione.


Cercando di chiarire un po’: Billie MacKenzie ha una voce straordinaria ed è un divo (la baruffa a colpi di canzoni fra lui e Morrissey esemplifica un poco le cose) – anzi una “diva” dichiara l’amica Siouxsie ([10]) in un documentario (televisivo?) che trovate purtroppo solo sul web ([11]), ma senza Alan Rankine non ci sarebbe forse stato molto.


Dai nomi di coppie artistiche elencati prima, è chiaro che non dovete aspettarvi chitarre e assoli di batteria entro il nucleo della produzione fonografica della formazione storica.
Sostanzialmente sparita metà del duo (un pugno di registrazioni, davvero), MacKenzie in vita ha realizzato molto in studio, anche senza utilizzare “The Associates” come marchio. Un discreto numero di fonogrammi è stato pubblicato solamente postumo.


A mo’ di conclusione, quindi, cercate solamente le edizioni più recenti perché più curate, spesso caratterizzate da bonus track e auspicabilmente anche più facili ed economiche da reperirsi.
Peccato che non esista materiale video disponibile commercialmente, pur se nella Rete i più tecnicamente dotati troveranno sicuramente filmati di vario genere.



                                                                                              Steg


 

 

 

POST SCRIPTUM

Ovviamente la conclusione risente dei nove anni trascorsi.

Nel frattempo, sono state pubblicate altre raccolte, una edizione monumentale di Sulk nel 2022, mentre il 2023 si apre con la notizia della morte di Alan Rankine.

Time will tell.

                                                                                               Steg

 





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[1] È il titolo di una canzone da solista di Billy Mackenzie. O meglio no, è che per me ha sempre suonato “storm”, in realtà è “Stone The Memory Palace”.
[2] Nato William MacArthur,il 27 marzo 1957.
[3] Perché quanto a Siouxsie and the Banshees avremmo potuto restare soli con il singolo “Fireworks”, una splendida Kid Jensen Session e poco altro.
[4] Queste righe sono casualmente nate in questo periodo, ho rivisto il testo del post all’inizio di settembre 2013.
Egli morì il 22 gennaio 1997.
[5] Ritengo che la chiusura della recensione di Julie D (Lancashire) riassuma bene la situazione: “I cannot, cannot give this book less than a five star review. I can't do it for fear that some casual browser of Amazon one day be deterred from finding out more about Billy MacKenzie, his music and THAT voice. He still resonates loud and clear. The essence of the man lives on in his fans, I guess. One day a most fantastic book will be written about a man as difficult to pin down as a mountain stream. Until then, 'The Glamour Chase' will have to do.”.
Sappiate che nemmeno è chiaro quali siano le novità, prefazione a parte, fra l’edizione del 2011 e la prima del 1998 (e vorrei evitare di trovarmi con tre copie con testo uguale).
[6] Non a caso questo post trae il nome anche da un album non solo postumo, ma accreditato a Paul Haigh e MacKenzie: Memory Palace.
È vero che circola un CD dal titolo Demos che ne contiene una versione ulteriore, ma siamo già nella fascia collezionistica dei bootleg in formato CDR e sapere a quando risale pare arduo.
[7] Curiosamente per i Suicide non vedo sempre una maggior orecchiabilità in canzoni dall’impianto più tradizionale.
[8] Salvo poi l’altro dilemma poco producente fra: meglio il formato LP o quello CD. Rispondo: l’esordio dei Ramones e qualche disco di Todd Rundgren dimostrano l’eclettismo anche nelle durate sul supporto in vinile (non doppio). Fine.
[9] Motivo l’affermazione considerando l’eterogeneità di un termine che semplicemente caratterizza un’epoca piuttosto che un suono: considerate la trattazione di Simon REYNOLDS in Rip It Up and Start Again – Postpunk 1978-1984 e le sue discografie (talmente estese che le pubblicò sul sito Internet dell’editore e poi sul proprio).
A tacer del fatto che manca del tutto qualsiasi denominatore, anche se banalizzato, in termini di immagine e stile nell’abbigliamento.
[10] “Stay” di The Creatures gli è dedicata.
[11] http://dangerousminds.net/comments/the_glamour_chase_documentary_beauty_despair_singer_billy_mackenzie. Oppure: http://youtu.be/tnSi2MNYYRA.
Come vedete, con lo stesso titolo trovate un album, un libro e un audio video.

lunedì 5 settembre 2011

NORTHERN SOUL: UNA POSA PER MOLTI?

NORTHERN SOUL: UNA POSA PER MOLTI?

Reputo il concerto dei Dexy’s Midnight Runners visto e sentito nell’agosto del 1980 al Hurrah’s a Manhattan uno dei 10 più importanti della mia vita.
Pagherei non poco per un patch d’epoca del Wigan Casino.

Ciò non toglie che il Northern Soul rischi di essere un cliché.
Il motivo è di una banalità assoluta: un floor filler indiscutibile e senza tempo non è necessariamente un capolavoro.

Perciò occorre diffidare di certe playlist di matrice pseudo-northern oppure para-mod.
L’intento è evidente: elitismo ad ogni prezzo.

Ricordo che sulla scia del successo dei Soft Cell uscì  un 12” in vinile trasparente con la versione originale di “Tainted Love”cantata da Gloria Jones (fidanzata di Marc Bolan) accompagnata da una decina di altri “classici”: dopo un ascolto tornai a Marc Almond e Dave Ball.

Ovvero: anche nella musica non va confuso lo stile con l’eccentricità.


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