"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 14 settembre 2025

AVETE QUALCOSA “SU” FIUME?

 

AVETE QUALCOSA “SU” FIUME?

 

Era la mia domanda, per qualche mese, al mercato dei libri di Piazza Diaz a Milano (la seconda domenica del mese).
Trovai ben poco, ma più di niente.

 

Tempo dopo capitò - per caso - che ricevetti un catalogo di una libreria ed editore di Gorizia (where else? Dal 1976 il FVG è per me ... Chi se lo merita lo sa) che vendeva una biblioteca monumentale (ancora non ho capito se non comprare la collezione completa di Yoga, una rivista, per qualche migliaio di Euro sia stata una buona idea) e spesi qualche centinaio nella valuta continentale.

 

Poi L’Impresa di Fiume tornò pronunciabile (come Marinetti, etc.).
Al momento non si è perseguibili dai “sinceri democratici” ([1]).

 

Scrissi un post forse ingenuo ([2]), e credo che Guido Keller meriterebbe una biografia seria (non dico 500 pagine o giù di lì come Jacques Rigaut di Jean-Luc Bitton ([3]), ma ...).

 

Sempre fiumano, io, e forse capirete perché spesso evoco pugnali sguainati.
A tacere di ..., già di Antonio "Tonito" Talatin.

 

Paura di restare soli? I pagliacci come gli antagonisti e i black block, tutta gente senza spina dorsale siccome devono contarsi (fino a nove, poi il cervello si surriscalda, il loro) per essere tranquilli.
A Fiume c’erano individui singoli, qualche volta eroi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 11 febbraio 2014

LE MANI LEGATE CON IL FILO DI FERRO


LE MANI LEGATE CON IL FILO DI FERRO

 
Magazzino 18 di e con Simone Cristicchi: monologo teatrale.
 

Vendetta dei “Titini”, ma “colpa dei fascisti”.
Ecco i morti invisibili. Nessuno responsabile, e poi ...
 

Decidete voi, voi corretti e voi scorretti.
Io sto dalla parte dei morti (io scorretto), li vedo tutti, sempre di più, sempre più giù nelle fosse, e con rabbia.
 

Provate a morire, trascinati dal cadavere della persona uccisa con un colpo di pistola. Trascinati a causa del fil di ferro che vi ha uniti per i polsi.
Morire fra i corpi senza vita che vi circondano.
 

(E poi Ungheria 1956, e poi ... Jan Palach 1969..., e prima Hiroshima e Nagasaki 1945 …)
Ma la guerra non era finita morti Mussolini e Hitler?
 

Ecco: ho scritto troppo, tutto sbava, ma quei morti e quei fuggiti li ricordano in pochi, domandatevi perché.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 
 

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sabato 1 giugno 2013

“LA POSTURA DELL’ANFIBIO” (Nemo Disciplinatha in patria)



“LA POSTURA DELL’ANFIBIO”
(Nemo Disciplinatha in patria)
 
Queste righe ([1]) non hanno una struttura organica, se non quella di essere forme di pensieri ([2]) occasionati da un documentario edito in formato DVD di 68 minuti intitolato Questa non è una esercitazione, realizzato dai Disciplinatha sui Disciplinatha ([3]).
 
Ci sarebbe un modo molto semplice per permettere a molte persone di avere il mezzo di formalizzare i propri pensieri (se ne hanno): considerando la capacità di concedere spazio ad altri che i Depeche Mode hanno sempre avuto nel corso dei loro concerti: sommare un numero di artisti italiani sufficiente ad eguagliare, nel loro complesso, le vendite di fonogrammi ([4]) dei predetti Depeche Mode.
Ebbene: quindi chiedere – ed ottenere – che gli artisti nazionali “addendi” (e parlo di una somma comprendente esponenti come Vasco Rossi, Luciano Ligabue, Jovanotti, eccetera ...: tutti “idoli da stadio”) prima dei loro concerti facciano proiettare sugli schermi giganti quel documentario, il documentario dei Disciplinatha.
 
Questa non è una esercitazione è datato nei titoli di coda “XC Anno” dell’era fascista.
Purtroppo non è cosi, in quanto la era attuale consente a me di scrivere queste righe (non me lo permetterebbe una dittatura), ma impone anche ed ancora, a me o altro, di scrivere queste righe.
 
È una era apatica quella attuale: infatti, il documentario dei Disciplinatha non sarà diffuso negli stadi italiani, dove il pubblico si considererà come sempre democratico (anche perché fuma “spinelli” o non malmena qualcuno dei suoi familiari?), trasgressivo (bastano Elio e le Storie Tese) e seriamente impegnato con le vacanze estive imminenti (sai che bello mangiare spaghetti in Madagascar!).
 
In 24 anni i mercati cambiano: se Abbiamo pazientato 40 anni ora basta! ([5]) fu stampato nel 1988 in 1.500 copie (oggi è un disco raro), nel novembre-dicembre 2012 il cofanetto antologico Tesori della patria (4 CD e 1, quel, DVD) è stato pubblicato in 500 copie.
Sarebbe curioso (né bello, né interessante, solo curioso) sapere in quanti siamo a possedere copia di entrambi: da me il primo comprato al Disco d’oro di Bologna, il secondo via internet, tutti e due all’epoca della loro uscita, nessuna scoperta tardiva.
 
I Disciplinatha sono forse la compagine artistico-musicale che più riflette certe mie visioni provocatorie, ma non astruse – soprattutto ai tempi del loro primo album, come ad esempio il fatto che gli Arditi non erano in blocco degli ottusi (mentre l’ignoranza dei molti addirittura li confonde semplicemente con i fascisti) ([6]), e che per dare veramente fastidio con immagini “di sinistra” in Italia dovresti fare delle camicie con le foto dei cadaveri rinvenuti nelle foibe del “simpatico” Tito, dittatore jugoslavo ([7]).
 
Mi è anche tornato in mente che, al tramonto dei bei tempi, assistetti professionalmente Giovanni Lindo Ferretti in alcune vicende.
Ecco come io ebbi tutta la produzione de I Dischi Del Mulo in formato CD ([8]).
 
I Dischi Del Mulo: dopo Attack Punk Records furono la seconda “etichetta” dei Disciplinatha.
Ma perché allora Giampaolo G., oggi Helena Velena, che pubblicò quell’esordio fonografico, storceva il naso quando nell’agosto 1979, in un appartamento di Portobello Road, Londra, dove egli dimorava con Laura “Caccia Urbana” C., io scandivo “Skin’ead! Skin’ead!” in tono scherzoso, visto che noi mod eravamo quasi “carne” per skin e per punk? Beh certo allora lui osannava i Crass.
 
Non ha senso scrivere delle immagini e/o della musica dei Disciplinatha: sarebbe un tentativo mal riuscito.
Tanto se li cercate li trovate.
 
Infine: il titolo del post che avete letto è tratto da una frase del Disciplinatha Dario Parisini, il sottotitolo è mio.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Molti dei riferimenti trovano miglior comprensione andando a cercar nei post dove già ho scritto di certi eventi e di certe persone.
[2] Non è poco, per anni la sostanza giace informe, come tale essa è inutile anche per la mente di colui/lei che la genera, oltre ad essere insuscettibile di tutela da parte dell’ordinamento giuridico.
[3] Fra gli intervistati esterni c’è Mercy, una delle due voci degli Ianva, che hanno dedicato un album all’Impresa di Fiume – si veda il mio post omonimo alla città – intitolato Disobbedisco!
[4] Bastano quelli, senza scomodare i download.
[5] Esordio fonografico dei Disciplinatha.
[6] Vedi Impresa di Fiume.
Qualcuno dice che gli Arditi dopo la fine della Prima Guerra Mondiale divennero un “beffardo ‘soldato politico’” (cito da pagina 7, nota 5, dell’introduzione all’edizione pubblicata nel 2013 da AGA Editrice (Milano) di Tom ANTONGINI, Gli allegri filibustieri di d’Annunzio.
[7] Ed infatti in Tesori della patria trovate anche un CD di inediti e rarità intitolato Foiba.
[8] E scoprii – grazie a GLF e a CB (chi sa di cosa scrivo sa di chi scrivo) – anche il formaggio reggiano Vacche Rosse.


martedì 13 novembre 2012

FIUME 1919-1920


FIUME 1919-1920

 

Eroismo: c’era.

Parità fra i sessi: c’era.

Istituto del divorzio: c’era.

Libertà sessuale: c’era.

Nudismo: c’era.

Legalità nell’uso di sostanze stupefacenti: c’era.

Avanguardie artistiche: c’erano.

Guerra: c’era.

Eleganza: c’era.

Bella vita: c’era.

Bella morte: c’era ([1]).

 

No, non si tratta del Paese dei Balocchi in versione per adulti ed edonista.
È la città di Fiume (a circa 76 chilometri di distanza da Trieste: verso sud-est), per quindici mesi.

 

Può capitare che un giorno una persona (e non metto limiti generazionali) si domandi: ma cosa successe a Fiume, dopo la fine della prima guerra mondiale?

 

Due presupposti sono essenziali: eliminare ogni preconcetto politico, cosi come si deve fare specificamente con il Futurismo e con Gabriele d’Annunzio ([2]). Perché ogni inversione storica che pretende di derivare ex post dal fascismo sia il Futurismo sia l’impresa fiumana è concettualmente viziata, ed altrettanto lo è ogni lettura della vita e dell’opera dannunziane che non sappia distinguere epoche, azioni ed opere di questo personaggio storico e anche letterario ([3]).
Se non siete d’accordo potete smettere di leggere.
 

Stante questa regola oggettiva, la regola soggettiva è quella di poter essere assolutamente parziali nella vostra lettura delle vicende fiumane purché forti di qualche testo storicamente ineccepibile ([4]).

Il dato di base essendo la “marcia” che partì da Ronchi ([5]) l’11 settembre 1919 con l’occupazione della città (che oggi sulle carte geografiche è Rijeka) il giorno successivo con i legionari comandati da Gabriele d’Annunzio.
La stagione fu breve, finì nel sangue il 24 dicembre 1920 con l’inizio dell’attacco che condusse (dopo anche un bombardamento navale) alla resa del 31 dicembre, ma intensissima, come prova l’elenco, probabilmente incompleto, che apre queste mie – volutamente – poche righe per evitare una lettura di parte che non voglio.

 

Vi sono più opere narrative recenti ([6]) che possono fungere da trampolini per sognare Fiume in mancanza dell’Autore che verosimilmente avrebbe potuto scrivere – se ancora vivente ed affrancato dalla lealtà alla corona Savoia – il più bel romanzo d’avventura su Fiume: Emilio Salgari ([7]).
Perché Fiume è come l’isola della Tortue, è una storia di spionaggio, è la Rivoluzione, ...

 

Dunque prenotate un tavolo al Ristorante L’Ornitorinco e chissà che stasera non passi di lì il comandante de La Disperata ([8]), l’uscocco Guido Keller ([9]), o il Comandante Giovanni “Nino” Host-Venturi ([10]).

 

Quis contra nos?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Alcune di queste voci non interessano al blogger: in particolare nudismo e stupefacenti.
[2] Questa è la grafia più corretta del cognome.
[3] Di qualche anno fa un convegno dal titolo, significativo, D’Annunzio come personaggio nell'immaginario italiano ed europeo (1938-2008): una mappa.
[4] In una letteratura sterminata, anche se da reperirsi fuori dalle librerie, incluse quelle specializzate, perché … (i sopracitati preconcetti, forse?) indico con coscienza di totale incompletezza: F. GERRA, L’impresa di Fiume, Milano, Longanesi (la prima e più bella edizione è quella rilegata del 1966); Michael A. LEDEEN, D’Annunzio a Fiume, Laterza, Bari 1975; C. SALARIS, Alla festa della rivoluzione - Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume, Bologna, Il Mulino (la prima edizione è del 2002).
Per la parte documentale: G. d’ANNUNZIO, La penultima ventura. Scritti e discorsi fiumani, Milano, Mondadori, 1974; G. d’ANNUNZIO, La carta del Carnaro e altri scritti su Fiume, Roma, Castelvecchi, 2009.
Analoga nota bibliografica si trova nel post “Tonito memorial”.
Recente aggiunta è il numero 5 del 2012 de L’Illustrazione italiana., monografia intitolata “D’Annunzio a Fiume”. Il 150° anniversario della nascita del Vate, nel 2013, probabilmente porterà qualche altro titolo.
[5] Quindi Ronchi dei Legionari è riferito appunto ai legionari fiumani (originariamente la località si chiamava Ronchi di Monfalcone)..
[6] G. MARCONI, Le Stelle danzanti - Il Romanzo dell’impresa fiumana, Firenze,Vallecchi, 2009 è davvero godibile. Altri meno.
[7] Con qualche “sfumare” sulla assoluta libertà dei costumi.
[8] Guardia personale di d’Annunzio.
[9] Anche grande pilota di guerra.
La letteratura su Keller non è scarsa, ma molto risalente e come tale di difficile reperimento.
Quindi A. BERTOTTO, L’uscocco fiumano Guido Keller – Fra D’annunzio e Marinetti, Firenze, Sassoscritto, 2009 è sufficiente per i non completisti.
[10] Creatore della Legione fiumana.
Volendo si può cercare il suo resoconto autobiografico: L’impresa fiumana, Roma, Giovanni Volpe, 1976.

lunedì 27 agosto 2012

TONITO MEMORIAL (To live and die in Milano – note sul punk e oltre)


 

bella foto, non in posa, di ignota provenienza che daterei intorno al 1980 (fine?)

 


TONITO MEMORIAL
(To live and die in Milano – note sul punk e oltre)

 

 

1. Ragioni di un tributo.

Ci sono le persone che nella vita ti segnano: spesso sono quelle frequentate poco, e così esse mantengono un’aura inscalfibile che invece è negata a coloro che sono l’abituale, o anche il solo soventemente, incontrare.
 

Nel novero di questi pochi che per sempre si ricorderanno, è la regola che si tratti di persone ammirate, anche invidiate.
Difficile eccezione è invece quando negli scranni più alti della memoria siedono, fra le altre, figure oscure o comunque figure che non rientrano (più? ([1])) nella norma, la cui alterità non è però (come invece si “dovrebbe fare” per non rischiare) respinta da chiunque.

 

Io vedo i giovani di oggi, e sono ormai tutti come quelli che venticinque anni fa o giù di lì si “facevano il codino” di capelli: per me sono indistintamente impiegati-del-piercing, travet-del-mohawk, tatuati-a-reddito-fisso. Trasgressione dopolavoristica insomma ([2]).
Ovvero nessuno è più in grado di offrire una immagine che sia capace di scontrarsi con il resto e, quindi, che sia utilizzabile come riferimento per chi si scopre non allineato, ma si sente ancora indefinito. Il punk, quello originale, ha infatti fornito ed esaurito l’ultima chance di conflittualità ([3]).

Oggi niente è ancora in grado di – almeno – epater le bourgeois perché, appunto, come sempre si è lamentato da parte nostra, intorno al 1979/1980 tutto si è organizzato in modo da poter sempre massificare ogni indicatore di ribellione giovanile per trasformarlo rapidamente in commodity; nel frattempo si sono create generazioni in cui non ci sono più i kid che si oppongono agli adulti, bensì i primi semplicemente si defilano ed i secondi invece tentano di fare gruppo.

 

Questo scritto ([4]) invece è il tributo a un kid che si era messo contro, e a un certo punto dal contro è finito nella road to ruin, senza possibilità di uscirne più fuori. E infatti è morto, nel 1996, il 26 settembre a meno di cento giorni dal suo trentasettesimo compleanno ([5]).
Ma era brillante, e intelligente, e tagliente, oh! come tagliava. Così non è mai stato noioso perché pure nel grigio sempre più grigio, del quale vedevi via via rivestire la sua vita e poi anche il suo incarnato, saltava fuori una frase che non ti aspettavi oppure una nuova curiosità che era la espressione della sua ansia intellettuale combinata con l’indubbia sua propensione ad essere al centro della attenzione. Dunque un artista.
 
Questo è il mio omaggio a Tonito ([6]), con un’ultima considerazione introduttiva: qualche mese dopo aver cominciato questo scritto ho focalizzato chi mi ricorda letterariamente Tonito, sebbene senza le ambivalenze sessuali del personaggio: il Dargelos che si incontra ne Les Enfants Terribles ([7]).
Per il resto: “but the truth is only known by guttersnipes” ([8]).
 

 

 

2. Incontro.

Premetto che quella faccia io la avevo già vista, forse un lustro e più prima. Era quella del ragazzino con cui si poteva – appunto – aver paura di finire a fare a botte, nella strada; quello da cui i genitori ti dicevano di stare lontano, anche se magari non veniva da una famiglia povera, ma sembrava “come se” e le apparenze bastavano ai giudizi parentali ([9]).

Oppure si trattava di fugaci “incroci” di sguardi fra schieramenti politici diversi?

Altezza media, longilineo, capelli castano chiari, naso sottile, lobi delle orecchie quasi assenti, occhi grigi e un sorriso da The Joker ([10]) che non prometteva nulla di buono.

 

Conosco Tonito nel settembre/ottobre del 1977: fuori dalla chiesa sconsacrata di Largo Formentini, in zona Brera ([11]), prima di un concerto dei Trancefusion.

Poco ricordo di quell’incontro fra noi due diciassettenni, parte di una scena punk pressoché invisibile a Milano ([12]) che sbriciola anche le fazioni rosse e nere ([13]), ma una sua frase mi resta attaccata: “la mia fidanzata assomiglia a David Bowie, ha i capelli rossi come lui” ([14]) ([15]).

Tonito è un bowiano e sempre lo sarà, di quelli ricompresi fra Ziggy e Halloween Jack ([16]) piuttosto che accodati alla svolta del Sottile Duca Bianco, e forse una definizione per lui potrebbe essere “A lad inSane”.

 

 

 

 

3. Tonito.

Tonito ha studiato sassofono ([17]) (e anche violino ([18]), pare), ma le sue scelte musicali lo portano alla chitarra elettrica (basso incluso) e alla voce.
Dopo qualche esperienza senza nome ([19]) milita innanzitutto ([20]) nei T.V. Vampire nel 1978, cui seguiranno a cavallo delle due decadi i Borstal Dampers, i Mittageisen, i Chaos Brothers e i 198X ([21]).

 

È sicuramente, stante anche Rosso Veleno promotrice di questo raro evento spartiacque post-1977, fra coloro che con coscienza di causa (davvero pochi specialmente la prima sera) sono al X-Cine di Milano per i due concerti di Adam And The Ants del 16 e 17 ottobre 1978 ([22]).

 

Ed è in quell’anno in cui il punk si cristallizza ([23]), dopo frequentazioni alternate, che lo ritrovo iscritto a Giurisprudenza alla Università Statale: “faccio legge per diventare un perfetto fuorilegge”, testuale, mi dichiara a pochi minuti da una lezione pomeridiana in aula 208 (o 201) avvolto in un impermeabile grigioverde ([24]) già poco bastevole ad arginare le brume autunnali.
Lì nasce ovviamente il personaggio: con la sua scostanza affascina le compagne di facoltà (cui magari gli altri ragazzi fanno la corte senza successo): battute come “quella si è truccata con il ragù” facendo riferimento ad un fard mal applicato, oppure “ha le scarpe a punta per schiacciare le formiche negli angoli” ([25]) rivolta a un compagno non fanno ridere molti dei presenti (i quali però a noi fanno pena).
Con fatica Tonito frequenta la prima lezione del mattino di Diritto Costituzionale; non è inusuale che durante le ore di corso, chino sul banco, egli disegni scenette e simili su piccoli fogli a quadretti ([26]). Fra i denti mi dichiara la sua stima per il Professor Trimarchi, seconda ora del mattino dal lunedì al mercoledì, docente di Istituzioni di Diritto Privato.
Qualche volta, se c’era lezione anche al pomeriggio, si andava a mangiare insieme in Piazza Santo Stefano, in un locale che non esiste più: Palma Focacce e mi ricordo una sua frase curiosa, perché probabilmente essa era a cavallo fra realtà ed invenzione letteraria ([27]): commentando chi ci ([28]) serviva – per noi era vecchio, avrà avuto una cinquantina di anni capelli grigi e viso segnato – disse che dai muscoli e dai tendini, in evidenza nel portare cibo e bevande ad un altro tavolo, era chiaro che si trattasse di un ex pugile.

 
Si compera gli stencil per scrivere gli slogan sui capi di abbigliamento, come facevano The Clash.
 
Nella stagione fredda del 1978/1979 – quella in cui gli argomenti di discussione erano, direi, gli album di esordio di Siouxsie And The Banshees e Public Image Ltd. nonché il secondo di The Clash – dal frequentarci quotidiano saltavano fuori anche proposte che si trasformavano in suoi bidoni: un concerto di sassofonisti jazz al Cineteatro Ciak, per esempio dove non si fece vedere; ma è anche grazie a lui che, stessa venue, vidi: Freaks di Todd Browning ([29]) preceduto da un recital di Leopoldo Mastelloni (meglio di così avrebbe potuto essere solo un cartellone inverso dove a seguire il film ci fosse stato Carmelo Bene, direi) e The Man Who Fell To Earth con protagonista David Bowie (ovviamente …).
Tonito è un grande appassionato di cinema: anche Vanishing Point ([30]) lo devo a lui.

 

Per adiacenza climatica, registro qui un aneddoto che risale a quell’epoca da matricole: Tonito diceva che a furia di andare in giro comunque vestiti di poco (tipici i suoi T-shirt e leather jacket, l’aggiunta dell’impermeabile in inverno non variava il risultato) noi avremmo avuto i reumatismi a quarant’anni.
Talvolta penso che così lui si è schivato i reumatismi.

 

Risale ancora all’anno accademico 1978/1979, inverno, un lunedì mattina in università a chiederci reciprocamente a mezza voce se “hai visto quel servizio in TV su Vicki del South Bronx?”.

 

In un altro pomeriggio di quei primi mesi da universitari, in sala prove: Tonito comincia a suonare un giro di basso, e tutti dicono “che bello” convinti che sia suo; noi due ci guardiamo con un grin a fior di labbra come per dire “che ignoranti questi!”. Era evidente che nessuno aveva riconosciuto “Belsen Was A Gas”.

 

Dopo l’abitudine di chiudere le conversazioni telefoniche con un “ciaociaociaociao” che va in dissolvenza, diventa un marchio di fabbrica anche la sua risata speedata; che da posa dei primordi poi sarà inevitabile conseguenza di quello che assume.

 

Che dire del concerto dei Mittageisen – reduci dalla registrazione del loro unico singolo per il quale Tonito fornirà anche l’immagine della copertina – al Liceo Beccaria il 1 marzo 1979, con il cuoio a celargli la sua “Destroy” ([31])?
Tutti tirati da morire, il pubblico che li seppellisce di insulti, Tonito che strapazza le corde del basso in un’accelerazione nervosa della citata “Belsen” ([32]).

 

Nella primavera di quello stesso anno lascerà la Statale per lo IULM (abbandonato anche quello, a un certo punto, credo).

 

Delle proprie doti nel disegno Tonito fa uso nelle sue collaborazioni a Xerox.

 

Lo ricordo insofferente e strafottente fuori dal Palalido di Milano prima del concerto di Iggy Pop ([33]) il 29 maggio del 1979.

 

Gli compero a Londra una T-shirt da Seditionaries: è il Natale del 1979 ([34]), e si tratta di “She's Dead I'm Alive I'm Yours”. Del resto, pare sia stato uno dei pochissimi a Milano – con me – a lamentare la morte di Sid Vicious nel febbraio precedente.
 

 

Ascolta molta musica di generi diversi, e così ci troviamo ad apprezzare nel 1980 i Dexys Midnight Runners nell’esordio eponimo in LP quasi in contemporanea con Kaleidoscope di Siouxsie and the Banshees, discutendo fra i muri di Bonaparte Dischi di Via Marghera.

Lui pronuncia “keltic”, ancora distinguendosi, il titolo di una canzone dei DMR e probabilmente avrebbe dichiarato di possedere i due album di Jobriath anche se ciò non fosse stato vero.
 

 

Fra gli aneddoti dei primi anni ottanta c’è quello dell’album No Sleep ‘til Hammersmith dei Motörhead impiegato, così lui dice, quale suoneria della sua radiosveglia.
 

 

Verso il 1984 le cose per Tonito cominciano a mettersi piuttosto male. Abita al Casoretto ([35]) in quel periodo, in Via Casoretto 50 per la precisione.
In più di una occasione, sicuramente due, forse tre, mi telefona nel tardo pomeriggio di domeniche già autunnali: ha bisogno di soldi e quindi vende: dischi e magliette. Con il ricavato, è evidente, deve comperarsi droga. Nelle sue telefonate l’entusiasmo della voce non c’è più.
Eppure il corpo gli regge abbastanza bene, nonostante i tentativi di detox non lo portino da nessuna parte.

 

 

 

Gli altri ricordi sono tutti brandelli, in mente mi restano:

-       un madornale disastro di capelli e sopracciglia tinti di biondo nell’estate del 1982, durati qualche decina di ore dopo essere apparso da Tape Art, negozio di dischi, con evidenti perplessità senza che nemmeno dovessimo dirglielo noi;

-       oppure anni dopo, una sera, verso mezzanotte, lo incrociamo al Bar Quadronno, praticamente in pigiama e Converse perché non aveva sonno ed era sceso ([36]) a bersi qualche cosa e comperarsi le sigarette;

-       ancora, forse tornato nelle sue zone di gioventù, lo incontrai per caso una sera al cinema Ducale di Piazza Napoli, a vedere uno di quei film che interessavano solo noi;

-       un concerto dei Ramones al Rolling Stone, in balcony: io, lui e Tiberio.

 

 

 

 

4. “Cuoio e czarniani”. Brandelli.

Gli interessi sono quelli. Come me aveva una copia del Hell’s Angels di Hunter S. Thompson: da lì gli organigrammi delle bike gang scribacchiati a lezione aspettando “l’ora di Trimarchi”.
E sempre quella è fonte di citazione delle élite cabalistico percentuali, ovvero il suo leggendario pin badge di metallo a recitare “Lucky 13 1%” che racchiudeva l’essenza degli Angeli ([37]).
Tonito aveva dei leather jacket che parevano forgiati solo per lui: il dettaglio li rendeva inconfondibili, anche se magari quello che gli si vedeva indosso era frutto di uno scambio. Allo stencil di “198X Palach Memorial” ([38]) si abbina sulla manica il patch del Mickey Mouse fan club ([39]): amo pensare che quel patch possa essere un regalo di un viaggio altrui, addirittura parte del tesoro infantile del piccolo Antonio ([40]).

 



Forse l’ultima volta che lo vidi, un sabato pomeriggio, fu in un negozio di fumetti di comune frequentazione.
E mi diede una dritta finale: nel casco da moto (che poi era una vespa grigia) che aveva al polso come un cestino da spesa teneva alcuni albi di Lobo, un personaggio cattivo, extraterrestre biker proveniente dal pianeta Czarnia, un incrocio fra Lemmy (Kilmister, leader dei Motörhead) e Zodiac Mindwarp ([41]).
Si andò poi a bere in un bar vicino, in Via Lecco, ricordo che ordinò un Negroni.
 

 

E poi?
Nulla, sino a faticose ricerche, per scoprire solo quel pochissimo: trasferitosi fuori Milano, apparentemente sposato (lui?) e il decesso poco dopo le ore una di notte.

 

 

 

 

5. “Epilogo”.

Ci si può porre due ipotesi, alternative, per il futuro di Tonito: “tanto sarebbe morto presto lo stesso”, “invecchiando sarebbe diventato un nulla”.

 

Vedo in giro uomini per i quali la propria paternità pare metadone, rispetto ad una vita che altrimenti li distruggerebbe. Un figlio non gli avrebbe cambiato niente.

 

Il suo antagonismo non lo avrebbe portato a inventarsi una professione fortunata, come è capitato ad alcuni.

 

Alla fine, si può concludere che “poteva morire meglio” ([42]).
 
Avete visto Sherlock ([43]), in particolare l’episodio finale della Seconda Stagione?
Indipendentemente da ciò, il dato inequivocabile è che Tonito non era un cinico gratuito.
Solo che lui non poteva che difendersi da un prossimo stupido in un solo modo: prima analizzandolo e poi versandogli addosso i difetti, le meschinità, le limitazioni di quel prossimo. Tutto materiale invisibile per quelle persone modeste che ben vivevano e vivono nella propria mediocrità esistenziale.
 
Quindi non poteva vivere – Tonito – mediocremente, come un Alex sedato dalla cura Ludovico Van ([44]) ([45]).
Ecco, allora, che questo lungo scritto non è una lapide pur se resta un memorial.
 

Grazie Tonito per il cinismo, la lucidità, gli spunti intellettuali e tutto quanto, anche quel tuo disprezzo difensivo. Tutto ormai capito e ben assimilato, da me.
 
“So softly a Supergod dies” ([46]).
 
No, non finisce qui.
Pur sembrando come una mano che applaude da sola, qualche volta mi chiedo come commenterebbe lui certi nuovi album (ad esempio One Day I’m Going To Soar dei Dexys).


E, NEL 2022 …

“Qualche ragazzo bello e andato a male” [Emilio Tadini, La tempesta, Torino, Einaudi, marzo 2003, prima edizione (pubblicata nella collana Supercoralli), p. 243.]

 

                                                                                                          Steg


 

 

 

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Particolare dell'interno della copertina del singolo dei Mittageisen 


[1] Il Colonel Kurz di Apocalypse Now (dall’originario ed originale Walter Kurz – “a very remarkable person” di Heart Of Darkness di Joseph CONRAD), magari?
[2] Emuli dei “Part Time Punks” cantati dai TV Personalities sin dal 1978.
[3] Per chi non ha velleità rivoluzionarie, e anche per i rivoluzionari, l’elemento elitario rimane una costante.
[4] Realizzato partendo dalle note sparse del mio diario e altro.
[5] Il 6 dicembre.
[6] Nato Antonio (Nicola Benedetto) a Milano da famiglia di origini della Venezia Giulia, di Fiume (Fiume, Italia; non Rijeka, Croazia) per la precisione (e si veda infra), ma passato agli annali generazionali con questo alias per motivi riconducibili ad Adam And The Ants.
Siccome nulla è causale, rispetto all’epica di Fiume ricordo ex multis: F. GERRA, L’impresa di Fiume, Milano, Longanesi, 1966; G. D’ANNUNZIO, La penultima ventura. Scritti e discorsi fiumani, Milano, Mondadori, 1974; C. SALARIS, Alla festa della rivoluzione, Bologna, Il Mulino, 2008; G. MARCONI, Le stelle danzanti – Il romanzo dell’impresa fiumana, Firenze, Vallecchi, 2009.
Per chi volesse, invece, approfondire la nera pagina delle epurazioni operate dalle forze militari jugoslave e all’esilio degli italiani di Fiume potete partire da http://www.arcipelagoadriatico.it/storia/fiume/4h.html e http://it.wikipedia.org/wiki/Esodo_istriano.
[7] Così nelle righe di Jean COCTEAU: “le type de tout ce qu ne s’apprend pas, ne s’enesigne pas, ne se juge pas, ne s’analyse pas, ne se punit pas, de tout ce qui singolarise un être, le premier symbole des forces sauvages, qui nous habitent, que la machine sociale essaye de tuer en nous, et qui, par- delà de bien et le mal, manœvrent les individus dont l’exemple nous console de vivre”. Ovvero “coq du collège, chef de bande, cancre impuni” prosegue Jean-Marie MAGNAN (Cahiers Jean Cocteau, n. 8, 1979).
Un altro riferimento letterario è rivenibile in un romanzo di Michael BRACEWELL: Paul, l’amico del protagonista di Perfect Tense, è una specie di Tonito più raffinato e con una più lenta caduta nell’abisso: “The City claimed him as soon as he left university and within it he saw the triumph of stupidity. He should have been a Burroughs or a Rimbaud – but he thought that they were stupid as well; the black heart of his nihilism admitted no allegiance to cultural icons. He was an aesthete who could see only the enemies of beauty; he burned out his sudden enthusiasms. Johnny Rotten reminded him of Old Man Steptoe.
“I set Paul up, high on a pedestal, as a Hero Of Our Times. He reminded me of a beautiful woman who tries her best to be ugly – but I was too naïve, or too stupid, to stop and consider why that should be. But Paul has lingered as my intellectual conscience, on and off, even though I haven’t seen him for the best part of the decade” (p. 50 dell’edizione tascabile nella collana Vintage di Random House del 2002).
Troppo capo branco piuttosto che lupo solitario lo Zanardi di Andrea Pazienza per essergli simile nella quasi loro contemporaneità.
[8] The Clash, “Garageland” (di Joe Strummer e Mick Jones).
[9] Per fortuna trent’anni fa la letteratura sul disadattamento giovanile era sicuramente lombrosiana e non politicamente corretta.
[10] Volendo, un giovane Leonardo Di Caprio avrebbe potuto impersonarlo.
[11] “[…] nell’ottobre del ’77, Milano era un paesaggio da terremoto” (M. CRIPPA, Enrico Ruggeri, una certa idea dello swing, di Milano e della vita, in Il Foglio, domenica 10 marzo 2002, p. 1).
[12] Chi vuole notizie su quella scena dell’epoca può leggere quanto scrivo in altri post del blog, cui adde quanto scritto nella prossima nota 14.
[13] Il 1977 ha una lettura politica ed una musicale, con le assurde regole di inquadramento ideologico che appunto possono portare ad abbandonare orientamenti ormai fini a loro stessi. Massima sintesi è la seguente: “Da un lato c’era chi – nell’introduzione a una monografia del 1980 sui Rolling Stones – affermava: ‘Noi siamo diventati “di sinistra” sognando la faccia truce di Keith Richard e la parola roca di Mick Jagger’. […] Lo stesso Enrico Ruggeri ha ricordato quel clima: ‘Questa era l’illuminata sinistra degli anni ’70… Se amavi il rock decadente, da Lou Reed a David Bowie, per non parlare degli Sparks, influenzati da Frank Zappa, Captain Beefheart e Todd Rundgren, eri visto quanto meno con sospetto …’ Tra chi tirava di qua e chi demonizzava di là, comunque, si consolidava la vulgata che il rock e la sinistra fossero tutt’uno” (voce “Rock, Rock, Alalà” in L. LANNA e F. ROSSI, Fascisti immaginari – Tutto quello che c’è da sapere sulla destra, Firenze, Vallecchi, 2003, p. 415).
Il fatto è che io appunto ero dichiarato “non in linea” causa Sex Pistols e The Clash. Quanto poi a Mick e Keith, forse le notizie in merito ad Exile On Main Street non erano ben chiare all’ombra delle bandiere rosse?
Se i tuoi non giovani genitori sono nativi di Fiume, forse simpatia per la sinistra (ricordo come Tito per anni fu visto in Italia come la “faccia buona” del socialismo reale; delle foibe si parla diffusamente da non molti anni).
Dunque: “E chissà perché della musica del Movimento tutti si ricordano la Bologna degli Skiantos, e invece fu il punk quello che suonò la marcia funebre della politica” (M. CRIPPA, op. cit.), almeno per noi, che abbiamo mantenuto le nostre individualità ed idee, alla fine ribelli rispetto a tutto eppure elite di unici.
[14] Si rende necessaria qualche precisazione ulteriore rispetto a cosa significa essere un teen-ager a Milano a quell’epoca.
La “Fiera” (quella descritta anche da Marco Philopat, infra) a Milano è il punto di incontro per le più disparate anime tormentate dal fatto di essere giovani, ovvero dalla necessità di – almeno – poter disporre di musica per lenire la ingrata stagione generazionale che li attanaglia.
Siccome essere giovani non ha mai significato, almeno dopo il 1971 (diamo un anno di decompressione), ascoltare The Beatles, non stupisce se gli alfieri del malessere giovanile sono – anche per più facile reperibilità, inutile negarlo (Iggy Pop da solo o con The Stooges e The Velvet Underground sono più difficilmente ascoltabili alla radio od acquistabili quanto a “dischi”) – The Rolling Stones e poi, appunto, David Bowie. Ma David Bowie va oltre, perché (“Rebel Rebel” lo spiega benissimo) egli evita la eventuale possibilità che qualche genitore possa pensare di capire i propri figli (occorre tenere presente la, mera, adiacenza temporale fra anni sessanta e settanta) e comporta in effetti una frattura fra rock e pop, o se si preferisce fra rock sudato e rock estetizzato, che già Marc Bolan con i suoi T. Rex (e per forza si rinvia a “All The Young Dudes”, cosicché il name dropping impone anche Mott The Hoople) ha conclamato.
In questo contesto, degno di nota è il fatto che alla Fiera i ragazzi si scambiano e si vendono – nel 1976/1978 – non soltanto i dischi di David Bowie, ma anche quelli, o quello: l’album Slaughter On Tenth Avenue, di Mick Ronson, molto più che il semplice chitarrista cui si affida David Bowie per alcuni anni.
Dunque David Bowie si rivela, più o meno scientemente, il ponte più pratico (non popolare o facile, ma solo più disponibile come prodotto) con il punk rock anche quale tramite di artisti della sua galassia (come del resto testimoniano Slaughter and the Dogs che in una esibizione al Roxy di Londra si presentano come “We are Slaugther and the Dogs, we are Massacre and the Cats”: Ronno per Ziggy e oltre; chi non lo capisce evidentemente è già decrepito).
Almeno due riferimenti biografici rispetto a David Bowie sono imprescindibili: scelgo quello (anche) a mio avviso più autorevole, seppur controverso: Peter e Leni GILLMAN, Alias David Bowie, London, 1986 e il volume di referenza per antonomasia: Nicholas PEGG, The Complete David Bowie, London, edizione 2011. Entrambi hanno (avuto) traduzioni in Italiano.
[15] La fidanzata dell’epoca è Rosso Veleno, sorta di vestale del punk milanese (piuttosto una ribelle in sandali stiletto patent leather di Sex/Seditionaries, scappata dal marito benestante portandosi dietro il figlio, che non una asessuata in anfibi come Patti Smith) che ti accoglie nel suo appartamento di Viale Piave con fra le dita un bicchiere di vino ed una sigaretta.
Senza di lei non ci sarebbero stati i due concerti di Adam And The Ants a Milano il 16 e 17 ottobre 1978, e quindi una buona fetta della scena musicale nata quale autentica “conseguenza” di quei gig.
Per il suo stile letterario, si veda il volume a cura anche sua pubblicato nel gennaio 1978 da Arcana, intitolato Punk (qualche avvisaglia anche nel precedente tomo Arcana: L’arcipelago pop) e i suoi mezzi proclami sulla fanzine Xerox fra i quali quello qui citato a breve. Un profilo critico, 30 anni di età nel 1977 non sono pochi …, si legge in Punk alla carbonara (a cura di ELETTRO e GLEZOS, un private printing o quasi di El Passerotto, 1998 e poi 2000).
Anna (il suo vero nome), bowiana inscalfibile e autentica frequentatrice del milieu McLaren-Westwood-Sex Pistols e a seguire di A&TA, tornata negli ultimi tempi nella sua Sicilia d’origine, morirà a Milano qualche anno dopo Tonito.
[16] I capelli rossi sono una evoluzione del periodo Ziggy Stardust e non un punto di partenza: per cui nell’album quasi eponimo David Bowie ha i capelli biondi, mentre è appunto nella fatica successiva che l’artista sfoggia una capigliatura – certamente sfumata nell’impatto dalla saetta presleyana che gli solca il volto – fiammeggiante ma già virante verso il color arancione.
[17] “Come David Bowie”, ama precisare.
[18] Come Mick Ronson.
[19] Fine 1976, con Tiberio, Marcello e Franco. I riferimenti sono: Rolling Stones, New York Dolls, David Bowie, massimamente.
[20] Un poco confusi nei nomi delle formazioni – o è un’altra patente di ’77 kid autoelargita? (ce ne sono state non poche) – sembrano i ricordi del solo biografo di quell’epoca cui pare sia data dignità per la storia del punk a Milano: “All'interno della cronaca dei Sex Pistols su "Pogo" si fa cenno alla "casa più punk di Milano" – è la casa di una ragazza – Rosso Veleno – collaboratrice della punkzine – grazie ai diversi viaggi in Inghilterra era diventata punk già da tempo – è proprio lei che si fa promotrice della nuova pubblicazione – nei primi mesi del settanta[nove] esce "Xerox" la prima rivista interamente stampata con la fotocopiatrice - l'editoriale è tremendo - "a proposito di musica – dischi e punk – si - punk!!!" scritto dalla stessa Rosso Veleno – è una denuncia al provincialismo imperante in Italia – io me lo sono quasi imparato a memoria - " LA PROVOCAZIONE è ben altra cosa - non il costume del sabato o la discoteca-ghetto - E' L'ATTITUDINE - come vivi da quando apri gli occhi la mattina a
quando li richiudi di notte - non è un'etichetta che compri nè da Seditionaries di Vivienne Westwood nè da Carù - unico negozio di dischi punk- e allora chi continua a parlare di punk e perchè?? – chi ne parla è un estraneo – altrimenti avrebbe vergogna a usare una parola inventata da altri- per inscatolare e soffocare/definire chi questa cosa se la vive e basta - qualsiasi nome abbia - QUINDI IL PUNK NON E' MAI MORTO - PERCHE' - PER FORTUNA UN MOVIMENTO PUNK NON E' MAI NATO"...Rosso Veleno una tipetta elettrica vestita in pelle nera con il chiodino rosso e i capelli decolorati - l'ho conosciuta in Fiera di Senigallia insieme a Tonito dei 198X – un gruppo tipo Buzzcocks - con loro sono andato ai festini dei Chrisma – ballando il pogo nel salone – facendo le mie prime amicizie tra i punk milanesi ...” (Marco PHILOPAT, Costretti a sanguinare, Milano, Shake, prima edizione, 1997, p. 10; poi ristampato anche da Einaudi); “il momento più importante […] per me è senza dubbio il sabato pomeriggio in fiera di Senigallia – dove posso trovare un bel po’ di altri punk – tre o quattro… Tiberio Tonito e Rosso Veleno – sono giacimenti viventi di informazioni – ci scambiamo le notizie sulle band – sui vestiti – sui party dove ci si può sfogare – si fa scambio di badge – di 45 giri di importazione – di preziose punkzine londinesi – dopo qualche ora però incomincio a stufarmi e mi verrebbe anche voglia di fare qualcos’altro – no so – almeno una lattina di birra – invece questi sono delle morchie - - alle sei e mezzo se ne tornano a casa dalla mamma – solo Tonito fuma hashish – è anche l’unico con cui riesco a legare un minimo – alle 8 di sera vado in solitaria da Scoffone alla Statale […]” (idem, p. 12).
Per le prime 29 pagine, il capitolo dal titolo “I capelli sono fondamentali-nascita del punk” vale la pena del prezzo, sebbene il volume sia il ricordo di chi è “affacciato verso” piuttosto che quello di chi “è dentro” la scena; poi si va a finire in una visione assolutamente distorta di tutto (ma questa non è la sede per smantellare il libro).
[21] Per una disamina accurata e non riferita al solo Tonito di queste band, rinvio al sito www.elpasserotto.it.
Rispetto ai 198X volendo si veda anche il mio post “A proposito di Jumpers e 198X”.
[22] Potendone trovare copia, si rinvia a Whip Avantgarde – Adam & The Ants in Italy, album fotografico e testuale pubblicato nel 2004 da El Passerotto (catalogo VSOP 109).
Rispetto agli “originali” A&TA, cioè le varie formazioni che precedono il successo dell’autunno 1980 (i puristi potrebbero anche chiudere con la fine del decennio precedente), il miglior sito internet rimane http://antmusic.simondaw.me.uk.
[23] Nel senso che il nuovo sarà altro: post punk per la scena britannica, no wave per quella statunitense specialmente newyorkese. Per il vecchio, invece, l’Italia.
[24] Probabile army surplus con riferimenti ad Adam Ant (l’impermeabile di Ian Curtis arriverà dopo).
[25] Nel romanzo The Wanderers di Richard PRICE dei boot sono chiamati “roach killers”: lesse il libro?
[26] Andate a vedervi i miei tre post intitolati “Tribute to Tonito- Is it coming sometimes, maybe?” dove riproduco i disegni che lui mi regalò.
[27] A me ricorda Typhoon, ancora un’opera di Joseph CONRAD, in cui c’è l’aneddoto dell’ex fuochista che, tale non essendo più, si taglia le piante dei piedi saltando sui cocci di vetro. 
[28] C’erano altri due compagni di corso: Alessandra e Marco quel giorno.
[29] Incidentalmente, fonte di ispirazione per Diamond Dogs, sia la canzone (si veda il testo) sia l’album.
[30] Film non molto conosciuto nemmeno oggi, del 1971, diretto da Richard C. Sarafian.
[31] “La Destroy” – solitamente nella versione t-shirt, più raramente in quella a manica lunga (ma sempre in cotone, mai a Milano nella versione “garza” più pregiata) – è la maglietta con svastica e crocefisso capovolto realizzata da Malcolm McLaren e Vivien Westwood e divenuta il capo più noto del loro negozio di King’s Road (per quanto qui rileva, con il nome Sex prima e Seditionaries poi) attraverso i Sex Pistols.
La svastica, chiaramente, fuori dal Regno Unito poteva pressoché garantire la perseguibilità per apologia di fascismo/nazismo, il crocefisso probabilmente quella per vilipendio alla religione cattolica.
[32] Per sentire la voce di Tonito (in apertura a due canzoni dei 198X) oltre al suo suonare e gli insulti ricevuti quel primo di marzo, si veda l’album antologico curato e prodotto da El Passerotto: Le Punk c’est ça! (VSOP 105).
Per altro materiale rinvio anche ai compilatori Punk alla Scala (VSOP 106) e Sexy Ipnotico (VSOP 101), sempre di El Passerotto; in particolare il secondo di questi album contiene anche le due registrazioni costituenti quell’unico disco, un sette pollici, dei Mittageisen che è una autentica rarità.
[33] Con gli Human League ad aprire: sorta di cambio della guardia musicale.
[34] Dettaglio stilistico: io milito mod a quell’epoca, quindi Seditionaries è un bel detour.
[35] Per chi è di Milano, ha senso semplicemente attraverso la giustapposizione dei quartieri capire le traiettorie di vita delle persone: così è chiaro che non se la passa troppo bene.
[36] Allora abitava lì “sopra” in Corso di Porta Vicentina, al 34 con la sua fidanzata Paola.
[37] Tredici sono i commensali dell’ultima cena e l’identificazione è con Giuda; mentre l’uno per cento dei motociclisti USA negli anni ’50 del ventesimo secolo era qualificato come fuorilegge.
[38] Volendo indice di non allineamento politico a sinistra: vedi la voce “Praga”, in L. LANNA e F. ROSSI, op. cit., p. 385, oppure provocazione, oppure entrambi.
[39] Ben precedente al Full Metal Jacket di Stanley Kubrick.
Ma ricordo anche come in una foto in bianco e nero del periodo della collaborazione fra Iggy Pop e James Williamson (circa 1975) che portò all’album Kill City, Iggy Pop abbia sul taschino destro del suo jean jacket un badge con Winny The Poo e la scritta Disneyland.
[40] Andate invece a vedere il post “Tribute to Tonito- Is it coming sometimes, maybe? (bonus pin)” per Felix The Cat.
[41] Nonostante il personaggio sia dichiarato come ispirato ai Kiss, le vere somiglianze sono evidenti. Zodiac Mindwarp (accompagnato dai Love Reaction) era soprattutto il riferimento per Tonito: si rinvia per un ascolto all’album di esordio: Tattoed Beat Messiah.
[42] “Time – he’s waiting in the wings/ He speaks of senseless things/ His script is you and me, boy […]/ Time […] demanding Billy Dolls and other friends of mine” (David Bowie, “Time”: scritta il 14 novembre 1972 ed inserita nell’album Alladin Sane dell’anno successivo).
[43] Serie televisiva BBC trasmessa dal 2010.
[44] A Clockwork Orange.
[45] “Day after day/They take some brain away”: David Bowie, “All The Madmen”.
[46] David Bowie, “The Supermen” nella versione un poco contaminata e distorta di Rare And Well Done o in quella abissale di Bowie At The BEEB (in realtà esistono tre versioni registrate in sessioni BBC, per quanto mi è dato di sapere, non sono un esperto).